Oggi è la Discesa dello Spirito Santo o "Il giorno della Trinità"?

 Con l'occasione della solennità di Pentecoste offriamo una breve riflessione storico-liturgica sui testi della festa di oggi.




Chi è molto attento e pignolo nell'ascolto e nella lettura dei testi liturgici avrà notato alcune discrepanze. Nei calendari slavi la festa di oggi è chiamata "Domenica della Santa Trinità" (День Святой Троицы) mentre nei calendari elleni e ellenofili la festa è chiamata "Pentecoste" o "Discesa dello Spirito Santo" (πεντηκοστή / επιφοίτηση του Αγίου Πνεύματος; nota il romeno Pogorarea Sfantului Duh). 

Nei libri liturgici slavi più vecchi, il titolo della festa era Нєдѣ́лѧ свѧты́ѧ Пєнтико́стїи.  Domenica della santa Pentecoste. Poi, negli ultimi secoli, si è preferito indicarla come "Giorno della Trinità". Tra il XV e il XVIII secolo, in Russia, l'influenza della pittura di Rublev e della scuola del monastero della santa Trinità di san Sergio di Radonez hanno gradualmente influenzato la lettura della Pentecoste come della Trinità che si rivela al mondo. 

Questo genera confusione perché, effettivamente, il giorno vero e proprio per la "Discesa dello Spirito Santo" è lunedì. Il testo è chiaro. Il vespro solenne della domenica sera con le preghiere in ginocchio, la dedicazione del lunedì, tutto fa pensare quindi che la Domenica non sia propriamente "Del Paraclito" anche se i temi sono ricorrenti. 

Al sabato sera, alla solenne veglia notturna  vengono lette tre paremie: la prima narra la discesa dello Spirito Santo sui giusti nell'Antico Testamento ( Numeri 11:16-17 , Numeri 11:24-29 ), la seconda ( Gioele 2:23-32 ) e la terza ( Ezechiele 36:24-28 ), secondo la fede della Chiesa Ortodossa, sono profezie della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli a Pentecoste. Nel giorno della festa si celebra la Liturgia festiva , durante la quale si legge  Atti 2,1-11  e il Vangelo di Giovanni ( Giovanni 7,37-52 , Giovanni 8,12 ).

Anche al Vespro della Pentecoste (sabato sera) i primi tre tropi sembrano proprio indicare la preminenza dello Spirito Santo come tema festivo, ma i successivi tropi sono più trinitari che pneumatici. L'ultimo prima del doxastico è proprio trinitario puro:

Glorifichiamo con canti e inni la Trinità ineffabile, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, così come hanno insegnato i profeti, gli apostoli e i martiri. 

Il Doxastico stesso, che marca l'Ingresso della Veglia, è trinitario. Un trisagio "arricchito" con dei tropi, molto elegante. 

Venite, o popoli, adoriamo la Divinità nei tre Ipostasi: il Figlio nel Padre insieme con il Santo Spirito. Poiché il Padre, prima di tutti i secoli, ha generato il Figlio, coeterno e assiso con Lui sul medesimo trono. E lo Spirito Santo era nel Padre, glorificato insieme con il Figlio. Unica Potenza, unica Essenza, unica Divinità, davanti alla quale tutti ci prostriamo dicendo: Santo Dio, che hai creato tutte le cose per mezzo del Figlio, con la cooperazione del Santo Spirito. Santo Forte, per mezzo del quale abbiamo conosciuto il Padre e lo Spirito Santo è venuto nel mondo. Santo Immortale, Spirito Consolatore, che procedi dal Padre e riposi nel Figlio. Santa Trinità, gloria a Te.

Alla Sticologia, si riprende parzialmente il tema dello Spirito Paraclito, e si canta il Re Celeste.

Alla Artoclasia, il semplice e simpatico tropario di Pentecoste, nel gioioso tono VIII, parla effettivamente della festa:

Benedetto sei tu Cristo nostro Dio, / hai reso sapienti dei semplici pescatori inviando loro lo Spirito Santo, / e per loro conquistando l’universo intero. / Gloria a Te o Filantropo. 

Al Mattutino, i canoni composti da san Cosma di Maium e san Giovanni Damasceno sono cristologici, proponendo la venuta dello Spirito Santo come compimento finale della missione cristica sulla terra, narrando l'evento dalla prospettiva del Signore che lascia gli Apostoli, ma con la Consolazione del Paraclito. 

Alle Lodi, i tropi riprendono il tema pneumatico.

Come abbiamo visto, alla Liturgia gli Atti parlano della discesa dello Spirito sugli Apostoli, e il Vangelo della promessa del Signore. 

Questa festa ha dunque un carattere ambivalente, Trinitario / ipostatico-pneumatico, ma senza una preponderanza dei temi. La domenica sera è previsto un grande vespro speciale, dedicato interamente alla figura dello Spirito Santo, e Lunedì è universalmente conosciuto come "Lunedì dello Spirito Santo". 

Domenica sera, alla Compieta, in luogo del consuetudinario canone mariano, troviamo uno splendido canone al Paraclito composto da Teofane il Monaco. 

Il Lunedì santo, al Mattutino, ripete il canone del Damasceno, e le lodi invece sono proprie, sempre a tema pneumatico. 

In poche parole, la teologia bizantina vede nella Pentecoste il compimento della rivelazione trinitaria:

- il Padre invia lo Spirito;

- lo Spirito discende;

- il Figlio glorificato mantiene la promessa.

Tutti questi concetti sono vissuti e celebrati fra Domenica e Lunedì della Settimana di Pentecoste. Questa festa supera la vecchia festività delle capanne, la pentecoste ebraica: gli ebrei celebravano la concessione della Legge sul monte Sinai. Noi cristiani abbiamo la fusione della Nuova e dell'Antica Legge in Cristo, che manda non un nuovo decalogo, ma lo Spirito Santo, il Vivente, colui che santifica la Chiesa e la vita dei suoi membri.  

Spero di aver aiutato, invece di aver creato ulteriore confusione.

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