Omelia per la Natività di Maria (s. Fozio il Grande)

 In occasione della festa della Natività della Madre di Dio, pubblichiamo al traduzione di una omelia di san Fozio, patriarca di Costantinopoli (+893), dal sito Azbyka


Icona della Festa

Ogni festa e ogni celebrazione, nella quale l’assemblea dei fedeli si rallegra, pone fine alle discordie e alle contese, unisce coloro che hanno animi differenti e riconcilia quelli il cui amore è stato turbato dalla discordia, favorendo l’armonia attraverso i canti melodiosi. Essa manifesta che tutti coloro che si sono radunati sono creature del medesimo Signore e Creatore. Mediante l’unità del culto, testimonia l’uguaglianza di tutte le creature e placa coloro che portano rancore gli uni verso gli altri, esortandoli a pensare con giustizia e umanità, a riconoscere la mano del medesimo Creatore e a ricordare la polvere della medesima creazione. Per questo, mi sembra, esiste la consuetudine cristiana di celebrare feste ecclesiastiche: una in memoria della Natività di Cristo, un’altra a testimonianza del Suo Battesimo, un’altra ancora della Sua Trasfigurazione, altre dei Suoi miracoli — come la guarigione degli indemoniati, la restituzione della vista ai ciechi, la guarigione della donna affetta da emorragia, il rafforzamento degli zoppi e dei paralitici, la risurrezione dei morti — e altre ancora ricordano la Sua Crocifissione, la Sua Risurrezione e il rinnovamento della nostra stessa risurrezione attraverso le Sue opere.

Ma se ogni celebrazione gradita a Dio ci offre l’occasione di partecipare a doni comuni e risplende della propria particolare grazia, allora la festa presente, dedicata alla Natività della Vergine e Madre di Dio, possiede sotto questo aspetto vantaggi assai maggiori. Infatti, come la radice e il tronco di un albero sono considerati la causa dei suoi frutti e dei suoi fiori (benché la fatica e la cura rivolte all’albero siano ordinate al suo frutto), e nulla può crescere senza una radice, così, senza la festa in onore della Vergine, nessuna delle altre feste associate al Suo nome e alle Sue opere potrebbe esistere.

La festa presente in onore della Vergine è adornata di molti e grandi doni ed è giustamente considerata il giorno della salvezza del mondo. Oggi nasce la Vergine Madre da una madre sterile e diviene dimora della permanenza del Signore. Oggi sono sciolti i vincoli della sterilità e sono stabiliti i sigilli della verginità, poiché un grembo sterile porta inaspettatamente il frutto maturo della nascita. Oggi Anna è liberata dal disonore della sterilità e il mondo intero raccoglie i covoni della gioia. Il padre della fanciulla si chiama Gioacchino e a noi viene concessa la caparra dell’adozione. Oggi la Vergine emerge da un grembo infecondo e la sterilità eredita la parte della fecondità; la comunità dei Giudei diminuisce e aumentano i figli della Chiesa, che con devozione vengono a Cristo, lo Sposo.

La Vergine nasce da un grembo sterile, sebbene la Sua nascita sarebbe stata comunque miracolosa anche se i Suoi genitori avessero avuto in precedenza altri figli. O meraviglia! Quando era trascorso il tempo della semina, venne il tempo della mietitura; quando si era spenta la fiamma del desiderio, si accese la lampada del parto. La giovinezza non aveva prodotto un fiore, ma la vecchiaia portò un ramo. Nel vigore della forza non vi fu frutto del grembo, ma nel grembo avvizzito apparve un frutto eternamente verginale.

Ma tu, o uomo, ti meravigli che la donna sterile abbia partorito e per questo parli vanamente. Ma chi sei? Non puoi appartenere alla schiera dei fedeli e di coloro che sono degni del miracolo, poiché il credente non sarà turbato da ciò che appartiene al dominio della fede. Sei forse un Giudeo? Ma come hai potuto dimenticare Sara? Non generò forse nella sua vecchiaia e dopo la sterilità un figlio, Isacco? Considera anche che Adamo fu creato dalla terra senza nascita e che Eva fu tratta dalla costola di Adamo: qui si manifestò la grazia divina, che sempre regna sulla natura. Allo stesso modo, nella nascita della Vergine Maria si manifestarono la potenza e l’autorità divine. Pertanto, lasciando da parte coloro che cianciano della nascita da una donna sterile, proseguiamo ciò che abbiamo già cominciato.

Un tempo la natura umana era schiava del potere dei peccati ancestrali, ma ora la figlia della stirpe dei nostri progenitori ci offre potenti mezzi per la liberazione dal potere e dalla schiavitù del loro rapitore. Perciò Adamo ed Eva, purificati da quelle antiche contaminazioni del peccato e liberati dal dolore e dalla disperazione, ora, prima di tutti gli altri, salutano liberamente e gioiosamente la festa in onore della Vergine, soprattutto perché sono i Suoi progenitori principali. Da loro, infatti, il seme del peccato si diffuse attraverso tutta la stirpe umana, ed essi, quando esso fu sradicato, dovevano giustamente essere i primi a iniziare la gioia e a chiamare tutti i loro discendenti a unirsi alla celebrazione.

Da loro, i primi peccatori, la ferita del peccato si diffuse su tutti; e tutti hanno ugualmente bisogno della guarigione. Ora, con la nascita della Vergine, viene posta la fondazione della salvezza del mondo. È dunque conveniente una celebrazione universale, e nei canti tutti i popoli e tutta la creazione devono innalzare il ringraziamento: la salvezza del mondo intero richiede un ringraziamento corrispondente.

Innalziamo dunque canti di gratitudine per la restaurazione di Adamo, per il rinnovamento di Eva insieme a lui, per la revoca della condanna e per la nostra natura, liberata dalla morte causata dal peccato e spogliata della sua forma corruttibile, restituita all’antica dignità dell’immagine del Signore. Cantiamo inni di ringraziamento e formiamo cori universali, perché la Vergine, nata da un grembo infecondo, ha santificato la natura sterile e l’ha innestata nella fecondità delle virtù.

È stabilita una scala che giunge fino ai cieli e la natura terrena, oltrepassando i propri confini, viene stabilita nelle dimore celesti. Il trono del Signore è stabilito sulla terra, tutte le realtà terrene sono santificate e le schiere celesti dimorano con noi, mentre il maligno, che fin dal principio ci ha ingannati ed è stato il principale artefice delle insidie contro di noi, viene privato del potere in tutte le sue astuzie e macchinazioni contro di noi.

Ma chi potrebbe descrivere adeguatamente queste cose meravigliose? Quale parola potrebbe esprimere ciò che supera la sua stessa capacità? Quale mente non rimarrebbe turbata nel confrontare la propria capacità di comprendere con la grandezza di queste opere?

In principio Dio, mosso dall’ineffabile ricchezza del Suo amore per l’umanità, creò l’uomo, concedendogli l’immagine e la somiglianza del Creatore, cioè donandogli la nobiltà del corpo e dell’anima. Piantò un paradiso a oriente, un luogo piacevole e bellissimo, lo adornò con fiori incorruttibili dei prati e lo riempì di frutti maturi e diversi. Fiumi scorrevano nel mezzo del paradiso, irrigando la pianura con le loro acque limpide e conferendo al luogo una naturale bellezza.

Là il Signore pose la Sua bella creatura, lo costituì signore di ogni cosa e gli comandò di godere liberamente di tutti i beni. Poi condusse ad Adamo una moglie, creandola dalla sua costola, affinché riconoscesse come capo colui dal quale era stata tratta e, guardandolo, sentisse di essergli obbligata, e affinché, mediante l’unione della loro natura, si stabilisse anche l’unione delle loro menti.

Ma, avendo concesso all’uomo il godimento e l’uso di ogni cosa nel paradiso, il Signore, poiché era conveniente educare colui al quale era stata affidata un’autorità tanto grande e varia, gli diede anche un comandamento, non difficile da osservare né del tutto facile da compiere. Per questo l’uomo avrebbe ricevuto o una ricompensa o una punizione. Indicando uno degli alberi che fiorivano nella loro bellezza, Dio diede un comandamento che proibiva di mangiarne i frutti.

Ma quella bestia malvagia e principale artefice del male, chiamata diavolo, che aveva fissato lo sguardo sull’uomo fin dal momento della sua creazione, si servì di un altro animale, il serpente, come strumento. Entrando in un dialogo ingannevole e seducente con la donna e riversando abbondanti calunnie contro il Legislatore, persuase lei e, attraverso di lei, l’uomo, a disprezzare il comandamento e a mangiare dell’albero dal quale era stato loro proibito mangiare.

E quando trasgredirono il comandamento, persero tutti i doni. Questo era precisamente lo scopo del calunniatore e a questo fine era rivolta tutta la sua azione malvagia. Così il peccato passò dai progenitori ai loro discendenti e il calunniatore, mediante questo mezzo, assoggettò a sé l’intero genere umano.

Che cosa fece il Creatore e Provvidente? Abbandonò forse completamente la Sua creatura, caduta nella sventura, errante e continuamente schiava delle passioni? No! Colui che aveva creato l’uomo con amore non poteva sopportare che egli fosse ingannato e rapito. Pertanto la Trinità divina, con un’unica decisione della Sua volontà, decretò la ricreazione della creatura infranta.

E fu ritenuto conveniente — secondo il ragionamento umano — trovare un uomo della nostra stessa natura che adempisse perfettamente la legge, affinché attraverso di lui colui che aveva tramato il male contro di noi fosse sconfitto e noi, mediante una lotta e una vittoria legittime, fossimo liberati dalla causa del peccato.

Era dunque conveniente che una delle Persone della Trinità venisse agli uomini, affinché la ricreazione appartenesse a Colui che era il Creatore. Era necessario che il Figlio di Dio, che da tutta l’eternità era tale ed era glorificato, venisse ai figli degli uomini. Ma venire agli uomini era impossibile senza l’incarnazione, e l’incarnazione è la via della nascita, mentre la nascita è conseguenza della gestazione materna.

Era necessario preparare sulla terra una madre per il Creatore, per la ricreazione dei caduti, e inoltre una vergine, affinché, come il primo uomo era stato creato dalla terra vergine, così anche la sua ricreazione fosse compiuta attraverso una vergine. E affinché la nascita del Creatore fosse senza seme, poiché Egli doveva liberare dalla schiavitù del desiderio colui per il quale il Signore sarebbe nato.

Ma quale donna era degna di partecipare a questo mistero? Quale donna era degna di diventare Madre di Dio e di dare carne a Colui che possiede ogni cosa in abbondanza? Chi poteva essere più degna di Colei che oggi è miracolosamente germogliata dalla radice sterile di Gioacchino e Anna, la cui Natività celebriamo solennemente, poiché essa è il mirabile preludio al più grande mistero — la nascita del Verbo nella carne — e per il cui motivo è stata istituita questa celebrazione universale e divina?

Era infatti necessario designare come Madre del Creatore Colei che fin dalla Sua nascita conservò un corpo puro, un’anima incontaminata e pensieri giusti. Era necessario che Colei che fin dall’infanzia fu condotta al tempio e percorse le vie sante apparisse come il vero tempio vivente del Datore della vita.

Era necessario che Colei che era meravigliosamente nata da un grembo sterile, cancellando il disonore dei Suoi genitori, facesse sorgere la salvezza dei progenitori, poiché questo ramo era destinato a liberare il genere umano dal peccato ancestrale portando verginalmente il Salvatore del mondo e donandogli la carne.

Era necessario che Colei, adornata di ogni bellezza dell’anima, apparisse come la sposa eletta, degna dello Sposo celeste, e che, risplendendo di molteplici virtù come di stelle e portando il Sole di giustizia, fosse riconosciuta da tutti i fedeli e servisse da veste al Re di tutti.

O meraviglia! Colui che tutta la creazione non può contenere non è racchiuso angusto nel grembo della Vergine; Colui che i cherubini non osano contemplare è portato dalla Vergine nelle Sue mani mortali.

Da un grembo sterile e infecondo sorge la santa montagna, dalla quale fu miracolosamente tratta la preziosissima pietra angolare, Cristo nostro Dio, che con la Sua autorità ha infranto il dominio dei demoni e il regno dell’inferno.

Sulla terra è preparato un vaso vivente e celeste, nel quale il Creatore ha acceso con il fuoco divino le primizie della nostra restaurazione e ha distrutto la semina della zizzania, preparando così per Sé il grano puro.

Ma perché attraversare l’intero mare dei doni e delle opere buone della Vergine, potrebbe dire qualcuno tra gli ascoltatori, che sotto l’influsso del timore e dell’amore trema e gioisce, ascolta in pace e si commuove, rimane in silenzio e parla, si umilia e si esalta?

Io, tuttavia, guidato più dall’amore che dal timore, proseguirei volentieri il mio discorso davanti a voi, soprattutto perché tutti state ascoltando attentamente e avete concentrato tutta la vostra attenzione sulla glorificazione dell’Ever-Vergine.

Ma io non sono iniziato a tutti i misteri della Vergine e, inoltre, il tempo ci chiama a un’altra venerabile opera della Vergine: la celebrazione del misterioso e incruento Sacrificio, poiché il ricordo delle sofferenze volontarie del Figlio è un onore per la Madre; ad esso dobbiamo ora procedere.

Ma Tu, o Vergine e Madre del Verbo, mia protezione e mio rifugio, Tu che sei nata mirabilmente da una donna sterile e ancor più mirabilmente hai innalzato per noi il Principe della vita, prega per noi e intercedi presso il tuo Figlio e nostro Dio. Rendi puri da ogni contaminazione e peccato coloro che Ti glorificano e degni della camera nuziale celeste.

Fa’ che essi risplendano nella vita eterna della triplice luce della Santissima Trinità e godano della meravigliosa e ineffabile contemplazione di Essa, in Cristo Gesù nostro Signore, al quale appartengono la gloria e il dominio, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

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