Perdonare è necessario per la salvezza (archim. Kirill Pavlov)

 Pubblichiamo in italiano una predica dell'archimandrita Kirill Pavlov già pubblicata su Orthodox Christianity, che ha come centro il rapporto fra perdono e salvezza



Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

Cari fratelli e sorelle nel Signore!

Oggi, per il nostro ammaestramento e per il nostro rafforzamento nelle verità della vita cristiana, ci viene proposta una parabola evangelica estremamente importante ed edificante, che ciascuno di noi dovrebbe cercare di imprimere più profondamente nel proprio cuore.

La parabola evangelica che abbiamo appena ascoltato ci mostra, da una parte, l’immensa misericordia del Signore e Dio nostro, il quale, per un solo sospiro di sincero pentimento, per una sola parola di preghiera, ci rimette tutti i debiti, tutte le offese arrecate alla Sua divina Verità, sia con il pensiero, sia con le opere, sia con le intenzioni.

Dall’altra parte, la parabola ci mostra l’estrema crudeltà dell’uomo, che ignora le lacrime e le suppliche del proprio simile ed è pronto a sottoporlo al disprezzo per un debito non pagato e a distruggere per sempre il suo benessere.

Perciò il regno dei cieli, dice il Signore, è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Quando cominciò a fare i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Ma poiché costui non aveva la possibilità di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto, insieme con la moglie, i figli e tutto ciò che possedeva, e che così fosse pagato il debito. Allora quel servo, gettatosi ai suoi piedi, lo supplicava dicendo: “Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Ma quel servo, uscito, incontrò uno dei suoi compagni di servizio, che gli doveva cento denari; lo afferrò e lo strangolava, dicendo: “Paga quello che devi!”. Il suo compagno, gettatosi ai suoi piedi, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò tutto”. Ma egli non volle; andò invece e lo fece gettare in prigione, fino a quando non avesse pagato il debito.

Vedendo ciò che era accaduto, gli altri servi furono profondamente addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio! Io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu mi hai supplicato. Non dovevi anche tu avere pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. E, adiratosi, il padrone lo consegnò ai tormentatori, finché non avesse pagato tutto ciò che gli doveva.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi, se ciascuno di voi non perdonerà di cuore al proprio fratello le sue colpe» (Mt 18,23-35).

Vedete, cari fratelli e sorelle, che cosa ci insegna questa parabola?

Ci insegna che il Signore è senza misericordia verso di noi se noi stessi siamo senza misericordia; che Egli non perdona neppure le nostre colpe, se noi stessi non perdoniamo al nostro prossimo le colpe che egli ha commesso contro di noi.

Se infatti voi perdonerete agli uomini le loro colpe, ci ammonisce il nostro Salvatore in un altro passo, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe (Mt 6,14-15).

Come possiamo dunque, fratelli, non avere misericordia dei nostri prossimi e non perdonare i loro peccati contro di noi, quando il nostro stesso Padre celeste ama tutti noi? Egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (cfr. Lc 6,35; Mt 5,45).

È dunque evidente che anche noi dobbiamo amare coloro che il Signore stesso ama e dobbiamo essere misericordiosi come è misericordioso il nostro Padre celeste.

È proprio questo tipo di amore — cioè l’amore verso i buoni e verso i cattivi — e proprio questa misericordia che il Salvatore, nella Sua grande amorevolezza verso il genere umano, esige da noi.

Amate i vostri nemici, dice, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per coloro che vi offendono e vi perseguitano (Mt 5,44).

E quel cristiano che non possiede o non manifesta questo amore e questa misericordia verso tutti, compresi i propri nemici, secondo l’insegnamento del Salvatore non ha il diritto di considerarsi un vero cristiano, membro del Regno cristiano dell’Amore e della Pace.

Chiedendoci questo amore verso il genere umano, il Signore nostro Gesù Cristo considera come rivolti direttamente a Sé sia gli atti di misericordia che compiamo, sia la crudeltà che esercitiamo verso il nostro prossimo:

In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me (cfr. Mt 25,40.45).

Quanto è dunque umano e misericordioso il Signore nostro Dio!

Egli ci ama tutti a tal punto da non vergognarsi di chiamarci Suoi fratelli e, come vedete, attribuisce a Se stesso il nostro stesso amore verso il prossimo.

Ma noi peccatori, molto spesso, non ci lasciamo commuovere dall’amore e dalla misericordia che il Signore ci mostra, proprio come il debitore della parabola evangelica non si lasciò commuovere dalla misericordia del re.

Per questo il Signore ci esorta, attraverso la severità della Sua giustizia, a essere misericordiosi.

Nella Sua umanità e misericordia, il Signore è pronto a perdonarci i nostri grandi peccati soltanto quando noi stessi perdoniamo i peccati del nostro prossimo.

Vediamo, dalla parabola e anche dalle nostre esperienze e osservazioni, che persino le persone buone e giuste si turbano, si indignano e provano risentimento verso coloro che sono crudeli e privi di misericordia nei confronti del prossimo.

Non volgerà forse Dio, che è così umano, così ricco di misericordia e al tempo stesso pienamente giusto, il Suo volto lontano da noi e non trasformerà la Sua misericordia in giusta ira davanti alla nostra durezza di cuore?

Se siamo duri di cuore verso il nostro prossimo e non perdoniamo i suoi peccati contro di noi, non possiamo nemmeno accostarci al Signore e supplicarlo di perdonare i nostri peccati.

Infatti, come potremmo dire:

Padre nostro che sei nei cieli, rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori (cfr. Mt 6,9.12),

quando nella realtà non perdoniamo al nostro prossimo i peccati che ha commesso contro di noi?

In tal caso mentiremmo davanti al Signore e, di conseguenza, non faremmo altro che provocare la Sua ira e trasformare la nostra preghiera in peccato.

Essendo in inimicizia con il nostro prossimo, secondo l’insegnamento del Salvatore, non abbiamo il diritto di portare i nostri doni al tempio del Signore (cfr. Mt 5,23-24).

Le nostre stesse lacrime e i nostri sospiri, come dice San Tichon di Zadonsk, non ci saranno di alcun beneficio se non rimettiamo i peccati del nostro prossimo.

Il Signore giusto dirà con dignità e giustizia a ogni persona dal cuore duro, così come il re adirato disse nella parabola al suo debitore dal cuore indurito:

Servo malvagio! Non dovevi anche tu avere misericordia del tuo compagno, così come io ho avuto misericordia di te?

Così gli dirà e lo consegnerà ai tormentatori dal cuore duro, cioè lo consegnerà a una punizione meritata, perché il giudizio è senza misericordia contro chi non ha usato misericordia (Gc 2,13).

Chi di noi, fratelli, è completamente libero dalla durezza di cuore verso il prossimo?

Guardate: alcuni di noi offendono e insultano le persone che li circondano, mentre altri sono essi stessi offesi e insultati.

Ma se tanto coloro che vengono offesi quanto coloro che offendono nutrono nel cuore un rancore nascosto verso il proprio prossimo, sappiano e ricordino che una simile durezza di cuore li condurrà inevitabilmente alla perdizione eterna.

E, sapendo questo, non tardino a scacciare dal proprio cuore la malizia e l’odio verso i fratelli; si affrettino a riconciliarsi con loro e a riparare le proprie azioni crudeli con opere di amore e di misericordia.

È difficile, ma con l’aiuto di Dio non è impossibile. È difficile, ma è assolutamente necessario per la nostra salvezza.

Per combattere più efficacemente contro il nostro orgoglio, che ci impedisce di perdonare le offese e gli insulti, dovremmo guardare spesso all’esempio del nostro Salvatore, il quale, oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava vendetta (1Pt 2,23), ma offriva preghiere al Padre celeste per i Suoi nemici e per coloro che Lo crocifiggevano.

Questo è ciò che fecero i santi Apostoli e il santo Protomartire e Arcidiacono Stefano.

Perché odi la persona che ti ha insultato?, dice la venerabile Madre Sinclitica. Non è stata lei a insultarti, ma il diavolo; odia la malattia, non il malato.

Per concludere la nostra conversazione, applichiamo a noi stessi le parole del santo Apostolo Paolo:

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene. Vivete in pace con tutti. Non tramonti il sole sopra la vostra ira (cfr. Rm 12,21.18; Ef 4,26).

Perdonate e sarete perdonati, e diventerete eredi del Regno di Dio!

Amen.


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