Pubblichiamo sul blog un articolo pubblicato su FB che ha per tema la preghiera quotidiana dei laici, e la vita spirituale di tutti, secondo gli insegnamenti dei Padri. Pensiamo che queste informazioni siano di grande utilità per tutti i pii cristiani.
Gli obblighi di preghiera quotidiani del laico cristiano ortodosso sono descritti nella forma maggiormente completa dallo pseudo-Giovanni Crisostomo, in un breve articolo poi inserito nella collezione nota come "Smeraldo" (Izmaragd).
"Ogni giorno, alla sera, il marito insieme alla moglie e ai figli, se qualcuno sa leggere, canti il vespro e la compieta, in silenzio e con attenzione, stando in piedi con umiltà in preghiera e facendo prostrazioni. Si canti in modo armonioso e chiaro; dopo l’ufficio non si deve né bere, né mangiare, né chiacchierare.
Coricandosi, ogni cristiano faccia davanti alle icone tre prostrazioni fino a terra; e a mezzanotte, alzandosi in segreto, è bene pregare Dio con lacrime, per quanto si può, per i propri peccati. Anche al mattino, alzandosi, si faccia lo stesso. Ognuno faccia secondo le proprie forze e la propria volontà; le donne incinte facciano invece inchini alla cintura (piccole prostrazioni).
Ogni cristiano deve pregare per i propri peccati e per il perdono delle colpe, per la salute dell'imperatore e dell'imperatrice, dei loro figli, dei fratelli dell'imperatore e dei suoi ufficiali, e per l’esercito amante di Cristo; per l’aiuto contro i nemici, per la liberazione dei prigionieri, per i vescovi, i sacerdoti e i monaci, per i padri spirituali, per i malati, per coloro che sono rinchiusi nelle carceri e per tutti i cristiani. La moglie deve pregare per i propri peccati e anche per il marito, per i figli, per i membri della casa, per i parenti e per i padri spirituali.
Al mattino, alzandosi, si deve pregare Dio, recitare il mattutino, le Ore e un moleben [s'intende qui l'obedinitsa, cioè il salmi tipici, ndt] con la preghiera; e il tutto in silenzio, con umiltà, cantando con ordine e ascoltando con attenzione, e incensando le icone. Se non c’è nessuno che possa cantare, allora si preghi di più sia la sera sia il mattino.
Gli uomini non devono tralasciare in alcun giorno gli uffici ecclesiastici, né i vespri, né il mattutino, né la liturgia. Le donne e i servi vi partecipino invece secondo le possibilità e le decisioni della famiglia: almeno la domenica, nelle feste e nei giorni delle sante solennità".
Quindi vediamo che il cristiano è tenuto secondo questo articolo a pregare tutti gli uffici quotidiani, anche il laico, inclusa la preghiera a mezzanotte, come nei monasteri; e quando può deve farlo in chiesa. Già il Domostroj (XVI sec.), cap. 13, però, concede degli allentamenti, prescrivendo per i laici soltanto il canto della compieta, del mesonottico e delle ore, tralasciando dunque gli uffici più lunghi e complessi del vespro e del mattutino. Questa prassi di preghiera quotidiana è tuttora tenuta dai vecchi credenti, e, in una forma lievemente abbreviata (e.g. con l'omissione del salmo 118 al mesonottico), dai Greci. Il Domostroj ggiunge però che chi può deve andare ad ascoltare questi ultimi e la liturgia in chiesa, "a motivo della sua salvezza: [...] infatti allora sarà maggiore la ricompensa da Dio". Lo stesso capitolo ripete la prescrizione pseudocrisostomica di non mangiare né bere alcunché dopo la compieta; fornisce inoltre alcune indicazioni sul modo di comportarsi delle donne in chiesa: dice che ci devono andare quando riescono, se lo vogliono e con il consenso del marito; che non devono ivi chiacchierare con nessuno, ma soltanto stare in piedi in silenzio, ascoltare con attenzione il canto e la lettura, non incrociare le gambe, e tenere gli occhi del corpo verso il pavimento, e quelli dell'anima verso Dio. Si aggiungono infine prescrizioni di carattere generale, come quella di arrivare in chiesa all'inizio della funzione e di non uscirvi prima della fine, e di astenersi dai rapporti carnali di domenica, nelle feste del Signore, il mercoledì e il venerdì, e nei digiuni di Quaresima e della Dormizione.
Un'ulteriore paragrafo, evidentemente debitore degl'insegnamenti esicasti, precisa:
Il cristiano deve sempre tenere in mano la corda da preghiera e avere incessantemente sulle labbra la preghiera di Gesù; in chiesa, in casa, al mercato, mentre cammina, sta in piedi o è seduto, in ogni luogo, secondo le parole del profeta Davide: In ogni luogo, anima mia, benedici il Signore! La preghiera va recitata così: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore, e la si ripeta seicento volte; la settima centinaia sia invece dedicata alla Purissima Madre di Dio: Mia Sovrana, Santissima Madre di Dio, abbi pietà di me peccatore! [sic! Rectius, "salva me peccatore", ndt].
Poi si ritorni all’inizio e si continui così senza sosta. Se qualcuno pratica questa preghiera e arriva a pronunciarla con la stessa facilità con cui respira attraverso le narici, allora, dopo il primo anno, entrerà in lui il Figlio di Dio, Cristo; dopo il secondo anno entrerà in lui lo Spirito Santo; dopo il terzo anno si avvicinerà a lui il Padre e, entrando in lui, la Santa Trinità prenderà dimora nel suo essere. La preghiera assorbirà il cuore e il cuore assorbirà la preghiera; egli griderà quella preghiera giorno e notte e sarà liberato dalle insidie del nemico, secondo la parola di Cristo Gesù, nostro Signore, al quale sia gloria nei secoli dei secoli, amen.
Notiamo dunque come la regola di preghiera dei laici sia sostanzialmente non dissimile da quella dei monaci, secondo il principio antico per cui l'unica differenza tra monaci e laici è data dai tre voti che compie il monaco, cioè l'obbedienza all'abate, la verginità e la povertà. Il laico naturalmente non ha un abate, può avere rapporti carnali con la sua legittima consorte nei tempi stabiliti, e può possedere beni; oltre a questo, egli non dovrebbe vivere differentemente dai monaci, perché il resto del monachesimo altro non è che l'adempimento dei comandamenti di Cristo, incluso quello di pregare incessantemente (Lc 18, 1). Per questo motivo nella nostra Chiesa non esistono più almeno dal XIII secolo riti distinti per le chiese secolari e quelle monastiche, a mostrare l'unicità della vocazione del cristiano; i tentativi di introdurre un "tipico parrocchiale" alternativo a quello monastico neo-sabaita sono un'alterazione dello spirito dell'Ortodossia.

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