Pubblichiamo un articolo sulla Storia della Chiesa Romena delle origini, per ampliare la nostra conoscenza di una realtà culturale ortodossa molto presente in Italia.
Il cristianesimo romeno dall'era
apostolica al IV secolo
La Romania è stata visitata in tempi
sub-apostolici dall'Apostolo Andrea che pare abbia iniziato una missione
cristiana nella Dacia Pontica,
la quale crebbe notevolmente di spessore quando i coloni e i soldati romani, al
seguito della conquista della Dacia da parte dell'imperatore Traiano (106),
iniziarono ad abitare la zona. Al tempo di Aureliano, nel III secolo, la Dacia
era già fortemente romanizzata a causa di una profonda colonizzazione. Nel 275
alcune tribù gotiche, che pare fossero cristiane, si sono stabilite nella ex
provincia romana
contribuendo alla presenza cristiana nella regione. L'apologeta Tertulliano
(+240) nel suo libello Contro i Giudei
scrive che Cristo "governa" anche popoli come i sarmati, i daci,
germani e sciti. Anche Origene attesta la presenza di comunità cristiane in
Dacia, scrivendolo nel suo Commento al
Vangelo di Matteo, cap. XXIV. E' noto che molti cristiani mandati come
schiavi nelle miniere della Dacia convertissero i loro malcapitati colleghi,
come per esempio san Ciro vescovo di Antiochia che battezzò Simprosiano,
Castorio, Claudio e Simplicio, tutti martirizzati sotto Diocleziano. Pare che
il popolo daco-romano si sia agevolmente convertito al Cristianesimo senza
lotte e violenze. Per citare il prof. Mircea Pacariu:
Era
evidente che la popolazione non vedeva differenza sostanziale fra le vecchie
usanze e quelle nuove importate dal cristianesimo.
La religione dacica era difatti, come
viene definita dagli storici, una delle religioni "enoteiste", ovvero
in cui vi è la presenza di un dio principale che assorbe tutto il culto,
corollato da dèi minori o entità minori, di solito legate ai cicli agricoli.
Molte pratiche proprie della religione dacica furono incorporate nella
tradizione cristiano-ortodossa romena. Sotto l'imperatore romano Diocleziano nel IV
secolo la persecuzione raggiunge la Dacia. Il prete Montano e sua moglie Maxima
ottengono così la corona del martirio nel 304 a Sirmium (oggi Mitroviza) anche
se erano originari di una città daco-romana di nome Singidunum. Loro compagno
di martirio fu il vescovo Ireneo di Sirmium col suo diacono Demetrio, che subì
il martirio alcuni giorni dopo. Nello stesso anno, siamo a conoscenza di alcuni
martiri uccisi a Tomis (Costanza di oggi) in Dobrogea, e ad Axiopolis (oggi
Hinog). Nel 311 il cesare Galerio, che governava quelle regioni, emette un
editto di tolleranza a Sardica (oggi Sofia, in Bulgaria) che interessa anche la
Dacia. E' interessante che l'ultimo martire dei tempi antichi in Romania fu un
giovane di nome Emiliano, sotto il regno di Giuliano l'Apostata (361-363). Come
sappiamo, l'Apostata aveva voluto riproporre il paganesimo nell'Impero Romano e
aveva così aperto un nuovo tempio pagano a Durostorum, una cittadella
daco-romana nella quale viveva Emiliano. Il ragazzo avrebbe distrutto le statue
e si sarebbe rifiutato di venerare gli idoli: i soldati pagani di guardia al
tempio l'avrebbero quindi messo al rogo nel 362.
La Chiesa Romena dal IV al VI secolo
Al Sinodo Ecumenico di Efeso (431) è
attestata la presenza di un rappresentante dei romeni, il vescovo Timoteo di
Tomis, il quale firma la condanna contro Nestorio. E' la prima apparizione
internazionale di un vescovo daco-romano ad una assemblea ecumenica. Al
contrario, un vescovo daco-romano di nome Petronio di Novae fu favorevole a
Nestorio e firmò una contestazione al sinodo, ma la massa dei credenti romeni
non fu mai favorevole al nestorianesimo e Petronio cadde in disgrazia. Poco
dopo al sinodo di Calcedonia nel 451 il vescovo Diogeniano di Remesiana
rappresentò i "romeni". Dal punto di vista amministrativo, la Chiesa
Dacica era guidata da un Esarca ad Eraclea, che guardava a Costantinopoli,
veduta la relativa vicinanza, anche se la città politicamente più influente era Tomis. Nel V
secolo, la Chiesa daco-romana aveva una sua maturità teologica e spirituale,
tant'è che produsse la figura di san Giovanni Cassiano che, sebbene visse a
Marsiglia, era di origine daco-romana. Nel 1912, l'archeologo Vasile Parvan
scoprì che il grande scrittore e asceta era appunto nativo di questa terra,
nato nel 360. Si deve al genio di Giovanni Cassiano lo sviluppo del monachesimo
cenobitico in Occidente, in special modo in Gallia, nonché l'arrivo in
Occidente di una nuova forma di letteratura monastica, il Patericon, o raccolte di detti e vite dei santi Padri. Nel V
secolo, il beato monaco Giovanni Massenzio scrive otto lettere teologiche
indirizzate al papa Ormisda e ai vescovi africani, combattendo le numerose
eresie del suo tempo. Al tempo dell'Imperatore Giustiniano, nel 545, viene
fondata in Dardania (Dacia) la città di Justiniana Prima, una nuova capitale
provinciale, forse nella zona di nascita dell'imperatore d'Oriente, affinché
diventasse anche il nuovo metropolitanato ecclesiastico. Poiché l'Illirico - da
sempre competenza di Roma - finì nelle riforme di Justiniana Prima, il papa
pretese la gestione ecclesiastica della sua vecchia regione, e trovò un patto
con l'imperatore: la necessità di imporre un "delegato papale" in
Illiria che fosse un supervisore delle dispute religiose. Nonostante il pieno
appoggio dell'Imperatore, Costantinopoli non riconobbe l'autocefalia di
Justiniana Prima e l'etnarca dei daco-romani, il vescovo Catelliano, dovette
accontentarsi di un innalzamento ad Arcidiocesi per la sua città.

Icona dei santi Montano e Maxima, martiri
La Chiesa Romena nel Medioevo
Attila, il "flagello di Dio",
giunse da Oriente. La sua armata invade la pacifica Dacia, e la annienta
completamente. nel 447 Sucidava, una grande città romana, viene rasa al suolo.
Attila, nel 450, pone definitivamente il suo dominio sulla Dacia ma il suo
impero ha vita breve: il tremendo guerriero muore infatti nel 453. I suoi
domini non riescono a reggere la violenza dei Gepidi Germanici che invadono a
loro volta la Pannonia e la Dacia e le conquistano. E' noto che i Gepidi
fossero ancora ariani in quel periodo e un loro vescovo vagante, Trasarico, si
era stabilito in Transilvania. Nel
567, a causa dell'arrivo dei Longobardi e degli Avari, i Gepidi vengono
sconfitti e assorbiti dalla popolazione che avevano dominato per circa un
secolo. Mentre i Longobardi si metteranno in cammino verso l'Italia, gli Avari
saccheggiano tutta la regione, distruggendo e compiendo eccidi di massa. Fra il
599 e il 600 dopo Cristo avviene l'ultima grande spedizione Avara contro i
daco-romani. Eppure, anche i violenti Avari, che controllavano una zona
indefinita fra il mare Adriatico e la Transilvania, non sono immuni al fascino
del cristianesimo. Nel 580, racconta lo storico contemporaneo bizantino
Menandro Protettore, un capo àvaro ha permesso una cerimonia di giuramento a
Singidunum sia col rito pagano che con quello cristiano. Nel 591 Sebastiano,
vescovo di Sirmium, scrive due lettere a san Gregorio Magno a Roma, facendo
sapere che è dovuto fuggire a Costantinopoli a causa di una razzia degli Avari.
Nell'anno 602 i soldati dell'armata dacica proclamano imperatore d'Oriente Foca
e lo portano a Costantinopoli per intronizzarlo: approfittando delle frontiere
scoperte, gli Slavi provenienti dalla Russia penetrano in Dacia. Nel 602, con l'arrivo degli Slavi in Europa
Orientale, i daco-romani subiscono un'altra cocente sconfitta militare e
vengono di nuovo invasi e saccheggiati. E' proprio durante l'ultima invasione
che i vescovati di Justiniana Prima, Tomis e Sucidava vengono distrutti e il
clero disperso. Nei secoli VII e VIII la popolazione daco-romana viene
pesantemente slavizzata e la lingua latina viene influenzata enormemente dallo
slavo, tanto che il lessico della lingua romena attuale possiede un sesto di
parole chiaramente slave. Possiamo finalmente parlare di popolo romeno
propriamente detto.
La riorganizzazione del popolo romeno al
seguito delle invasioni slave conduce la Romania ad un salto indietro. La
profonda cultura autoctona e l'apparato burocratico, civile e militare
bizantino viene perduto. La società si organizza in clan e villaggi, i quali
sono comandati da un "anziano" eletto che assimila i poteri di
giudice, capo militare ed economo. Col tempo, dal VII al IX secolo, questi
"anziani" assumono le caratteristiche proprie dell'aristocrazia
territoriale con successione ereditaria, che basa il suo potere sul possesso
della terra e su meccaniche vassallatico-beneficiarie, seguendo in questo
l'Occidente - anche se non è chiaro se sono stati influenzati dal modello
carolingio: si chiameranno voivodi
(principi).
Il cristianesimo subisce un brutale
arresto e non è chiaro quanto la popolazione sia tornata al paganesimo anche a
causa di una sostituzione etnica. Sebbene la popolazione dei centri urbani
fosse ancora cristiana, le campagne ritornano ai culti agresti o si concedono
alle divinità slave. Nonostante questo, e nonostante il fatto che il clero sia
quasi scomparso dalla regione, i bulgari che nel IX secolo arrivano nella loro
attuale regione entrano in contatto coi cristiani romeni e si convertono al
cristianesimo bizantino. Con la conversione del Khan Boris (diventato Zar
Michele) al cristianesimo e quindi di tutta la Bulgaria, una ondata missionaria
colpisce le regioni un tempo daco-romane e la Chiesa di Costantinopoli ritorna
in grande stile in quelle terre, anche se non mancano missionari tedeschi
legati ai bulgari di Preslav, capitale religiosa dell'Impero bulgaro.
Riguardo la lingua liturgica, la Chiesa
romena adottò lo slavo ecclesiastico giacché era la lingua parlata da tutti:
bulgari, slavi, e romeni dominati, che la comprendevano in quanto erano,
appunto, la classe subordinata. L'uso dello slavonico, o slavo ecclesiastico
che dir si voglia, entrò in uso per il culto e la scrittura colta nel X secolo
fino all'Unità dei romeni nel XIX secolo. Ma, secondo gli studi del prof. P.
Panaitescu, i
romeni fra il VI e X secolo utilizzavano per il culto la lingua romanica (daco-romana)
degli autoctoni, ma con la presenza di vescovi cattolico-romani in Transilvania
che usavano il latino, si preferì fra gli ortodossi l'uso dello slavo - compreso dalla classe
dirigente e dalle popolazioni slave - affinché
non si convertissero al cattolicesimo romano. Nonostante l'uso cultuale
della lingua slava, il popolo continuò a parlare romanico, gradualmente
trasformandosi in romeno. Molte parole del lessico liturgico slavo sono entrate
nel normale patrimonio linguistico del credente romeno, mentre dalla Bulgaria e
da Costantinopoli venivano mandati vescovi per ordinare nuovo clero. I primi
vescovi slavi a governare sui romeni furono posti nelle antiche città di Vidin
e Dirstor (anticamente, Durostorum).
Con l'avvento del grande Scisma del
1054, i romeni si schierarono quasi totalmente con Costantinopoli: inizia
tuttavia una violenta sostituzione etnica delle elite ecclesiastiche. I greci
pretendono che i vescovi e gli abati, infatti, siano sempre di sangue greco: i
romeni devono accettare. E per molti secoli la Romania vivrà uno sdoppiamento
della personalità, nella quale vescovi e abati di sangue e cultura greca
governeranno un popolo di lingua romana con costumi slavi.
La seconda fioritura della Chiesa in Romania
La rinascita
della cristianità romena è legata al secolo XIV, quando i centri monastici di
Putna, Neamţ,
Voroneţ,
Slatina e Cozia, ad esempio, iniziarono una notevole produzione scritta per
merito di una generazione magistrale di monaci, influenzati soprattutto dal Monte
Athos e dalla Russia meridionale, nonché dalla vicina Bulgaria.
Nel 1315, i Valacchi (romeni di antica stirpe celtica),
che mai avevano goduto di una autonomia né politica né religiosa ma sempre
erano stati governati dai daco-romani prima e dai bulgari poi, ottengono da
Costantinopoli il permesso di eleggere un proprio vescovo indipendente: è
l'inizio di una grande fioritura aristica e spirituale in tutta la Romania. Il
vescovo Basilio di Tarnovo, un romeno, si era fatto ordinare per fondare una
Eparchia indipendente, ponendosi in aperta contrapposizione al Patriarcato
Ecumenico e anche all'Arcidiocesi di Ohrid alla quale doveva obbedienza, e
iniziò ad ordinare preti, corepiscopi e diaconi in autonomia, e financo a
ordinare due o tre vescovi per i romeni, in aperto contrasto coi vescovi greci
che governavano la regione. A causa della situazione politica sfavorevole,
Costantinopoli riconobbe Tarnovo come indipendente e gli diede lo status di
Patriarcato. Dopo che i Tatari furono
sconfitti nel 1330 la Valacchia si costituì in principato indipendente nel 1330
e la Moldavia nel 1363. Così questi due voivodati
romeni godettero di una libertà religiosa sconosciuta in Grecia, Bulgaria
Serbia e anche nel mondo russo, dove i Turchi e i Tatari ostacolarono il pieno
sviluppo della cultura. Ma nel 1393, lo Stato di Tarnovo era caduto sotto il
governo turco: questo non impedì al clero ortodosso di dedicarsi alla cura
delle anime e l'attività religiosa continuò normalmente. Con la caduta del
governo di Tarnovo cadde anche il patriarcato, che fu ridimensionato a
metropolia.
Il diacono Coresi
Uno dei pionieri
della lingua romena che portò per la prima volta la stampa in Romania fu il
diacono Coresi nel XVI secolo. Usando le lettere cirilliche, egli sostituì il
dialetto della Transilvania con quello della Valacchia, che allora conobbe
l’evoluzione verso la lingua romena moderna. Lo slavo ecclesiastico non era più
compreso dai preti che lo usavano nei servizi liturgici e c’era una sete
crescente tra il popolo di testi religiosi in lingua volgare. Il grande
contributo di Coresi fu quello di provvedere una letteratura stampata in lingua
romena. Egli stampò uno dei più antichi lavori scritti in romeno, lo Psaltirea Scherana (il Salterio di
Scheia) prodotto in Transilvania nel
monastero di Scheia nel XV secolo. Coresi stampò il testo a Brasov in
Transilvania insieme allo Psaltirea di
Voroneţ e agli Atti degli Apostoli.
Ma la sua grande missione fu quella di contrastare il
proselitismo Protestante che era diventato molto efficace attraverso opere
stampate in lingua volgare. Ontero fu un leader riformatore protestante che,
come molti altri romeni di quel tempo, avevano studiato in Germania,
all’Università di Wittenberg. Ritornato alla città nativa di Braşov, Ontero
pubblicò nel 1542 la sua riforma
Protestante. Per contrastare la letteratura protestante, specialmente le
traduzioni della Sacra Scrittura, Coresi Diacono intraprese un’opera
pioneristica col provvedere i fedeli ortodossi di pubblicazioni che si
ispiravano alla tradizione ortodossa. Con Hanas Benkner, Coresi stabilì la sua
tipografia a Braşov e produsse opere, soprattutto in Paleoslavo, come l’Ottoico,
i Vangeli, il Triodio, e il Salterio.
Per contrastare i missionari protestanti, Coresi cominciò
a pubblicare opere in romeno. Il suo Catechismo
stampato abbastanza all’inizio della sua carriera di tipografo (1559) era
composto di sette parti e fu un tentativo evidente di fare concorrenza al
catechismo pubblicato da Filippo Zelantone nel 1521, che era stato tradotto in
romeno nel 1559. Altre opere stampate da Coresi includono la traduzione dei
Vangeli con una spiegazione, un Pravila (libro dei nomocanoni), tradotto dal greco e
un libro di preghiere usato dai preti ortodossi per la celebrazione della
Liturgia. Il diacono Coresi fu il primo a promuovere l’uso della lingua volgare
nella liturgia; sarebbero trascorsi ancora alcuni secoli prima che il romeno
fosse accettato come linguaggio liturgico. Il regno di Matei Bsarab (1632-1654)
in Valacchia e di Vasile Lupa (1631-1653) in Moldavia videro una fioritura mai
vista di vita intellettuale e religiosa in Romania.
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