Presentiamo di seguito una guida d'ortoprassi per comprendere meglio i gesti rituali durante il culto pubblico e privato nell'Ortodossia.
a) quando entriamo in chiesa e quando usciamo dalla chiesa. Compiamo sette inchini fino alla cintura, dicendo le preghiere d'ingresso o di congedo. In particolare, diremo entrando:
- Signore, abbi pietà di me (per i primi tre inchini).
- Io entro, o Signore, nella tua santa casa. Abbi pietà di me. (un inchino)
- Signore apri tu le mie labbra e la mia bocca proclamerà la tua lode. (un inchino)
- Signore, io ho molto peccato, ma tu salvami e abbi pietà di me (un inchino).
- Ricordati di me, o Signore, nel tuo Regno (un inchino).
Uscendo dalla chiesa, ripetiamo per sette volte: Signore abbi pietà di me peccatore. E poi, con riverenza, chiediamo perdono a tutti i presenti, inchinandosi ai fratelli e alle sorelle della chiesa, e poi usciamo, dicendo: preservami e conservami nel timore di Te, o Signore.
b) quando iniziamo a pregare a casa, prima delle preghiere iniziali. Ad ogni inchino, si recita la formula: Signore abbi pietà di me peccatore e le altre, così come mostrato innanzi quando entriamo in chiesa.
c) Nei giorni di festa (e ogni sabato sera dal vespro e per tutti gli uffici della domenica, fino all'Ora Nona), l'inchino sostituisce la prostrazione alle seguenti indicazioni:
- All'invitatorio: venite, adoriamo e prostriamoci dinnanzi a Dio, e le altre, che principiano i divini uffici.
- Alle petizioni delle ectenie.
- Alle letture dell'Evangelo, quando il coro canta: gloria a Te, Signore.
- Alle formule di consacrazione e benedizione.
- Al canto dell'Axion.
- Quando il sacerdote mostra il Santo Calice con l'Eucarestia.
- Ad ogni atto di culto in cui vi è l'epiclesi o la richiesta di benedizione.
- Quando il sacerdote ci benedice durante il rito.
d) Nei periodi di digiuno che non sono la Quaresima. In particolare, nei tre solenni digiuni (Degli Apostoli, della Dormizione e dell'Avvento), i Tipici italo-greci medievali (come quello di Pantelleria) e il Tipico Studita (IX secolo) ci intimano di compiere 100 inchini quotidiani dal lunedì al venerdì, insieme alla recita delle Interore, per rispetto del digiuno.
e) Ogni volta che incontriamo un sacerdote, domandando la benedizione. Ci avviciniamo al ministro di culto, mettiamo le mani a coppa, e domandiamo: padre, benedici. Aspettiamo con pazienza che il sacerdote ci benedica e ci offra la mano da baciare. Con un lieve inchino, baciamo la mano benedicente che riceviamo fra le nostre.
f) Ogni volta che veneriamo le sacre icone. Diremo il tropario della festa o del santo, se lo conosciamo. Altrimenti, la frase: Santo di Dio, beato (nome), prega per me peccatore. Dopo la preghiera, faremo il segno di croce con riverenza, e ci inchineremo per baciare la santa immagine. Dopo il bacio, ripeteremo l'inchino.
Invece, col termine prostrazione indichiamo un gesto di riverenza e di pentimento che consiste nell'inginocchiarci con entrambe le ginocchia, portare la fronte a terra, ed entrambe le mani appoggiate al pavimento. Questo gesto è solitamente svolto in ripetizioni di tre o sette o dieci volte, dipende dal momento liturgico o dalla preghiera particolare. La prostrazione indica l'umiltà del credente il quale, emulando il profeta Mosé dinnanzi al Roveto Ardente (cfr. Esodo capitoli 19-24), riconosce la propria piccolezza e indegnità, domandando perdono, per essere risollevato dal Cristo Gesù, purificando il credente dai suoi peccati e donandogli la possibilità di tornare eretto come figlio di Dio. Infatti i disecpoli del Signore, prostrati dinnanzi alla sua gloria sul monte Tabor dopo la Trasfigurazione, sono rialzati dal Signore Gesù: chi si trasfigura con Cristo, secondo le parole di sant'Atanasio d'Egitto, diventa egli stesso divino.
Per il complesso schema delle prostrazioni agli uffici liturgici quaresimali, abbiamo già approntato uno schema secondo le disposizioni del vecchio Tipico del XVII secolo.
All'infuori della Quaresima, le prostrazioni sono considerate parte della pietà e dell'ortoprassi feriale, specialmente nei giorni di mercoledì e venerdì, ma per tutto l'arco della settimana, secondo le disposizioni del confessore. I pii novizi usano fare 300 inchini e 150 prostrazioni al giorno, dicendo ogni volta: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore. I monaci esperti hanno un numero di prostrazioni e inchini molto più grande, in accordo alla loro regola privata. Anche i pii laici solitamente cercano di emulare i monaci.
Le prostrazioni sono richieste anche al momento della Confessione, dinnanzi all'icona del Redentore, prima di ricevere l'assoluzione. Così come quando domandiamo perdono alla Compieta, e in altri momenti dettati dalla Tradizione della Chiesa.
Tutto l'anno, ci prostreremo dinnanzi al Santo Vangelo (se questi è esposto alla venerazione) e dinnanzi alla Santa Croce. Essi meritano infatti devozione particolare, in quanto strumenti di salvezza.
Che il Signore ci aiuti a mantenere l'Ortoprassi, e ci dia un cuore puro e vibrante. Amen.
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