La Comunione frequente (san Teodoro Studita)

 San Teodoro Studita (+826) abate del monstero Studion di Costantinopoli, è un grande Padre del IX secolo che ha lasciato una impronta indelebile nella Chiesa Ortodossa. In questo testo, ci parla della santa Eucarestia. Estratto da S. Teodoro Studita, Parole spirituali, Ed. Episcopiei de Alba-Iulia, 1994, pp. 122-124. Tradotto dal Romeno.

Allo stesso modo, le lacrime dell’umiltà portano molto aiuto e, soprattutto, la Santa Comunione è il dono divino più grande. Tuttavia non ci prendiamo cura di comunicarci abbastanza spesso. E sono molto sorpreso del motivo che uni adducono per cui dovremmo prendere la Comunione solo la domenica e non un altro giorno in cui si svolge la liturgia.

Infatti conviene soprattutto ai monaci che sono nel seno della vita comunitaria, ricevere ogni giorno la comunione. Ma questo dico di coloro che sono puri nell'anima e nel corpo. Ma con noncuranza e senza grande cura e considerazione, nessuno osi. Come dice l'apostolo Giacomo: "L'uomo esamini se stesso per vedere se è degno, e poi obbedisca. Poiché chi mangia e beve il corpo e il sangue di Cristo con indegnità, pecca e grande condanna porta alla sua anima". Quella santa comunione è il pane della vita. Questo pane dà la vita eterna, e felice è chi ne mangia, sapendosi irreprensibile. Cioè senza cattiva lussuria o inimicizia, ubriachezza, gola, amore per il denro o qualsiasi altra impurità. E questo è ciò che dice Cristo: "Io sono il pane della vita, disceso dal cielo. E chi mangia la mia carne e beve il mio sangue è con me e io con lui".

Vedete, fratelli, che dono indicibile e misericordia sconfinata è che non solo Cristo è morto per noi, ma ha anche dato il suo corpo e il suo sangue perché noi mangiassimo e bevessimo. Quale segno può essere più grande, di questo, del Suo amore per noi... E quale altra prova, che Egli vuole la salvezza di tutti noi, può essere più illuminata di questa?

E se si addolora e si rammarica colui che è allontanato dalla mensa pubblica, quanto più dovrebbe addolorarsi, piangere e lamentarsi colui che si allontana egli stesso dalla mensa divina, sia per impurità, sia per intemperanza, sia per disobbedienza, o per qualsiasi altra cosa? Vera sofferenza. Perché non manca il cibo cattivo e transitorio, ma il pane della vita e il calice della salvezza e, più veramente, Cristo stesso. Perché chi partecipa ai Santi Misteri è in Cristo e Cristo è in lui. Ecco il fatto che, chi non si unisce ai santi Misteri, è separato da Cristo. E poiché fino ad ora non l'abbiamo seguito, da ora in poi andremo direttamente. Conoscendo la potenza del dono e purificandoci, quando possiamo, prendiamo parte ai misteri più puri, per la salute del corpo e dell'anima e per l'eredità della vita eterna.

Se accade che anche noi siamo al lavoro e in obbedienza fuori e sentiamo la campana della chiesa, lasciamo il lavoro e corriamo con molta diligenza ad obbedire al comando della campana, e otterremo molto aiuto. Poiché avendo sempre questa cura, ci guarderemo da ogni peccato e saremo sempre pronti. E se non stiamo attenti a comunicarci (ai Misteri), cadiamo nelle tante passioni dei peccati.

Perciò, fratelli, dobbiamo prepararci sempre, affinché possiamo partecipare alla vita eterna, meritandoci di conquistarla con il dono e l'amore delle persone di nostro Signore Gesù Cristo. A lui spetta la gloria e la potenza, insieme al Padre e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

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