mercoledì 27 aprile 2016

La Concelebrazione nella Liturgia Occidentale (Latinità Ortodossa)

Alcuni contatti, sia cattolici che ortodossi, mi domandano se nella antica liturgia occidentale esistessero forme di concelebrazione. La faccenda per l'Occidente è alquanto complessa. Per semplificare le cose, mi riferirò a "Occidente" e "Latinità" per parlare dei primi X secoli di cristianità europea, mentre di "cattolicesimo" solo a partire dallo Scisma. 

Nell'Occidente romano post-scisma, le  grandi concelebrazioni della vita sacerdotale erano solamente tre: 
A) il giorno dell'ordinazione a presbitero, nel quale il novello prete e il vescovo consacravano (nel vero senso del termine) le due specie. 

B) Il giorno dell'elevazione al vescovato, in cui il nuovo vescovo concelebrava assieme ai suoi tre ordinanti. 

C) Nelle Messe di cattedrale, nelle quali il vescovo aveva il famoso "prete di supporto" il quale vestiva il piviale (ossia, non consacrava) ma svolgeva alcune preci e cantava il Vangelo. 

Un documento importante per la comprensione della concelebrazione nel mondo latino è il così chiamato Ordo Romanus Primus, datato 850 d.C. ma probabilmente posteriore. In questo sacramentario si espongono alcune interessantissime prassi romane che poi si sono corrotte durante il Basso Medioevo. L'Ordo, oltre a confermare le tre prassi di cui sopra, espone un corretto uso dei paramenti ( cosa non da poco ) nonché alcuni pregevoli usi locali di litanie e preci, oltreché modi di celebrare correttamente. Uno di questi è il servizio diaconale in assenza di diacono.

I cattolici tridentini o tradizionalisti hanno ben presente l'immagine delle Messe solenni nelle quali vi è sempre il sacerdote, il diacono e il suddiacono, anche se gli ultimi due sono preti, e si "vestono" da diacono e suddiacono per ottemperare ai ruoli mancanti.
Ebbene, questa prassi è erronea per il punto di vista canonico, giacché un sacerdote che ha un ruolo alto rigetta il suo carisma e la sua ordinazione per servire in qualità di un ruolo più basso, contravvenendo alla sua ordinazione specifica. Eppure, questa prassi, come ci spiega l'Ordo Romanus Primus, è una degradazione anticanonica della consuetudine della concelebrazione sacerdotale. 
In assenza di diacono, infatti, un secondo sacerdote compiva ( vestito da sacerdote, quindi col piviale) le parti diaconali quali litanie, processioni etc. in luogo del diacono mancante. La concelebrazione, difatti, non è sinonimo di "con-consacrazione": il protos, ossia il primo celebrante, è l'unico che veste la casula ( il paramento della consacrazione), e quindi è l'unico che può celebrare il Mistero nella sua totalità. Sbagliano per questo anche i cattolici modernisti che concedono il paramento rituale a tutti i sacerdoti presenti in altare, dal momento che la consacrazione spetta solo ad uno.


Beato Angelico, "san Lorenzo serve Messa", 1448

Nella pittura del maestro Beato Angelico, del XV secolo, si vede chiaramente il Papa abbigliato da primo celebrante con un abito che ricorda il sakkos bizantino, mentre i suoi sacerdoti concelebranti vestono tutti i piviale (alle sue spalle spicca un prete col piviale d'oro) mentre i diaconi (più di uno) e i serventi (in cotta lunga) vestono i paramenti completi e non in "abito corale".

Il Sacramentario del Cardinale cattolico Gaietano (1298 d.C.) ci informa inoltre di una curiosa prassi della curia vaticana, nella quale si concelebrava ogni giorno. I cardinali, difatti, servivano Messa al Papa ed essi vestivano in paramenti "alti" (ossia con piviale e stola, non in abito da cantoria). Come si desume dalla miniatura del XVI secolo proposta qui sotto, il Papa stesso quando non era officiante vestiva e concelebrava. 


Della Rovere Missals, "Papal Mass", Morgan Library (New York City) 
1475-1505

Uno storico e sacerdote cattolico-romano, lo scozzese Thomas Innes (1662-1744) nel suo libro "Civil and Ecclesiastical History of Scotland" nel volume II a pagina 175, scrive: << vi è un uso nella città di Ycolmill, nella quale l'abate del monastero di san Columba usa concelebrare ogni giorno coi suoi preti, così com'è antico costume nella terra degli Scoti e dei Pitti fin dai tempi di san Columba.>> 
Poco più avanti, lo stesso storico si spinge ben oltre, a pagina 176:
<< Com'è d'uso nella Chiesa di Francia, nelle solennità il Vescovo si fa accompagnare da dodici sacerdoti i quali pronunciano assieme a lui le parole della consacrazione. Nella Chiesa Parigina, di Giovedì Santo, due preti concelebrano sullo stesso altare nella stessa maniera. A Ycolmill, al contrario i sacerdoti concelebranti si limitano a dire sottovoce il Canone (romano) così come derivato da antichi costumi.>> 


In questa litografia del XVIII secolo è possibile vedere il vescovo di Lione che conduce una processione di preti che vestono la pianeta ( quindi che consacreranno!) 

E' probabile che la Chiesa Inglese abbia sempre avuto rituali molto diversi da quelli romani in senso stretto, e come sappiamo la Chiesa Gallicana ha sempre custodito gelosamente le sue tradizioni, fino al XIX secolo quando la romanizzazione si fece pesantissima e Pio IX gli diede il colpo di grazia. Ma la mia domanda è: se invece gli "usi romani" autentici fossero quelli custoditi in queste forme particolari? A questo proposito, per essere imparziale, mi sono affidato ad una fonte "cattolica" ma molto lontana dal Concilio Vaticano II ( così che ogni pretesa di modernismo nella mia ricerca sia tagliata fuori all'istante). 

L'Enciclopedia Cattolica del 1911, a proposito della Concelebrazione, ci da questi particolari interessanti:
<< Il rito della concelebrazione, ossia l'atto di santificare lo stesso pane e vino a opera di diversi sacerdoti (consacrazione), comune all'Oriente e all'Occidente, fu fin dai tempi antichissimi presente in ogni luogo della cristianità. Sotto Papa Zefirino (202-218) vi furono i primi decreti episcopali i quali limitavano la concelebrazione sacerdotale, i preti santificavano pane separato, ma pregavano sullo stesso calice col vescovo ( Ordo Rom. I,48 - vedi anche Duchesne, Liber Pontificalis, I, 139). Nel VI secolo era ancora diffusa, mentre nell'VIII secolo la concelebrazione diventò un evento straordinario riservato per le feste di Pasqua, Natale, Pentecoste, il giorno di san Pietro, Ognissanti (ibidem.) Tommaso d'Aquino difende ancora nel XII secolo la correttezza della concelebrazione (Summa Theologica, III 82:2). >> 

Tornando alla Latinità ortodossa, l'Ordo di sant'Amando (IX secolo) al capitolo "concelebrazione", così prevede il rituale: << di domenica i sacerdoti concelebranti stiano in piedi, nei giorni feriali stiano inginocchiati; e che comunque durante il Sanctus, al di là del giorno, tutti comunque si prostrino a terra ( pagina 98) >>. 

A conclusione di questa indagine storica, possiamo dire: sì, la concelebrazione nel rito occidentale ortodosso esiste, ha delle regole precise ( di cui sopra ) ed è consigliata in special modo per le feste. Il protos è l'unico che consacra e gli altri preti svolgono ruoli secondari durante l'officio, non vestendo la casula

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