Il problema del "tutti crediamo nel medesimo Dio in modi diversi" (Padre Vasilios Sakkas)

 Presentiamo la traduzione di un articolo scritto dal sacerdote Basilio Sakkas, difensore della fede, appartenuto alla Chiesa dei Veri Cristiani di Grecia in un periodo di aperta persecuzione dei vetero-calendaristi. L'articolo fu pubblicato come  La Foi Transmise, il 5 Aprile 1970.


Giovedì 2 aprile 1970 ebbe luogo a Ginevra un grande evento religioso. Nell’ambito dei lavori della Seconda Conferenza dell’“Associazione delle Religioni Unite”, i rappresentanti di dieci grandi religioni erano stati invitati a riunirsi nella Cattedrale di San Pietro. Questa “preghiera comune” si fondava sul seguente motivo: “I fedeli di tutte queste religioni erano stati invitati a convivere nel culto dello stesso Dio!”. Vediamo se questa affermazione sia valida alla luce della Sacra Scrittura.

Per spiegare meglio la questione, ci limiteremo alle religioni che storicamente si sono succedute in questo ordine: giudaismo, cristianesimo, islam. Queste tre religioni, infatti, rivendicano un’origine comune: come adoratori del Dio di Abramo. È quindi opinione molto diffusa che, poiché tutti pretendiamo di essere discendenti di Abramo — gli ebrei e i musulmani secondo la carne e i cristiani spiritualmente — tutti abbiamo come nostro Dio il Dio di Abramo, e tutti e tre adoriamo, ciascuno a suo modo naturalmente, lo stesso Dio. E questo stesso Dio costituirebbe, in qualche modo, il punto di unità e di “reciproca comprensione”, invitandoci a una “relazione fraterna”, come sottolineò il Rabbino Capo dott. Safran, parafrasando il Salmo: “Oh, quanto è buono vedere fratelli seduti insieme...”.

Da questa prospettiva, è evidente che Gesù Cristo, Dio e uomo, Figlio eterno e coeterno con il Padre, la Sua Incarnazione, la Sua Croce, la Sua gloriosa Risurrezione e la Sua seconda e terribile Venuta diventano dettagli secondari che non possono impedirci di “fraternizzare” con coloro che Lo considerano “un semplice profeta”, secondo il Corano, oppure “il figlio di una prostituta”, secondo certe tradizioni talmudiche! Così porremmo Gesù di Nazaret e Maometto sullo stesso piano. Non so quale cristiano degno di questo nome potrebbe accettarlo nella propria coscienza.

Si potrebbe dire che in queste tre religioni, se si mette da parte il passato, si può convenire che Gesù Cristo sia una creatura straordinaria e che sia stato inviato da Dio. Ma per noi cristiani, se Gesù Cristo non è Dio, non possiamo considerarlo né come “profeta” né come “messaggero di Dio”, ma soltanto come un grande ingannatore senza pari, poiché proclamò di essere il “Figlio di Dio”, facendosi così uguale a Dio (Marco 14:61–62). Secondo questa soluzione ecumenistica a livello sovraconfessionale, il Dio trinitario dei cristiani sarebbe lo stesso del monoteismo del giudaismo, dell’islam, dell’antico eretico Sabellio, dei moderni antitrinitari e di varie sette di tipo “Illuminati”. Non vi sarebbero Tre Persone in una sola Divinità, ma una sola Persona, immutabile per alcuni, oppure una che cambia con successo “maschere” (Padre – Figlio – Spirito Santo) per altri! Eppure qualcuno potrebbe pretendere che questo fosse “lo stesso Dio”.

Ecco qualcosa che qualcuno potrebbe ingenuamente proporre: “Tuttavia, vi è un punto comune per le tre religioni: tutte e tre confessano Dio come Padre!”. Ma secondo la santa fede ortodossa, ciò è assurdo. Noi confessiamo sempre: “Gloria alla Santa, Consustanziale, Vivificante e Indivisibile Trinità”. Come possiamo separare il Padre dal Figlio quando Gesù Cristo ci assicura che “Io e il Padre siamo uno”? (Giovanni 10:30). E il santo Apostolo ed Evangelista Giovanni il Teologo, l’Apostolo dell’amore, conferma chiaramente: “Chi nega il Figlio non possiede neppure il Padre” (1 Giovanni 2:23).

Ma anche se tutti e tre chiamiamo Dio Padre: Padre di chi è realmente? Per gli ebrei e i musulmani Egli è Padre degli uomini sul piano della creazione; mentre per noi cristiani Egli è, anzitutto, “prima della fondazione del mondo” (Giovanni 17:24), “il Padre del nostro Signore Gesù Cristo” (Efesini 1:3), e per mezzo di Cristo è nostro Padre “per adozione” (Efesini 1:4–5) sul piano della redenzione. Quale somiglianza vi è dunque tra la Paternità divina nel cristianesimo e nelle altre religioni?

Altri potrebbero dire: “Ma Abramo adorava il vero Dio; e gli ebrei attraverso Isacco e i musulmani attraverso Agar sono i discendenti di questo autentico adoratore di Dio”. Qui bisogna chiarire molte cose: Abramo non adorava affatto Dio nella forma del monoteismo impersonale in cui gli altri Lo adorano, ma nella forma della Santa Trinità. Leggiamo nella Sacra Scrittura: “Il Signore gli apparve alle querce di Mamre... ed egli si prostrò fino a terra” (Genesi 18:1–2). In quale forma Abramo adorò Dio? In forma impersonale, o nella forma dell’Unità divina trina?

Noi cristiani ortodossi onoriamo questa manifestazione della Santa Trinità nell’Antico Testamento nel giorno di Pentecoste, quando adorniamo le nostre chiese con rami simbolo delle antiche querce, e quando onoriamo in mezzo ad essi l’icona dei Tre Angeli, come nostro padre Abramo la onorò! La discendenza da Abramo secondo la carne ci è inutile se non rinasciamo nell’acqua del Battesimo, nella fede di Abramo. E la fede di Abramo era fede in Gesù Cristo, come il Signore stesso ha detto: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno” (Giovanni 8:56). Tale era anche la fede del profeta-re Davide, che udì il Padre celeste dire al Suo Figlio Consustanziale: “Il Signore ha detto al mio Signore” (Salmo 109:1; Atti 2:34). Tale era anche la fede dei “tre fanciulli nella fornace”, quando furono salvati dal “Figlio di Dio” (Daniele 3:25); tale era anche la fede del santo profeta Daniele, che vide la visione delle due nature di Gesù Cristo nel mistero dell’Incarnazione, quando il Figlio dell’uomo venne all’Antico dei Giorni (Daniele 7:13). Perciò il Signore, rivolgendosi ai discendenti biologicamente incontestabili di Abramo, disse: “Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo” (Giovanni 8:39), e queste opere sono “credere in Colui che Dio ha mandato” (Giovanni 6:29).

Chi sono dunque i discendenti di Abramo? I figli di Isacco secondo la carne, o i figli di Agar l’egiziana? Sono Isacco o Ismaele i discendenti di Abramo? Che cosa insegna la Sacra Scrittura per bocca del divino Apostolo? “Ad Abramo furono fatte le promesse e alla sua discendenza. Non dice: ‘e alle discendenze’, come se si trattasse di molte, ma di una sola: ‘e alla tua discendenza’, che è Cristo” (Galati 3:29). È lì, in Gesù Cristo, che Abramo divenne padre di molte nazioni (Genesi 17:5; Romani 4:17). Dopo tali promesse e tali assicurazioni, quale significato ha la discendenza corporea da Abramo?

Secondo la Sacra Scrittura, Isacco è considerato la discendenza, ma soltanto come figura di Gesù Cristo. In contrasto con Ismaele, figlio di Agar (Genesi 16:1), Isacco nacque nella miracolosa “libertà” di una madre sterile, in vecchiaia e contro le leggi della natura, come il nostro Salvatore, nato da una Vergine. Salì il monte Moria come Gesù salì il Golgota, portando sulle spalle il legno del sacrificio. Un angelo salvò Isacco dalla morte, come un angelo rotolò via la pietra del sepolcro per mostrarci che la tomba era vuota, che il Risorto non era più lì. Nell’ora della preghiera, Isacco incontrò Rebecca nel campo e la condusse nella tenda di sua madre Sara, così come Gesù incontrerà la Sua Chiesa nelle nubi per introdurla nei tabernacoli celesti, la Nuova Gerusalemme, la patria a lungo desiderata.

No! Noi non abbiamo lo stesso Dio dei non cristiani! La cosa assolutamente essenziale, il sine qua non, per conoscere il Padre è il Figlio: “Chi ha visto Me ha visto il Padre; nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me” (Giovanni 14:6, 9). Il nostro Dio è un Dio incarnato, che “abbiamo visto con i nostri occhi e toccato con le nostre mani” (1 Giovanni 1:1). Colui che è immateriale divenne materiale per la nostra salvezza, come dice san Giovanni Damasceno, e ci è stato rivelato. Ma quando si è rivelato agli ebrei e ai musulmani di oggi, così da supporre che conoscano Dio? Se essi possiedono una piena conoscenza di Dio senza Gesù Cristo, allora Cristo si è incarnato, è morto ed è risorto invano!

Secondo le parole di Cristo, essi non sono ancora giunti pienamente al Padre. Hanno qualche idea di Dio, ma questa idea non include la piena rivelazione di Dio data all’uomo per mezzo di Gesù Cristo. Per noi cristiani, Dio è inconcepibile, incomprensibile, indescrivibile e immateriale, come dice Basilio il Grande. Per la nostra salvezza Egli divenne, nella misura in cui siamo uniti a Lui, concepibile, descrivibile e materiale, mediante la rivelazione nel mistero dell’Incarnazione del Suo Figlio. A Lui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. E per questa ragione, san Cipriano di Cartagine dice che chi non ha la Chiesa come Madre non ha Dio come Padre!

Dio ci preservi dall’apostasia e dalla venuta dell’Anticristo, i cui segni preliminari si moltiplicano di giorno in giorno. Ci protegga dalla grande tribolazione, che neppure gli eletti potranno sopportare senza la grazia di Colui che abbrevierà quei giorni. E ci custodisca mantenendoci nel “piccolo gregge”, nel “resto secondo l’elezione della grazia”, affinché, come Abramo, possiamo gioire nella luce del Suo volto, per le intercessioni della Santissima Theotokos e Semprevergine Maria, di tutti gli abitanti del cielo, delle schiere di martiri, profeti, gerarchi, evangelisti e confessori rimasti fedeli fino alla morte, che versarono il loro sangue per Cristo, che ci generarono mediante il Vangelo di Gesù Cristo nelle acque del Battesimo.

Noi siamo i loro figli — certamente deboli, peccatori e indegni; ma non tenderemo le nostre mani verso un dio straniero! Amen.

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