mercoledì 27 novembre 2013

Il Sacerdozio Uxorato e il Catechismo Ortodosso


Nella Bibbia è evidente come sia necessaria una classe sacerdotale ( l'episodio di Aronne), un clero che istruisca il popolo e che tenga puro il Tempio. Come Cristiani siamo tutti chiamati ad essere dei piccoli templi ma è altresì obbligatorio possedere un gruppo di persone che si dedichino particolarmente alla comunità, per guidarla e formarla circa la Parola di Dio e anche per officiare i riti. Alcuni uomini sono difatti chiamati da Dio per questi compiti specifici: come ognuno ha il ruolo, chi è infermiere, chi avvocato, chi cassiere, questi esseri umani sono vocati alla guida e alla cura delle chiese, alla salvezza delle anime, all'educazione della gioventù. Sorretti dallo Spirito, la Missione affidata loro è ardua e dura, poiché la natura umana è tendente al peccato e non è affatto facile vincere le proprie debolezze e scavalcare il male per donare interamente sè stessi come sacerdoti. Tuttavia, come avviene per ogni altra emozione ed azione umana, la chiamata al Sacerdozio, questo impegno fra gli uomini e in Dio, è protetto dall'amicizia, dall'amore della famiglia, dalla comunità in cui i sacerdoti sono chiamati a vivere.  L'Amore è lo strumento che Iddio ha donato all'Uomo per non rimanere preda di sè stesso e della corruzione, e il sacerdote, che è uomo al pari di tutti, è assalito se non di più degli altri dalla tentazione. Una vita consacrata in una famiglia amorevole è il coronamento dell'esperienza cristiana, e la famiglia è il più potente scudo contro la perdita di vocazione. Insisto dunque sul sacerdozio uxorato come portale per la base della Chiesa. Solitamente si considerano i preti sposati come sacerdoti di serie B, un'abitudine di mille anni che va distrutta. Con ciò non affermo che la via celibataria e monacale sia inferiore o peggiore - Dio non voglia mai che i suoi monaci siano malvagi! - ma espongo solo l'opinione che le due esperienze di sacerdozio siano sullo stesso piano.
Mentre per noi Ortodossi è normale vedere sacerdoti uxorati, anche se si sta diffondendo la disgustosa nomea dei preti di serie B, un cattolico romano potrebbe storcere il naso, gridare allo scandalo, lanciare anatemi, e via discorrendo... soprattutto se appartiene alla frangia dei catto-tradizionalisti. Ma un po' ovunque, in tutti gli ambienti romani, si grida ai sacerdoti uxorati come a non-sacerdoti, ad un impegno preso alla leggera, quasi come se possedere una famiglia fosse di intralcio alla vocazione e viceversa. Il mio interesse adesso non è convertire i cattolici romani all'uxoratesimo, come ridacchio sempre fra me, ma di esporre la perla che è il sacerdozio uxorato. Concludo momentaneamente così le mie considerazioni personali e passo all'esposizione sintetica del Catechismo Ortodosso circa le basi a sostegno del sacerdozio uxorato, in modo che non sembrino solo mie supposizioni e che non mi si tacci di non-canonicità. Riporto perciò interamente la testimonianza scritta della Catechesi in mio possesso:

 da: "Signore, vogliamo vedere! - Catechesi Ortodossa" a cura del Sacro Monastero del Paraclito, Oropos dell'Attica. Stampato nell'anno 2007

<<pag.27: "Perché è giusto che sacerdoti e diaconi siano sposati?"
Un parroco, che ogni giorno dall'altare benedice e parla al popolo di Dio, non è giusto che proprio lui rifiuti la benedizione di Dio e la prima parola che Egli rivolse all'Umanità:
In principio Dio ha fatto l'uomo, secondo l'immagine di Dio l'ha fatto; l'ha fatto maschio e femmina. Dio ha detto: "non è bello che l'uomo sia solo" e li ha benedetti dicendo: crescete e moltiplicatevi. E Dio vide che quel che aveva fatto era bello assai. ( Genesi, 1-2). 
La Chiesa circonda di grande onore le nozze, seguendo l'insegnamento dell'Apostolo che ha detto: "il matrimonio sia onorato da tutti". ( Ebrei, 13,4)
Cristo ha amato la Chiesa e per lei ha consegnato se stesso, per santificarla, purificandola con lavacro d'acqua nella parola, e presentare a se stesso la Chiesa, gloriosa, senza macchia, o ruga, o alcunché di simile, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo i mariti devono amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno ha mai odiato la propria carne, ma al contrario la nutre e la riscalda, come anche il Cristo la Chiesa, poiché siamo membra del Suo corpo, presi dalla sua carne e dalle sue ossa. Per questo l'uomo abbandonerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne. (Efesini 5, 25-32)
E' questo un grande Mistero: per la supplica della Chiesa il Santo Spirito colma gli sposi della sua grazia e li rende validi cooperatori di Dio nell'opera della creazione. Il Mistero delle Nozze santifica l'unione fra Uomo e Donna: la loro vita familiare diventa un'icona dell'unione fra Cristo e la sua Chiesa. I due sposi sono una cosa sola in'unione che niente e nessuno può annullare o separare, neppure la morte. Tuttalpiù, in caso di morte di un coniuge ( o in caso di divorzio, se muore l'amore) la Chiesa si prende cura di chi è rimasto solo e ne benedice le seconde nozze. Lo Spirito Santo ha rivelato alla Chiesa che bisogna rifiutare il celibato, non le nozze ordinate da Dio. L'Apostolo infatti ha dichiarato:
"Lo Spirito dice espressamente che in futuro alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche. Ipocriti, impostori, incoscienti: essi proibiranno di sposarsi."
( I Timoteo 4, 1-3). >>

Quindi, dopo questa sintetica e credo canonica esposizione, spero che i miei lettori cristiani ortodossi siano confermati in ciò che sapevano, e che i miei lettori cattolici romani siano da oggi un po' più morbidi circa le loro riflessioni su questo punto, ricordando sopratutto caldamente Paolo nella lettera a Timoteo. Fidatevi di me, che ho conosciuto sacerdoti sposati: riscalda il cuore vedere possibile e realizzato l'ideale della famiglia evangelica. Vi auguro di incontrare, conoscere e vivere la famiglia di un Ordinato. Porto per concludere un'immagine che mi è rimasta impressa anche se nell'aria emana un ché di sentimentale e di mieloso, ma tant'è.

Padre Igor, il sacerdote che mi ammise nell'Ortodossia, stava incensando i doni per i defunti ed era ovviamente rivestito dei paramenti: poiché era il Sabato precedente la Festa dei Santi Gioacchino e Anna ( progenitori della Santissima Madre di Dio) indossava il felonio di un azzurro sgargiante dai damaschi d'argento; il coro cantava la litania, una piccola folla assisteva al rito. Era fra l'altro il sabato nel quale io sarei stato ammesso nell'Ortodossia. Ad un certo punto si ode un vagito infantile e una testolina bionda schizza fra le gambe correndo incontro al parroco: la voce della matijushka ( << moglie del parroco >> per chi non mastica il russo) scuote la chiesa con un "NOOO" mentre ella si lancia fisicamente all'inseguimento onde non turbare ulteriormente la cerimonia. La bimba ormai è dal parroco:  si aggrappa alla tonaca e sorride. Il due volte padre fa un cenno alla moglie di stare tranquilla, si prende di fianco la figlioletta e riprende a incensare la tavola, con la figlia che lo imita con la manina. Giuro che questa scenetta mi commuove ogni volta che la racconto a distanza di mesi. Quanta tenerezza, ho la lacrimuccia affacciata sulla guancia. 

Chiudo dunque quest'articolo con la solita mielosaggine che mi appartiene e col mio ricordo, sperando di avervi fatto sorridere. Ai catto-intransigenti e agli integerrimi: c'è tempo per il rogo.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.