Presentiamo un'estratto da una lettera scritta dal beato papa Giovanni VIII (+882) a san Fozio, patriarca di Costantinopoli, in cui concorda riguardo l'eterodossia del filoquismo. Il testo è riportato in Mansi, 17, 525 A– D.
La tua fraternità sa che, quando a noi è giunto colui che recentemente essa ha inviato, egli ci ha interpellato riguardo al sacro Simbolo, e ha trovato che lo conserviamo inalterato, tale quale ci è stato consegnato dall'inizio, senza aggiungervi né togliervi nulla, sapendo con esattezza che per quelli che osano agire in tale maniera è riservata una condanna pesante che li attende. E perciò, affinché la tua reverenza abbia di nuovo informazioni su di noi riguardo a questa espressione, a causa della quale sono sorti scandali in mezzo alle chiese di Dio, dichiariamo che non solo non la pronunciamo ma consideriamo quelli che prima nella loro sciocchezza hanno osato farlo come trasgressori delle parole divine e falsari della dottrina di Cristo il Signore e degli Apostoli e degli altri Padri che riuniti in concilio hanno consegnato il Simbolo. Noi li classifichiamo con Giuda perché hanno osato agire come lui: anche se non hanno consegnato alla morte il corpo del Signore, hanno diviso e frazionato i fedeli, che sono le membra del suo corpo. Così hanno spedito alla morte eterna per strangolamento quelli, e soprattutto se stessi, come ha fatto il menzionato ingiusto discepolo. Ma pensiamo che anche la tua sacralità, così intelligente e piena di saggezza, non ignora che persuadere gli altri vostri vescovi a pensarla così ci presenta grande difficoltà, perché nessuno potrebbe con facilità accettare una cosa più sacra così rapidamente, anche se si trattasse di qualcosa iniziato da poco e non consolidato da molti anni. Perciò ci è parso bene che nessuno sia da noi costretto ad abbandonare l'inserimento da lui già aggiunto al Simbolo, ma piuttosto preparare tali persone con mitezza e discernimento, esortandoli gradualmente ad astenersi dalla bestemmia.

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