Desiderando offrirvi un discorso utile all’anima, devo dire che lo faccio non perché abbia fiducia nella mia propria conoscenza o nelle mie forze, ma soltanto perché me lo avete chiesto, e confidando nella misericordia di Dio. Infatti il Signore stesso ha detto: «Apri la tua bocca e io la riempirò».
Quando cominciamo a pronunciare la parola di Dio per amore, confidiamo che non siano parole nostre quelle che pronunciamo, ma quelle che il Signore pone nei nostri cuori. Cominciamo dunque questo discorso con queste parole: il sapiente Salomone disse: «Il timore del Signore è il principio della sapienza». Nella sua giovinezza, quando Salomone salì sul trono dopo suo padre, non chiese al Signore Dio gloria, onore o ricchezza, ma sapienza. E il Signore gli concesse una sapienza tale che egli divenne celebre per tutte le generazioni, tanto che persone venivano da terre lontane per ascoltarlo. Nei suoi detti e nei suoi scritti egli lasciò queste parole per la memoria dell’umanità: «Il timore del Signore è il principio della sapienza».
Che cosa significa il timore del Signore e che cos’è la sapienza?
La sapienza non è semplicemente la conoscenza di molte arti esteriori, ma la comprensione e l’adempimento della parola di Dio. E qual è la parola di Dio? Sono i comandamenti di Dio, la Sua legge. Tutti noi siamo chiamati a osservare e ad adempiere la legge di Dio. In che cosa consiste? Già nell’Antico Testamento il Signore diede i comandamenti al popolo d’Israele per mezzo di Mosè, come sono riportati nel Deuteronomio. Il primo e più grande comandamento dato dal Signore al Suo popolo è questo: «Ascolta, Israele: il Signore tuo Dio, il Signore è uno. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza».
Questo è il genere di amore che dobbiamo avere per Dio: affinché tutti i nostri pensieri, sentimenti e forze umane siano rivolti verso di Lui. E ancora è detto: «Queste parole che oggi ti comando saranno nel tuo cuore e nella tua anima. Le insegnerai diligentemente ai tuoi figli; ne parlerai quando siedi nella tua casa, quando cammini per la via, quando ti corichi e quando ti alzi. Le legherai come un segno sulla tua mano e saranno come frontali tra i tuoi occhi. Le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte».
Che cosa significa questo?
Significa che, qualunque cosa cominciamo a fare, qualunque cosa pensiamo o intraprendiamo, dobbiamo prima considerare Dio e domandarci se le nostre azioni e le nostre imprese siano gradite a Lui. Quando ti metti in cammino per andare da qualche parte, come è detto: «Scrivi il nome di Dio sulle tue porte», devi ricordarti del Signore: «Le mie vie sono rette? Sono gradite a Dio?».
Questo significa scrivere sulle porte. Inoltre ci viene comandato: «Temi il Signore tuo Dio, servi Lui solo e rimani unito a Lui». Non dobbiamo temere gli uomini né alcuna autorità terrena, ma temere il Signore Dio e servire Lui soltanto. Quando serviamo il Signore, tutto il resto seguirà come conseguenza. Le nostre occupazioni quotidiane procederanno secondo Dio e ogni cosa andrà avanti rettamente. Il Signore ci ammonisce anche: «Non mettere alla prova il Signore tuo Dio». Che cosa significa?
Nella vita presente vediamo spesso persone dire: «Vivrò come mi pare fino alla vecchiaia, poi andrò in pellegrinaggio e pregherò Dio; per ora voglio godermi la vita». Ma chi può garantire che arriveranno alla vecchiaia? Non vediamo forse incidenti accadere sulle strade, morti improvvise, ictus o emorragie che colpiscono persino i giovani? Poiché nessuno può essere certo di vivere fino al giorno successivo, dobbiamo essere ogni giorno pronti ad adempiere la volontà di Dio e a non mettere alla prova il Signore. È detto inoltre: «Osserva i comandamenti del Signore tuo Dio, i Suoi statuti e i Suoi decreti che Egli ti ha comandato. Fa’ ciò che è giusto e buono agli occhi del Signore tuo Dio, affinché tu possa stare bene».
Vi è un genere di Scrittura che semplicemente narra ciò che è stato, ciò che è e ciò che esiste: essa richiede soltanto conoscenza e fede. Per esempio, la Scrittura dice: «In principio Dio creò i cieli e la terra». Noi dobbiamo semplicemente crederlo. Ma vi è un altro genere di Scrittura che ci impartisce dei comandamenti, e qui dobbiamo agire.
Alcuni passi della Scrittura vietano determinate azioni, proteggendoci dalle trasgressioni. Questi comandamenti e statuti di Dio devono essere osservati senza venir meno. Perché?
Perché «il Signore tuo Dio è un Dio geloso, affinché l’ira del Signore tuo Dio non si accenda contro di te e ti distrugga dalla faccia della terra».
Se provochiamo il Signore con le nostre opere o con la disobbedienza ai Suoi statuti e comandamenti, Egli può adirarsi e distruggerci dalla terra, mandando improvvisamente l’angelo della morte a colpirci.
E che cosa segue a una simile morte improvvisa, se viviamo senza legge? La perdizione eterna.
Questo appartiene all’Antico Testamento, ma vi sono altri comandamenti che dobbiamo conoscere. Seguono i Dieci Comandamenti: «Non farti un idolo e non adorarlo. Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio». Le persone spesso dicono «Oh, Signore!» quando accade qualcosa: questo significa prendere il nome di Dio invano. Il nome di Dio deve essere invocato nella preghiera, oppure nel rendimento di grazie e nella glorificazione di Lui, non usato oziosamente. «Osserva il giorno del sabato». Lavora sei giorni, ma il settimo è per il Signore. Nell’Antico Testamento si celebrava il sabato; ora, al suo posto, si osserva la domenica. Tutti i veri credenti sono tenuti a osservare questo comandamento e a onorare il Giorno del Signore. «Onora tuo padre e tua madre». Questo comandamento, rimasto immutato dall’Antico al Nuovo Testamento, continua a essere essenziale. «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso e non desiderare nulla di ciò che appartiene al tuo prossimo». Questi sono i comandamenti fondamentali dell’Antico Testamento.
Inoltre, nel Levitico è detto: «Ama il tuo prossimo come te stesso», e anche questo apparteneva all’Antico Testamento. Nel Nuovo Testamento, Cristo Salvatore non abolì i comandamenti dell’Antico Testamento, ma li perfezionò, dando indicazioni ancora più rigorose per la condotta umana. Egli chiama tutti i veri credenti all’umiltà. Questo insegnamento è proclamato nel Discorso della Montagna, che rimane una guida per tutti coloro che desiderano vivere secondo Cristo.
Egli dice: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Quale povertà predica qui Cristo? L’umiltà spirituale. Una persona deve avere umiltà e contrizione nell’anima: questo significa essere poveri in spirito. «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Non dobbiamo piangere per le perdite o le difficoltà terrene, ma piangere per il pericolo di perdere la nostra anima a causa del peccato. «Beati i miti, perché erediteranno la terra». La mitezza parla da sé: essa è gradita a tutti. Una persona mite, paziente e gentile è sempre ben considerata dagli altri. «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati». Dobbiamo avere fame e sete della giustizia, che comprende ogni virtù e ogni verità. Cristo è giustizia e verità, e in Lui è ogni virtù. «Beati i misericordiosi, perché riceveranno misericordia». Questo è chiaro: dobbiamo essere misericordiosi verso tutti e, in cambio, ci sarà mostrata misericordia. La misericordia è un concetto ampio. Alcuni pensano che misericordia significhi soltanto fare l’elemosina, ma comprende anche il servire gli altri o consolare con le parole qualcuno che è nel dolore; e questo può essere ancora più prezioso. Quando qualcuno è nell’angoscia, spesso non ha bisogno di denaro, ma di una parola consolante o di sostegno nella propria lotta. «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». Che cos’è un cuore puro? È un cuore libero dall’inganno, dalla malizia e dalla cattiva volontà verso gli altri. Non si tratta del cuore fisico, che può essere fragile, ma del cuore dell’anima, che deve essere puro. «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». Cristo stesso ci ha dato l’esempio dell’operare la pace. Egli infatti riconciliò il celeste con il terreno soffrendo sulla croce e riconciliando l’umanità con Dio Padre. Perciò tutti coloro che sono capaci di riconciliare parti contrapposte sono paragonati al Figlio di Dio. In tutte le epoche del cristianesimo questa virtù è stata necessaria e indispensabile. Spesso le persone litigano improvvisamente o si separano a causa di qualcosa di insignificante. Per loro è difficile riconciliarsi. Perché è difficile? Perché richiede umiltà. E nel momento decisivo nessuna delle due parti trova le parole per umiliarsi. Ma poi arriva una terza persona, parla con l’uno e poi con l’altro, e li riconcilia facilmente, riunendoli. Per questo viene chiamata figlio di Dio, o meglio, viene paragonata a un figlio di Dio. «Beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli». Beati sono coloro che vengono perseguitati per la giustizia, per le buone opere, per la virtù, per la verità, per la fede in Cristo: tutti coloro che vengono perseguitati e mandati in esilio. «Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia». Se le persone vi calunniano per amore di Cristo, vi chiamano parassiti o oscurantisti, come hanno chiamato noi, coloro che sopportano tutto questo per Cristo, per amore del nome di Dio, sono beati. «Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Cristo Salvatore continua così il Suo insegnamento. Rivolgendosi a coloro che già credono, dice: «Voi siete il sale della terra». Che cosa significa il sale? Come il cibo si guasta senza sale, così anche il mondo si guasterebbe senza le persone che rimangono salde nel fondamento della fede. Come disse dell’apostolo Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». La fede e la confessione di Pietro sono la roccia, il fondamento. Allo stesso modo, senza questo sale, senza questo fondamento della Chiesa, là dove la fede non viene conservata saldamente, tutto si corromperebbe. Per questo la nostra vera fede cristiana è giunta fino ai nostri giorni: essa ha conservato questo sale, l’amore e la verità. Egli dice inoltre: «Voi siete la luce del mondo». Perché la luce del mondo. Le Divine Scritture portano luce a tutti coloro che le leggono e le studiano. Come disse Cristo Salvatore: «Scrutate le Scritture, perché in esse troverete la vita eterna». Senza le Scritture non si può conoscere la vera fede.
La vera fede non si conosce attraverso i miracoli, ma attraverso le Scritture. Perciò coloro che leggono e studiano le Divine Scritture sono considerati camminare nella luce. Coloro che non leggono né studiano le Scritture e non vivono secondo esse camminano nelle tenebre. E coloro che camminano nelle tenebre inevitabilmente inciampano e cadono. Se noi, che portiamo la verità, siamo la luce, dobbiamo portare questa luce agli altri: a coloro che ci circondano, ai nostri fratelli cristiani. Dobbiamo risplendere in modo tale che attraverso di noi il nome di Dio non venga bestemmiato, ma glorificato. «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».
È così che risplende la luce dei cristiani. Egli continua: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli». Gli scribi e i farisei osservavano perfettamente la legge data attraverso Mosè. Davano la decima dei loro beni come richiesto, digiunavano due volte alla settimana, osservavano il sabato, rispettavano tutte le feste e partecipavano scrupolosamente a tutte le assemblee. Se noi, come cristiani, non superiamo la loro giustizia, Cristo ci avverte che non entreremo nel regno dei cieli. Dobbiamo dunque superarli in qualcosa di più grande. In che cosa? Soprattutto nell’amore.
Cristo Salvatore diede un nuovo comandamento: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, così anche voi dovete amarvi gli uni gli altri». Questo amore perfeziona tutta la legge. Come? Perché sia l’Antico sia il Nuovo Testamento poggiano su questo comandamento. Se ci amiamo gli uni gli altri, sopporteremo ogni cosa, porteremo ogni peso, saremo miti e non desidereremo ciò che appartiene al nostro prossimo. Come Cristo insegna ancora: «Non giudicate, per non essere giudicati». Non dobbiamo giudicare nessuno.
Quando vediamo qualcosa di ingiusto in un’altra persona, dobbiamo accorgercene, ma non condannarla. Dobbiamo invece prenderlo come insegnamento per noi stessi: «Questo non è bene, perciò non devo farlo». Condanniamo l’atto, non la persona. L’atto è sbagliato; dunque non dobbiamo imitarlo, ma evitarlo. Se non riusciamo a vedere i difetti dell’altro, siamo ciechi, e anche questo è male. Dobbiamo vedere il difetto, ma non giudicare la persona. Dobbiamo odiare il peccato, non il peccatore. Se possibile, dobbiamo avvicinarci a lui e correggerlo.
Anche questo è amore: la forma più alta dell’amore. Infatti è detto che, se rimproveriamo qualcuno ed egli ci ascolta, abbiamo guadagnato un fratello. Se non ascolta, dobbiamo tentare nuovamente con l’aiuto di altri. Se rifiuta ancora, Cristo ordina di «dirlo alla Chiesa». Che cosa significa?Alla guida della Chiesa. E se non ascolta neppure loro, Cristo dice: «Sia per te come un pagano e un pubblicano». In altre parole, se qualcuno rifiuta di riconoscere le proprie colpe o di abbandonare i vizi che scandalizzano gli altri, dobbiamo evitare di avere comunione con lui. Cristo Salvatore disse molte altre cose di inestimabile valore per guidare il cristianesimo. Attraverso tutto questo, la Chiesa di Cristo vive fino a oggi, esiste e conserva la verità di Cristo. Coloro che osservano questi comandamenti e la volontà di Dio possiedono il timore di Dio.
Che cos’è il timore di Dio? Non significa avere paura di Dio come si avrebbe paura di un’autorità severa. No.
È detto: «Temete il Signore, voi tutti suoi santi, perché nulla manca a coloro che lo temono». I santi di Dio sono Suoi amici, anzi vengono chiamati Suoi figli. Devono forse temere Dio in quel senso? No. Il timore che dobbiamo avere è il timore di offendere Dio con qualunque azione indegna.
Questo è il timore che dobbiamo avere.
Consideriamo l’amore terreno: quando le persone si amano, cercano di compiacersi, di anticipare e persino di superare i desideri della persona amata, facendo qualcosa di piacevole per lei.
Allo stesso modo, verso Dio dobbiamo sforzarci di fare quanto più possibile per compiacerLo — non ipocritamente, non per apparire davanti agli altri, ma davanti a Dio, che conosce i cuori, che vede ciò che è nella nostra anima e nel nostro cuore. Davanti agli uomini possiamo apparire buoni pur essendo corrotti interiormente. Perciò è detto: «Non siate ipocriti». Dobbiamo sempre dire la verità e non agire con ipocrisia. Esaminiamo noi stessi. Avendo ascoltato i comandamenti dell’Antico e del Nuovo Testamento, ascoltiamo la nostra coscienza. Che cosa ci dice? Viviamo veramente secondo questi comandamenti? Li adempiamo tutti? Se lo facciamo, questo ci condurrà alla perfezione e alla speranza della futura beatitudine. Ma se la nostra coscienza ci accusa, dobbiamo sforzarci di correggere la nostra vita affinché sia conforme ai comandamenti di Dio. Con il nostro esempio insegneremo anche a coloro che ci circondano a fare lo stesso.
Quanto a coloro che vivono nel mondo con i figli, devono insegnare loro attraverso il proprio esempio e mediante la lettura delle Divine Scritture. Devono insegnare loro il timore di Dio e i Suoi comandamenti, affinché i bambini imparino fin dalla giovane età ad amare e a temere Dio. Come Lo temiamo? Obbedendo alla Sua legge: questo significa temere Dio, cioè non disobbedirGli. Come un figlio teme il padre, sapendo che la disobbedienza porta alla punizione, così anche noi dobbiamo mostrare obbedienza a Dio. Se i genitori amano i loro figli, devono ricordare che, se non li educano nella pietà, potrebbero esporli alla punizione eterna.
Quanto sarebbe pietoso!
Tenendo questo a mente, tutti i genitori devono impegnarsi a crescere i propri figli fin dalla giovane età nel timore di Dio e nell’obbedienza ai Suoi comandamenti. Coloro che non lo fanno assumono una grande responsabilità davanti a Dio per aver trascurato l’educazione dei propri figli. Ora la domanda è: come si acquisisce il timore di Dio? Tutti desideriamo avere il timore di Dio per osservare pienamente i Suoi comandamenti. Il santo padre Abba Doroteo dice: una persona acquisisce il timore di Dio se conserva il ricordo della morte e il ricordo dei tormenti.
Dobbiamo ricordare la morte, perché nessuno sulla terra sfugge a questa soglia. Verrà l’ora in cui tutti dovranno morire, senza eccezione. Per quanto ricche o potenti siano state, le persone non hanno potuto comprare né pregare per sfuggire alla morte; il loro momento è comunque arrivato. Così arriverà anche il nostro. Tenere presente quest’ora della morte trattiene l’uomo da ogni sorta di deviazione e di azione ingiusta. Il ricordo dei tormenti si riferisce alla punizione futura per i peccati. Per il diavolo è preparato il tormento. Se commettiamo peccati, facciamo la volontà del diavolo e, facendo ciò, condivideremo il suo tormento. Questa consapevolezza ci aiuta a trattenerci e a conservare in noi il timore di Dio.
Che cos’altro dobbiamo fare?
Abba Doroteo continua: se una persona esamina se stessa ogni sera, riflettendo su come ha trascorso la giornata, e ogni mattina, considerando come è trascorsa la notte, e se evita l’impudenza nei rapporti con gli altri Che cos’è questa impudenza? Qui l’impudenza significa sfacciataggine, non la sicurezza necessaria per pregare davanti a Dio. Abba Doroteo parla della sfrontatezza nel comportamento. Infine, bisogna mantenere una stretta comunione con una persona che teme Dio. Per chiarire che cosa sia questa impudenza, Abba Doroteo spiega nel suo quarto discorso: l’impudenza assume molte forme; può manifestarsi nelle parole o nel contatto. Una persona che parla come le piace, senza misura, agisce con impudenza, non con coraggio. L’impudenza si manifesta anche nel contatto o in uno sguardo sfrontato. Afferrando qualcuno in modo sconveniente o fissandolo sfacciatamente, si manifesta ugualmente impudenza. L’impudenza conduce alle chiacchiere oziose, ai discorsi mondani, ai comportamenti sciocchi e all’incitamento degli altri a risate sconvenienti.
Tutto questo è impudenza.
Comprende anche il toccare inutilmente un’altra persona, alzare la mano contro qualcuno per scherzo, spingere o urtare gli altri, strappare qualcosa dalle mani di qualcuno o fissare spudoratamente una persona. Tutte queste cose derivano dall’impudenza, che nasce dalla mancanza del timore di Dio nell’anima. È così precisamente che Abba Doroteo descrive l’impudenza. Secondo i criteri mondani, queste azioni possono sembrare accettabili, ma nella vita della comunità cristiana conducono alla perdita del timore di Dio e dell’autocontrollo. Si perde la tenerezza del cuore. Con l’impudenza, quale tenerezza o quali lacrime possono esserci? Questi comportamenti vengono abbandonati e si sceglie un modo di vivere completamente diverso. Questa è la via per acquisire il timore di Dio. Quando il timore di Dio mette radici nell’uomo, che cosa produce? San Simeone il Nuovo Teologo descrive nei suoi scritti: il timore di Dio fa dell’uomo uno sgabello per tutti.
Che cosa significa?
Significa sopportare qualunque trattamento da parte degli altri senza offendersi. Una persona simile si considera l’ultima, la più insignificante: come uno sgabello, come la terra calpestata dai piedi. Questo è ciò che diventa una persona con il timore di Dio. Quando l’orgoglio viene completamente cancellato e ci si considera nulla, mettendo da parte ogni vana presunzione — pensando: «Chi sono io perché gli altri debbano inchinarsi davanti a me? No, io non sono nulla» — allora dall’alto discende su di lui la santa umiltà. E che cosa accade allora? Questa umiltà rende l’anima gradita e virtuosa, umiliata e contrita. L’anima raggiunge uno stato di contrizione, irrigata da lacrime che scorrono come un fiume, diventando essa stessa una sorgente di acqua viva che guarisce le ferite del peccato. Una persona simile, avendo sopportato e sperimentato tutto questo attraverso la pazienza, si è umiliata fino all’estremo, diventando nulla. Dalle sue lacrime scorrono ruscelli, ed essa diventa una sorgente di acqua viva. Che cosa significa questo? Chiunque venga da lei nel dolore viene consolato con parole come: «Che cosa siamo noi? Siamo sulla terra per sopportare».
La nostra vita è come una lezione. Come una persona entra a scuola per portarla a termine, sia con lode sia semplicemente ottenendo un diploma, così Dio ci ha mandato sulla terra per superare una lezione di vita. Il modo in cui la superiamo determina il nostro esito: con lode secondo i criteri terreni oppure in maniera conforme a Dio secondo i criteri spirituali, ottenendo ciò che è promesso a tali persone. Ma se viviamo diversamente, riceveremo ciò che spetta ai peccatori. Da questo derivano sia la sapienza di Dio sia il timore di Dio. La sapienza di Dio consiste nel conoscere e adempiere i Suoi comandamenti. Il timore di Dio, unito a questa pratica, entra nell’anima e porta pace, umiltà e lacrime. Se qualcuno si considera credente, prega e digiuna molto, ma non produce frutti spirituali, le sue opere rimangono superficiali e non lo conducono a ciò verso cui una persona dovrebbe veramente tendere.
Quali sono i frutti spirituali?
L’apostolo Paolo li elenca nella sua epistola: amore, verità, pace, pazienza, bontà, misericordia, fede, mitezza e autocontrollo. Queste sono le virtù che costituiscono il frutto spirituale verso il quale dobbiamo tendere. Una persona può servire molto, lavorare duramente e aiutare gli altri, ma se mormora, tutte le sue opere diventano vane. Ma se serve con amore, pensando: «Sto servendo i servi di Dio, i ministri di Cristo», con tale amore e disponibilità possiede il primo e più grande comandamento: l’amore. Questo produce frutto spirituale.
Se una persona non si sforza di portare questo frutto a Dio, sentirà il Signore dirle: «Perché mi chiamate: “Signore, Signore!”, e non fate ciò che vi comando?». Il divino profeta Davide ci insegna dicendo: «Il Signore disse al peccatore: “Perché proclami i miei statuti e prendi nella tua bocca la mia alleanza?”». Questo significa che possiamo leggere le Scritture e giustificarci come se le conoscessimo, ma esse rimangono soltanto sulle nostre labbra: dobbiamo adempierle nelle opere. Le nostre azioni devono corrispondere alle nostre parole. Davide rimprovera chiaramente coloro che si vantano di conoscere la legge di Dio ma non vivono secondo essa. Continua: «Hai odiato la mia disciplina e hai gettato dietro di te le mie parole». Hai ascoltato le parole, ma le hai gettate via. E che cosa fai? «Quando vedevi un ladro, correvi con lui, e con gli adulteri avevi comunione».
Le persone che si definiscono credenti diventano amiche dei ladri, compiono azioni simili, frequentano gli adulteri e, così facendo, offendono Dio. Il profeta continua: «La tua bocca moltiplicava la malvagità e la tua lingua intesseva inganni». Lo leggiamo ogni giorno. Se una persona nutre malizia e la esprime con le parole, oppure intesse adulazioni con la lingua, provocherà grandemente Dio, vivendo contro i Suoi comandamenti. «Hai calunniato tuo fratello e hai scandalizzato il figlio di tua madre». Calunniare il prossimo o il fratello equivale a giudicarlo, o peggio. Anche dire la verità su qualcuno con l’intenzione di diffamarlo è calunnia. Tutto questo deve essere estirpato dalla vita cristiana.
Dobbiamo sforzarci di vivere e parlare secondo verità. Se qualcosa è sbagliato, diciamolo, ma non giudichiamo e non calunniamo.
Il Signore ammonisce per mezzo del profeta: «Comprendete questo, voi che dimenticate Dio, affinché io non vi afferri e non vi sia nessuno a liberare». Ricordate queste parole, voi tutti che conoscete Dio, affinché il Signore non ci prenda improvvisamente. Come?Ponendo fine alla nostra vita. Per evitarlo, dobbiamo vivere sempre secondo i comandamenti di Dio. Questo è ciò che dobbiamo temere. Così la sapienza di Dio proclama: «Il timore del Signore è il principio della sapienza». Quando abbiamo il timore di Dio nella nostra anima e nel nostro cuore, ci custodiamo da tali azioni e ci allontaniamo da ogni male. Il profeta insegna inoltre come imparare il timore del Signore: «Venite, figli, ascoltatemi: vi insegnerò il timore del Signore». Sembra semplice, ma come lo impariamo? «Chi è l’uomo che desidera la vita e ama vedere giorni buoni?». Chi desidera vivere in modo che i suoi giorni siano sempre buoni? I giorni buoni vengono quando la nostra coscienza non ci tormenta, quando non commettiamo peccato. Allora la nostra anima è in pace e tutti i giorni diventano veramente buoni.
Come raggiungiamo questo? Preserva la tua lingua dal male — dalla calunnia, dalla menzogna, dalla bestemmia e simili — e le tue labbra dal parlare con inganno. Non adulare; di’ sempre la verità. «Allontanati dal male e fa’ il bene». Questa è tutta la sapienza del timore di Dio: allontanarsi dal male e fare il bene. Non è richiesto nulla di straordinario, nessun timore simile a quello che si avrebbe davanti a una bestia selvaggia. Il Signore Dio è nostro Padre; dobbiamo amarLo e non fare nulla che sia contrario alla Sua legge. Dobbiamo aborrire ogni male, ogni impurità del corpo e dello spirito. Come esistono frutti spirituali, così esistono anche frutti del peccato. Ogni desiderio carnale disordinato è peccaminoso, poiché inevitabilmente contamina sia l’anima sia il corpo.
L’intera legge dell’Antico e del Nuovo Testamento, come abbiamo detto, si fonda sul comandamento dell’amore: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima» e così via. Coloro che adempiono il comandamento dell’amore nelle opere adempiono l’intera legge. Cristo Salvatore dice nel Santo Vangelo: «Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è colui che mi ama». Per quanto qualcuno affermi di amare Dio, se non adempie il comandamento dell’amore, è un bugiardo. Come è scritto: «Chi dice: “Io amo Dio”, ma odia il proprio fratello, è bugiardo». Allo stesso modo, attraverso Giovanni il Teologo, il Signore dice: «Chi ama Dio ma non osserva i Suoi comandamenti è bugiardo e non vi è verità in lui». Poiché la verità è Cristo stesso, come sappiamo — Egli disse: «Io sono la via, la verità e la vita» — il cammino che dobbiamo seguire ci è mostrato da Cristo.
La verità è in Lui e la vita è in Lui. Attraverso Cristo raggiungiamo la vita eterna. Se Cristo dimora in noi, certamente ci insegnerà a vivere secondo le Sue leggi e i Suoi comandamenti. Ma se Cristo non è in noi, che razza di cristiani siamo e come possiamo chiamarci Suoi seguaci? Per quanto una persona lavori o digiuni, la giustizia non si trova soltanto in queste cose. Queste virtù dell’Antico Testamento aiutano a essere giusti, ma non costituiscono da sole la giustizia. Come è detto: «Il regno di Dio non è cibo e bevanda, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo».
Il digiuno non dipende semplicemente dal cibo o dalla bevanda. Una persona può mangiare cibi di magro e tuttavia indulgere tanto da non lasciare spazio allo Spirito Santo. Tutto consiste nel mantenere viva la nostra anima, coltivando e custodendo le virtù spirituali. Quando abbiamo nel cuore queste virtù — pace, calma e gioia nello Spirito Santo — il regno dei cieli non è lontano da noi.
Infatti è detto: «Il regno di Dio è dentro di voi». Da tutto ciò che abbiamo detto apprendiamo dunque che il timore di Dio è il principio della sapienza.La Sapienza proclama: «Il timore del Signore insegna la sapienza e l’umiltà precede la gloria».Sono parole profonde.Un altro detto della Sapienza afferma: «Acquistare la sapienza è molto meglio dell’oro e ottenere l’intelligenza è preferibile all’argento scelto».Questo mostra quanto la sapienza sia stimata davanti a Dio: essa non può essere paragonata né all’oro né all’argento.Infatti il timore del Signore, principio della sapienza, porta la salvezza alle nostre anime. Il sapiente Salmista proclama: «Beato l’uomo che teme il Signore». Perché?
Perché una persona simile cammina sempre nei Suoi comandamenti e trova grande diletto in essi. Vive secondo i comandamenti di Dio, ama dimorare in essi e cammina sempre in essi. Una persona simile non cede ai pensieri impuri, non cammina con gli empi, ma si allontana da loro, dirigendo la propria anima sui sentieri del Signore. Se i comandamenti e gli statuti di Dio vengono violati, ciò conduce alla distruzione. Ma «con il timore del Signore ognuno si allontana dal male», come dice il sapiente Salomone. Quando una persona si allontana dal male, come abbiamo detto, comincia a fare il bene.
Una persona non può rimanere ferma: o fa il male o fa il bene. Che cos’è il male? È l’assenza del bene. E se una persona si allontana dal male, fa il bene e non rimane nell’ozio.
Credo che sia stato detto abbastanza su che cosa sia il timore di Dio e su come si acquisisca la sapienza di Dio.
Un ultimo esempio tratto dalle Sacre Scritture, dal *Paterikon*:
Abba Pimen disse: «La natura dell’acqua è così morbida e quella della pietra è così dura. Eppure, se si appende un recipiente sopra una pietra e l’acqua vi gocciola continuamente, col tempo l’acqua morbida scaverà un foro nella pietra». Così anche i nostri cuori sono come pietra e la parola di Dio è come acqua che scorre. Le Scritture vengono spesso paragonate a ruscelli fluenti. Quando una persona ascolta continuamente la parola di Dio, per quanto duro possa essere il suo cuore, alla fine esso si ammorbidirà se ascolta e accoglie quella parola. La parola di Dio penetrerà quel cuore di pietra, ed esso comincerà a diventare sapiente, con la sapienza di Dio. L’apostolo Paolo dice: «La fede viene dall’ascolto, e l’ascolto dalla parola di Dio». Attraverso l’ascolto della parola di Dio, la fede si rafforza. E, mentre la nostra fede cresce, desideriamo adempiere i comandamenti di Dio per compiacerLo e raggiungere la futura beatitudine.
Perdonatemi, per amore di Cristo.

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