«Signore, è bello per noi essere qui» (Matteo 17,4)
Ogni anno, il 6 agosto, celebriamo una delle più grandi feste della cristianità: la Trasfigurazione del Signore sul monte Tabor.
Questa festa è davvero grande, perché proprio sul Tabor il Salvatore manifestò ai Suoi Apostoli, come in un improvviso bagliore, la gloria della Sua divinità. Fino a quel momento i santi Apostoli avevano visto e ammirato soltanto i Suoi miracoli, grandi e potenti, segni della Sua natura divina. Tuttavia, nel loro cuore continuavano a considerare il Salvatore come un uomo, un grande Profeta, il più grande inviato da Dio tra gli uomini fino a quel tempo.
Con gli avvenimenti della Trasfigurazione sul monte Tabor, gli Apostoli si convinsero definitivamente che il loro grande Maestro non era soltanto un uomo di Dio, ma anche vero Dio. Ciò che videro e sperimentarono sul monte Tabor non lo avrebbero mai dimenticato.
Questo evento ebbe luogo nell'ultimo anno della vita terrena del Signore, pochi mesi prima della Sua crocifissione.
Come narrano i primi tre santi Evangelisti – Matteo, Marco e Luca – i fatti si svolsero così.
Gesù si dirigeva verso il nord della Terra Santa e proseguiva il Suo cammino verso Gerusalemme. Durante il viaggio parlava ai discepoli della Sua Passione, della morte sulla Croce e della Risurrezione che Lo attendevano nella Città Santa.
Giunto ai piedi del monte Tabor, lasciò la maggior parte dei discepoli e prese con Sé soltanto tre di loro: Pietro, Giacomo e Giovanni, i discepoli più fidati, gli stessi che sarebbero stati testimoni anche della Sua preghiera nell'orto del Getsemani.
Gli altri Apostoli rimasero ai piedi del monte, mentre Gesù salì con quei tre sul monte per pregare. Mentre Egli pregava, gli Apostoli, appesantiti dal sonno, furono improvvisamente destati da una visione mai vista prima.
L'aspetto del Salvatore cambiò: il Suo volto risplendeva come il sole e le Sue vesti divennero bianchissime, più candide di quanto qualsiasi cosa sulla terra possa essere resa bianca. Ma vi era qualcosa di ancora più straordinario. In quella luce apparvero due uomini che parlavano con Gesù della Sua Passione e della Sua morte imminente a Gerusalemme. Erano i grandi Profeti dell'Antico Testamento: Mosè ed Elia.
Pietro, fuori di sé per lo stupore e colmo di gioia davanti a ciò che vedeva, disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui. Se vuoi, farò qui tre tende: una per Te, una per Mosè e una per Elia» (Matteo 17,4). Egli non si rendeva conto di ciò che stava dicendo. Ma Pietro non aveva ancora finito di parlare quando gli Apostoli furono testimoni di un nuovo prodigio.
Una nube luminosa li avvolse tutti e, dalla nube, udirono una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo.» (Matteo 17,5)
Atterriti, i discepoli caddero con la faccia a terra.
Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse loro: «Alzatevi e non temete.» (Matteo 17,7)
Quando alzarono gli occhi, non videro più nessuno, se non Gesù solo. Egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, fino a dopo la Sua risurrezione dai morti. Così i santi Vangeli ci presentano l'evento della Trasfigurazione del Signore.
Ma possiamo domandarci:
Qual è il significato di questo evento per i santi Apostoli e per noi?
Che cosa vuole dirci oggi il Salvatore attraverso la Sua Trasfigurazione?
Anzitutto dobbiamo dire che la festa di oggi è, prima di tutto, la festa della Luce.
Luce è il volto del Signore Gesù, che risplende come il sole; luce sono le Sue vesti, splendenti come la neve più candida; luce è la nube stessa che avvolge tutti i presenti, una luce così straordinaria da riempire gli Apostoli di timore, tanto che essi cadono con il volto a terra.
Che genere di luce è questa? È forse la luce naturale, quella fisica?
San Gregorio Palamas e gli altri santi Padri della Chiesa ci insegnano che questa è la luce inaccessibile nella quale abita Dio. È la luce della quale Egli si riveste come di una veste. È la luce dell'amore celeste, la luce della gloria divina.
Questa luce della Trasfigurazione non proveniva dall'esterno, ma scaturiva dalla stessa divinità di Cristo. Gesù possedeva continuamente questa luce in Sé; tuttavia, per amore degli uomini, durante la Sua vita terrena Egli nascose la Sua natura divina sotto il velo di un corpo umano ordinario.
Volutamente impediva che quella luce si manifestasse all'esterno, perché uno splendore così continuo, capace di far risplendere il Suo volto e tutta la Sua Persona, avrebbe accecato i Suoi contemporanei, impedendo loro perfino di avvicinarsi a Lui.
Nella Trasfigurazione, invece, il Signore permise che la gloria divina, fino ad allora nascosta, si riversasse in tutta la sua magnificenza sulla Sua Persona.
È bene ripeterlo: la luce del Tabor non era una luce presa in prestito dall'esterno, ma era un improvviso manifestarsi della smisurata divinità che Cristo possedeva pienamente e che teneva volontariamente nascosta.
Fu proprio quella meravigliosa luce a spingere l'apostolo Pietro a esclamare: «Signore, è bello per noi essere qui!» (Matteo 17,4)
Per questo motivo la Trasfigurazione è considerata da tutta la cristianità la festa della luce divina, resa visibilmente presente nel nostro mondo.
Ci chiediamo ancora: perché il Salvatore volle manifestarsi in questo modo?
Naturalmente non possiamo conoscere ogni cosa; tuttavia, dai santi Vangeli comprendiamo che la Trasfigurazione avvenne poco prima della Passione, della Croce e della morte del Signore sul Golgota.
Conoscendo ciò che Lo attendeva nel Getsemani e sul Calvario, e sapendo quanto fragile fosse il cuore umano, il Signore offrì ai tre Apostoli e, attraverso di loro, anche agli altri, una prova evidente che Egli non era soltanto vero uomo, ma anche vero Dio.
Con questa manifestazione della Sua divinità nascosta volle mostrare che la morte sulla Croce non sarebbe stata una tragica sconfitta, bensì la via verso la Risurrezione; che la Sua Passione sarebbe stata accettata liberamente e volontariamente, per amore della salvezza degli uomini.
Lo splendore del volto del Signore divenne così il sostegno supremo necessario agli Apostoli per superare la grande prova che presto li avrebbe colpiti.
Fu proprio il ricordo di quel volto luminoso che spinse Pietro, dopo aver rinnegato Cristo, a piangere amaramente il proprio peccato.
Fu ancora il ricordo di quel volto glorioso a sostenere l'apostolo Giovanni nella sua fedeltà incrollabile, quando seguì Cristo fino ai piedi della Croce.
La luce del volto del Signore manifestata sul Tabor è anche un'anticipazione del volto glorioso del Cristo risorto e trasfigurato, lo stesso volto che avrebbe conquistato Saulo sulla via di Damasco, trasformandolo completamente da feroce persecutore nel più grande Apostolo delle genti.
Infine, il volto che risplendette sul Tabor è la prefigurazione del volto glorioso con cui anche noi risorgeremo nell'ultimo giorno.
Di quel volto del Salvatore si sono innamorati, nel corso dei secoli, tutti i santi, i portatori di Dio, i padri e i monaci, come pure i fedeli che hanno cercato Dio nel mondo.
Che cosa vuole dire il Salvatore a noi, uomini e donne di oggi, attraverso la Sua Trasfigurazione?
Nella Sacra Scrittura, il tempo che va dalla Risurrezione del Signore fino al Suo ritorno glorioso alla fine della storia è proprio il tempo nel quale viviamo noi. Esso viene presentato come un periodo di trasformazione, di continuo rinnovamento dell'uomo, della vita e dell'intero mondo, mediante il servizio dell'amore senza limiti tra gli uomini e attraverso le energie vivificanti dello Spirito Santo.
Durante tutto questo tempo, Gesù Cristo, il Figlio di Dio risorto e glorificato, opera incessantemente negli uomini e nel mondo a nome dell'intera Santissima Trinità, rispettando pienamente e divinamente la libertà di tutte le Sue creature.
Con la forza delle energie del Suo Spirito, Cristo risorto e vivente per sempre irradia continuamente la Sua presenza ovunque; penetra ogni cosa, purifica e trasforma, quasi impercettibilmente, gli uomini e il creato, tutto ciò che esiste.
Egli desidera essere con noi, presente e operante in ogni momento.
Per questo ci assicura: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.» (Matteo 28,20)
E aggiunge: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro.» (Matteo 18,20)
Per Lui non esistono porte chiuse.
Cristo può entrare ovunque, e quindi anche nel nostro cuore.
Ma, poiché rispetta la libertà di ciascuno, Egli attende che siamo noi stessi a purificarci interiormente e a farGli posto nella nostra vita, nella nostra famiglia e nella nostra società.
La festa di oggi ci chiama proprio a questo: a una trasformazione interiore, a una purificazione del cuore, a un'illuminazione spirituale, a conformare la nostra vita alla santa volontà di Dio, il quale desidera sempre il bene e la felicità di tutti gli uomini.
Anche la parola divina che oggi risuona sul monte Tabor ci invita a questo, dicendo:
«Questi è il Figlio mio prediletto... ascoltatelo.» (Matteo 17,5)
È come se Dio Padre dicesse a ciascuno di noi:
«Trasformatevi nel profondo, tutti voi, prendendo come modello il Mio Figlio. Siate miti e umili di cuore come Lui. Siate pazienti e misericordiosi gli uni verso gli altri. Non odiatevi, non disprezzatevi, ma vivete nella pace, nella concordia e nell'amore fraterno, come veri figli miei. Amatevi gli uni gli altri; amate non soltanto con le parole, ma con le opere e nella verità, così come Egli vi ha insegnato, per il vostro bene e per la vostra felicità.»
Se ascolteremo Cristo e metteremo in pratica il Suo comandamento dell'amore, anche su di noi risplenderà la luce eterna del Suo volto.
Non dimentichiamo, fratelli cristiani, che la Trasfigurazione del Signore ebbe inizio mentre Egli pregava.
Anche la nostra trasformazione interiore deve cominciare con la preghiera e con l'aiuto della grazia divina, perché da soli, contando unicamente sulle nostre forze, non possiamo cambiare veramente.
Per questo non cessiamo mai di pregare Dio, la Santissima Madre di Dio e tutte le Potenze celesti, affinché illuminino la nostra mente, il nostro cuore e la nostra vita con la luce della verità e dell'amore del nostro Dio.
Solo così potremo vincere e trasformare tutto ciò che è male in noi e nella nostra esistenza, affinché anche in noi risplenda la luce che supera ogni altra luce: quella delle opere buone, per il bene e la gioia del nostro prossimo e per la gloria del nostro Dio.

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