lunedì 26 ottobre 2015

La Festa del Cristo Re e gli Ortodossi - riflessioni di un clerical chic

L'ultima domenica di Ottobre è, nel calendario latino tradizionale, dedicata al Cristo Re dell'Universo. Assieme alla festa della Cattedra di Pietro ( 7 mar.), di Ognissanti (1 nov.) e della Commemorazione di tutti i Defunti (2 nov.) è stata assunta dagli ortodossi cosiddetti "Occidentali" nelle giurisdizioni di Antiochia e della ROCOR, nonché nella ECOF, con scandalo da parte di quelli che si ritengono << i veri ortodossi >> e in genere da tutti quelli che vedono nella latinità ortodossa una sorta di falsariga minore, un difetto, del nostro retaggio venerabile. Questi stessi detrattori dovrebbero ricordare che, in circostanze geo-ecclesiali normali e canoniche, questa ortodossia "falsa" sarebbe la loro unica autentica ortodossia. Ma noi cantiamo ai Vespri, o sbaglio, al prochimeno del sabato sera << Il Signore regna, / si è rivestito di Maestà >>...  



una popolare icona russa figurante il Cristo-Re, o "Cristo in Trono" secondo i << veri >> ortodossi

Mi sento,quindi, di difendere questa festività. Sebbene la sua introduzione nei calendari sia piuttosto recente, poggia le sue basi su una pericope evangelica della Passione secondo Giovanni: i soldati, a derisione, chiamano Gesù "re dei Giudei". Pilato stesso, invece, intuendo nel Cristo un qualcosa di meno banale e di più profondo, gli domanda ancora: sei tu il re dei Giudei? sebbene sapesse che il Re era Erode, o chi per lui! << il mio Regno non è di questo mondo. (...) per questo io sono venuto al mondo, per testimoniare la Verità. >> risponde placido il Salvatore. Queste parole prorompono come folgore nel cuore del cristiano, che sente sicuramente pervadersi della potenza del Nome di Cristo. Il Cristo è il Re, ma lo sappiamo da molto prima della Sua dolorosa passione: non erano forse venuti i magi dalla Persia per adorarlo quale sovrano del Cielo e della Terra alla Sua Incarnazione, e noi lo ricordiamo il 6 gennaio per l'Epifania? E come noi cristiani di oggi viviamo questa sua Regalità?
Il mondo cattolico ha sempre interpretato la Regalità di Cristo come un fattore sociale, traslato poi, di fatto, in un potere ecclesiastico sul mondo. Ma noi ortodossi sappiamo bene come la Chiesa, di per sé, è già vittoriosa per sua propria natura: la Chiesa è il mondo che non passa, è il cosmos divino ordinato in eterno che si ripropone all'Uomo. Quando io rifletto sulla Regalità del Cristo Signore e Dio, contemplo il mistero della perfezione naturale e del Suo dominio sull'universo in senso fisico e metafisico: tutto è da Lui ordinato, e come dice il Salmista << tutto hai fatto con sapienza >>. Dio regna e impera già, che noi umani lo si voglia o meno: con la sua Resurrezione, ha vivificato il cosmo avvelenato dal maligno e dai suoi servitori, i quali si affannano come una bestia mortalmente colpita a mordere a più non posso... o come dice il venerabile Pietro Apostolo nella sua lettera << cercando chi poter divorare >>. Quando il Signore si è compiaciuto di convertire l'Impero Romano alla vera Fede e ha impresso nel cielo notturno la Sua Croce venerabile, di modo che rifulgesse come un prisma dorato, ha reso manifesto il senso di questa festività così tanto conosciuta in Occidente, e così poco in Oriente: Il Regno di Cristo deriva dalla Croce, dalla sua sofferenza e dalla vittoria su questa sofferenza, e l'emblema supremo del Regno divino è, a mio modesto parere, proprio quel ladrone che nell'ora più buia ha osato domandare al Signore dolorante per tutti i peccati dell'uomo: << ricordati di me nel Tuo regno.>> che insolenza, buon ladrone, domandare a Dio la salvezza in quel momento così tremendo! Eppure il buon Dio si volge a lui e gli dice: << tu sarai alla mia destra.>> ed ecco anche la risposta agli Apostoli quando gli domandarono di poter sedere alla sua destra, e Gesù rispose che quel posto sarebbe stato occupato da chi sarebbe da lui stato scelto... ecco di chi è il posto! del piccolo ladrone pentito: il Re Buono, il Consolatore, il Re Celeste che fonda il suo regno sulla roccia della Fede dei suoi discepoli, i quali sanno che Cristo vince, Cristo regna, e Cristo governa il mondo intero, ma non secondo i ritmi del mondo decaduto, ma secondo gli inalterabili carismi del Creatore.


Cristo davanti a Pilato, Duccio di Buoninsegna 



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