domenica 21 agosto 2016

Intervista del dott. Tudor Petcu al blogger

Giovedì 18 agosto il blogger riceveva una e-mail in italiano, da parte del giornalista dottor Tudor Petcu, con queste dieci domande in merito alla vita dell'Ortodossia in Italia, chiedendomi di pubblicarle sul mio blog e di rendere noto che presto l' << intervista >> verrà pubblicata in romeno sul portale Luceafarul. Ringraziandolo per avermi considerato degno di portare un po' di ortodossia italica in Romania, pubblico l'intervista in lingua italiana



1.) Prima di tutto, la prego di dirmi quando e come Lei ha incontrato la spiritualità ortodossa.

Sono cresciuto come un ragazzo italiano "normale", in una famiglia cattolica ma non praticante, sebbene mia madre si sia sempre preoccupata di farmi prendere tutti i sacramenti cattolici. Quando sono arrivato a sedici anni, dopo la mia Cresima - perché i cattolici dividono il Battesimo dalla Confermazione, facendone due riti separati - ho cominciato a studiare la religione cui i miei genitori avevano voluto io appartenessi. Ho sempre frequentato la chiesa cattolica, senza tuttavia interessarmi degli aspetti teologici e dogmatici. Per questo, iniziai la mia ricerca e il mio studio personali per comprendere meglio la chiesa cattolico-romana, e ben presto mi sono accorto che non corrispondevano a quello che io mi aspettavo. Dal momento che ho fatto studi classici, il mio liceo era pieno di ore di Latino, Greco, e Storia. La mia passione per la ricerca storica mi ha portato a studiare molto bene il Medioevo, che è il mio periodo storico preferito, soprattutto i primi mille anni di Storia della Chiesa, quella che noi chiamiamo << La Chiesa Indivisa >> cioè quando il Patriarcato di Roma e tutti i suoi territori erano ortodossi. Incuriosito da questi "ortodossi", verso i miei diciassette anni andai in visita alla meravigliosa chiesa russa della Natività di Firenze, costruita nel 1899.

2.) Perche Lei ha scelto la conversione all'Ortodossia? La prego di parlarmi un po' sulla ragione della sua conversione.

Mi ricordo che la mia visita fu in maggio, e dato che i paramenti dei sacerdoti russi erano di colore verde, e la chiesa piena di fiori e piante, il giorno era probabilmente Pentecoste. Si può dire che la mia conversione fu immediata: l'incenso, le candele, i gesti antichi, la liturgia bellissima e l'atmosfera che conosciamo bene mi hanno conquistato l'anima. Mi ricordo che non ho capito una singola parola, perché i russi ancora oggi celebrano usando lo slavo ecclesiastico, e non il russo moderno - e comunque, ancora non conoscevo nemmeno mezza parola di russo. Vidi una fila di anziane donne, mi misi senza pensarci dietro di loro, e quando fu il mio turno, mi accorsi di un sacerdote che confessava, con la stola sopra la testa del fedele. Mi avvicinai a lui e il sacerdote mi disse in italiano: << voi non siete russo. >> Pensai, con divertimento, che la mia faccia doveva essere davvero curiosa, o diversa dalla razza russa, o qualcosa del genere. Gli risposi che volevo prendere la Comunione: mi sembrava così naturale! Mi spiegò che prima dovevo convertirmi alla Vera Fede, e che in seguito avrei potuto prendere la Comunione. Mi regalò un libro sui Padri del Deserto e io iniziai a studiare. Sicuramente, la bellezza dei riti e la semplicità e la forza dell'Ortodossia mi hanno convertito. Studiare poi il lato storico dello Scisma mi ha convinto della giustezza dell'Ortodossia. A diciotto anni un sacerdote italiano, il padre Arsenio di Bari, mi portò al Monte Olimpo nel Monastero di San Dionisio per ricevere il Santo Battesimo, e così diventai ortodosso a tutti gli effetti.

3.) Come capisce Lei la bellezza della spiritualità ortodossa e sopratutto della liturgia ortodossa?

La spiritualità ortodossa è insieme antica e moderna, senza tempo: questo rende la vita del cristiano ortodosso estremamente vivace. Da molto tempo il cattolicesimo ha perso la forza della fede autentica, ha perso la lotta spirituale, ha perso la Bellezza della fede senza macchia. Qui in Occidente, i nostri occhi spirituali sono spesso addormentati, investiti come sono dal secolarismo e dal liberalismo, dai non-valori del mondo attuale. La spiritualità ortodossa e la liturgia ortodossa risvegliano nel credente i suoi sensi metafisici, e ci aiutano a riprendere possesso dell'anima, che spesso rischia di perdersi nel mondo decaduto. La Liturgia Ortodossa, preservata dai nostri santi Padri, è insieme simbolo e realtà, e  per questo ci conduce alla vetta spirituale senza il minimo sforzo. Chiunque entra anche solo una volta nelle chiese ortodosse, sente e percepisce l'Infinito e la divinità che riposa sul santo altare.

4.) Qual è per Lei il più importante messaggio dell'ortodossia e anche dell'icona ortodossa?

L'Ortodossia è il futuro. Nei paesi ortodossi si costruiscono chiese, in occidente vengono distrutte ogni giorno. L'Ortodossia è chiamata a testimoniare il Cristo Dio, morto e risorto, nel mondo, è finalmente giunta l'ora che l'Ortodossia esca dai confini geografici nei quali finora è rimasta confinata per portare linfa vitale a questo mondo tanto sofferente, che ha molto bisogno di Dio. L'Ortodossia è pace interiore, è la compenetrazione del divino e dell'umano e la perfezione che si rende possibile per tutti. Per quanto riguarda le icone ortodosse, esse sono fondamentali ai nostri giorni, perché viviamo in una nuova iconoclastia, il nostro mondo odia la perfezione della natura e dell'Uomo, e preferisce una versione degradata e povera della Creazione. Le icone ci aiutano a ricordare l'archetipo al quale, come cristiani, dobbiamo guardare e diventare: santi.

5.)  Vi prego di parlare un po' anche sulla storia della Chiesa Ortodossa in Italia. Che cosa dobbiamo conoscere sull'evoluzione dell'ortodossia in Italia?

Nel mio paese, l'Italia, l'Ortodossia è tornata. E' tornata in modo molto diverso da quella che era anticamente, perché quando Roma era ortodossa, i latini erano parte della Chiesa Ortodossa e con i loro rituali ( che non sono né quelli di oggi, né quelli sviluppatisi dal 1054 in poi ). Dopo il grande Scisma del 1054, la Latinità si è allontanata dall'Ortodossia e quest'ultima è ritornata in Italia solamente dagli anni 1970, quando i primi timidi immigrati slavi, soprattutto ucraini e russi, sono arrivati in Italia e hanno chiesto le prime chiese. Dagli anni '90 in poi, sempre più immigrati di ogni luogo ortodosso hanno contribuito alla diffusione delle parrocchie, che tuttavia rimangono perlopiù legate ai loro luoghi di origine e sono più preoccupate a mantenere le loro chiese etniche, più che concentrarsi sulla Missione in Italia. Del resto, molti convertiti italiani si sposano con donne provenienti dai paesi slavi, dalla Grecia o dalla Romania, col risultato che preferiscono rimanere nelle chiese della moglie, piuttosto che formare una comunità italiana. Attualmente, il clero è in larga parte proveniente dalle accademie ortodosse e nato in paesi ortodossi, anche se non mancano sacerdoti italiani anche di alto grado, come l'Abate (igumeno) Ambrogio a Torino e l'Archimandrita Demetrio a Milano. E' interessante notare come i primi convertiti all'Ortodossia, negli anni Ottanta del secolo scorso, erano perlopiù sacerdoti cattolici che diventavano ortodossi, e decidevano di passare direttamente all'Ortodossia attraverso la tonsura monastica: questo è fondamentale per comprendere l'impianto iniziale delle parrocchie, soprattutto al Nord Italia, fondate da ieromonaci che non vivevano nei monasteri. Attualmente, vi sono solamente due esichastiria e un paio di monasteri autentici in tutta Italia. Il Monastero di Bivongi in Calabria, abitato da cinque o sei monaci che io mi ricordi, e poi gli esichastiria di Torino e di Milano, con solo uno o due monaci. C'è poi un monastero romeno a Roma, abitato da sua eminenza Siluan. In costruzione sul lago di Como, un monastero femminile abitato fino ad oggi da solamente due sorelle. Attualmente abbiamo tre vescovi con residenza e sede in Italia: il vescovo Siluan della Chiesa Romena, il vescovo Antonij della Chiesa Russa e il vescovo Gennadio per il Patriarcato Ecumenico. Nessuno dei tre è italiano di nascita, ma non è un problema.

6.) Chi sono i santi ortodossi italiani piu importanti? Come dobbiamo capire la tradizione dell'ortodossia italiana?

L'Ortodossia Italiana ha duemila anni. Dal tempo del santo Apostolo Pietro, che consacrò vescovo di Roma il beato Lino, la fede ortodossa si è distribuita in tutta Italia, ed è davvero difficile contare tutti i santi dei primi mille anni della Chiesa ortodossa in Italia. Per citare pochi nomi al grande pubblico, menzioniamo Leone il Grande e Gregorio il Dialogo, entrambi vescovi di Roma e patriarchi d'Occidente; ricordiamoci di Ambrogio di Milano, Eusebio di Vercelli, Apollinare di Ravenna, Cromazio di Aquileia, Massimo di Torino, e molti altri pii vescovi che con i loro scritti hanno contribuito alla difesa dell'Ortodossia. Sia Ambrogio da Milano che Gregorio Magno hanno scritto liturgie, e san Gregorio perfino due: quella dei doni presantificati, ancora in uso nella Chiesa Ortodossa, e una per i giorni normali, che purtroppo oggi non è più in uso.  San Martino I, papa di Roma, difese la teoria delle Energie Increate insieme a san Massimo il Confessore, quando gran parte dell'Oriente era diventato eretico. San Gregorio II papa di Roma nel 731 aprì il Concilio a Roma per difendere le icone contro l'eretico imperatore iconoclasta Leone III Isaurico. San Benedetto da Norcia scrisse la prima Regola per i monaci dell'Occidente nel VI secolo. La tradizione dell'Ortodossia Italiana purtroppo non è ancora stata rivalutata e riscoperta, e giace sotto molta polvere. I nostri venerabili riti latini e ortodossi sono ancora in disuso, mentre i convertiti italiani sono ancora all'oscuro del nostro grande passato, perché noi siamo preoccupati di imparare adesso la tradizione romena, o russa, o greca, piuttosto che concentrarci sulla nostra. Io sono convinto che col tempo, la gloriosa tradizione dell'Ortodossia Italiana e Latina presto tornerà ad essere parte della Chiesa Ortodossa, perché non importa di quale razza siamo nella Chiesa, non c'è più greco né giudeo diceva l'Apostolo Paolo: e a maggior ragione, fra cristiani, non dobbiamo essere influenzati dal nazionalismo e dal filetismo, i grandi danni del nostro tempo. Ad esempio, io ammiro molto Arsenie Boca, e spero venga tradotto presto in lingua italiana. I governi, le giurisdizioni ecclesiastiche e gli Stati muoiono e nascono nel tempo. Sono certo che l'Italia avrà un giorno la sua Chiesa ortodossa.

7.) Qual e l'importanza per Lei di essere un sacerdote  ortodosso italiano? Che significa per Lei questo fatto?

Dio mi ha concesso un grande onore, quello di poter servire il santo altare, in una situazione nella quale gli italiani ortodossi sono una minoranza. Ho dovuto imparare a leggere il cirillico, a perfezionare la mia pronuncia del romeno, e a ripassare il greco bizantino per poter almeno celebrare in modo decente. Innanzi tutto, per me essere sacerdote ortodosso è una grande responsabilità, verso me stesso e verso la società in cui vivo, perché io, per esempio, mi rifiuto di vestire civilmente, e vesto sempre la mia tonaca reverenda. Questo per molti, per la mia famiglia anche, è una vergogna. Io invece la porto con molto orgoglio. Il sacerdote ortodosso italiano è un missionario, è un prete che deve insegnare l'Ortodossia in un paese che ortodosso non è: siamo chiamati ad un grande e faticoso lavoro, insegnare a tutti quale sia la vera religione. Per questo come impegno traduco dalle lingue che conosco ogni risorsa possibile: articoli, piccoli libri, preghiere, acatisti, e così via. Oltre al lavoro e alla fatica intellettuale, ci sono anche molte soddisfazioni: ho imparato molto dal mio vivere insieme ai nostri stranieri, e fra un sarmale, una koliva e un bicchiere di vodka sono cresciuto come uomo, vivendo dentro culture diverse. L'Italiano spesso viaggia poco: io ho avuto la fortuna di visitare la Grecia, l'Ucraina e molte volte la Romania, che ho visitato quasi tutta: dalle foreste della Transilvania fino a Iasi e la meravigliosa Bukovina, fino a Bucarest in piaţa Unirii.

8.) Qual e il suo messaggio ortodosso per la società italiana? Come può l'ortodossia diventare più forte in Italia nel futuro?

L'Italia è un paese spiritualmente stanco. Quando guardo gli occhi delle persone che incontro, leggo tanta rabbia - forse è anche la crisi economica - però innanzi tutto vedo incertezza per il futuro, e questo viene dalla mancanza di fede. Nella lingua italiana, fede deriva dalla parola "fiducia", in latino fides. San Paolo nella sua lettera a Timoteo chiama la Fede << Colonna e Fondamento della Verità >> ed è questo che manca al popolo italiano: la forza dello spirito e la fiducia nel futuro, manca la fides. L'Ortodossia può dare molto al popolo italiano, con la sua vitalità e la sua bellezza, la bellezza della Verità e la gioia della vera sapienza, con la ricerca dell'Esichia che solo la Chiesa ortodossa può insegnare.

9.) Potete parlarmi sulle relazioni tra gli ortodossi italiani e le altre Chiese Ortodosse?

L'Italiano non ha una sua Chiesa canonica, così come la Chiesa Ortodossa Romena, o Russa, o Greca, o come la OCA in America. Per questo, la relazione dell'Italiano ortodosso con le Chiese Ortodosse dipende dalla sua appartenenza formale ad una realtà etnica. Molte volte, i convertiti italiani perdono la loro identità in favore di una naturalizzazione nella Chiesa adottiva, finendo per parlare greco come o meglio di un greco nativo, ad esempio, e vivere le tradizioni altrui come se fossero nostre: è un esempio clericalizzato del globalismo di oggi. E questo comporta anche ostilità e rivalità tipiche delle chiese etniche che si ripercuoto fra convertiti. Ad esempio, vediamo un caso pratico. Il triste scisma attuale fra la Chiesa d'Antiochia e la Chiesa di Gerusalemme. E' molto probabile che un ortodosso italiano "antiocheno" non tratterà bene il suo confratello "di Gerusalemme" ma lo vedrà come un nemico, in modo del tutto innaturale e infondato. A rigor di logica, una Chiesa Italiana sarebbe neutra in tale contrasto del tutto politico - si tratta infatti di una disputa di giurisdizione territoriale - ma non avendo una opinione ufficiale, mancando la giurisdizione italiana, finiamo con l'adattarci. Vorrei mettere in guardia i lettori ortodossi circa la presenza di numerose realtà settarie e non ortodosse che tuttavia si spacciano per tali, e pertanto di prestare molta attenzione.

10.) Dove possiamo leggere le testimonianze degli ortodossi italiani, se noi vogliamo conoscere meglio l'ortodossia in Italia?

Grazie a Dio, molti convertiti italiani hanno voluto rendersi pubblici e avere blog o pagine internet. Molte parrocchie ortodosse in Italia, di diverse giurisdizioni, hanno i loro siti web in italiano. Alcuni ottimi siti sono i seguenti:

http://www.ortodossiatorino.net/index.php della parrocchia san Massimo di Torino, guidata dall'abate Ambrogio, un italiano convertito nella Chiesa Russa. Il padre Ambrogio parla correttamente anche in romeno, e il suo sito ha delle parti in lingua romena.

http://www.calabriaortodossa.it/ questo è il blog di un convertito sposato con una ragazza serba, molto erudito.

http://www.ortodoxia.it/it.htm questo sito ha molti collaboratori e si ispira alla tradizione dell'Athos.

Infine, ci sono i portali delle Chiese ortodosse ufficiali, come ad esempio il sito della Chiesa romena: episcopia-italiei.it.


Spero di essere stato sufficientemente esplicativo, e di aver reso una buona testimonianza. Che Dio ci aiuti, e preservi integra la santa Ortodossia, contro tutti i nemici visibili e invisibili, e ci dia pace, salute e salvezza, per le preghiere della Vergine Maria e di tutti i santi. 

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