La vita del beato profeta Geremia

 Il giorno 1/14 maggio la santa Chiesa Ortodossa commemora il beato profeta Geremia (VI secolo a.C.). 

Il santo profeta Geremia nacque fra gli Ebrei dicono attorno al 650 a.C. e morì in grazia nell'anno 586 a.C. dopo una vita spesa nella predicazione della parola divina. Geremia visse durante il regno degli ultimi re di Giuda: Giosia (640 a.C.-609 a.C.) e (609), Jehoiakim (609-598 a.C.), Jehoiakin (598-597), e Sedecìa (Sedechia) (597 a.C.-586).

Il Santo Profeta Geremia era di Anatoth, la città dei sacerdoti, dalla parte di Beniamino, una città lontana da Gerusalemme a circa tre miglia, nato da padre, Helchie, il sommo sacerdote. Fu scelto e santificato profeta fin dal grembo di sua madre, come il Signore stesso gli aveva predetto a riguardo:  Prima di concepirti nel grembo, ti conoscevo e prima che uscissi dal grembo ti ho santificato e ti ho posto profeta tra le nazioni.

San Geremia, secondo la testimonianza di sant'Ignazio il Teoforo (+114) fu vergine per tutta la sua vita e fu inviato da Dio come sacerdote, maestro e profeta. Iniziò a profetizzare fin dall'infanzia, come risulta nel primo capitolo del suo libro, dove dice a Dio:  Signore Dio, ecco, non so parlare, perché sono un bambino . E il Signore, dando a suo figlio l'intelligenza dell'uomo perfetto, gli disse:  Non dire che sono un bambino, perché andrai a tutti coloro ai quali ti manderò e dirai tutto ciò che ti comanderò. Non temere il loro volto, perché io sono con te per liberarti.

Detto questo, il Signore toccò con la mano la bocca di Geremia e disse:  Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. Ecco, io ti costituisco oggi sopra le nazioni, sopra i re, per sradicare, distruggere, disperdere e flagellare i peccati mortali e le trasgressioni del popolo, e ancora per edificare e predicare il pentimento e ritornare alla vita. Questa parola del Signore a Geremia avvenne ai giorni di Giosia, re di Giuda, nell'anno tredicesimo del suo regno. A quel tempo San Geremia aveva 15 anni, e in un giovanotto imberbe iniziò il dono di Dio di fare grandi cose.

A quei tempi, il popolo ebraico, sebbene dicesse di esser fedel al vero Dio, non Lo adoravano realmente. Ma, unendosi alle nazioni con le quali si erano mescolati e alle cui usanze si erano abituati, la maggior parte degli ebrei praticarono anche l’abominio idolatrico. E c'erano idoli non solo intorno a Gerusalemme, sulle colline e nelle valli, ma anche nella stessa Gerusalemme, vicino alla chiesa del Signore costruita da Salomone, nella quale offrivano sacrifici al vero Dio.

E Geremia disse a tutti i nobili e al popolo: «Il Signore mi ha mandato a profetizzare a questa casa e a questa città tutte le parole che avete udito. E ora migliora la tua condotta e le tue cose e obbedisci alla voce del Signore tuo Dio, affinché il Signore dimentichi i mali che ha detto contro di te; ed ecco, sono nelle tue mani, fa' di me ciò che vuoi e ciò che ti sembra meglio. Ma sappiate che se mi uccidete, voi soli porterete sangue innocente su di voi, su questa città e su coloro che la abitano, perché veramente il Signore mi ha mandato a voi per pronunciare tutte queste parole ai vostri orecchi».

E si formarono  due schieramenti, uni volevano uccidere il beato profeta, altri volevano salvarlo. Re Gioacchino si fece servo degli egiziani e dei babilonesi, continuando la sua iniquità. Sebbene Geremia predicasse il ritorno alla vita dei padri e alla loro fede limpida, i potenti di Israele e di Giuda non lo ascoltavano. Il beato profeta negli anni radunò le sue profezie e le sue visioni sul destino di Israele e della Città Santa, componendo il Libro delle Lamentazioni, che, ispirato da Dio, è rimasto nella Bibbia. 

San Geremia profetizzò anche riguardo alle passioni di Cristo nostro Signore e Salvatore, dicendo così:  Venite, inchiodiamo il legno nel suo Pane e sradichiamolo dalla terra dei viventi e non sia più menzionato il suo nome. Queste sono le invettive che i capi del sinedrio e gli scribi complottarono contro il Messia quando si incarnò sulla Terra, prima di crocefiggerlo. Il Pane della Vita è difatti il Corpo del Signore, così come disse all'Ultima Cena: prendete e mangiate, questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi

Il suo annuncio non venne ascoltato, neanche quando l'avanzata dei Babilonesi si profilò come una minaccia concreta e sembrò inarrestabile. Anche allora i Giudei preferirono ascoltare falsi profeti che promettevano loro un futuro di pace e prosperità. Quando i Babilonesi assediarono Gerusalemme, le sventure annunciate da Geremia spinsero i notabili a farlo gettare in una vecchia cisterna fangosa per evitare che demoralizzasse i soldati.

Il regno di Giuda terminò con l'esilio della maggior parte dei Giudei a Babilonia, per mano del re conquistatore Nabucodonosor II, nel 597 a.C. e nel 586 a.C. Quando la nazione fu conquistata dai Babilonesi, Nabucodonosor ordinò la distruzione del Tempio che fu bruciato; la dinastia davidica venne spodestata e gli Israeliti più influenti deportati, dando inizio così alla cosiddetta “cattività babilonese”. Per ordine di Nabucodonosor il re Sedecìa dovette assistere all'uccisione dei suoi figli e poiché questo restasse l'ultima immagine da lui vista, venne barbaramente accecato.

Geremia fu risparmiato e lasciato vivere tra le rovine di Gerusalemme, dove continuò a predicare. Da ultimo, il profeta fu catturato dai suoi denigratori e portato in Egitto (dopo l'anno 586 a.C.) dove morì, secondo un'antica tradizione, lapidato dai suoi connazionali, esasperati dai suoi rimproveri. Il profeta ebbe il tempo di profetizzare al popolo egizio che sarebbe arrivata presso di loro la Vergine con un Figlio. 

Si narra che Alessandro Magno visitò la sua tomba e, percependo la sua santità, lo fece traslare in un mausoleo in Alessandria. 

Tropario di s. Geremia profeta, tono II

A noi che commemoriamo il tuo beato profeta Geremia, o Salvatore, per la sua intercessione concedi la remissione dei peccati e la tua copiosa misericordia. 

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