Questo rituale in uso sia presso i greci che presso gli slavi è un tipico "giudizio divino" medievale, ma utilizzato con l'intermediazione della Chiesa, e non di una giuria laica, come altri esempi di "giudizi divini" come il duello o la sedia acquatica. Lo studioso A. Almazov nel suo libro "Il Giudizio di Dio - La condanna dei ladri" pubblicato nel 1904 riporta un dettagliatissimo uso che andremo ad analizzare.
Secondo il rituale codificato, il sacerdote che viene chiamato come testimone prepara una prosfora con la santa croce e poi, alla proscomidia, recita il versetto: la sua bocca è ricolma di inganni e trasgressioni, sotto la sua lingua c'è tormento e distruzione (salmo 9:28). Il sacerdote commemora alla proscomidia i nomi dei supposti criminali, e pone la prosfora da parte, non insieme al resto. Giunto il momento del giudizio dinnanzi alla giuria, i criminali vengono invitati a ingoiare la prosfora. Colui che non riesce a mangiarla, è considerato il criminale e può quindi essere processato.
Si dice che il motivo dell'emergere di questo rituale sia la storia evangelica di come Gesù Cristo diede un pezzo di pane a Giuda Iscariota quando disse che uno dei suoi discepoli lo avrebbe tradito, cioè denunciando così Giuda e rendendo noto il suo peccato (cfr. Giovanni 13:21- 30)
Questa forma di intervento divino, molto comune nella prassi giuridica medievale, incontra però disapprovazione dalle autorità ecclesiastiche. A questo proposito, nel suo commento al 61° canone del Sesto Concilio Ecumenico, Teodoro Balsamone (XII secolo) scrive: “ Un sacerdote fu accusato di aver dato il pane santo del Grande Giovedì Santo a diversi uomini e donne per smascherare qualcuno che aveva rubato qualcosa nel quartiere." Casi di frequente destituzione dei sacerdoti per questo motivo sono riportati anche da fonti bizantine del XIV secolo , che indicano numerosi fatti relativi all'uso del rituale, nonostante la sua disapprovazione da parte della Chiesa (cfr. Matteo Vlastarios, Syntagma, pag. 280).
Nonostante fossero disapprovati dai vescovi e dalle alte gerarchie, questi riti non furono tuttavia mai del tutto dimenticati fino al Rinascimento. Abbiamo la prova che questo tipo di rituale fosse formalmente presente nel Nomocanone (Penitenziale) greco pubblicato nel 1623 e riportato in russo da A.I. Almazov nel 1904. Addirittura, il rituale del XVII secolo è ancora più complesso e teatrale. Il sacerdote inizia con l'offerta della Panaghia, dal cui pane estrae una particola dicendo: Madre di Dio, accogli la mia preghiera, e fa giustizia fra i tuoi servi, mostraci chi è colpevole e chi è retto. Alla liturgia poi estrae la particola così come detto sopra, e dopo la consumazione dell'Eucarestia, prima del congedo, il sacerdote fa uscire tutti e da un pezzo di antidoron al supposto criminale. A.I Almazov riporta anche la reazione che, secondo il Nomocanone, spetta al criminale colpevole:
I suoi inizieranno a roteare, il volto si farà scuro, e inizierà a piangere e a gridare come un ossesso, e come risultato della mancata deglutizione, la sua faringe si gonfierà fino al punto di scoppiare. Il criminale soffocherà finché non affermerà il suo peccato. (di cui sopra, pagina 28).
Il Nomocanone prevede che il nome del ladro sorpreso in questa prova sia tenuto segreto, ordinandogli solo di restituire la merce rubata alla vittima. Per fare ciò, è indicato che il sacerdote debba consegnare a ciascuno degli indagati un pezzo di prosfora, in modo che interrompendo il rito sul colpevole non si faccia conoscere il ladro a tutti gli altri.
Non si hanno tracce di questo rito o della sua pratica dal finire del XVIII secolo.
Nella Chiesa Russa, questo rito fu importato da san Giovanni arcivescovo di Novgorod (+1417) in occasione di un grande processo contro alcuni ladri che osarono rubare i sacri vasi dalla cattedrale della Divina Sapienza di Novgorod nel 1410. Per scoprire il colpevole, il beato arcivescovo domandò dei vecchi Nomocanoni per sapere se c'era modo di praticare un "giudizio di Dio" fra la folla, e uno dei suoi sacerdoti gli portò un vecchio eucologio greco con questo rito. Riporta san Macario di Mosca queste parole, fra le altre, pronunziate dal presule novgorodiano al momento del processo:
Si comanda inoltre a voi, sacerdoti, non permettete che si faccia giuramento solo sul pane di Dio.
La pratica di giurare sul Vangelo o sulla Croce è parte integrante dei giuramenti ortodossi, si veda ancora oggi il rito del matrimonio o della tonsura monastica. Per questo tipo di rituali, invece, poiché si intende scoprire il colpevole e veniva commemorato alla liturgia, si doveva usare solo la prosfora. San Giovanni fece scrivere un rituale noto come "proscomidia dei confessanti" con uno speciale rito molto ricco per queste occasioni.
Non ci sono però ulteriori testi, né successivi ne precedenti, che confermino una accettazione univoca da parte della gerarchia ortodossa russa di questo rituale, che dopo il XVII secolo scomparve dalle cronache e dai libri di culto.
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FONTI
Алмазов А.И. Испытание освящённым хлебом (Вид „Божьего суда“ для обличения воров). — Одесса: Экономическая типография, 1904. — С. 6.
Matteo Vlastarios, Syntagma - Simferopoli, 1880. - P. 280.
Santi sacramenti e altri riti sacri, del metropolita Macario (Bulgakov).
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