Il salmo 90, uno dei più amati dai cristiani, è un salmo potente, un canto di protezione che, nell'antico rito occidentale, si canta a compieta, e nel rito bizantino fa parte dell'Ora Sesta, ma veniva, nella compieta medievale, recitato dopo il salmo 69. Questo salmo è un inno di lode all'Onnipotente che diventa il nostro scudo e, come dice il testo: Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sappiamo che il Signore ci ha concesso gli Angeli Custodi come protettori e amorevoli patroni della nostra vita, spirituale e materiale. Ma poi c'è il versetto successivo, il tredicesimo, che enumera quattro bestie.
Camminerai su aspidi e basilischi, schiaccerai leoni e draghi.
ἐπ᾽ ἀσπίδα καὶ βασιλίσκον ἐπιβήσῃ καὶ καταπατήσεις λέοντα καὶ δράκοντα (Ps. 90:13 LXT)
E' opportuno conoscere il bestiario antico e medievale per poter comprendere il contesto in cui questo salmo diventa per noi una vero e proprio esorcismo contro i poteri delle tenebre.
Nella mentalità collettiva antica, medievale e moderna, l'aspide era un tipo di rettile intermedio tra il passero e il serpente, e il basilisco era un altra creatura intermedia tra il serpente e il gallo. Se il leone sappiamo bene cosa sia, il drago può essere equiparato al dinosauro o al gigante rettiliano, presente nella esperienza religiosa di tutti i popoli antichi. Nell'esperienza mistica cristiana, il drago è una delle forme in cui i demoni si presentano per combattere, in forma etereo-fisica, i santi.
A sinistra un tremendo Basilisco, a destra una Aspide
Il porre il piede, il poter camminare sopra queste creature, ha un senso allegorico profondo. Il basilisco rappresenta un tipo di incarnazione demoniaca nota a tutti coloro che hanno potuto studiare la demonologia ebraica e poi quella cristiana. Il basilisco, in natura, è un serpentello di 20 centimetri (così lo presenta Plinio il Vecchio) ma il più mortale di tutti. I Latini credevano che il basilisco avesse il potere di pietrificare con il suo sguardo e il deserto sarebbe una creazione di questa bestia, che avrebbe distrutto tutta la natura attorno a lui. Sant'Isidoro di Siviglia, ampliando il concetto di Plinio, lo chiama re dei serpenti, ed ha una macchia bianca sulla fronte, a forma di corona. Nella demonologia cristiana, il basilisco è un demone che attacca al mattino, ed è responsabile di indurre in tentazione le persone che hanno iniziato un cammino spirituale, gettando su di loro una falsa illuminazione interiore, facendo loro credere di avere visioni profetiche o di aver raggiunto la pienezza spirituale. Questo demone vivrebbe, secondo le cronache degli asceti cristiani egiziani, sotto le piante di basilico, da cui prende il nome. Nostro Signore Gesù Cristo, appeso sul Legno vivificante della Croce, fu crocefisso vicino ad una pianta di basilico e avrebbe quindi liberato questa pianta dal malefico potere della creatura, rendendola adatta all'uso e schiacciando quindi, spiritualmente, il potere del basilisco, spesso associato a satana. Un altro nome con cui questa creatura spirituale è Abraxas, un demone ben conosciuto dagli egittologi in quanto uno dei nemici di Aton-Ra, che però usava appunto una "falsa luce" per ingannare i credenti. Gli eretici gnostici Valentiniani ritenevano che Abraxas fosse in realtà la vera Monade che assumeva in sé i tratti del Demiurgo e del Benevolente, e lo veneravano nella sua incarnazione solare di un gallo-serpente (vedi la foto). Sia i Valentiniani che i Basiliadi, altra scuola gnostica, ritenevano che Abraxas avesse il potere su 365 Cieli, manifestandosi quindi come uno dei più pontenti spiriti con potere di incarnazione che esistono. La formula magica abracadabra, ripetuta 7 volte, è uno dei rituali teurgici gnostici per chiamare questa creatura ad assumere una forma e ad usarla a proprio vantaggio.
Presso tutti i popoli mediterranei è presente la storia dei rettiliani, o uomini-serpente, che in tempi antichi dominavano sugli uomini. Si veda ad esempio le leggende etrusche (poi toscane medievali) sul serpente regolo, la cui testa è grande "come quella di un bambino", oppure i basilischi, che si ripropone oggi nei "rettiliani extraterrestri", ma la cui origine come idea è antichissima. Lo stesso serpente biblico, umanoide per certi versi, è la conferma che i nefilim, o angeli caduti, potessero aver scelto questo corpo simbolico per mostrarsi. Nelle scuole esoteriche greche classiche, quando si raggiungeva un certo grado di conoscenza, la persona deveniva un "rettiliano", accedendo ai misteri del culto. Il primo re mitico di Atene, Cecrope, era mezzo uomo e mezzo serpente. Nella mitologia greca, avevano servitori serpenti i Titani e i Giganti e talvolta i Giganti sono raffigurati in forma "anguiforme", ossia con le gambe formate da terminazioni serpentiformi, come il gigante Klyteros, raffigurato nel bassorilievo del fregio della Gigantomachia sull'Altare di Pergamo. I Telchini (i 17 figli di Ponto e Talassa o Gea) erano raffigurati come rettili dalla vita in giù. Anche il vento Borea (Aquilone per i Romani) veniva descritto in forma anguiforme. Anche in Cina, in India e in altre culture abbiamo degli uomini rettiliani che si manifestano sia sul piano astrale che sul piano fisico. non scordiamoci di Apofis, il nemico degli egiziani, che cerca di non far accedere l'umanità all'aldilà di beatitudine. Tutte queste narrazioni ci parlano di tempi immemorabili, quando delle creature malvage comandavano sugli uomini e influivano sui loro destini. Indubbiamente, i demoni, prima della venuta di Cristo, governavano tutti i popoli della Terra. Ne parla anche lo studioso Andrea Antonello Nacci, Il simbolo del Serpente nella mitologia e nella cultura esoterica, su academia.edu, 2019.
L'aspide, invece è una creatura più piccola e meno potente, ma ugualmente fatale per il cristiano. Secondo i bestiari cristiani medievale, l'aspide è un ipnale, ovvero una creatura che, col suo morso, infonde nella vittima un sonno senza fine. I commentari cristiani medievali, soprattutto tedeschi e anglosassoni, dicono che l'aspide è un demone che utilizza la forma serpentina per trafiggere i cristiani e sprofondarli nella accidia e nella disperazione, nel sonno dell'anima. Secondo Plutarco, la regina Cleopatra si sarebbe suicidata facendosi mordere da un aspide.
Il leone, alle volte simbolo di Cristo Gesù come Leone della tribù di Giuda, è anche un simbolo luciferino. Siate sobri, vegliate, perché il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare. [1Pietro 5:8]. Ai tempi dei profeti, il servo di Dio, Daniele, fu gettato nella fossa dei leoni e ne uscì illeso (cfr. Daniele 6, nel vecchio Testamento). Il leone è indubbiamente il "re" della savana, un animale potente, ma anche pigro e vendicativo. Il leone, nella mistica cristiana, ha questa simbolistica ambivalente che dipende dal contesto. Il salmo 90, che come abbiamo cominciato ad intuire è un salmo esorcistico, richiama l'immagine del leone come avversario. Così come i profeti, che sono gli uomini di Dio, il Signore ci farà capaci di superare i leoni, così come il beato profeta Daniele. Saremo gettati anche noi nella fossa della tentazione, del peccato, dell'apostasia, ma ne usciremo illesi, se avremo con noi il pensiero del Signore, di rimanere fedeli alla sua Legge.

Illustrazione biblica del sogno di Mardocheo, che predice le sofferenze degli ebrei durante il regno di Artaserse: "I due grandi draghi avanzarono per scontrarsi e il loro grido fu roboante"(Ester 11:6)
Il drago, invece, è un'altra creatura dal corpo visibile ma dalla natura spirituale e maligna. Nella mistica ebraica, il Drago di terra (
nachash) è sovente assimilato anche al Leviatano, nella sua accezione di mostro marino. Nella Bibbia (cfr. Genesi, libro di Isaia, libro di Giobbe) il drago è chiamato Rahab o Tannimim, il primo nome traducensi con "orgoglio" mentre il secondo con "potente mostro degli abissi". Non è difficile per il cristiano riconoscere uno dei grandi spiriti impuri che attanaglia i monaci e i fedeli che tentano di superare la scala delle virtù: la superbia, il mostro che attacca coloro che stanno iniziando effettivamente a migliorarsi. Chi non è forte abbastanza da farsi umile, inizia ad esaltarsi, e come un drago sbuffa e lancia fuoco sugli altri, oppure si dimena nelle acque della vita, pensando che spruzzando e lanciando in aria i flutti, possa superare la tempesta che ha innanzi. I draghi sono quindi parte, secondo la visione medievale - confrontiamo ad esempio la
Legenda Aurea del XI secolo - di quelle creature impure che possono avere un corpo etereo, o "sembianza di corpo" e che quindi possono essere uccisi. Tanti santi come San Giorgio, san Demetrio, san Procopio, san Mina, sono dipinti come cavalieri che uccidono i draghi. Questi draghi, nelle agiografie, sono alle volte allegorici (quindi demoni, spiriti senza corpo) oppure sono delle creature con un corpo spiritualizzato, come per esempio nell'epica di san Giorgio. A prova che queste creature esistono, abbiamo anche nell'agiografia di
sant'Elia di Murom, cavaliere errante e poi monaco, un episodio in cui il beato asceta-guerriero sconfigge dei draghi evocati da alcuni negromanti pagani russi con l'intento di ucciderlo. E siamo nel XI secolo.
Camminerai su aspidi e basilischi, schiaccerai leoni e draghi.
Quanto è bello sapere che il Signore benedice i suoi servi e amici con il potere di sconfiggere i demoni e di superare le tentazioni. Questo è il cuore del salmo 90. Non dimentichiamo mai che abbiamo con noi gli angeli custodi e che, pur soffrendo e avendo delle lotte spirituali, psichiche o metafisiche, abbiamo dalla nostra parte Iddio, come conclude il salmo:
Egli mi invocherà e io gli risponderò; sarò con lui nell'avversità; lo libererò e lo glorificherò (dice il Signore). Lo sazierò di lunga vita e gli farò vedere la mia salvezza.
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