Gesù fu crocefisso o fu "legato ad un palo"?

 Presentiamo la traduzione di un piccolo quando efficace studio del vescovo Petru Pruteanu sulla terminologia del sacrificio cristico. Il Signore fu crocefisso, o fu affisso ad un palo?


"I Testimoni di Geova" sostengono che Cristo sia stato crocifisso su un palo e non su una croce. Quali sarebbero i nostri argomenti, in quanto ortodossi, per confutare queste errate opinioni settarie? Né su Internet né nei libri è stata finora formulata una risposta ortodossa su questo tema; perciò abbiamo cercato di elaborarla nelle righe che seguono.

Abbiamo studiato attentamente gli argomenti dei geovisti riguardo a questo argomento e li abbiamo trovati deboli e inconsistenti, compresi quelli che fanno riferimento a Justus Lipsius (sec. XVI-XVII), dal quale i geovisti citano una sola pagina (si veda il libro in formato DJVU – edizioni del 1594 e del 1597), ignorando tutte le altre. In generale, tutte le loro accuse sono infondate e prive di argomentazione. Passiamo ora ai nostri argomenti.

1. La questione

L'idea che Cristo sia stato inchiodato a un palo e non a una croce compare tra i Testimoni di Geova soltanto negli anni Trenta del XX secolo. Prima di allora non era conosciuta e nemmeno oggi è condivisa dagli altri gruppi neoprotetstanti. È evidente che il loro padre, il diavolo, non ama questo segno e perciò ha insinuato nelle loro menti una simile assurdità.

Cerchiamo ora di chiarire la questione con alcune immagini mentali, così da poter discutere più facilmente in seguito.

I Testimoni di Geova affermano che Cristo fu crocifisso su un palo, con le mani sovrapposte sopra la testa e fissate con un unico chiodo; tutti gli altri cristiani e perfino i non cristiani sostengono invece che Cristo fu crocifisso su una croce, con le braccia aperte lateralmente.

2. La terminologia

Il testo greco, quando si riferisce all'oggetto sul quale Cristo fu crocifisso, usa il termine σταυρός (staurós).

Con questo termine i dizionari intendono talvolta un «palo» o una «trave di legno» (ed è questo il significato che i geovisti considerano esclusivamente, rifacendosi all'antichità più remota), ma molto più spesso per staurós si intende uno «strumento di tortura a forma di T» oppure di †, cioè con la parte superiore prolungata.

È proprio in questo secondo significato (che di fatto è divenuto il principale) che il termine viene usato nel Nuovo Testamento, ma anche in autori come Diodoro Siculo (I sec. a.C.), Plutarco (I sec. d.C.) e Luciano di Samosata (II sec. d.C.). Dunque, nel periodo ellenistico, dopo il III secolo a.C., come riconoscono anche alcuni geovisti, staurós aveva il significato di croce e non di palo.

Dimostreremo più avanti che nel Nuovo Testamento staurós indica la Croce così come tutti la conosciamo, ma per ora occorre precisare che nel Nuovo Testamento la parola ha due significati:

letterale: croce o legno della croce (13 volte);

spirituale: sofferenza, morte, sacrificio (15 volte).

Per il concetto di «palo», la lingua greca possiede un altro termine: στύλος (stýlos = palo, colonna), che ricorre quattro volte anche nel Nuovo Testamento (Galati 2,9; 1 Timoteo 3,15; Apocalisse 3,12 e 10,1). Per «croce», invece, il greco non possiede altro termine se non staurós.

Va inoltre osservato che i geovisti spesso speculano sui testi di Deuteronomio 21,22-23 (tradotto da noi in modo errato) e soprattutto su Galati 3,13, dove si parla di «essere appeso al legno» (epì xýlou).

Precisiamo che in greco la parola ξύλον (xýlon) si riferisce alla «materia legno» (e quindi può indicare anche la croce) e non necessariamente a un tronco o a un albero, per i quali il greco possiede il termine δένδρον (déndron).

Dal punto di vista terminologico, dunque, le cose sono chiare: Cristo fu crocifisso su una croce di legno.

3. Argomenti biblici

Due versetti sono particolarmente importanti.

Matteo 27,37

«Al di sopra del suo capo posero il motivo della sua condanna, scritto così: “Questi è Gesù, il re dei Giudei”».

a) Nella rappresentazione geovista l'iscrizione non si trova sopra la testa, ma sopra le mani; e la Bibbia, così come l'evangelista Matteo, non potevano commettere un errore logico tanto evidente.

b) Il fatto stesso che l'iscrizione sia stata posta lì mostra che esisteva una parte superiore della croce che si prolungava verso l'alto e sulla quale poteva essere fissata un'iscrizione piuttosto grande (poiché era scritta in tre lingue).

Giovanni 20,25

«Se non vedrò nelle sue mani il segno dei chiodi...».

Il testo mostra chiaramente che nelle mani di Cristo furono infissi più chiodi (più precisamente due), e l'apostolo Tommaso Apostolo lo sapeva bene.

È logico che, in caso di crocifissione su un palo, si usasse un solo chiodo (come rappresentano i geovisti), ma questa idea viene contraddetta dalla Scrittura.

4. Argomenti archeologici

Tutte le antiche rappresentazioni cristiane, non soltanto a partire dal IV o addirittura dal III secolo, come sostengono erroneamente i geovisti, raffigurano la Croce esattamente come la conosciamo noi e come, di fatto, Cristo fu crocifisso.

Per essere più convincente, presenterò due argomenti archeologico-scientifici risalenti addirittura al I secolo, uno dei quali fu scoperto e studiato da ebrei e non da cristiani.

A) Nel 1968, durante la costruzione di una strada nella località di Giv'at ha-Mivtar, a nord di Gerusalemme, un bulldozer portò alla luce una tomba contenente il corpo di un giovane crocifisso di nome Yehohanan (24-28 anni).

Poiché le estremità dei chiodi si erano piegate, il corpo non poté essere rimosso dalla croce e, probabilmente a causa della fretta e dello stato avanzato di decomposizione, fu sepolto insieme ad essa.

Gli studiosi ritengono che si trattasse di uno degli ebrei che tentarono di difendere Gerusalemme dai Romani negli anni 69-71 d.C. e che fu crocifisso da questi ultimi. In ogni caso, sia lo scheletro sia la croce appartengono al I secolo dell'era cristiana.

B) È noto che nel 79 d.C. avvenne la grande eruzione del Monte Vesuvio, che seppellì la città di Pompei.

Solo nel XIX e soprattutto nel XX secolo furono effettuati scavi che riportarono alla luce la città coperta dalla lava. Tra le scoperte vi fu anche una casa che probabilmente serviva da chiesa. È possibile che vi abbiano predicato persino gli apostoli Pietro e Paolo.

Tra i simboli cristiani rinvenuti sulle pareti compariva anche la Croce nella forma che conosciamo oggi. Si tratterebbe della più antica rappresentazione della Croce finora nota.

A partire dal II secolo, testimonianze di questo genere diventano ancora più numerose ed evidenti.

5. Argomenti storici

Le fonti dei primi secoli parlano della crocifissione sulla Croce (a forma di T, talvolta con il braccio superiore prolungato, come nel caso di Cristo).

Abbiamo testimonianze nell'Epistola di Barnaba, capitolo 12 (che per un certo periodo fu persino inclusa nel canone biblico), dove viene fatto un parallelo con Genesi 48, in cui Giacobbe benedice incrociando le mani su Efraim e Manasse.

Altre testimonianze si trovano negli scritti di Giustino Martire, Ireneo di Lione, Origene, Tertulliano e molti altri.

Un'altra prova importante è che, per lungo tempo dopo la crocifissione di Cristo, i cristiani vedevano con i propri occhi il tipo di croci utilizzate dai Romani nelle esecuzioni; inoltre, molti cristiani furono essi stessi crocifissi su tali croci.

6. Due domande retoriche rivolte ai geovisti

Che cosa dobbiamo prendere e portare, secondo Matteo 16,24: la croce o il palo?

Quale segno del Figlio dell'Uomo apparirà nel cielo (cfr. Matteo 24,30): la croce o il palo?

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