Tradotto dal francese dal servo di Dio Raffaele Guerra
apparso sul n.22 della rivista Synaxe - La vita in Cristo, del protopresbitero Ioannes Romanidis
Partecipazione sacramentale alla Vittoria della Croce
La partecipazione alla vittoria della Croce non è solo una speranza per il futuro, ma una realtà presente (Ef. 2:13-22). È donata a coloro che sono battezzati (Rom. 6:3-4) ed è radicata nel Corpo di Cristo (Gv. 15:1-8). Non c’è tuttavia alcuna magica garanzia di salvezza e di partecipazione continuata alla vita di Cristo (Rom. 9:19-20).
Cristo è venuto a distruggere il potere della discordia unendo coloro che credono in Lui nel suo Corpo. Il segno esteriore della Chiesa è l’unità d’amore (Gv. 17:21), mentre il centro e la fonte di tale unità è l’Eucarestia: «Perciocchè vi è un medesimo pane, noi, benché molti, siamo un medesimo corpo; poiché partecipiamo tutti a un medesimo pane» (I Cor. 10:17). Il Battesimo e la Cresima ci radicano nel Corpo di Cristo, mentre l’Eucarestia alimenta la nostra vita in Cristo e ci unisce l’un l’altro mediante la “inabitazione”del santo Spirito nei nostri corpi (I Cor. 10:17). La fede non è sufficiente per la salvezza. I catecumeni, che erano già “credenti”, dovevano vigilare prima di ricevere il battesimo, rifiutando ogni cosa che il mondo considerasse come “vita normale” nel corpo corrotto del peccato e della morte, per essere resuscitati nell’unità dello Spirito, ovvero per essere fusi con altri membri di una comunità locale in Cristo e nella comune vita di amore. L’ortodossia ignora ogni forma di amore sentimentalistico per l’umanità. È insieme con individui concreti che dobbiamo essere uniti per vivere in Cristo. L’unica via che apre all’amore di Cristo è quella di un vero amore per gli altri. «Io vi dico in verità, che, in quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, voi l’avete fatto a me» (Mt. 25:40).
L’amore nel Corpo di Cristo non consiste in vaghe astrazioni che esprimano il bisogno di servire ideologie o cause umane. L’amore, secondo l’immagine del Cristo, consiste nella crocifissione al mondo e non è altro che la liberazione del sé da tutte le idee vaghe, per vivere nella complessità della vita comune, cercando di amare Cristo nel corpo di un fratello che ha esistenza concreta. È facile parlare di amore e benevolenza, ma è molto difficile aprirsi ad una relazione sincera e intima con chi ha un’origine diversa dalla propria. Ad ogni modo, è la morte e la resurrezione in Cristo ad aver fondato una comunità di santi che non pensano a se stessi, né alle loro opinioni, ma esprimono continuamente il loro amore per Cristo e per gli altri esseri umani, cercando di umiliare se stessi come Cristo fu umiliato. Ciò che non era possibile sotto la legge della morte è divenuto possibile attraverso l’unità nello Spirito della vita.
Come conquistiamo oggi la Vittoria della Croce

Il carattere e i metodi del Demonio non sono cambiati. È rimasto uguale a se stesso, come ha scritto Paolo, capace di trasformarsi «in angelo di luce» (II Cor. 11:14). Il potere della morte nel mondo rimane il medesimo. I mezzi della salvezza, la morte del battesimo e la vita dell’Eucarestia, restano quindi gli stessi (almeno nei libri liturgici della Chiesa). I canoni della Chiesa non furono mai cambiati. Noi leggiamo sempre le medesime Scritture approvate dai nostri Padri. Come si spiega, dunque, la nostra debolezza moderna? Essa non è mai stata così evidente. Può esserci una sola risposta. I membri della Chiesa non stanno combattendo il male nello spirito della Bibbia. Troppi cristiani strumentalizzano la Chiesa per interessi privati e interpretano la dottrina di Cristo secondo sentimenti privati. Il compito essenziale cui deve assolvere oggi la gioventù ortodossa è di ritornare alla verità degli Apostoli e dei Padri e non incedere secondo la legge del principe dell’oscurità e gli elementi di questo mondo. Per questa ragione Cristo è morto. Rinnegare questo è come rinnegare la Croce e il sangue dei martiri. Prima di criticare “l’inflessibilità” della dottrina patristica, il moderno ortodosso deve tornare ai presupposti scritturistici della vita in Cristo e vigilare attentamente per non pervertire la Sua dottrina.
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