La Croce è il segno dell’amore assoluto di Dio
La Croce è il segno dell’amore assoluto di Dio. Abbracciandola, Cristo restituisce alla vita, all’amore e alla sofferenza terrena il vero senso che conduce alla luce e alla felicità senza fine. L’uomo non è fatto per soffrire a causa del proprio egoismo e dei propri peccati, per giungere alla crocifissione al culmine di una sofferenza priva di senso, ma è chiamato a soffrire aprendosi, per amore. Obbedendo a Dio, egli guarisce dall’amore di sé e si riempie dell’amore sacrificale di Dio, della luce di Cristo.
«Dio è luce» (1 Giovanni 1, 5), testimonia il santo Apostolo ed Evangelista Giovanni, uno dei tre apostoli che sul Tabor hanno visto la gloria di Cristo nella luce eterna e increata (Matteo 17, 2). Siamo chiamati a vivere nella luce, cioè nell’amore e nella verità, nell’attenta obbedienza ai comandamenti di Dio.
«Dio è amore» (1 Giovanni 4, 8). Dio è amore e fonte dell’amore e della nostra vita, e l’evangelista-teologo ci chiama a vivere nell’amore (1 Giovanni 4, 16). Dobbiamo rimanere in comunione con Dio-Amore attraverso la preghiera incessante (1 Tessalonicesi 5, 17), mediante l’osservanza dei comandamenti, affinché anche noi possiamo riversare questo amore sugli uomini attraverso le opere buone. L’amore che riceviamo da Dio dobbiamo a nostra volta condividerlo. Esso non è soltanto un sentimento. Secondo la Sacra Scrittura, è un atteggiamento: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Romani 5, 8).
Questo atteggiamento comprende l’opera perfetta, piena di complessità e di difficoltà, del Figlio di Dio fatto Uomo, per la nostra salvezza (Giovanni 3, 16). È l’opera dell’amore sacrificale, come lo chiamano gli Apostoli e i Padri, e come testimonia il santo Apostolo Paolo nel suo celebre Inno all’amore divino (1 Corinzi 13, 1-13). Dio significa amore e fuoco consumante, un fuoco che si manifesta analogicamente anche negli esseri creati, i quali possono ardere nel loro amore gli uni verso gli altri, ma senza la luce che tutto abbraccia.
Il fuoco dell’amore divino scaturisce dal Suo essere purissimo e incomprensibile. Si riversa — come la luce del sole nel mondo creato — su tutti gli esseri del cielo e della terra, come bontà, come sapienza, come compimento e come felicità. Non avremmo potuto conoscere l’amore personale di Dio verso di noi, la Sua bellezza e la Sua grandezza, se Cristo, Suo Figlio, non si fosse incarnato. Solo attraverso la venuta di Cristo, che percorre il cammino insieme a ciascuno di noi, possiamo giungere alla conoscenza della pienezza di Dio attraverso l’esperienza (Efesini 4, 5). Solo attraverso Lui, nel quale «abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Colossesi 2, 19), possiamo conoscere ed entrare nell’amore divino.
Gesù è per noi un duplice modello, esteriore e interiore. La salvezza che ci viene offerta è duplice: oggettiva e soggettiva. Si manifesta al di fuori di noi come Persona viva, reale, storica, distinta, buona, luminosa, fonte di luce, degna di essere amata e seguita. Ma si manifesta anche dentro di noi attraverso lo Spirito Santo, l’unico che riempie di senso il nostro essere, lo rallegra e lo rende beato.
Rimanendo Dio, il Figlio di Dio si è fatto Uomo per noi, unendo in Sé la nostra natura alla Sua. Si è fatto per noi Uomo-Via (Giovanni 14, 6), Uomo-Verità, modo di vita divino in un corpo umano, secondo l’espressione di san Massimo il Confessore, essendo la Persona che racchiude in Sé tutte le verità uniche ed eterne, tutte le ragioni dell’esistenza del cielo e della terra. Come Persona è lo «Sposo» delle anime razionali create, il Soggetto del nostro amore, del nostro dialogo e della nostra contemplazione, Colui che ha posto in noi la ragione dell’essere e dell’amare. Attraverso Cristo, nostra eterna Verità, scopriamo la nostra propria verità, la nostra propria eternità, la nostra propria ragione di esistere. Egli è Dio-Uomo-Vita, fonte e creatore della vita, poiché «in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Giovanni 1, 4). Come il sole illumina e riscalda l’intero mondo vegetale e animale senza contaminarsi né diminuire, così Cristo, Sole spirituale, porta in Sé la vita vera, piena, pura, santa, eterna e beata, che non si contamina né diminuisce entrando in contatto con le piccolezze, le mancanze e le miserie spirituali e corporee dell’essere umano. Anzi, Egli purifica, guarisce e rende beati gli uomini peccatori, donando anche a loro questa vita, della Sua stessa vita.
Noi chiamiamo Dio, nelle celebrazioni della Chiesa, «luce», «santità», «amore» e «bontà». Tutti questi sono attributi comuni della divinità: «Luce è il Padre, luce è il Figlio, luce è anche lo Spirito Santo», come dice un inno della Domenica della Pentecoste.
Cristo chiama Se stesso «Luce del mondo», dicendo: «Chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Giovanni 8, 12), poiché Egli porta in Sé la pienezza della divinità. Chi segue il Suo modo di vivere, il Suo modello di preghiera e di obbedienza al Padre, giunge anch’egli alla luce eterna e beata, là dove Cristo siede alla destra della gloria del Padre, «primogenito tra molti fratelli» (Romani 8, 29).
L’uomo privo del legame con Cristo vive nell’infelicità. Senza la luce increata che viene da Cristo, l’uomo non può avere né la conoscenza di Dio, né la vera conoscenza di se stesso, quella che gli dona pace e gioia, né la conoscenza del mondo nel suo senso e nella sua vera ragione. Per questo Cristo viene all’uomo, si fa Uomo, diventa per l’uomo luce, verità e vita (Giovanni 14, 6). Vive la vera vita al posto suo, vince il peccato nel corpo umano, uccide la morte, vince l’inferno e lo infrange.
Il culmine della vicinanza di Cristo all’uomo è la Croce. La morte sulla Croce è la pienezza dell’amore che trasforma e fa rinascere l’anima dell’uomo. Come una pedagogia divina, la sofferenza dell’uomo nasce dall’assurdità della sua opposizione a Dio. Il peccato rappresenta l’orgoglio, la disobbedienza a Dio, alla logica della felicità tracciata dalla divinità per il compimento dell’uomo. Opponendosi alla propria vocazione ontologica, ponendosi di traverso alla volontà di Dio, «l’uomo realizza la croce dell’assurdo», come osserva padre Daniil Tudor. Cristo, accogliendo la sofferenza della Croce e accettandola con amore per l’uomo, ristabilisce le cose nella loro normalità.
Il metropolita Bartolomeo (Anania) diceva che la guarigione del cieco dalla nascita comincia nel momento in cui egli obbedisce alla parola di Cristo. Senza giustificare la propria condizione di cieco, va alla piscina di Siloe, si lava e vede. In seguito confessa con coraggio, davanti ai farisei, il suo Benefattore, e Cristo lo ricompensa rivelandogli la propria divinità (Giovanni 9, 30). Come gli apostoli, seguaci e testimoni di Cristo, il cieco dalla nascita viene ricompensato con la visione della luce taborica e con la felicità, al di sopra di ogni comprensione, della conoscenza del Figlio di Dio.
Ecco dunque che l’uomo è chiamato a partecipare alla Luce di Cristo, alla Luce dell’amore di Colui che si sacrifica con gioia sulla Croce per la nostra salvezza. È chiamato ad ascoltarLo, a seguirLo, a purificarsi dalle passioni, a illuminarsi attraverso la comprensione delle ragioni divine, a perfezionarsi nell’amore e poi, come Cristo, a soffrire insieme con Lui per amore: una sofferenza salvifica, beata e vittoriosa.
Il cammino dell’uomo, che Cristo come Uomo ha percorso sulla via della Croce verso la risurrezione, è un cammino di felicità o, meglio ancora, «la via delle nove Beatitudini» (Matteo 5, 3-12). Questo cammino insegna così: Sii umile, uomo, e comprendi, riconosci che non sei tu il tuo stesso creatore, che dipendi ontologicamente da Dio, il quale è la tua vita, la fonte della tua vita. Piangi per la lontananza da Lui, sii buono e mite, eternamente assetato della santità, dell’amore e della pace divina, l’unica che può renderti felice. Sii misericordioso come il Padre celeste, puro di cuore e capace di vedere, pieno e amante della pace divina, e invocala anche sugli altri. Sii poi disposto a soffrire per la verità, per la santità, per Cristo. Così potrai guarire dalla ferita e dalla morte dell’amore di te stesso; così ti riempirai della vita e della luce di Cristo e vivrai felice con Lui, qui e nell’eternità.
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Tradotto da Ziarul Lumina.
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