Mettendo in luce gli inestimabili tesori della Chiesa — i suoi santi asceti — e glorificandoli, il Metropolita Macario non dimenticava neppure i disordini ecclesiastici, per l’eliminazione dei quali intraprendeva energiche misure. Il saggio approccio pastorale si manifestò nel fatto che egli pone anzitutto sul candelabro della Chiesa la sua gloria — i santi di Dio, glorificati nei Concili del 1547–1549 — e, con il loro aiuto pieno di grazia, fa emergere ed elimina le diverse insufficienze nella società. Così si compiva pienamente l’esortazione dell’apostolo Paolo: «Pertanto anche noi, avendo intorno a noi una tale nube di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che facilmente ci avvolge, corriamo con perseveranza la corsa che ci è posta innanzi» (Eb 12,1).
Dell’esame di diverse questioni di questo genere si occupò il Concilio dei Cento Capitoli¹. L’inizio dei lavori del Concilio avvenne nel modo seguente: «Nell’anno 7059 [1551], il mese di febbraio, nel giorno 23, […] furono poste queste molte domande e date molte risposte su diversi ordini ecclesiastici nella città regnante di Mosca, nelle sale regali, da parte del piissimo e coronato da Dio zar e sovrano e gran principe Ivan Vasil’evič, autocrate di tutta la Rus’, al padre suo Macario, Metropolita di tutta la Rus’, e a tutto il Sacro Concilio […] della Metropolia russa, qui convenuti: Teodosio, arcivescovo della Grande Novgorod e di Pskov; Nicandro, arcivescovo di Rostov; Trifone, vescovo di Suzdal’ e Torusk; Gurij, vescovo di Smolensk e Brjansk; Cassiano, vescovo di Rjazan’; Acacio, vescovo di Tver’ e Kašin; Teodosio, vescovo di Kolomna e Kašira; Sava, vescovo di Sarsk e Podonsk; Cipriano, vescovo di Perm’ e Vologda, con gli onorevoli archimandriti e igumeni»². L’autore-compilatore dei documenti conciliari, al modo degli innografi che glorificano i partecipanti ai Concili ecumenici, chiama i gerarchi convenuti a Mosca «aquile alate verso il cielo», «aventi ali leggere». Del loro arrivo a Mosca si dice: «Ed era mirabile la vista, poiché tutta la città salvata da Dio si adornava per la venuta dei padri»³.
Del Concilio dei Cento Capitoli, come anche dei Concili dei «nuovi taumaturghi» del 1547 e del 1549, i contemporanei cronisti nulla dicono. Notizie sullo Stoglav si possono incontrare nelle cronache posteriori⁴. L. V. Čerepnin osserva giustamente che le annotazioni cronachistiche sullo Stoglav del XVII secolo «risalgono, come fonte, al testo stesso del monumento»⁵.
E. Golubinskij riconosce il 23 febbraio come data d’inizio dei lavori del Concilio⁶. Il sacerdote D. Stefanovič, invece, esaminando con grande accuratezza il contenuto dello Stoglav, afferma nella sua dissertazione magistrale che il Concilio ebbe inizio nei primi giorni di gennaio del 1551, che entro il 23 febbraio avrebbe potuto anche essersi concluso⁷, e che nel periodo dal 23 febbraio all’11 maggio ebbero luogo la formazione e la redazione dei materiali dello Stoglav.
Gli atti di questo Concilio sono divisi in cento capitoli, grazie ai quali questo monumento del pensiero ecclesiastico-giuridico acquistò una grande importanza. Una simile aspirazione alla monumentalità è caratteristica anche del Sudebnik approvato in questo stesso periodo, anch’esso contenente cento capitoli. Un fenomeno analogo lo incontriamo sia nella letteratura teologica di Bisanzio⁸, sia nei monumenti russi contemporanei allo Stoglav⁹.
Nonostante la molteplicità dei piani contenutistici dei materiali conciliari, si può tuttavia scorgere una certa loro divisione per temi. Nei primi quattro capitoli si trova materiale storico sulla preparazione e sull’inizio dei lavori del Concilio, sulla sua composizione e sui discorsi dello zar ai partecipanti al Concilio. In essi il giovane zar si rivolge con una preghiera alla Santa Trinità, agli angeli e ai santi, e pronuncia i nomi dei «grandi taumaturghi che nella nostra terra, nella Grande Rus’, rifulsero per i miracoli» (cap. 3, p. 261). Egli racconta inoltre dei Concili nei quali furono canonizzati «i grandi nuovi luminari taumaturghi, glorificati da Dio con molti e ineffabili miracoli» (cap. 4, p. 266). Poi si dice che ai lavori del Concilio dei Cento Capitoli precedettero moleben e preghiere nella chiesa conciliare della Purissima Madre di Dio; dopo di che lo zar, parlando dei disordini, si rivolge ai convenuti: «[…] su tutto ciò consigliatevi sufficientemente tra voi spiritualmente. E in mezzo al Concilio fatecelo conoscere, e noi abbiamo bisogno del vostro consiglio e della vostra opera episcopale e desideriamo consigliare con voi come, con Dio, stabilire ciò che è disordinato per il bene» (cap. 4, p. 267).
Il capitolo seguente, il quinto, espone in successione trentasette questioni diversissime poste dallo zar ai partecipanti al Concilio, con l’intento di porre fine ai disordini. Lo zar dice: «Padre mio Macario, Metropolita di tutta la Rus’, e tutti gli arcivescovi e vescovi, volgete lo sguardo alle vostre case, affidatevi da Dio, nella vostra dignità episcopale e nel vostro ministero pastorale, sulle sante chiese di Dio, sulle sacre icone e su ogni ordine ecclesiastico, affinché nelle sante chiese si suoni e si canti secondo il divino typikón e secondo le sacre regole. E ora infatti vediamo e udiamo che, oltre il divino typikón, molti ordini ecclesiastici non vengono compiuti pienamente, non secondo le sacre regole e non secondo il typikón. E voi, esaminando tutti quegli ordini ecclesiastici, stabilite un decreto affinché siano compiuti pienamente secondo il divino typikón e secondo le sacre regole» (cap. 5, quest. 1, p. 268). Nei capitoli dal 6 al 40 sono contenute le risposte dei padri del Concilio alle domande dello zar, le quali mirano a sradicare le insufficienze individuate, «affinché nulla nelle sante chiese, al di fuori delle sacre e divine regole, venga fatto, né sia trascurato per la nostra negligenza» (cap. 6, pp. 277–278).
Il quarantunesimo capitolo contiene altre trentadue domande dello zar; questa volta, però, le risposte vengono riportate insieme alle domande, separate soltanto dalla formula: «E a ciò la risposta». I capitoli successivi, a partire dal quarantaduesimo, costituiscono soltanto «risposte», cioè soltanto decreti, senza alcuna domanda preliminare. Il tema di queste decisioni può ripetersi rispetto alle precedenti domande e risposte, oppure essere radicalmente nuovo. Negli ultimi due capitoli (99 e 100) si parla dell’invio dei documenti conciliari al monastero della Trinità-San Sergio, presso il quale si trovava l’ex Metropolita Ioasaf (†1555), e della sua risposta, cioè del suo parere sui materiali conciliari¹⁰.
Leggendo lo Stoglav, si potrebbe pensare che l’iniziativa della convocazione del Concilio, il suo lavoro, cioè le domande, appartengano tutte allo zar. E. Golubinskij non è d’accordo con ciò: egli vede nella realizzazione dello Stoglav l’iniziativa del santo Macario¹¹; anche altri studiosi parlano del grande ruolo del Metropolita. Inoltre, nei materiali del Concilio trovarono espressione le lettere e i documenti del Metropolita Macario. Al santo Macario erano caratteristiche modestia e umiltà, che si manifestavano nel lasciare l’iniziativa allo stesso zar¹². In principio il giovane autocrate parla del Concilio del 1547: «Nel diciassettesimo anno della mia età […] la grazia dello Spirito Santo rifulse [su di me] e toccò il mio intelletto. Mi venne alla memoria, e desiderò e si accese la mia anima, il grande e inesauribile tesoro che da molti tempi, presso i nostri antenati, era stato nascosto e consegnato all’oblio. I grandi nuovi luminari taumaturghi, glorificati da Dio con molti e ineffabili miracoli…» (cap. 4, p. 266). Nel giovane zar, cresciuto senza genitori, il sorgere di tali pensieri all’età di diciassette anni poteva essere avvenuto soltanto sotto l’influenza del santo Macario. Presumibilmente, lo stesso quadro si presenta per l’iniziativa della convocazione e dello svolgimento del Concilio dei Cento Capitoli. Si può dire che nella Chiesa russa maturava un’atmosfera di necessità di correzioni e riforme. Ne parla la «Petizione dei monaci allo zar Ivan Vasil’evič», pubblicata da G. Z. Kuntsevič (SPb., 1912)¹³. E il Metropolita Macario si rivelò il migliore interprete di queste aspirazioni, conferendo loro forma conciliare. Il santo è un grande organizzatore, un veneratore degli asceti della patria, un raccoglitore spirituale della Rus’ e un ispiratore delle grandi iniziative del suo tempo¹⁴. A. Zimin ritiene giustamente: «L’intero testo delle decisioni dello Stoglav ci convince che esso fu composto sotto l’influenza del Metropolita Macario»¹⁵.
Nel complesso, le questioni affrontate dal Concilio erano delle più diverse. Vi erano il tribunale ecclesiastico, le votčine dei vescovi e dei monasteri, l’aspetto esteriore del cristiano e il suo comportamento, il buon ordine e la disciplina ecclesiastici, l’iconografia ecclesiastica e l’istruzione spirituale, e altro ancora. Al Concilio dei Cento Capitoli fu intrapreso lo sforzo di centralizzare e unificare la struttura della Chiesa russa e il suo governo. Nella seconda serie di domande, lo zar, fin dall’inizio, si rivolge ai gerarchi con queste parole: «[…] e stabilite degli anziani dei preti sopra tutti i sacerdoti, per la vigilanza dell’ordine ecclesiastico» (cap. 5, quest. 1, p. 268). Le domande dello zar sono concluse da una risposta «conciliare», nella quale si parla molto dettagliatamente dell’introduzione nella Chiesa dell’istituto dei «blagočinnye», cioè dei responsabili del buon ordine ecclesiastico: «E per questo, per l’ordine ecclesiastico nella città regnante di Mosca e in tutte le città del regno russo della Metropolia russa, abbiamo ordinato di scegliere, in ciascuna città, come protopopi, per comando dello zar e con la benedizione del santo gerarca, sacerdoti esperti, buoni e irreprensibili nella condotta. Nella città regnante di Mosca devono esservi sette anziani dei preti e sette assemblee, secondo la disposizione dello zar; e presso di loro si scelgano dei decani [desjatskie], anch’essi buoni sacerdoti, esperti e irreprensibili nella condotta. Così pure, in tutte le città, si stabiliscano anziani sacerdoti e decani, quanti siano opportuni in ciascuna città. E nei villaggi, nei pogost e nei distretti, per tutta la terra, si stabiliscano presso i preti sacerdoti decani» (cap. 6, p. 278). Come per gli iconografi, lo Stoglav prescrive che i sacerdoti scelti siano «esperti, buoni e irreprensibili nella condotta». Il sacerdote Dimitrij Stefanovič, nella sua opera, cita il testo dell’ukaz del 17 febbraio 1551, nel quale è elencato il clero destinato alla «vigilanza dell’ordine ecclesiastico» a Mosca¹⁶. Una sorta di istruzione per gli anziani che dovevano essere eletti poteva essere costituita dal capitolo 34 dello Stoglav. Esso comincia infatti così: «Ai protopopi presso le chiese cattedrali, e agli anziani sacerdoti e ai decani presso tutte le chiese, spetta vigilare frequentemente…» (cap. 34, p. 297)¹⁷. Nella loro competenza rientravano questioni quali la vita del clero parrocchiale, la rendicontazione davanti alla gerarchia superiore e la cura pastorale del gregge loro affidato¹⁸. Nel capitolo successivo, sull’esempio dei «buoni ordini» di Mosca, viene indicato l’ordine delle processioni durante tutto l’anno.
Il Concilio affronta una questione importante quale la situazione finanziaria ed economica delle istituzioni ecclesiastiche alla luce dei rapporti tra Chiesa e Stato¹⁹. Nella seconda serie di domande lo zar parla dei monasteri che sotto Basilio III (†1533), e poi sotto Elena (†1538), ricevevano dallo Stato la «ruga», sotto forma di denaro, grano, vino ecc. (cap. 5, quest. 31, p. 275). Nel capitolo 75 (pp. 352–353) vengono indicate misure per accrescere il buon ordine nei monasteri e per compiere preghiere per i benefattori monastici. Al tempo stesso il testo cita le parole del sovrano: «E così, da me, zar, ne hanno presi molti in tutti i monasteri…». Il Concilio prescrive ai monasteri di non importunare più il sovrano, «salvo in caso di grande necessità». A questa questione il Concilio ritorna ancora, dando la «Risposta sull’elemosina e sulla ruga presso molti monasteri» (cap. 97, pp. 372–373). Dapprima viene descritto come veniva concessa la ruga sotto Basilio III, poi sotto Elena Glinskaja e infine durante la minore età di Ivan il Terribile. Perciò nei materiali si legge: «E riguardo a ciò, a te, sovrano e pio zar, spetta ordinare di fare un’indagine certa». Parlando dello svolgimento di una simile revisione, il Concilio sottolinea: «Qualora vi siano monasteri poveri e chiese che possano vivere senza quella ruga, ciò, sovrano, è nella tua volontà regale; ma qualora vi siano monasteri poveri e sante chiese per i quali vivere d’ora innanzi senza la tua ruga sia impossibile, è degno e giusto che tu, pio zar, soccorra tali [luoghi]» (cap. 97, p. 373).
Il centesimo capitolo dei materiali è costituito dal parere dell’ex Metropolita Ioasaf su di essi. Il capitolo 101 è datato 11 maggio 1551. In esso si stabilisce che d’ora innanzi le Chiese non acquistino votčine senza il consenso dello zar. Inoltre, lo studio della documentazione attiaria mostra che nel mese di maggio fu compiuta una revisione di diverse carte monastiche. S. M. Kaštanov ha contato 246 carte conservatesi fino ai nostri giorni²⁰. Egli caratterizza tale provvedimento così: «Lo scopo della revisione di maggio dei tarcani [tarhany] non consisteva nell’esame di singole carte concrete, ma nell’ampia attuazione del principio della centralizzazione delle finanze statali mediante la limitazione delle principali prerogative fiscali» dei monasteri²¹. Venivano confermate le carte della fine del regno di Ivan III e di Basilio III, poiché in esse, di norma, i monasteri non venivano esentati dalle principali prerogative relative al transito e al commercio. Nella sottoscrizione della carta relativa alla casa metropolitana «veniva consentito il transito esente da dazio soltanto una volta all’anno»²². Tutto ciò permette di trarre un’ulteriore conclusione. Sebbene non possediamo un elenco degli igumeni dei monasteri che si trovavano a Mosca nel 1551, abbiamo tuttavia il diritto di affermare che questo fu il più rappresentativo raduno ecclesiastico di tutto il periodo precedente.
Il Concilio abolì la sottoposizione dei monasteri alla giurisdizione dell’autorità secolare (cap. 37, p. 340). Affermando la giurisdizione sul clero da parte della gerarchia superiore, lo Stoglav introduce un’importante precisazione: «E qualora giunga il momento in cui il metropolita non possa [farlo], allora ordina che al suo posto giudichino gli archimandriti, gli igumeni, le igumene, i protopopi e tutto l’ordine sacerdotale e monastico nelle questioni spirituali, il vescovo di Sarsk e Podonsk con tutti gli archimandriti e gli igumeni, conciliarmente, secondo quelle medesime sacre regole» (cap. 68, p. 341). Questa precisazione è assai importante, poiché è noto che a quel tempo il Metropolita Macario era già in età avanzata e aveva persino desiderato risolvere la questione del proprio ritiro a riposo²³. La sua multiforme attività ecclesiastica, culturale ed educativa richiedeva molte forze e molto tempo, e anche il peso amministrativo che gravava su di lui non era piccolo. «Il potere giudiziario del Metropolita sugli igumeni è attestato nelle carte relative ai monasteri della Trinità-San Sergio, Simonov, Novospasskij di Mosca, Čudov, al monastero episcopale di Serpuchov, Troicko-Machriščskij, Fëdorovskij di Pereslavl’-Zalesskij, Troicko-Danilov, Vladimir della Natività, Vladimir dello Spas, Čuchlomskij Kornil’ev, Toropetskij della Trinità, e alla cattedrale di Dmitrij a Vladimir»²⁴. Esaminando la multiforme attività ecclesiastico-amministrativa e culturale-educativa del santo Macario, non si può che meravigliarsi delle sue capacità e delle sue doti organizzative. Perciò appare assai provvidenziale che al Concilio dei Cento Capitoli l’anziano gerarca sia stato persuaso a rimanere sul trono primaziale, e ciò sia servito al bene della Chiesa.
Esaminando alcune questioni di carattere iconografico, il Concilio dei Cento Capitoli prescrive: «Che i pittori dipingano le icone secondo gli antichi modelli, come dipinsero i pittori greci e come dipinse Andrej Rublëv e gli altri celebri pittori» (cap. 41, quest. 1, p. 303). Nel capitolo 43 il Concilio (pp. 314–315) si sofferma molto dettagliatamente sull’importanza e sulla santità dell’arte dell’iconografia, sottolineando l’alto ideale dell’iconografo: «Conviene che il pittore sia umile, mite, pio, non amante di vane parole, non buffone, non litigioso, non invidioso, non ubriacone, non predone, non omicida» (cap. 43, p. 314). I maestri iconografi devono trasmettere agli allievi la propria arte senza nasconderne i segreti. La supervisione suprema sull’iconografia viene affidata alla gerarchia. Gli arcivescovi e i vescovi devono, secondo il principio sopra ricordato relativo ai «buoni ordinatori», scegliere «nel proprio territorio pittori eccellenti, maestri, e ordinar loro di sorvegliare tutti gli iconografi» (cap. 43, p. 315). Come mostrano le fonti, in esecuzione di questa disposizione conciliare, a Mosca furono «stabiliti sopra tutti gli iconografi quattro anziani iconografi, e fu loro ordinato di vigilare su tutti gli iconografi»²⁵. Caratterizzando l’attività del Concilio dei Cento Capitoli, V. G. Brjusova sottolinea che «nelle condizioni dell’espansione dei confini dello Stato di Mosca, la direzione immediata delle locali botteghe iconografiche divenne praticamente impossibile; si resero necessarie disposizioni di portata panrussa, che furono appunto realizzate dal Concilio dei Cento Capitoli del 1551»²⁶. Secondo N. Andreev, nelle determinazioni conciliari sull’iconografia si rifletterono le concezioni dello stesso Metropolita Macario²⁷. E padre Dimitrij Stefanovič osserva: «Tra le altre disposizioni, queste sono alcune delle più riuscite e benefiche. Prova della loro fecondità può essere il fatto che nei manuali canonici degli iconografi della seconda metà del XVI secolo e per tutto il XVII secolo il capitolo 43 ricorre assai frequentemente come istruzione direttiva per gli iconografi»²⁸.
Per quanto riguarda poi una forma così importante di arte ecclesiastica quale il canto, le considerazioni conciliari sono conosciute esclusivamente nel contesto del culto divino e del buon ordine ecclesiastico²⁹.
Lo Stoglav parla dell’importanza e della necessità dell’educazione e dell’istruzione spirituale, affinché «presso i sacerdoti, i diaconi e i diaconi-scrivani si istituiscano scuole nelle case» (cap. 26, p. 291). La soluzione di questo compito, come vediamo, il Concilio la affida al clero. Questa disposizione conciliare presenta una grande importanza. «La scuola in Rus’ qui, per la prima volta, diviene oggetto della sollecitudine di un intero Concilio, dello zar e dei gerarchi russi. Non possediamo dati precisi sulla misura in cui furono realizzate le determinazioni del Concilio sull’istituzione di scuole in tutta la Rus’; ma che le disposizioni conciliari non siano rimaste lettera morta, ce lo dimostrano i “mandati” inviati alle diocesi»³⁰.
Il Concilio dei Cento Capitoli dedicò grande attenzione alla correzione della produzione libraria³¹. Dai materiali apprendiamo che nel XVI secolo i libri venivano prodotti per la vendita. Il Concilio prescriveva di confrontare i libri trascritti con l’originale, individuando e correggendo gli errori. In caso contrario, ordina di ritirare i libri non corretti «gratuitamente, senza alcun rimprovero, affinché, dopo averli corretti, li restituiscano alle chiese che saranno povere di libri» (cap. 28, p. 292).
I materiali dello Stoglav contengono riferimenti e citazioni dalle regole canoniche dei Concili ecumenici e locali e dei santi Padri, dalla Sacra Scrittura e dai testi liturgici, dalle opere dei santi Gregorio il Teologo, Basilio il Grande, Niceta, metropolita di Eraclea, dei venerabili Isacco il Siro e Simeone Stilita della Montagna Meravigliosa; vengono riportati i testi delle disposizioni degli imperatori Costantino e Manuele Comneno, del principe Vladimiro pari agli apostoli, le esortazioni dei Metropoliti russi, dei santi Pietro, Cipriano e Fotio, del venerabile Iosif di Volokolamsk e di altri. Perciò i capitoli conciliari assumono un carattere più narrativo e parenetico, fondandosi al contempo sulle antiche e russe tradizioni teologico-canoniche della Chiesa.
L’accademico D. S. Lichačëv osserva: «Nelle “azioni” del Concilio dei Cento Capitoli è introdotta una forte corrente artistica. Lo Stoglav è un fatto della letteratura nella stessa misura in cui è un fatto della scrittura documentaria»³². Ciò può essere mostrato chiaramente con il seguente esempio. Nella redazione del secondo capitolo, nel discorso dello zar, «il compilatore dello Stoglav non aveva sotto mano il testo di questo discorso e lo ricostruì egli stesso a memoria, sottoponendolo a elaborazione letteraria», scrive S. O. Šmidt³³. In realtà, come base di questo capitolo fu utilizzato il testo «Scelto dall’Esamerone riguardo agli animali», tratto dal monumento canonico «Misura della Giustizia» (Merilo Pravednoe)³⁴. N. Durnovo afferma che la «Misura della Giustizia» fu attivamente utilizzata nella composizione del testo dell’intero Stoglav. Nell’antica Rus’ era frequente che nuove opere letterarie venissero composte proprio in questo modo. È interessante che il santo Macario, come è noto, possedesse un manoscritto della «Misura della Giustizia»³⁵. Vediamo dunque che lo Stoglav, quale monumento letterario, risponde alle esigenze dell’antica Rus’ quanto all’etichetta narrativa e all’uso delle citazioni³⁶.
Le osservazioni sulla lingua delle disposizioni dello Stoglav ne arricchiscono la caratterizzazione: «Esso riunisce in sé diverse componenti linguistiche: da una parte la lingua slavo-ecclesiastica e, dall’altra, la lingua della scrittura documentaria. In questo monumento occupa un posto considerevole l’esposizione dei discorsi dei partecipanti al Concilio, giunti a Mosca da diverse regioni della Rus’; esso abbonda di giudizi e ragionamenti dei Padri della Chiesa riguardo alle questioni esaminate nel Concilio. Queste parti dello Stoglav lo avvicinano ai monumenti della lingua letteraria alta, fondamentalmente slavo-ecclesiastica. Al tempo stesso nello Stoglav si possono scoprire elementi del linguaggio parlato e, per di più, non soltanto formule stereotipe assimilate dalla scrittura documentaria, ma la viva lingua parlata dei partecipanti al Concilio, penetrata in una certa misura nel testo del libro, nonostante la sua elaborazione letteraria»³⁷. Evidentemente, tale orientamento e tale peculiarità, insieme all’assenza formale delle firme dei partecipanti al Concilio alla fine degli atti, furono causa dei dubbi sulla loro autenticità espressi nel XIX secolo nel corso della polemica con i Vecchi Credenti³⁸.
Il Concilio dei Cento Capitoli si oppose alle intemperanze dei skomorochi [giullari e artisti itineranti], ai giochi d’azzardo e si rivolse all’autorità statale con l’invito ad adottare nei loro confronti misure di repressione (cap. 41, quest. 19–20, p. 308). Molto si parla della vita del cristiano: da una parte vengono proibiti i fenomeni negativi e dall’altra vengono date esortazioni a una vita virtuosa. Di questo è permeato l’intero testo dei materiali. Prescrivendo la necessità di leggere durante il culto il Vangelo commentato di «Crisostomo» e altri libri, lo Stoglav sottolinea l’importanza di ciò «per l’insegnamento e l’illuminazione e per il vero pentimento e per le opere buone, a beneficio dell’anima di tutti i cristiani ortodossi» (cap. 6, p. 278).
Questa sollecitudine dello Stoglav per la vita del cristiano trovò continuazione e compimento in un altro monumento della scrittura dell’antica Rus’, contemporaneo a questa epoca: il Domostroj, scritto dal sacerdote Silvestro, collaboratore del Metropolita Macario. Non è privo d’importanza anche il fatto che, secondo gli studiosi, egli partecipò alla composizione dello Stoglav³⁹. Questo monumento offre ampie raccomandazioni su come organizzare la propria casa affinché, entrando in essa, sia «come entrare in paradiso» (§ 38). Nel Domostroj davanti al lettore si dispiega un grandioso quadro della vita familiare ideale e del comportamento ideale dei padroni e dei servi⁴⁰. Tutto ciò, nel suo insieme, testimonia la penetrazione dell’ecclesialità nella struttura della vita e delle consuetudini dell’antica Rus’, cioè l’ecclesializzazione del mondo.
Al Concilio del 1551 furono approvate alcune pratiche che nel XVII secolo furono condannate all’anatema. Si tratta della ripetizione due volte dell’«Alleluia» (cap. 42, p. 313), della forma a due dita nel compiere il segno della croce (cap. 31, pp. 294–295), e della disposizione contro il taglio della barba (cap. 40, pp. 301–302), tutte pratiche conservatesi fino a oggi nell’ambiente dei Vecchi Credenti⁴¹. Dubbi sulla correttezza del canto dell’«Alleluia» esistevano già a Novgorod sotto l’arcivescovo Gennadij (1484–1504); inoltre, l’uso di raddoppiare l’«Alleluia» era esistito un tempo anche nella Chiesa greca. Pertanto lo Stoglav si limitò a unificare le divergenze che esistevano nella Chiesa russa quanto alla prassi liturgica⁴². Lo stesso si può dire della posizione delle dita nel segno della croce⁴³. Quanto alla rasatura della barba, essa veniva immancabilmente associata in Rus’ all’imitazione dei Latini o addirittura all’immoralità, ed era al contempo motivo di biasimo. F. Buslaev dice a questo proposito: «La barba, che occupa un posto così importante nei testi greci e russi, divenne al tempo stesso un simbolo della nazionalità russa, dell’antichità e della tradizione russa. L’odio verso il latinismo, che nella nostra letteratura ha origine persino dall’XI secolo, e poi, successivamente, la conoscenza più diretta e lo scontro dei nostri antenati con i popoli occidentali nel XV e soprattutto nel XVI secolo contribuirono alla formazione, nell’uomo russo, dell’idea che la barba, quale segno di estraneità al latinismo, fosse un carattere essenziale di ogni ortodosso, e che radersi la barba fosse cosa non ortodossa, un’invenzione eretica destinata a scandalizzare e corrompere i buoni costumi»⁴⁴.
Dopo la conclusione dei lavori del Concilio, l’attivo Metropolita invia decreti e lettere d’istruzione contenenti le sue disposizioni. In una lettera inviata al monastero Simonov si trova una postilla: «E con la medesima lettera si inviino ai monasteri, come istruzione, i capitoli, trascrivendo dal medesimo libro conciliare il capitolo 49, il capitolo 50, il capitolo 51, il 52, il capitolo 75, il 76, il 67, il 68, il capitolo 31 delle domande dello zar, il capitolo 68»⁴⁵. Ciò parla dell’energica diffusione delle decisioni del Concilio nelle città e nei monasteri. E infatti sono giunti fino a noi i testi di altri simili mandati, inviati, per esempio, a Vladimir e a Kargopol’⁴⁶. I materiali dello Stoglav trovarono inoltre espressione nella documentazione coeva e in diversi monumenti dell’epoca successiva⁴⁷.
Gli studiosi rilevano il significato positivo dello Stoglav nella vita della Chiesa russa. Suo predecessore nell’opera di correzione delle insufficienze in Rus’ fu, secondo E. Golubinskij, il Concilio di Vladimir del 1274⁴⁸. È caratteristico anche il confronto dello Stoglav in un contesto internazionale. E. Golubinskij lo paragona al Concilio di Trento, svoltosi quasi contemporaneamente nella Chiesa romana. Lo storico osserva che il Concilio dei Cento Capitoli, per il suo scopo e la sua importanza, era «incomparabilmente superiore a quello romano-cattolico»⁴⁹. L’arciprete Petr Rumiancev, che molto operò nelle chiese russe all’estero, descrive come in Svezia «l’11 febbraio 1577 il re aprì l’assemblea nazionale con un celebre discorso che ricordava in parte il discorso di Ivan il Terribile al Concilio dei Cento Capitoli»⁵⁰.
Si sottolinea anche la franchezza con cui lo Stoglav parla delle insufficienze allo scopo di estirparle. F. Buslaev dice che nello Stoglav «tutto ciò che è nuovo ed estraneo è impresso con il marchio della maledizione e della perdizione eterna; tutto ciò che invece è proprio, nativo, proveniente da tempi immemorabili secondo l’antica tradizione, è santo e salvifico»⁵¹. K. Zauscinskij parla con elogio delle misure adottate dallo Stoglav per la correzione della società, poiché «in primo piano sono posti i mezzi spirituali, le esortazioni e le persuasioni; la punizione, per la maggior parte, si limita alla penitenza ecclesiastica, e soltanto in casi assai rari viene affidata allo zar, al suo “comando regale e al suo terrore”»⁵². Lo storico Metropolita Macario (Bulgakov; †1882) definisce il Concilio dei Cento Capitoli il più importante «di tutti i Concili che finora siano mai stati nella Chiesa russa»⁵³.
Il Concilio dei Cento Capitoli è contemporaneo al Sudebnik del 1550. Ciò mostra chiaramente l’intensità del lavoro del pensiero giuridico dell’antica Rus’ in quel periodo⁵⁴. È stata avanzata l’ipotesi che il Sudebnik sia stato approvato proprio in questo Concilio⁵⁵. Perciò il notevole canonista russo A. S. Pavlov afferma che «la disposizione conciliare del 1551 costituisce un tentativo di codificazione di tutto il diritto russo vigente»⁵⁶. A differenza del Sudebnik, tuttavia, le disposizioni conciliari, come si è osservato in precedenza, sono al tempo stesso un monumento del pensiero letterario e teologico.
Le decisioni del Concilio dei Cento Capitoli esercitarono una grande influenza sulla vita ecclesiastico-sociale. Molte questioni ricevettero in esso per la prima volta una considerazione ecclesiastica. «Se si vuole dare una valutazione complessiva delle disposizioni del Concilio dei Cento Capitoli dal punto di vista della storia ecclesiastica e del diritto ecclesiastico, si può facilmente osservare che i padri del Concilio toccarono diversi aspetti della vita ecclesiastico-sociale, cercarono di eliminare tutte le insufficienze che maggiormente colpivano l’occhio in questa vita, di risolvere tutte le questioni che agitavano l’uomo ortodosso di quel tempo. Come fonte per lo studio della vita ecclesiastica del XVI secolo, lo Stoglav è insostituibile»⁵⁷.
Il Concilio ricevette un’alta valutazione anche nello studio di padre Dimitrij Stefanovič, la cui opera è tuttora una delle principali sull’argomento. Egli scrive: «[…] lo Stoglav, sia come monumento letterario sia come monumento legislativo, rappresenta un fenomeno raro e notevole nella storia del diritto ecclesiastico russo: è uno dei pilastri di svolta che hanno impresso una forte impronta a un’intera epoca; un monumento nel quale trovarono felice compimento moltissime opere del periodo precedente e che, per il periodo immediatamente successivo e persino per quello più lontano, ebbe il significato di diritto vigente e direttivo»⁵⁸. «Il Concilio dei Cento Capitoli, secondo N. Lebedev, rappresenta non soltanto una delle azioni più notevoli del Metropolita Macario di tutta la Rus’, ma anche uno degli eventi più importanti dell’intera storia russa»⁵⁹. Nell’ampio corpus delle disposizioni conciliari, le decisioni del Concilio non sono soltanto esposte, ma anche commentate, sostenute dall’autorità dei Concili precedenti e degli insegnamenti dei Padri della Chiesa, ecc. Il Concilio dei Cento Capitoli è strettamente connesso, per contenuto, lingua e orientamento, ai monumenti letterari contemporanei. I materiali del Concilio costituiscono una vivida testimonianza dell’aspirazione della società russa della metà del XVI secolo alla correzione e al rinnovamento. Perciò lo Stoglav costituisce una fonte insostituibile di informazioni sulla vita della società russa del XVI secolo.
Appendice
**«Nell’anno 7059, nel mese di febbraio, il giorno 17, per comando del piissimo zar e amante di Cristo, gran principe Ivan Vasil’evič, autocrate di tutta la Rus’, e per la benedizione del santissimo Macario, Metropolita di tutta la Rus’, e dei santissimi arcivescovi e vescovi e di tutto il Sacro Concilio della Metropolia russa, furono scelti sacerdoti e diaconi come anziani nella città regnante di Mosca, in entrambe le città e nel sobborgo oltre la Neglinnaja e nel Čertor’e: tre anziani, il sacerdote Dmitriev Fëdor nella via Vozdviženskaja, e presso San Giovanni Battista dell’Arbat il sacerdote Leontij, e nel Čertor’e, dal monastero Alekseevskij, dal monastero femminile, dalla parrocchia della Trasfigurazione del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, il sacerdote Dmitrij; e nel Grande Sobborgo e oltre la Jauza due anziani: il sacerdote Gregorij della chiesa di San Giovanni Battista presso i Kotel’niki, e presso San Gabriele il sacerdote Andrej dei Mjasniki; e oltre il fiume Moscova furono scelti come anziani il sacerdote della chiesa dell’Arcangelo della Runovka, e nella Città Nuova e nella Città Vecchia fu scelto il sacerdote Iosif, della Concezione di Sant’Anna, dalla Città Nuova.
E le chiese oltre la Neglinnaja e nel Čertor’e sono 113, i sacerdoti 120 e i diaconi 73, e tutti i sacerdoti e diaconi oltre la Neglinnaja e nel Čertor’e sono 193 persone.
E nel Grande Sobborgo e oltre la Jauza: le chiese sono 107, i sacerdoti 108, i diaconi 70, e tutti i sacerdoti e diaconi nel Grande Sobborgo e oltre la Jauza sono 178 persone.
E nella Città Vecchia le chiese sono 42, e i protopopi e sacerdoti 92, e i diaconi 38; e i sacerdoti 39 e i diaconi 27, e tutti i sacerdoti e diaconi nelle due città sono 196 persone.
E tutte le chiese nelle due città e nei sobborghi sono 642 chiese; e secondo queste sante chiese, ripartite secondo il vostro giudizio, si stabiliscano i templi, gli anziani, i cinquantenari e i decani, sacerdoti e diaconi, e [così] per tutto il regno moscovita, nelle due città e nella regione oltre i confini [di Mosca], per quanto e come sarà possibile secondo il vostro giudizio» (GIM. Raccolta A. S. Uvarov 578/482/, ff. 308–309v).**
NOTE
1Per una bibliografia delle pubblicazioni di atti consiliari e studi su Stoglav, vedere SKiKDR (vedere l'elenco delle abbreviazioni alla fine dell'articolo). Fascicolo 2 (seconda metà del XIV-XVI secolo). Parte 2. L–Ya . L., 1989, pp. 426–427. Va notato che l'introduzione alla suddetta pubblicazione francese di Stoglav (Le Stoglav ou les cent chapitres. Ed. E. Duchesne . Parigi, 1920) era stata pubblicata in precedenza dall'autore come articolo separato ( Duchesne E. Le Concile de 1551 et le Stoglav // Revue historigue. Parigi, 1919, pp. 99–64).
2Legislazione russa dei secoli X-XX. Vol. 2. Legislazione del periodo di formazione e rafforzamento dello Stato centralizzato russo. Mosca, 1985, p. 258; Stoglav. Kazan, 1862, pp. 18-19. Ulteriori parti di questo monumento sono citate sulla riga che indica il numero di pagina dell'edizione corrente.
3Sui vescovi che parteciparono al Concilio di Stoglav, si vedano N. Lebedev , Il Concilio di Stoglav (1551). Un tentativo di presentarne la storia interna. Mosca, 1882, pp. 36-47; V. Bochkarev , Lo Stoglav e la storia del Concilio del 1551. Un saggio storico e canonico. Yukhnov, 1906, pp. 11-29; il sacerdote D. Stefanovich , Sullo Stoglav. Origine, edizioni e composizione. Sulla storia dei monumenti dell'antico diritto ecclesiastico russo. San Pietroburgo, 1909, pp. 60-63; Legislazione russa, X-XX, vol. 2, pp. 404-406. Alcuni ricercatori sono inclini a vedere nei partecipanti al Concilio rappresentanti di fazioni ("avare" o "non avide") e nei suoi materiali il risultato di lotte, compromessi e fazioni. A. M. Sakharov, A. A. Zimin e V. I. Koretsky scrivono: “Il metropolita Macario, che presiedeva il Concilio, si affidava alla schiacciante maggioranza ‘giusefita’ <…> Solo il vescovo Cassiano di Ryazan espresse l’opposizione ‘non possessiva’” (Russkoye Pravoslavie: Vekhi istorii. Mosca, 1989, p. 117). A nostro avviso, questo problema riflette non tanto un fenomeno storico quanto storiografico. Su questo argomento, si veda Ostrowski D. Church Polemics and Monastic Land Acquisition in Sixteenth-Century Muscovy // The Slavonic and East European Review. 1986. Vol. 64. No. 3. Luglio, pp. 355–379; Kurukin I. V. Note sulla “non avidità” e sui “Giuseppisti” (tradizione storiografica e fonti) // Questioni di studi sulle fonti e storiografia della storia dell'URSS. Periodo pre-ottobre. Raccolta di articoli. Mosca, 1981, pp. 57–76.
4Vedi, ad esempio, PSRL. T. 31. M., 1968, p. 131.
5 Cherepnin L. V. Zemsky Sobors dello Stato russo nei secoli XVI-XVII. Mosca, 1978, p. 78. Vedi anche il sacerdote D. Stefanovich . Su Stoglav, p. 43.
6 Golubinsky E. Storia della Chiesa russa. Vol. 2. Parte 1. Mosca, 1900, p. 773.
7 Il sacerdote D. Stefanovich . A proposito di Stoglav, p. 84.
8Vedi Yakovlev V. A. Sulla storia letteraria delle antiche collezioni russe. Un esperimento di ricerca su “Izmaragda”. Odessa, 1893, p. 41; Popov K. Il beato Diadoco (V secolo), vescovo di Fotica dell'antico Epiro, e le sue opere. Kiev, 1903, p. 6.
9Vedi, ad esempio, la Storia di Kazan (PLDR. Metà del XVI secolo. Mosca, 1985, pp. 301–562).
10Il sacerdote Dimitry Stefanovich ritiene che la divisione dei materiali della cattedrale in cento capitoli sia dovuta al metropolita Joasaph, che conversò "con Sylvester, Serapion e Gerasimov Lenkov", i quali portarono i materiali al monastero della Trinità ( Sacerdote D. Stefanovich . Su Stoglav, p. 90). Tuttavia, a nostro avviso, questa divisione è collegata a un monumento coevo, come discusso in precedenza.
11 Golubinsky, E. Storia della Chiesa russa. Vol. 2, Parte 1, pp. 776–779. Vedi anche Macario, Metropolita di Mosca . Storia della Chiesa russa durante il periodo della sua divisione in due metropolie. Vol. 6, 2ª ed. San Pietroburgo, 1887, p. 233.
12 In ciò si può anche scorgere una certa tradizione che risale alle origini di Bisanzio, quando, ad esempio, nel 325, nientemeno che l'imperatore Costantino propose il termine “consustanziale” (cfr. Lebedev A.P. Concili ecumenici del IV e V secolo. Sergiev Posad, 1896, pp. 22–23).
13L'autore ha rilasciato una dichiarazione in merito a questa intenzione di utilizzare la scrittura russa antica il 12 febbraio 1910, nella Società degli amanti della scrittura antica (PDPI. Vol. 176. Resoconti delle riunioni dell'OLDP imperiale del 1907-1910 (San Pietroburgo), 1911, resoconti del 1909-1910, p. 25). In questo contesto, si possono considerare anche i materiali pubblicati da I. N. Zhdanov ( Zhdanov I. N. Opere. Vol. 1. San Pietroburgo, 1904, pp. 177-186).
14 cm. Collezione Kazanski N. Stoglaviyat // Araldo della Chiesa. Sofia, 21.IV.1987, fr. 25–26, pag. 14; Leonid Erzbischof von Jaroslavl e Rostov . Metropolita Makari di Mosca e ganz Rußland. Gerarca in entscheidungsreicher Zeit // Stimme der Ortodossia. 1963, n. 12, pag. 38.
15 Zimin A. A. I. S. Peresvetov e i suoi contemporanei. Saggi sulla storia del pensiero socio-politico russo della metà del XVI secolo. Mosca, 1958, p. 99. Per ulteriori riflessioni su questo argomento, si veda Cherepanova O. A. Osservazioni sul vocabolario di Stoglav (Vocabolario associato ai concetti di vita spirituale e culturale) // Lessicologia e lessicografia storica russa. Fascicolo 3. Raccolta interuniversitaria. Leningrado, 1983, p. 21.
16 Il sacerdote D. Stefanovich . Sullo Stoglav, pp. 85-86. Poiché l'autore cita testualmente solo l'inizio del decreto, ma non la fine, di seguito, nell'appendice, presentiamo integralmente i testi del decreto secondo questo stesso manoscritto.
17Vedi anche Atti raccolti nelle biblioteche e negli archivi dell'Impero russo dalla Spedizione archeologica. Vol. 1 (1294–1598). San Pietroburgo, 1836, pp. 226–227; Ignazio, arcivescovo di Voronež e Zadonsk . Storia degli scismi nella Chiesa russa. Parte 1. 2ª ed. San Pietroburgo, 1862, pp. 247–252.
18La nomina dei decani è uno degli atti consiliari più specifici e coerenti. Pertanto, l'affermazione di Yu. Keldysh appare strana, il quale ritiene: "Nel complesso, le "disposizioni" dello Stoglav erano "troppo generali e vaghe"; non contenevano "misure pratiche per raggiungere l'obiettivo dichiarato". Il significato del Concilio di Stoglav risiedeva principalmente nel porre problemi urgenti e nell'attirare su di essi l'attenzione generale. La maggior parte di questi problemi rimase irrisolta anche cento anni dopo, quando le questioni del culto religioso furono nuovamente sollevate in un ampio piano statale." — Keldysh Yu . Tendenze rinascimentali nella musica russa del XVI secolo // Osservazioni teoriche sulla storia della musica. Raccolta di articoli. Mosca, 1978, p. 185.
19Ancor prima del Concilio, San Macario aveva presentato un'argomentazione dettagliata sulla non alienazione dei beni immobili dalla Chiesa, che in seguito si rifletté negli atti conciliari ( Subbotin/ N. I. Sui materiali per la storia di Stoglav e del suo tempo // Cronache della letteratura e dell'antichità russa, pubblicate da N. Tikhonravov. Vol. 5. Misto. Mosca, 1863, pp. 126–136; Moiseeva G. N. Edizione precedente della “Scrittura” del Metropolita Macario a Ivan IV // TODRL. Vol. 16. Mosca-Leningrado, 1960, pp. 466–472; Archivio feudale russo del XIV – primo terzo del XVI secolo. Mosca, 1988, pp. 717–748).
20 Kashtanov S. M. Abolizione dei tarkhan in Russia a metà del XVI secolo // Storia dell'URSS. 1986, n. 6, p. 43.
21 Lo stesso . Finanze della Russia medievale. Mosca, 1988, p. 119.
22 Ibid . “Abolizione dei Tarkhan…”, p. 54. Per il testo della carta, vedere Atti di proprietà terriera feudale ed economia dei secoli XIV-XVI. Vol. 1. Mosca, 1951, pp. 209-210. Secondo il sacerdote M. Gorchakov, questa carta pose le basi per “lo sviluppo dei possedimenti metropolitani nella forma di un'istituzione speciale nello stato, che emerse alla fine del XVI secolo nella forma di patrimoni patriarcali”. — Sacerdote M. Gorchakov . Sulle proprietà terriere dei metropoliti, dei patriarchi e del Santo Sinodo di tutta la Russia (988-1738). San Pietroburgo, 1871, p. 168.
23 L'igumeno Macario . Il racconto della morte del metropolita tutto russo Macario // Wissenschaftliche Zeitschrift, Halle-Wittenberg, 1985, vol. 34, G, H. 3, pag. 18.
24 Kashtanov S. M. Abolizione dei tarkhan..., p. 57.
25. Ricerca o elenco di versi blasfemi e dubbi sulle sante icone oneste, diacono Ivan Mikhailov figlio di Viskovaty nell'anno 7062 // CHOIDR. Libro 2. Materiali slavi. 1858, p. 2.
26 Bryusova V. G. Pittura russa del XVII secolo. Mosca, 1984, p. 9. I requisiti ecclesiastici per i pittori di icone, stabiliti nel capitolo 43 dello Stoglav, apparvero quando “la pittura di icone aveva già raggiunto il suo apice” ( Padre P. Florensky . Iconostasi // Opere teologiche. Raccolta 9. Mosca, 1972, p. 111). Nel frattempo, A. M. Sakharov ritiene che i regolamenti abbiano generato sospetto nei “rapporti con gli artisti”. — Sakharov A. M. Cultura spirituale russa nel XVI secolo // VI. 1974, n. 9, p. 126).
27 Andreev N. Il metropolita Macario come figura dell'arte religiosa // Raccolta di articoli di archeologia e studi bizantini, pubblicata dall'Istituto N. P. Kondakov. T. 7. Praga, 1935, p. 242.
28. Il sacerdote D. Stefanovich . A proposito di Stoglav, p. 208.
29Vedi Storia della musica russa. Vol. I. Antica Rus' XI-XVII secolo. Mosca, 1983, pp. 133-136; Gardner I.A. Il canto liturgico della Chiesa ortodossa russa. Essenza, sistema e storia. Vol. 1. Jordanville, 1978, pp. 445-454.
30 Miropolsky S. Saggio sulla storia della scuola parrocchiale dalla sua prima comparsa in Russia ai giorni nostri. Fascicolo 3. Istruzione e scuole in Russia nei secoli XV-XVII. San Pietroburgo, 1985, p. 36. Vedi anche Kollmann J. E. Il Consiglio Stoglav e i parroci // Storia russa. Vol. 76, 1980, pp. 66-69; Saggi sulla storia delle scuole e sul pensiero pedagogico dei popoli dell'URSS dall'antichità alla fine del XVII secolo. Mosca, 1989, pp. 22, 54.
31Prot . S. Nankov. Edizione Tarnovsk o Evtimieva di libri sacri e liturgici // Annuario dell'Accademia spirituale “San Clemente Ohridski”. T. 11 (37). Sofia, 1962, pag. 251.
32 Likhachev D. S. Opere scelte in tre volumi. Vol. 1. L., 1987, p. 163.
33 Schmidt S. O. Cattedrali della metà del XVI secolo // Storia dell'URSS. 1960, n. 4, p. 71.
34 Durnovo N. Una delle fonti di Stoglav // ZhMNP. Febbraio 1904, pp. 454–456.
35 Vzdornov G. I. L'arte del libro dell'antica Rus'. Manoscritto della Rus' nord-orientale del XII - inizio XV secolo. Mosca, 1980, p. 57.
36 Likhachev D. S. Opere scelte in tre volumi. Vol. I, pp. 344–370.
37 Kachevskaya G. A. Vecchio e nuovo nelle costruzioni sintattiche del XVI secolo (basato sullo Stoglav e sul Codice di leggi di Ivan il Terribile del 1550) // La fase iniziale della formazione della lingua nazionale russa. Casa editrice dell'Università Statale di Leningrado, 1961, p. 88. Vedi anche Kachevskaya G. A. Dalla storia della frase complessa nella lingua letteraria russa del XVI secolo (Abstract). Leningrado, 1952, pp. 15–16. Anche E. N. Bogdanova ha studiato la lingua del monumento canonico (vedi Bogdanova E. N. Sulla questione dell'uso delle frasi impersonali nell'antico russo basandosi sul materiale del monumento "Stoglav" // Istituto Pedagogico Statale di Stalinabad intitolato a T. G. Shevchenko. Note scientifiche. Vol. 19. Serie filologica. Fascicolo 9. Stalinabad, 1957, pp. 123–198; Ibid . Sintassi dello Stoglav (Abstract). Mosca, 1958).
38SKiKDR. Fascicolo 2 (Seconda metà del XIV-XVI secolo). Parte 2. L-Ya , pp. 425-426.
39 Mitrov P. Il famoso vecchio prete russo (Saggi sulla vita e l'opera dell'arciprete moscovita Silvestro) // Wanderer. Vol. I. Parte 2. 1903, p. 544; Cherepnin L. V. Zemsky Sobors dello Stato russo nei secoli XVI-XVII. Mosca, 1978, p. 81.
40PLDR. Metà del XVI secolo, p. 12.
41Vedi a tal proposito Macario, arcivescovo di Lituania e Vilnius . La regola del Concilio di Stoglav sul segno della croce a due dita da un punto di vista storico. Mosca, 1874; Idem . Storia della Chiesa russa… Vol. 8, pp. 91–142; Informazioni sul Concilio di Stoglav // KhCh. Parte 2. 1852, pp. 271–294.
42A metà del XVI secolo, queste questioni furono risolte a livello intraecclesiastico, e un secolo dopo a livello interecclesiastico, e la pratica liturgica russa fu allineata a quella orientale: "È chiaro, dunque, che la ragione di una definizione così "sconsiderata" non può essere vista solo nella semplicità e nell'ignoranza dei membri del concilio, come spiegò in seguito il concilio di Mosca del 1666/7. Non abbiamo il diritto di ripetere tale accusa nei confronti del metropolita Macario, che non solo conosceva bene la letteratura russa antica, ma ebbe anche un'influenza significativa sul suo ulteriore sviluppo." — Serebryansky N. Saggi sulla storia della vita monastica nella terra di Pskov // CHOIDR. Libro 3. 1908, p. 80.
43Al Concilio della Chiesa ortodossa russa del 1971, i giuramenti sui riti antichi furono aboliti. Vedi "Sull'abolizione dei giuramenti sui riti antichi". Resoconto del metropolita Nikodim di Leningrado e Novgorod al Concilio locale del 31 maggio 1971 // JMP. 1971, n. 7, pp. 63–73; Concilio locale della Chiesa ortodossa russa. 30 maggio – 2 giugno 1971. Documenti, materiali, cronaca. Mosca, Casa editrice del Patriarcato di Mosca, 1972, pp. 129–131.
44 Buslaev F. Opere. Vol. 2. Letteratura e arte popolare russa antica. San Pietroburgo, 1861, p. 233.
45 Belyaev I. Elenchi obbligatori del Codice delle Cattedrali del 1551 o Stoglav. Mosca, 1863, pp. 8–36.
46Ibid., pp. 8–13; Lettera di mandato del metropolita Macario al Consiglio di Stoglav // Pravoslavny Sobesednik. Parte 1. 1863, pp. 87–106, 202–220.
47 Bochkarev V. Stoglav e la storia del Concilio del 1551, pp. 141–148.
48 Golubinsky E. Storia della Chiesa russa. Vol. 2. Parte I, p. 67.
49Ibid., p. 789. Vedi anche Vipper R. Yu . Ivan il Terribile. 2ª ed. Tashkent, 1942, p. 43. Contrariamente alla realtà, A. Zimin ritiene che R. Yu. Vipper sia stato il primo a paragonare lo Stoglav al Concilio di Trento ( Zimin A. A. I. S. Peresvetov e i suoi contemporanei, p. 102). "La coincidenza cronologica delle attività del Concilio di Trento e del Concilio di Stoglav a Mosca è estremamente curiosa a causa della ben nota comunanza dei loro obiettivi, che, naturalmente, derivavano da ragioni diverse. Sia Roma che Mosca, quasi preparandosi alle battaglie imminenti, fissano l'ortodossia delle loro dottrine religiose e politiche, cattoliche e ortodosse, in questi Concili." — Chaev N. S. "Mosca - la Terza Roma" nella pratica politica del governo di Mosca del XVI secolo // Note storiche. Vol. 17. 1945, p. 17.
50 Sacerdote P. Rumyantsev . Lettere dalla Svezia. II Concilio di Uppsala del 1593 (in occasione del 300° anniversario) // X-Parte. Parte 2. 1894, p. 122.
51 Buslaev F. Letteratura popolare russa antica…, p. 233.
52 Zauscinsky K. Macario, Metropolita di tutte le Russie // JMNP. 1881, n. 11, p. 15.
53 Macario, Metropolita di Mosca . Storia della Chiesa Russa… Vol. 6, pp. 222–223. L. V. Cherepnin parla dell'importante significato dello Stoglav (vedi L. V. Cherepnin . Sulla storia del Concilio “Stoglav” del 1551 // Russia medievale. Mosca, 1976, p. 212; Ibid . Zemsky Sobors dello Stato russo nei secoli XVI–XVII. Mosca, 1978, p. 88).
54Nella tradizione manoscritta, i testi di questi monumenti appaiono spesso uno accanto all'altro. Si vedano i Codici di legge del XV-XVI secolo. Testi a cura di R. B. Müller e L. V. Cherepnina . Commentari di A. I. Kopanev, B. A. Romanov e L. V. Cherepnina . Mosca-Leningrado, 1952, pp. 120-122, 124.
55Ibid., pp. 113, 134; Bakhrushin S. V. Opere scientifiche. Vol. 2. Articoli sulla storia economica, sociale e politica dello stato centralizzato russo dei secoli XV-XVII. Mosca, 1954, p. 269.
56 Pavlov A. S. Corso di Diritto Canonico. Monastero della Trinità di San Sergio, 1902, p. 171.
57 Nikonov V. Il Concilio dei Cento Capitoli del 1551 // ZhMP. 1951, n. 9, p. 51.
58. Il sacerdote D. Stefanovich. A proposito di Stoglav, p. 272.
59 Lebedev N. Il Concilio dei Cento Capitoli, p. 3.
60Vedi nota 1 a pagina 93. — Ed .


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