venerdì 1 luglio 2016

Il mio grosso, grasso Concilio greco ( cretese ) - riflessioni di un clerical chic

E allora eccoci qua: il super Concilio Pan-Ortodosso è finito. Non potevo esimermi dallo scrivere nei riguardi del Concilio di Creta 2016, evento che avrebbe dovuto essere epocale per la nostra Santa Chiesa. 

Il rev. padre Petru Pruteanu (B.O.R.) ha scritto alcune considerazioni tradotte in italiano dal sito di p. Ambrogio, le quali incontrano (in parte) il mio punto di vista. Come sappiamo, infatti, non tutte le delegazioni hanno partecipato.

I rappresentanti di Mosca, Antiochia, Georgia e Bulgaria NON erano presenti. Se è vero che le Chiese ufficialmente riconosciute sono 14, mancando quelle della sfera Moscovita ( non ci siamo scordati che Antiochia è molto legata al patriarcato di Mosca, di questi tempi, per via del soccorso militare russo a Damasco), di fatto chi si è riunito è di sangue "greco" o greco-dipendente, come l'Albania, o Cipro. Mancando anche, oltre agli slavi, ai georgiani, per ragioni storiche e spirituali l'Etiopia, l'India, Roma e i loro metropoliti, divenuti eterodossi, si potrebbe parlare di un "Concilio dei Greci"? senza dubbio.  Tuttavia, secondo i decreti conciliari, la mancanza di 4 patriarchi non inficia la validità del Concilio. Mosca ha dichiarato questo sinodo un << semplice incontro >> in vista di un concilio vero e proprio. Della serie, Creta is for boys, Concilio Ecumenico is for men. Si potrebbe pensare che allora, dal momento che mancano quattro importanti soggetti, il Sinodo perda il suo valore universale.


Una bella foto di vescovi presenti al Concilio, con S.S. Bartolomeo a capotavola.

Tuttavia,  i Canoni ( in questo caso,  VIII di Trullo e XL di Laodicea) che abbiamo imparato bene come si usano ( cioè solo quando fa comodo) dicono che l'importante è che i vescovi siano stati invitati, non che siano necessariamente presenti. Quindi the Synod of Creta is validamente convocato e chi sperava nel suo fallimento deve rosicare aspramente. Non sappiamo tuttavia se Mosca e i suoi satelliti dovranno per forza adeguarsi alle direttive conciliari, oppure continueranno a giocare con le proprie carte.

A me pare molto importante, pure, che i Mass Media siano stati tenuti alla larga. Agenzie come Romfea, molto conosciute nel mondo ortodosso, se ne sono addirittura andate. Le misure di sicurezza impedivano infatti ai giornalisti di interagire con il Concilio se non per brevissimi attimi: della serie, cosa si dovevano dire di così sinodale da non poter essere ascoltato e divulgato? 

Sempre secondo il mio modo di vedere le cose, i documenti prodotti, dei quali abbiamo una squisita sintesi in italiano grazie all'Arcidiocesi Greca d'Italia, sono totalmente mosci, inconcludenti e privi di una certa epicità che ci si aspetta da un Concilio preparato da oltre 50 anni. Di fatto, si ribadisce l'ovvio e si cerca di dare un colpo al cerchio e uno alla botte nei rapporti ecumenici e nella prospettiva di vivere nel mondo multietnico e multi-religioso dove gli ortodossi si sono abituati ormai ad essere una minoranza fastidiosa. Sì, noi ortodossi siamo fastidiosi: diamo fastidio all'Occidente nichilista e perverso, diamo fastidio ai mussulmani, diamo fastidio ai buddisti, ai pagani: ma noi il fastidio che procuriamo  non sappiamo sfruttarlo, e preferiamo rimanere così come stiamo, anche secondo i documenti conciliari che, ripeto, sono deboli. Mi sarei aspettato un boom, un qualcosa, un evento positivo o negativo, ma non l'esatto rimanere così come siamo, senza cambiare nulla. 

Il metropolita Ieroteo (Vlachos) non ha voluto firmare i documenti << contenenti errori dottrinali >>. Non vogliamo parlare di questi errori dottrinali, che tanto sappiamo quali sono: eccessivo ecumenismo, baci&abbracci con tutti, prospettive di aperture e così via. 

Quindi, cari fratelli e sorelle, mi chiederete: << cos'è cambiato nell'Ortodossia con questo Concilio? >> la risposta, per ora, è la seguente. NULLA.

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