Il lungo articolo è tradotto da:
La Voce dell'Ortodossia (Foni tis Orthodoxias)
Periodico ufficiale del Sinodo della Chiesa dei Veri Cristiani Ortodossi (G.O.C.) di Grecia
(all'epoca sotto la presidenza dell'Arcivescovo Crisostomo Kiousis)
Numero 811, Gennaio-Febbraio 1987, Pagina 23
Presentiamo questa traduzione integrale per studi storici e in particolare per la comprensione del movimento GOC così come si presentava negli anni 1980-1990.
La deposizione del Metropolita Cipriano di Oropos
Il Santo Sinodo, il 4 novembre 1986 (18 novembre secondo il calendario civile nuovo), depose il Metropolita di Oropos Cipriano Koutsoubas, riportandolo allo stato monastico, poiché era caduto nell'eresia dell'ecumenismo e si era separato dalla nostra Chiesa.
Si tratta di un triste evento nella storia della nostra lotta, poiché è stato dimostrato che il deposto Metropolita Cipriano Koutsoubas, per oltre un decennio, riuscì a ingannare la Chiesa dei Veri Cristiani Ortodossi di Grecia fingendosi un autentico cristiano ortodosso.
Riuscì persino a salire tutti i gradini del sacerdozio fino a diventare vescovo, mentre il suo cuore era già divorato dalle dottrine erronee dell'ecumenismo neocalendarista.
Nessuno nega che la deposizione di un vescovo sia certamente una tragedia per la Chiesa. Tuttavia, come affermammo anche nel caso della deposizione dell'ex Arcivescovo Auxentios, talvolta questo atto della Chiesa Madre è inevitabile.
Uno di questi casi è proprio quello dell'ex Metropolita e attuale monaco Cipriano Koutsoubas, e ne spiegheremo le ragioni. Quando un vescovo predica l'eresia, e ancor più apertamente e pubblicamente, come fece Cipriano, la Chiesa deve prendere le misure necessarie per proteggere il proprio gregge dall'eresia proclamata. Il modo più efficace di reagire consiste nel recidere la parte malata dal corpo ecclesiale, per impedire che la cancrena dell'eresia si diffonda ai membri sani della Chiesa. Così la Chiesa ha sempre operato nel corso della sua lunga storia.
In questo caso il monaco Cipriano arrivò al punto di sostenere e insegnare che i neocalendaristi costituiscono la Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica che salva, mentre noi, che seguiamo il calendario ortodosso dei Padri, non saremmo la Chiesa.
Che terribile bestemmia sulle labbra di colui che appariva come un vescovo del Vecchio Calendario!
Tuttavia esiste un'altra ragione per cui la deposizione di Cipriano era inevitabile. Separandosi dalla Chiesa, Cipriano divenne causa di scisma e fondò, secondo una sua personale concezione, un cosiddetto "Santo Sinodo della Resistenza". Quando mai i Santi Padri hanno creato un simile sinodo di "resistenti" dedicandosi a raccogliere seguaci e a fare proselitismo tra i fedeli più semplici?
Se il deposto Metropolita Cipriano si fosse limitato a separarsi dalla Chiesa e a ritirarsi nel suo monastero, il Santo Sinodo avrebbe mostrato pazienza, pregando per il suo ritorno, come fa tuttora per gli altri vescovi separati dal Sinodo, Gabriele delle Cicladi e Akakios di Diavleia, che fino a oggi non sono stati deposti proprio per questo motivo.
Ma dal momento in cui Cipriano concepì il piano di turbare la Chiesa, fondando parrocchie scismatiche in vari luoghi per ingannare il popolo e soprattutto consacrando numerosi vescovi, la situazione cambiò radicalmente.
In tale circostanza la Chiesa, purtroppo, non ebbe altra scelta. Fu costretta, a causa delle azioni estreme del Metropolita Cipriano, a procedere alla sua deposizione. La cosa più triste è che l'attuale monaco Cipriano, invece di pentirsi e comprendere le proprie azioni contro la Chiesa Ortodossa, continua ad attirare e sviare altri verso l'eresia e lo scisma.
Come molti altri eretici condannati dalla Chiesa non si pentirono, così nemmeno Cipriano si è pentito.
Pertanto si applicano a lui le parole dell'Apostolo Paolo a Tito:
"Evita l'uomo settario dopo una prima e una seconda ammonizione, sapendo che un tale uomo è traviato e pecca, condannandosi da sé stesso" (Tito 3,10-11).
Persistendo nelle sue dottrine ecumeniste, Cipriano continua a peccare come uno che si è auto-condannato.
Noi siamo sinceramente addolorati per la caduta di Cipriano.
Siamo ancora più addolorati dal fatto che molte anime innocenti vengano trascinate fuori strada dalle sue nuove predicazioni considerate eretiche e siano separate dalla Chiesa.
Siamo infine profondamente rattristati dal fatto che esistano teologi e altri studiosi che, invece di esortare Cipriano a ritornare all'Ortodossia, lo incoraggiano nella sua illusione spirituale e nella sua ostinazione.
Preghiamo che questo doloroso evento, la caduta del monaco Cipriano, diventi un'occasione di salutare riflessione per tutti i Veri Cristiani Ortodossi dalla fede sana.
Essi devono comprendere che l'eresia può giungere perfino alle soglie della nostra Chiesa se non si rimane vigili.
Per questo è necessario osservare attentamente ogni movimento e dottrina eretica e denunciare ogni eresia, come il nostro Sinodo ha opportunamente fatto nel caso di Cipriano Koutsoubas, del cui pentimento e ritorno non smetteremo mai di attendere la realizzazione.
Decisione n. 5/1986
Korydallos
Chiesa della Santa Grande Martire Marina
(Viale Vasilissis Sofias e Via Kritis)
Oggi, 5/18 novembre 1986, il Santo Sinodo della Chiesa dei Veri Cristiani Ortodossi di Grecia si è riunito in sessione straordinaria quale tribunale sinodale, sotto la presidenza di Sua Beatitudine l'Arcivescovo Crisostomo di Atene.
Erano presenti i seguenti membri del Santo Sinodo:
Metropolita Kallinikos di Fthiotide e Thaumakos
Metropolita Massimo di Magnesia
Metropolita Kallinikos di Acaia e di tutto il Peloponneso
Metropolita Matteo di Oinoi
Metropolita Kalliopios di Pentapoli
Metropolita Stefano di Chio, Psara e Oinousses
Metropolita Atanasio di Acharnai e Nuova Ionia
Metropolita Giustino di Evripos ed Eubea
Non potendo essere presenti, ma avendo comunicato il loro accordo con le decisioni del Sinodo:
Metropolita Gerontios del Pireo e Salamina
Metropolita Pietro di Astoria
Metropolita Kallinikos del Dodecaneso
Metropolita Efthymios di Salonicco
La riunione fu convocata per giudicare le accuse mosse contro:
Metropoliti
Cipriano di Oropos e Fili
Giovanni di Sardegna
Vescovi consacrati da loro
Crisostomo Gonzales (messicano)
Nifon Kigudu (keniota)
Crisostomo Kouskoutopoulos
Crisostomo Marlasis
e altri tre sconosciuti:
uno svedese
uno italiano (potrebbe essere Giovanni Basciu di Sardegna oppure Silvano Livi di Pistoia, NDT).
uno austriaco
i quali componevano il nuovo cosiddetto "Santo Sinodo della Resistenza".
Parte 2 - Lettura dell'atto d'accusa
Dopo la verifica del numero legale e la preghiera iniziale, Sua Beatitudine l'Arcivescovo Crisostomo di Atene dichiarò aperta la seduta.
L'incarico di segretario fu affidato al Segretario Generale del Santo Sinodo, il Metropolita Kallinikos di Acaia e di tutto il Peloponneso (futuro Arcivescovo Kallinikos di Atene), che lesse l'atto d'accusa.
Tutti gli imputati - Gli accusati venivano incriminati per aver:
A. Abbandonato la fede ortodossa tramandata dai santi Padri portatori di Dio e dalle decisioni dei Sinodi del 1935, 1950 e 1974 della Chiesa dei Veri Cristiani Ortodossi di Grecia.
Essi avrebbero adottato dottrine ecumeniste secondo cui:
i neocalendaristi scismatici costituirebbero la vera Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica;
tale Chiesa sarebbe depositaria della grazia salvifica e arca della salvezza;
la Chiesa dei Veri Cristiani Ortodossi non sarebbe invece la Chiesa.
B. Aver amministrato i Sacri Misteri della Chiesa senza discernimento né esame ai neocalendaristi innovatori, scismatici ed ecumenisti.
C. Essersi separati dalla Chiesa, erigendo un proprio altare e formando il cosiddetto "Santo Sinodo della Resistenza", composto dai Metropoliti Cipriano di Oropos e Giovanni di Sardegna e dai vescovi consacrati da loro.
Accusa particolare contro Cipriano
In aggiunta, Cipriano veniva accusato di aver:
- ingannato per quindici anni le autorità ecclesiastiche superiori;
- ingannato il popolo fedele della Chiesa dei G.O.C.;
- finto di professare la fede della Chiesa per ottenere la consacrazione episcopale;
- rivelato successivamente il proprio vero obiettivo, cioè appropriarsi della dignità episcopale e fondare una propria "chiesa" per diffondere le sue idee considerate eterodosse.
Relazione del Metropolita Kalliopios
Il Metropolita Kalliopios di Pentapoli, relatore della causa, presentò quindi la propria relazione.
Egli ricordò che il Santo Sinodo, il 3/16 ottobre 1986, gli aveva affidato l'incarico di esaminare il caso del Metropolita Cipriano di Oropos e Fili, accusato di essersi separato dalla Chiesa dei G.O.C. e di aver pubblicamente propagato dottrine già condannate.
La storia ecclesiastica di Cipriano secondo il rapporto
Secondo la relazione:
- fino al 1968 Cipriano apparteneva alla Chiesa di Stato neocalendarista;
- in quella Chiesa aveva ricevuto i primi due gradi del sacerdozio.
Nel 1968, durante la Domenica dell'Ortodossia, introdusse il Vecchio Calendario nella vita liturgica del monastero da lui diretto.
Tuttavia:
- continuò a commemorare il vescovo neocalendarista di Attica, Nikodimos;
- continuò a mantenere la comunione con la Chiesa di Stato.
La relazione cita come prova un articolo apparso sulla rivista "San Cipriano", numero 52, agosto 1971.
Le parole di Cipriano contro i paleoimerologhiti
La relazione riporta poi ampi estratti del libro di Cipriano:
"Come ho conosciuto il Calendario Patristico e come vi sono ritornato"
In questo testo Cipriano descriveva la divisione tra vecchio e nuovo calendario come:
"una ferita della Chiesa e una gioia per il diavolo e gli eretici."
Secondo quanto riferito dal documento, Cipriano sosteneva che gli Old Calendarists avessero ecceduto negli estremi.
La relazione cita le seguenti affermazioni attribuitegli:
- se i vetero-calendaristi non fossero diventati estremisti, la Chiesa sarebbe già tornata unita al calendario patristico;
- essi avrebbero sostenuto erroneamente che la grazia dello Spirito Santo aveva abbandonato la Chiesa ufficiale;
- avrebbero dichiarato invalidi i sacramenti della Chiesa ufficiale;
- avrebbero alimentato fanatismo e divisione.
Secondo Cipriano, quando cercò di unirsi agli Old Calendarists:
- gli venne richiesto di rinnegare la Chiesa ufficiale;
- ciò lo turbò profondamente;
- per questo rinviò più volte il suo passaggio al Vecchio Calendario.
La relazione riporta inoltre che Cipriano avrebbe definito:
- una "grande bestemmia" la ri-crismatura dei fedeli provenienti dal Nuovo Calendario;
- una "grande bestemmia" la riordinazione del clero proveniente dalla Chiesa ufficiale.
- Nel medesimo testo, Cipriano avrebbe espresso giudizi particolarmente severi contro il gruppo dei Matteiti.
Secondo la citazione riportata:
- essi sarebbero vittime di "illusione spirituale";
- avrebbero una successione episcopale irregolare;
- rifiuterebbero totalmente i sacramenti della Chiesa ufficiale;
- sarebbero chiusi in una posizione estrema e inaccessibile.
La relazione riporta inoltre che Cipriano avrebbe affermato:
"Quanto il diavolo li inganna!"
e che:
Tutte le Chiese ortodosse, il Patriarcato di Gerusalemme e i monasteri dell'Athos mantengono la comunione con la Chiesa ufficiale, mentre gli Old Calendarists la negano completamente.
Secondo il rapporto, Cipriano concludeva sostenendo che la scelta più saggia sarebbe stata:
seguire il Calendario Patristico senza separarsi dalla Chiesa Madre ufficiale di Grecia.
L'ingresso nei G.O.C.
Il rapporto prosegue spiegando che il 3/16 gennaio 1969 Cipriano:
cessò di commemorare il vescovo Nikodimos;
entrò nella Chiesa dei Veri Cristiani Ortodossi di Grecia.
Entrando nei G.O.C., egli accettò formalmente:
Enciclica n. 13 del 1950
del Metropolita Crisostomo di Florina.
Enciclica n. 1191 del 1974
che riaffermava:
l'assenza della grazia santificante nei sacramenti dei neocalendaristi;
il divieto per il clero G.O.C. di amministrare i Misteri a persone esterne alla Chiesa.
Dichiarazione del 1974
La relazione afferma che il 2/15 ottobre 1974, durante la festa del monastero dei Santi Cipriano e Giustina:
alla presenza del Metropolita Gerontios del Pireo,
Cipriano dichiarò pubblicamente la propria adesione all'Enciclica 1191.
Secondo il documento, egli promise di non amministrare più i Sacri Misteri ai neocalendaristi innovatori.
Consacrazione episcopale
Avendo professato questa ecclesiologia, Cipriano venne consacrato Metropolita di Oropos il 7/20 febbraio 1979 da:
Kallistos di Corinto;
Antonio di Attica e Megaride.
Il rapporto sottolinea che entrambi i consacranti erano noti sostenitori della dottrina secondo cui:
la Chiesa neocalendarista aveva perso la grazia;
i suoi sacramenti non dovevano essere riconosciuti.
La svolta del 1983
La relazione arriva quindi al punto centrale. Nel 1983 il Metropolita Kallistos pubblicò due opere:
"Apologia"
"Confessione di fede - Epistola"
nelle quali sosteneva che la Chiesa del Nuovo Calendario:
- era caduta nell'ecumenismo;
- era separata dalla vera Chiesa;
- possedeva sacramenti privi di validità.
Secondo la relazione, Cipriano reagì scrivendo a Kallistos il 30 maggio 1983.
Nella lettera egli avrebbe affermato che la teoria della perdita della grazia da parte di tutte le Chiese che avevano adottato il nuovo calendario era:
- priva di testimonianza patristica;
- inaccettabile;
- anti-patristica;
- anti-ortodossa.
Il relatore Kalliopios presenta questa lettera come la prova decisiva che Cipriano aveva ormai abbandonato l'ecclesiologia ufficiale dei G.O.C.
Parte 3 - La lettera di Cipriano contro Kallistos (1983)
Secondo la relazione del Metropolita Kalliopios, la lettera inviata da Cipriano a Kallistos il 30 maggio 1983 rappresentò una svolta decisiva.
In essa Cipriano contestava apertamente la dottrina sostenuta da Kallistos, secondo cui le Chiese che avevano adottato il Nuovo Calendario avevano perso la grazia divina.
Il documento riporta che Cipriano scrisse sostanzialmente:
"Con i vostri testi professate una nuova dottrina secondo cui tutte le Chiese ortodosse che hanno accettato l'innovazione del calendario nel 1924 hanno perduto la grazia divina. Tale opinione è per noi priva di testimonianza, inaccettabile, anti-patristica e quindi anti-ortodossa."
La relazione interpreta queste parole come una contraddizione rispetto alle posizioni che Cipriano avrebbe precedentemente professato all'interno dei G.O.C.
Secondo il relatore, Cipriano avrebbe dunque rinnegato una dottrina che egli stesso aveva formalmente accettato entrando nella Chiesa dei Veri Cristiani Ortodossi.
La reazione del Metropolita Kallistos
In seguito a tali sviluppi, il Metropolita Kallistos di Corinto inviò al Santo Sinodo una dichiarazione datata 16/29 ottobre 1983.
In essa denunciava:
- le opinioni ecclesiologiche di Cipriano;
- alcuni comportamenti liturgici attribuiti a lui e ai suoi sostenitori.
Tra le accuse vi era quella di aver pregato e celebrato con persone considerate scismatiche o eretiche.
Kallistos dichiarò infine la propria separazione dal Sinodo.
La risposta del Santo Sinodo
Il Santo Sinodo reagì con una dichiarazione ufficiale (n. 106 del 18 ottobre 1983), firmata anche da Cipriano.
Secondo il testo riportato nella relazione, il Sinodo ribadì che:
"Ogni ecumenista e innovatore è, secondo il dogma della Chiesa, eretico e fuori della Chiesa, che sola costituisce l'Arca della salvezza del genere umano."
Inoltre affermò che:
"La grazia dello Spirito Santo opera nei Misteri solo all'interno della Chiesa."
Il relatore utilizza questo documento come prova del fatto che Cipriano, almeno formalmente, aveva ancora sottoscritto la posizione tradizionale del Sinodo.
L'episodio del Patriarca Nicola di Alessandria (1984)
Nonostante tale dichiarazione, il rapporto sostiene che il 27 agosto 1984 Cipriano accolse in comunione ecclesiastica il Patriarca Nicola di Alessandria.
Nicola viene descritto dal documento come:
"ecumenista"
e la sua presenza durante una celebrazione liturgica nel monastero di Fili viene considerata una grave infrazione.
Secondo il rapporto, Cipriano:
- accolse il Patriarca durante la Divina Liturgia;
- ne annunciò pubblicamente la presenza;
- manifestò gioia per la sua partecipazione.
- La convocazione davanti al Sinodo
Il Santo Sinodo inviò quindi a Cipriano una convocazione ufficiale.
Nel documento si legge che il Sinodo riteneva:
- le sue posizioni contrarie alla dottrina ortodossa;
- il suo comportamento conforme all'ecumenismo;
- il suo viaggio negli Stati Uniti compiuto senza autorizzazione canonica.
Per tali ragioni gli veniva ordinato di comparire davanti al Sinodo e rispondere alle accuse.
La convocazione specificava che, in caso di mancata comparizione, il procedimento sarebbe continuato in sua assenza.
La sospensione
Secondo il rapporto, Cipriano non si presentò all'udienza.
Il Sinodo ritenne pertanto provate le accuse e, nella riunione del 9 settembre 1984, gli impose quaranta giorni di sospensione dalle funzioni sacerdotali. Il documento aggiunge che Cipriano non avrebbe mai rispettato completamente questa sospensione.
Nascita del "Santo Sinodo della Resistenza"
La relazione prosegue affermando che, dopo questi eventi, Cipriano costituì una propria organizzazione ecclesiastica.
Essa viene chiamata: "Santo Sinodo della Resistenza"
I suoi membri principali sarebbero stati:
- Cipriano di Oropos e Fili;
- Giovanni di Sardegna. *Giovanni Basciu. NDT.
Secondo il rapporto, il 5 aprile 1985 essi:
- rifiutarono l'autorità del Santo Sinodo dei G.O.C.;
- si separarono ufficialmente da esso;
- giustificarono tale separazione con argomenti che il relatore definisce menzogneri.
- La sospensione a tempo indeterminato
In seguito a questa rottura, il Santo Sinodo emise la decisione n. 28 del 10 febbraio 1986. Con essa:
- Cipriano veniva sospeso a tempo indeterminato;
- il suo caso veniva deferito al tribunale sinodale.
È questa decisione che portò al processo del novembre 1986.
Le consacrazioni episcopali contestate
Il rapporto sostiene che Cipriano ignorò la sospensione. Anzi, avrebbe continuato a esercitare il ministero e a compiere consacrazioni episcopali. Tra i nuovi vescovi menzionati figurano:
Nifon Kigudu;
Crisostomo Gonzales;
Crisostomo Marlasis;
Crisostomo Kouskoutopoulos;
oltre a:
uno svedese;
un italiano. (Silvano Livi? NdT).
La relazione presenta tali consacrazioni come illegittime e nulle.
L'accusa di aver preparato uno scisma fin dall'inizio
A questo punto il rapporto formula una delle accuse più gravi. Secondo Kalliopios:
- Cipriano sarebbe entrato nei G.O.C. con l'intenzione premeditata di fondare una propria Chiesa.
La relazione sostiene che egli avrebbe:
- nascosto le proprie vere convinzioni;
- atteso il momento opportuno per ottenere l'episcopato;
- utilizzato la dignità episcopale per costruire una struttura ecclesiastica autonoma.
Il relatore interpreta quindi tutta la carriera ecclesiastica di Cipriano come un progetto deliberato e di lunga durata.
L'accusa di aver occultato le proprie idee
Il documento afferma che:
- nel 1969 Cipriano accettò ufficialmente l'ecclesiologia dei G.O.C.;
- pubblicamente aderì alle encicliche del 1935, 1950 e 1974;
- privatamente avrebbe continuato a mantenere convinzioni diverse.
Secondo il relatore, Cipriano avrebbe nascosto accuratamente queste idee per circa dieci anni. Solo dopo la sua consacrazione episcopale, sempre secondo il documento, avrebbe iniziato a manifestarle apertamente.
La consacrazione episcopale del 1979 reinterpretata dal rapporto
La relazione insiste particolarmente sul fatto che Kallistos di Corinto e Antonio di Attica e Megaride consacrarono Cipriano convinti che condividesse pienamente la loro ecclesiologia.
Per questo il relatore considera la successiva evoluzione di Cipriano una forma di inganno nei confronti dei suoi consacratori.
La fondazione di una nuova entità ecclesiastica (1982)
Un'altra prova citata nel rapporto riguarda la costituzione, il 20 ottobre 1982, di una persona giuridica denominata: "Chiesa dei Cristiani Ortodossi di Grecia"
Secondo il relatore, questa iniziativa dimostrerebbe che Cipriano e i suoi collaboratori stavano già preparando una separazione dai G.O.C. Tra i fondatori vengono elencati:
Cipriano Koutsoubas;
Pietro Gioulis;
Crisostomo Marlasis;
Atanasio Georgiotis;
Apostolos Kagioglou.
La relazione osserva inoltre che i firmatari utilizzarono i loro nomi civili invece dei titoli ecclesiastici. Per il relatore questo sarebbe stato un ulteriore indizio delle loro intenzioni.
Conclusione provvisoria del relatore
La prima parte della relazione si conclude sostenendo che:
Cipriano avrebbe progressivamente sviluppato una nuova ecclesiologia;
avrebbe riconosciuto la presenza della grazia nei neocalendaristi;
avrebbe considerato i G.O.C. non come l'intera Chiesa, ma come una parte dell'Ortodossia resistente all'ecumenismo.
Secondo il relatore, tali posizioni costituivano una vera e propria adesione all'ecumenismo e una negazione dell'identità ecclesiale dei G.O.C.
Parte 4 - L'accusa centrale: la Chiesa dei neocalendaristi possiede ancora la grazia?
La parte successiva della relazione del Metropolita Kalliopios è quasi interamente dedicata a dimostrare che Cipriano sarebbe caduto nell'eresia perché riconosceva una qualche realtà ecclesiale alla Chiesa neocalendarista. Secondo il relatore, Cipriano sosteneva che:
"Le Chiese locali che hanno accettato l'innovazione del calendario non hanno mai perduto la grazia divina."
Per Kalliopios questa affermazione comportava conseguenze gravissime.
Egli si domanda:
Se i neocalendaristi possiedono ancora la grazia, perché Cipriano li ha lasciati?
Se essi costituiscono ancora la Chiesa, perché aderire ai G.O.C.?
Se i loro sacramenti sono validi, perché separarsene?
La relazione insiste ripetutamente sul fatto che non possano esistere due Chiese dotate contemporaneamente della medesima grazia salvifica.
Secondo il relatore: La grazia salvifica opera soltanto nella Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica.
Da ciò egli conclude che, se la Chiesa neocalendarista conserva la grazia, allora i G.O.C. non possono essere la vera Chiesa.
L'accusa di contraddizione
La requisitoria accusa Cipriano di essere incoerente. Il ragionamento sviluppato è il seguente:
Cipriano afferma che i neocalendaristi hanno la grazia.
Egli tuttavia ha lasciato la loro comunione.
Quindi il suo comportamento contraddice la sua stessa teologia.
Secondo il relatore, questa posizione renderebbe incomprensibile l'intera scelta di Cipriano di aderire al movimento del Vecchio Calendario.
La teoria della "resistenza"
Uno degli obiettivi principali della requisitoria è la dottrina sostenuta da Cipriano e dal suo Sinodo.
Secondo la relazione, Cipriano insegnava che:
la separazione dai neocalendaristi prima di una condanna sinodale universale costituisce una forma di resistenza ortodossa, ma non significa che coloro che resistono siano l'intera Chiesa.
Per il relatore questa idea è inaccettabile. Egli considera blasfema l'affermazione che i G.O.C. non costituiscano da soli la Chiesa.
Le domande polemiche del relatore
La relazione assume qui un tono fortemente polemico e formula una lunga serie di domande retoriche.
Se i G.O.C. non sono la Chiesa: Perché Cipriano si è unito a loro?
Se i G.O.C. non sono la Chiesa: Perché si è fatto consacrare vescovo da loro?
Se i G.O.C. non sono la Chiesa: Perché ha professato per anni la loro fede?
Se la Chiesa neocalendarista è la vera Chiesa: Perché Cipriano non riconosce la propria deposizione da parte di essa?
Se la Chiesa neocalendarista possiede la grazia: Perché l'ha abbandonata?
Se i G.O.C. non esistono realmente come Chiesa: Come ha potuto fondare una nuova "chiesa" ancora diversa?
Queste domande vengono presentate come prova della presunta incoerenza della posizione ciprianita.
L'accusa di introdurre una "nuova dottrina"
La relazione affronta poi un'altra questione. Cipriano avrebbe sostenuto che la teoria della perdita della grazia da parte dei neocalendaristi rappresenta una novità non conforme alla Tradizione.
Kalliopios respinge categoricamente questa affermazione. Secondo lui:
- la perdita della grazia da parte degli scismatici e degli eretici è sempre stata insegnata dalla Chiesa;
- i Sinodi dei G.O.C. del 1935, 1950 e 1974 l'hanno ribadita;
- pertanto la posizione di Cipriano sarebbe la vera innovazione.
La relazione arriva a dichiarare che non è nuova la dottrina della perdita della grazia, ma sono nuove le dottrine proclamate da Cipriano.
L'accusa di ecumenismo
A questo punto il relatore utilizza un linguaggio molto duro. Le posizioni di Cipriano vengono descritte come: "ecumeniste"; "eterodosse"; "dottrine erronee"; "insegnamenti contrari alla Tradizione".
Secondo la relazione, esse coincidono sostanzialmente con l'ecclesiologia promossa dal movimento ecumenico contemporaneo.
Il caso del vescovo Crisostomo Gonzales
Per rafforzare la propria argomentazione, il relatore presenta anche alcuni scritti attribuiti a uno dei vescovi consacrati da Cipriano: Crisostomo Gonzales
In una lettera indirizzata all'Arcivescovo Iakovos d'America, Gonzales avrebbe espresso apprezzamento per l'apertura al dialogo tra neocalendaristi e veterocalendaristi. La relazione cita diversi passaggi.
Tra essi:
- Critica ai vetero-calendaristi più rigoristi.
- Gonzales avrebbe affermato che alcuni gruppi del Vecchio Calendario:
- sono andati oltre i limiti del giusto zelo.
- hanno messo in dubbio l'ortodossia dei loro fratelli neocalendaristi.
Critica al significato dogmatico del calendario
Sempre secondo il rapporto, Gonzales sosteneva che alcuni paleoimerologhiti attribuiscono un significato dogmatico ai tredici giorni di differenza del calendario giuliano.
La frase viene riportata come prova della vicinanza di Gonzales alla posizione di Cipriano.
La "Chiesa Madre"
Il relatore cita poi un'altra affermazione attribuita a Gonzales. Egli avrebbe scritto: Non abbiamo mai negato la presenza della grazia nella nostra Chiesa Madre.
Questa espressione viene interpretata come un riferimento alla Chiesa neocalendarista ufficiale.
Per il relatore si tratta di una prova ulteriore della medesima ecclesiologia sostenuta da Cipriano.
L'elogio di Iakovos
La relazione si sofferma anche sul fatto che Gonzales rivolgesse parole di stima all'Arcivescovo Iakovos. Secondo il testo:
- Gonzales riconosceva il contributo di Iakovos all'Ortodossia in America;
- auspicava un futuro riavvicinamento tra le diverse giurisdizioni;
- chiedeva persino la sua benedizione.
Per il relatore questi elementi costituivano ulteriori indizi dell'orientamento ecumenista del gruppo di Cipriano.
La richiesta finale del relatore
Dopo aver esposto tutti questi argomenti, Kalliopios giunge alle proprie conclusioni. Egli propone al Santo Sinodo di dichiarare colpevoli:
Cipriano Koutsoubase
Giovanni di Sardegna
Richiedendo per entrambi la deposizione dal rango episcopale. Le motivazioni addotte sono quattro:
- Aver abbandonato la fede professata dalla Chiesa dei G.O.C.;
- Aver riconosciuto ai neocalendaristi lo status di vera Chiesa;
- Aver amministrato i Misteri ai neocalendaristi;
- Aver fondato un proprio Sinodo e consacrato nuovi vescovi.
La stessa pena viene proposta anche per:
Crisostomo Gonzales;
Nifon Kigudu;
Crisostomo Marlasis;
Crisostomo Kouskoutopoulos;
il vescovo italiano;
il vescovo svedese.
Secondo il relatore, essi avevano:
- accettato le stesse idee ecclesiologiche di Cipriano;
- aderito allo scisma;
- ricevuto consacrazioni considerate irregolari.
- I canoni invocati
La relazione conclude citando numerosi canoni ecclesiastici. Tra essi:
Canone 34 del Concilio Quinisesto;
Canone 6 del Sinodo di Gangra;
Canone 5 del Concilio di Antiochia;
Canoni 10 e 11 di Cartagine;
Canone 13 del Primo-Secondo Concilio;
Canoni 14 e 15 del Primo-Secondo Concilio.
Particolare rilievo viene dato al Canone 15 del Primo-Secondo Concilio, poiché esso distingue tra:
- chi crea uno scisma senza motivo dottrinale;
- chi interrompe la comunione con un vescovo che predica pubblicamente un'eresia già condannata.
Il relatore sostiene che questo canone non può essere invocato da Cipriano e dai suoi seguaci.
Parte 5 - Esame degli atti e discussione finale
Dopo la lettura della relazione del Metropolita Kalliopios, il Santo Sinodo esaminò il fascicolo della causa. Tra i documenti presi in considerazione figuravano:
- il numero 15 della rivista "La Voce dei Padri" (Φωνὴ τῶν Πατέρων);
- una lettera dello ieromonaco Silvano dall'Italia;
- la risposta extragiudiziale presentata dal Metropolita Cipriano, datata 1/14 novembre 1986.
La lettera di padre Silvano affermava che recentemente gli Old Calendarists di Fili avevano consacrato vescovo una persona ricercata dalla giustizia e dalla reputazione discutibile. Il testo non fornisce ulteriori dettagli, ma il documento viene menzionato tra gli elementi esaminati dal tribunale ecclesiastico.
Il rigetto della difesa di Cipriano
Il primo punto affrontato dal Sinodo fu l'obiezione giuridica presentata da Cipriano. Secondo la sua difesa il Santo Sinodo non aveva più alcuna competenza a giudicarlo, poiché egli si era separato da esso circa un anno prima.
Il Sinodo respinse unanimemente tale argomentazione. La motivazione fu la seguente:
- l'autorità canonica della Chiesa non viene annullata dal fatto che un suo membro la abbandoni;
- ciò vale in modo particolare per il clero;
- la Chiesa che ha ordinato un chierico conserva il diritto di giudicarlo e deporlo quando esistano motivi sufficienti.
In altre parole, secondo il Sinodo, la separazione di Cipriano non lo sottraeva alla giurisdizione ecclesiastica che lo aveva consacrato vescovo.
Le accuse dichiarate provate
Dopo la discussione, il Santo Sinodo deliberò che tutte le principali accuse risultavano dimostrate.
Prima accusa
Il Sinodo dichiarò provato che gli imputati:
- erano caduti dalla fede ortodossa ricevuta dai santi Padri e professata dalla Chiesa dei G.O.C.
- Secondo il verdetto, essi avevano abbracciato una concezione ecclesiologica secondo cui i neocalendaristi egli ecumenisti costituiscono ancora la Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica.
Il Sinodo giudicò questa posizione incompatibile con la propria fede ufficiale.
Seconda accusa
Il Sinodo dichiarò altresì provato che gli imputati amministravano i Sacri Misteri senza discernimento ai neocalendaristi. Anche questa pratica venne considerata contraria alle direttive sinodali precedentemente accettate dagli stessi accusati.
Terza accusa
Fu ritenuta provata anche l'accusa di ribellione ecclesiastica.
Secondo il verdetto:
Cipriano e Giovanni di Sardegna si erano sollevati contro l'autorità del proprio Sinodo; avevano agito mentre erano soggetti a sanzioni disciplinari; avevano consacrato nuovi vescovi senza autorizzazione canonica.
Quarta accusa
Il Santo Sinodo dichiarò inoltre dimostrato che Cipriano:
- aveva ingannato per circa quindici anni il proprio Sinodo;
- aveva ottenuto la consacrazione episcopale fingendo di condividere la fede ufficiale dei G.O.C.;
- aveva successivamente manifestato i suoi veri propositi.
Il testo utilizza espressioni estremamente severe.
Secondo il verdetto, Cipriano avrebbe simulato di professare la fede della Chiesa fino a quando non riuscì a diventare vescovo.
Il giudizio sulla risposta extragiudiziale
Il documento dedica particolare attenzione alla memoria difensiva presentata da Cipriano. Secondo il Sinodo, tale testo non costituiva una difesa convincente. Al contrario, esso avrebbe confermato le accuse. Il verdetto afferma che nella propria risposta Cipriano:
- non professò la fede ortodossa così come definita dai G.O.C.;
- continuò a sostenere la propria ecclesiologia;
- continuò a considerare errata la dottrina dei G.O.C. secondo cui essi soli costituivano la Chiesa.
Per il Sinodo questa fu la prova definitiva della sua perseveranza nell'errore.
I canoni applicati
Dopo aver stabilito la colpevolezza degli imputati, il Santo Sinodo dichiarò di aver pronunciato la sentenza principalmente sulla base dei seguenti canoni:
Canone 34 del Concilio Quinisesto;
Canone 6 del Sinodo di Gangra;
Canone 5 del Concilio di Antiochia;
Canoni 10 e 11 di Cartagine;
Canone 13 del Primo-Secondo Concilio;
Canoni 14 e 15 del Primo-Secondo Concilio.
La sentenza riporta nuovamente lunghi estratti di tali canoni, soprattutto quelli riguardanti:
- la formazione di gruppi separati;
- l'erezione di altari indipendenti;
- la creazione di scismi;
- l'insubordinazione verso l'autorità ecclesiastica.
La sentenza
Terminata la discussione, il Santo Sinodo emise il proprio giudizio. La decisione fu presa all'unanimità. Il testo dichiara che tutti gli imputati vengono giudicati colpevoli secondo l'atto d'accusa. Di conseguenza il Sinodo impose la deposizione dal grado episcopale e da ogni ordine sacerdotale ai seguenti chierici:
- Metropoliti Cipriano Koutsoubas e Giovanni di Sardegna
- Ai seguenti Vescovi
Crisostomo Gonzales
Nifon Kigudu
Crisostomo Marlasis
Crisostomo Kouskoutopoulos
il vescovo italiano
il vescovo svedese
gli altri vescovi consacrati dal gruppo
La pena non consistette soltanto nella rimozione dall'episcopato. La sentenza specifica che gli imputati vengono ricondotti all'ordine dei monaci. In altre parole, il Sinodo dichiarava nulla la loro posizione episcopale e sacerdotale e li considerava nuovamente semplici monaci.
Adesione del Metropolita Antonio
Il documento aggiunge che il Metropolita Antonio di Attica e Megaride non era presente alla riunione sinodale. Tuttavia:
- gli venne comunicata la decisione;
- egli dichiarò la propria piena adesione;
- confermò che avrebbe sottoscritto la sentenza.
Questo particolare viene evidenziato per mostrare l'unità del Sinodo nel giudizio pronunciato.
Firma della sentenza
La decisione viene infine sottoscritta dai membri del Santo Sinodo. Tra i firmatari figurano:
Arcivescovo Crisostomo di Atene;
Gerontios del Pireo e Salamina;
Kallinikos di Ftiotide;
Antonio di Attica e Megaride;
Massimo di Dimitriade e Magnesia;
Kallinikos di Acaia e del Peloponneso;
Matteo di Oinoi;
Kalliopios di Pentapoli;
Kallinikos del Dodecaneso;
Efthymios di Salonicco;
Stefano di Chio, Psara e Oinousses;
Atanasio di Acharnai e Nuova Ionia;
Giustino di Evripos ed Eubea.
Conclusione del documento
Il documento termina quindi con la proclamazione ufficiale della deposizione di Cipriano e dei suoi collaboratori. Dal punto di vista storico, questa sentenza segnò la rottura definitiva tra:
- il Sinodo dei G.O.C. guidato da Crisostomo Kiousis;
- il gruppo guidato da Cipriano di Oropos e Fili, noto come "Sinodo della Resistenza".
Tale divisione avrebbe continuato a influenzare il mondo veterocalendarista greco per molti anni successivi.

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