mercoledì 18 ottobre 2017

Che cos'è la Lestovka

La Lestovka, dett anche Scala, è un tipo di corda di preghiera utilizzata in Russia prima del XVIII secolo, quando fu soppiantata a livello ufficiale dal noto komboskini, sebbene molti russi di oggi e di ieri abbiano continuato ad utilizzare questo stile per la produzione delle proprie corde di preghiera. E' rimasta molto popolare fra i Vecchi Credenti, anche se molti russi cosiddetti "novo-ritualisti" ne fanno uso. 

Secondo la tradizione, le quattro facce delle due estremità rappresentano i quattro Evangelisti, e nella lunghezza tradizionale di una corda vi sono sette grani grandi, disposti a eguali intervalli fra quelli piccoli, che rappresenterebbero i sette Misteri maggiori della Chiesa, ovvero i sacramenti. Vi sono poi tre grandi divisori, che sommati ai sette di cui sopra, ammontano a nove intervalli, simbolo (secondo i Vecchi Credenti) dei Novi Cori Angelici. 


Due lestovka molto elaborate 

La lestovka si utilizza così come si utilizza il komboskini, ripetendo ovvero la formula: "Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore".  E' prassi che, qualora non si possa attendere ad un servizio divino, un numero variabile di ripetizioni possa sostituirlo: 700 per i vespri,  500 per la compieta, 1500 per il mattutino, 3000 per la liturgia, sommati ad un numero di prostrazioni secondo le proprie capacità. 

lunedì 16 ottobre 2017

Le "stazioni di preghiera" in Etiopia


In Etiopia il Cristianesimo è molto radicato. Per secoli, gli etiopi sono stati l'unica forza in grado di fermare l'Islam. Mentre i potentati cristiani del Mahgreb, l'Egitto, la Persia e l'Impero Bizantino vedevano i propri territori sempre più assottigliarsi a causa della minaccia musulmana, i regni di Axum e di Abissinia resistevano coraggiosamente alle ondate di conquista arabe. 

Il popolo cristiano dell'Etiopia si è fortificato molto nella sua ortoprassi: circondato da potenti vicini non cristiani da un lato, dal selvaggio deserto dall'altra parte, gli etiopi hanno mostrato un saldo attaccamento alla fede in ogni aspetto della loro vita, comprendendo la caducità della vita umana. Il monachesimo egiziano ha influenzato notevolmente la cristianità etiope, tra l'altro. Per questo, la pratica delle sette ore canoniche è rimasta salda anche fra i laici praticanti, i quali sono soliti pregare sette volte al giorno, memori del Salmo: sette volte al giorno canto le tue lodi (salmo 117:164). 



A cagione di questa grande pietà popolare, poiché il popolo non lesina certo la partecipazione liturgica - a differenza degli ortodossi occidentali, gli etiopi con grande gioia frequentano in massa i Vespri e i Mattutini, la Chiesa Etiope iniziò già dal Medioevo la pratica di costruire piccoli santuari lungo la strada, noti come stazioni di preghiera

In queste piccole cappelle senza altare, su un tavolo appoggiato al muro vi è tutto l'occorrente per recitare le Ore: l'Orologio, la Bibbia, una croce benedizionale, delle candele, un braciere per l'incenso, e le icone principali. In questo modo, ogni credente che si ferma - anche in piccoli gruppi - durante un viaggio, può trovare un luogo conveniente dove recitare le sue preghiere in pace. 



Nessuno si azzarda a rubare gli oggetti di culto, ma anzi, pii fedeli arricchiscono il mobilio e gli strumenti di preghiera donandoli in modo anonimo a questi piccoli spazi, lasciandoli lì. Quanta fede in questo popolo! Non c'è da stupirsi che, nonostante più di mille anni di tentativi di conquista, l'Etiopia non sia mai caduta in mano musulmana. Dovevano arrivare i fucili e i cannoni degli europei - nello specifico, i nostri italiani... - affinché l'Etiopia chinasse il capo. Impariamo a pregare con questo zelo, e Dio ci ricompenserà. 

venerdì 13 ottobre 2017

I bambini e la Confessione

Portare i bambini a confessarsi: una faccenda seria! Quando? Come? A che età? 

La Chiesa Ortodossa ha fissato l'età della prima confessione generalmente intorno a dieci anni, anche se per i bambini di oggi, bombardati dalla pessima cultura contemporanea, potrebbero affacciarsi al vizio e al peccato prima dei dieci anni. In alcune chiese si portano a confessare i bambini a sette anni. Questo comporta che i bambini non siano certamente in grado di affrontare una confessione come un adulto, tuttavia può essere per loro un momento molto formativo. 

Nella prima chiesa ortodossa presso la quale ho frequentato il culto divino, a Firenze, il sacerdote era un anziano padre della diaspora russa, un uomo dalla formazione antica. Sebbene avessi diciassette anni, mi trattò come un bambino, perché spiritualmente lo ero. Il suo esempio è per me emblematico di come un bambino o un adolescente deve essere indirizzato alla confessione.

Prima di tutto, il genitore non deve spingerlo in modo brutale a confessarsi, ma piuttosto presentare la cosa per quello che è: un Mistero. Ai genitori spetta l'arduo compito di dare una base teologica all'atto che il bambino sta per compiere, senza tuttavia essere prolissi o pesanti nei propri discorsi. Il bambino deve comprendere che la confessione è un incontro, principalmente, fra lui e Cristo. Il sacerdote cui esponiamo i peccati o i problemi che ci affliggono è un testimone e un amico prezioso che ci guida e ci aiuta, ma non è lui il nostro centro. Banalmente, "non vado a raccontargli i fatti miei". Piuttosto, vado a incontrare la Misericordia di Dio che mi attende, e il sacerdote è quella persona che mi aiuta a passare questa frontiera. 



Il sacerdote, invece, deve insegnare al bambino come trarre profitto da una confessione. L'esempio del mio primo confessore è di grande aiuto: io non ero ortodosso quando mi avvicinai per confessarmi. Ingenuamente, pensavo mi avrebbe assolto anche se non ero ancora parte della comunità. Mi ascoltò, poi mi disse: "mentre ti prepari per l'ingresso nella Chiesa, ti farebbe bene leggere questo" e mi diede un titolo di un libro spirituale che ho ancora nella mia libreria e che ogni tanto rileggo. Sarebbe utile dare delle letture (e, visti i tempi, link per siti web o titoli di film) dai quai i ragazzi e i bambini, in accordo alla loro età, possono imparare qualcosa riguardo i problemi e i peccati affrontati in confessione. 

Tanto i genitori che il sacerdote dovrebbero far avvicinare i bambini alla confessione senza traumatizzarli, ma piuttosto con dolcezza. Se un bambino ha paura di confessarsi e si rifiuta, non importa impuntarsi affinché si avvicini al sacerdote: lo farà la prossima volta. E' essenziale che il bambino non sia traumatizzato dalla Chiesa e dai suoi ministri, lo stesso vale per la Comunione. Se il bambino ha timore di prendere la Comunione, può essere accompagnato da un genitore fino al calice, non c'è alcun problema in questo. 

Sicuramente, per le prime volte, i bambini non avranno chiari quali siano i peccati da confessare, e potrebbero arrivare con delle idee confuse. Compito del confessore è dare chiarezza e prendere quei momenti come un attimo d'insegnamento, che può lasciare buoni semi per il futuro. Un esempio? un bambino che viene e dice "ho avuto fame" e lo ritiene un peccato. Direi piuttosto che si può approfondire un discorso col bambino, dicendogli: "cerchiamo di avere fame di Dio". Non temete, i bambini capiscono la poesia e la profondità di certe parole molto più degli adulti: questo semino crescerà. 





Aiutare i poveri è rendere onore al Cristo (San Giovanni Crisostomo)

In una delle sue omelie, san Giovanni Crisostomo ci istruisce sul vero senso dell'elemosina e della virtù sociale.


Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: «Questo è il mio corpo», confermando il fatto con la parola, ha detto anche: Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare (cfr. Mt 25, 42), e: Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, non l’avete fatto neppure a me (cfr. Mt 25, 45). Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura.

Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. Infatti l’onore più gradito che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare è quello che lui stesso vuole, non quello escogitato da noi. Anche Pietro credeva di onorarlo impedendo a lui di lavargli i piedi. Questo non era onore, ma vera scortesia. Così anche tu rendigli quell’onore che egli ha comandato, fa’ che i poveri beneficino delle tue ricchezze. Dio non ha bisogno di vasi d’oro, ma di anime d’oro.

Con questo non intendo certo proibirvi di fare doni alla chiesa. No. Ma vi scongiuro di elargire, con questi e prima di questi, l’elemosina. Dio infatti accetta i doni alla sua casa terrena, ma gradisce molto di più il soccorso dato ai poveri.

Nel primo caso ne ricava vantaggio solo chi offre, nel secondo invece anche chi riceve. Là il dono potrebbe essere occasione di ostentazione; qui invece è elemosina e amore. Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l’affamato, e solo in seguito orna l’altare con quello che rimane. Gli offrirai un calice d’oro e non gli darai un bicchiere d’acqua? Che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario? Che guadagno ne ricava egli? Dimmi: se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d’oro solo la sua mensa, credi che ti ringrazierebbe o piuttosto non si infurierebbe contro di te? E se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo, trascurando di vestirlo, gli innalzassi colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore, non si riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce?

Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell’edificio sacro. Attacchi catene d’argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. Dico questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di quello. Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò mentre adorni l’ambiente del culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questi è un tempio vivo più prezioso di quello.

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Tratto da: san Giovanni Crisostomo, Omelie., In Matth. h. 50, 3-4

mercoledì 11 ottobre 2017

Stato Greco e Chiesa Ortodossa sulla recente legge pro fluidità gender (news)

Riporta AgionOros che ieri, 10 ottobre 2017, il Parlamento greco ha votato una legge che permette ai ragazzi dai 15 ai 18 anni di cambiare genere sessuale senza alcun esame medico, semplicemente mandando una lettera di richiesta alla autorità competente. La sessione di voto ha visto i seguenti risultati: 

Su 300 deputati, 13 si sono astenuti. 148 deputati hanno votato a favore della legge in questione, 124 deputati hanno votato contro. Non è una maggioranza schiacciante, anzi, dimostra che il Parlamento era molto diviso, ma il provvedimento è comunque passato.

La legge ha scatenato una ondata di indignazione e di sconvolgimento sociale in tutto il paese. La legge sulla fluidità gender rappresenta la prima vittoria politica del partito di Syriza, poiché 140 dei suoi 144 deputati hanno votato a favore. La legge è stata osteggiata dalla maggior parte dei partiti d'opposizione, per la verità molto eterogenei fra loro, come Alba Dorata (estrema destra), Nuova Democrazia (destra), il Partito Comunista di Grecia (sinistra estrema), Unione di Centro (centristi). Vassilis Leventis, leader della Unione di Centro, ha dichiarato che "la Grecia sta attraversando un periodo anormale, e Tsipras sta mandando avanti gli interessi di un piccolo gruppo, mentalmente malato". 


Il parlamento greco ad Atene 

I Padri dell'Athos, secondo l'agenzia di stampa, hanno commentato con parole molto dure, dicendo che, se continueranno così, i deputati greci chiameranno sul Paese l'ira divina. Il Sinodo della Chiesa Autocefala di Grecia ha commentato dicendo che "il progetto di Legge rappresenta una blasfemia contro la condizione umana e questa legge è un attacco diretto contro la famiglia e l'istituzione tradizionale". 

martedì 10 ottobre 2017

I nomi dei Sette Arcangeli, i loro compiti e il loro significato

Il sito Doxologia.ro ci insegna un dato poco noto, ma di enorme importanza per la vita cristiana: i nomi dei sette Arcangeli e il loro significato, nonché i loro compiti


Icona russa dei Sette Arcangeli

I sette Arcangeli che stanno dinnanzi al trono di Dio sono Michele, Gabriele, Raffaele, Varachiele, Gudiele, Salatiele e Uriele. Tutti i nomi degli arcangeli finiscono in "-ele" (in ebraico: il): perché? Nella lingua ebraica, questi nomi sono dei composti che contengono tutti la parola "Dio" (-Il). 

Michele in Italiano  viene erroneamente tradotto come interrogativo "chi è come Dio?" mentre in ebraico Miha significa "forza": il suo vero significato è "Potenza di Dio". Quando preghiamo san Michele Arcangelo? Per tutte le battaglie del corpo e dello spirito, per rimanere saldi nelle tentazioni e nei digiuni. 

Gabriele significa "Uomo di Dio" e non è un caso che l'Arcangelo Gabriele fu mandato da Dio alla santissima Vergine Maria per annunciare il suo parto: il nome era indicativo della sua missione. L'Arcangelo Gabriele aveva inoltre già svolto la funzione di messaggero presso altri grandi personaggi della storia biblica, come al profeta Daniele e a Zaccaria. Viene dunque pregato per i viaggi (in quanto messaggero). 

Raffaele significa "Comandante Divino" ed è famoso per aver protetto Tobia e Sara nella loro notte di nozze, e per aver guarito il padre di Tobia dalla cecità: viene invocato per la guarigione dell'anima e del corpo. 

Varachiele significa "Benedizione Divina" e nel Terzo Libro di Enoch viene descritto come comandante di 496'000 angeli e appartiene al coro dei Serafini. Viene ritenuto dalla Tradizione ortodossa come comandante degli Angeli delle case, coloro che proteggono le nostre abitazioni. 

Gudiele è l'Angelo del Pentimento, colui che motiva gli esseri umani a pentirsi e a cercare Dio. Sebbene non sia molto conosciuto, la tradizione lo identifica come uno degli Arcangeli più potenti, con miriadi di angeli al suo comando. 

Salatiele significa "Il più alto servo divino" ed è l'Arcangelo responsabile di raccogliere le preghiere degli uomini e portarle a Dio. E' quindi un arcangelo dal ruolo importantissimo: ricordiamocelo quando preghiamo. Viene menzionato nel Libro di Ezdra. 

Uriele, il cui nome significa "Luce divina", è l'angelo che spiegò al profeta Ezdra i misteri di Dio, ed è responsabile di gestire la luce e le energie create da Dio, secondo la Tradizione ortodossa. 

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N.B. Rispetto all'articolo originale in romeno, l'articolo presente è stato ampliato

venerdì 6 ottobre 2017

L'istruzione religiosa secondo la Chiesa Etiope

Poiché sono affascinato dalla civiltà abissina, mi sono più volte dedicato allo studio della civiltà ortodossa etiope, e trovo estremamente interessante - nonché utile per noi ortodossi in Occidente - il modello d'istruzione religiosa che gli etiopi riservano ai loro bambini e ai ragazzi desiderosi di diventare sacerdoti. A mio avviso, la struttura scolastica della Chiesa Etiope può essere un modello per noi: scopriamola insieme.

La Casa delle Letture, ovvero l'istruzione primaria

La Casa delle Letture (Nebab Bet) è presente in tutte le chiese e parrocchie, ed è, per certi versi, una sorta di scuola domenicale molto avanzata. Nelle zone rurali e nei villaggi senza scuola, è l'unica fonte d'apprendimento per i bambini ancora oggi. Nella Casa delle Letture, tolte le materie come i rudimenti della matematica e della lingua etiope corrente, si impara principalmente a comprendere e leggere il Ge'ez, che è l'antica lingua liturgica di questo paese. I bambini imparano il catechismo e le nozioni fondamentali del Cristianesimo. La classe si può frequentare quando si raggiungono i cinque anni di età. Quel che è interessante è il materiale utilizzato per l'apprendimento: per leggere si comincia dal Vangelo di Giovanni o dalle Lettere di Paolo. Nelle classi più avanzate della Nebab Bet, i ragazzini iniziano a recitare i Salmi di Davide e si imparano a memoria i principali, come il salmo 1,  o il salmo 50 (51). Non si affrontano altri brani della Sacra Scrittura.  Nelle nostre scuole domenicali, per i bambini e i ragazzi più grandicelli, si potrebbe impostare il sistema di letture-commento seguendo lo schema etiope, da affiancare alle nozioni di catechismo:

Prima classe: Vangelo di Giovanni e Lettere di Paolo
Seconda classe: Lettere dette Cattoliche e Salmi di Davide

In questo modo, i nostri bambini imparerebbero non solo le semplici didascalie della fede "Dio è così e così, Gesù è così e così etc" ma potrebbero toccare con mano alcuni dei testi fondamentali e iniziare a vedere la grande realtà della Rivelazione senza un eccessivo peso dogmatico, ma al contempo senza lassismo. Inoltre, la recita e l'apprendimento dei Salmi sono molto utili per iniziare i bambini alla realtà liturgica e alla pratica della preghiera personale e comunitaria.

Nei villaggi, l'allievo migliore della Casa delle Letture viene proposto come Lettore ufficiale della parrocchia, rivestendo quindi un certo peso nella "scala sociale" della comunità rurale. Una ragazza di buona famiglia è considerata "sposabile" solo se ha completato il ciclo di studi della Casa delle Letture.


Un gruppo di studenti ortodossi etiopi e il loro maestro (con il mantello arancione)

La Casa della Liturgia

Coloro che desiderano continuare gli studi religiosi vengono poi mandati alla Qedasse Bet, ovvero la "Casa della Liturgia", una scuola secondaria il cui compito fondamentale - lo dice il nome - è formare gli studenti all'arte liturgica.  Questo tipo di scuole si trova solamente nelle grandi pievi rurali (chiese che sovrintendono ad una certa area) oppure presso le grandi chiese urbane. Il maestro insegna ai ragazzi esclusivamente le funzioni del sacerdote e del diacono, gli inni che canta il clero - il coro e i cantori hanno delle classi apposite - e le funzioni liturgiche, in modo che il futuro ordinando sia in grado di compiere autonomamente tutti i riti previsti dal Tipico etiope. La Tradizione, specialmente quella orale, si impara frequentando la Casa e la vita di parrocchia, e non vi sono libri specifici in merito. Una pratica molto diffusa in Etiopia al fine di impartire una istruzione liturgica consiste nel condurre un piccolo gruppo di studenti (o anche studenti singoli) assieme ad un prete anziano e aiutarlo così a benedire case, campi, persone, o a celebrare in luoghi in cui, usualmente, non vi è prete, in modo tale che i ragazzi possano praticare l'arte liturgica. Per diventare sacerdote di una zona rurale non è richiesto un esame di sacra Scrittura o di Patristica, ed è sufficiente venire riconosciuti "abili" a celebrare in modo autonomo da parte del Maestro della Qedasse Bet. Questo fa sì che il percorso scolastico intermedio sia piuttosto breve. Al termine della Casa della Liturgia, il ragazzo degno si sposa e viene ordinato e diventa un diacono: inizia a percepire lo stipendio.

Come ortodossi della Diaspora, potremmo prendere questo sistema per l'insegnamento ai novizi e agli ordinandi, giacché è molto semplice e intuitivo, basato sulla pratica: nelle chiese con l'altare sufficientemente spazioso per tutti c'è possibilità di imparare davvero molto. Inoltre, la lettura meditata delle Scritture o della Patristica può essere impartita tramite lezioni settimanali o regolari, senza che vi sia bisogno di classi rigidamente strutturate come un'aula universitaria. 

La Zema Bet, ovvero la scuola del canto

La Casa del Canto (Zema Bet) è il luogo dove si formano i cantori. Spesso sono i ragazzi migliori delle Case delle Letture che vengono poi selezionati e istruiti, poiché essere cantore ordinato, specialmente nelle zone più povere del Paese, garantisce uno stipendio ecclesiastico, ed è una occupazione considerata molto nobile. I ragazzi studiano in piccoli gruppi, presso i quali il maestro si trova nel mezzo, e gli alunni intorno. Egli stesso o uno degli studenti più anziani impartisce le lezioni di canto e tutti ripetono gli inni. Quando un alunno si sente pronto, si alza in piedi e recita dinnanzi al maestro tutto l'inno: se l'ha memorizzato completamente, l'alunno riceve una promozione, altrimenti deve ripete il corso. Quando un alunno ha memorizzato tutti gli inni principali della Chiesa, è considerato Cantore e riceve la tonsura. 

La Qeme Bet, ovvero il Conservatorio

Come ramo parallelo alla Qedasse Bet, esiste la Qeme Bet, ovvero la Casa dei Poemi. Di fatto, è un conservatorio ecclesiastico. In questa scuola, l'alunno impara non solo ad utilizzare tutti i libri corali e a celebrare da cantore professionista, ma impara anche a comporre musica liturgica secondo i dettami della tradizione etiope. Come esame finale, è richiesto che lo studente scriva, componga e canti un inno da lui inventato dinnanzi alla commissione: se i maestri approvano la composizione, l'alunno è considerato diplomato. 

Metsehaf Bet: La Scuola Alta

L'ultimo grado dell'istruzione ortodossa etiope è rappresentato dalla Scuola Alta, la quale ti dà il titolo di Debtera ("dottore" in teologia). I migliori e più perspicaci alunni della Qedasse o della Qeme vengono inviati a studiare presso le cosiddette Scuole Alte (Metsehaf Bet), perlopiù situate presso grandi monasteri o alla cattedrale delle grandi città. Qui la scuola diventa più simile al sistema occidentale: le classi studiano i Padri della Chiesa (specialmente egiziani e locali), nonché approfondimenti sulla Bibbia e sulla Storia ecclesiastica, oltreché Diritto Canonico, così come il computo del calendario: è richiesto che ogni studente sappia costruire il calendario liturgico e calcolare la data della Pasqua. Una branca speciale della Scuola Alta è chiamata Menekosat, ovvero "(Casa) dei Commenti", e vi si studia generalmente la letteratura monastica. In queste classi il metodo di studio è interessante. Gli studenti si recano in piccolissimi gruppi di quattro o cinque individui presso il maestro, il quale recita un brano delle Scritture o di un trattato patristico. Dopodiché, gli studenti escono e un secondo gruppo di alunni entra in aula. Dopo poco, i due gruppi di studenti si incontrano e devono recitare esattamente le parole che hanno udito: dopodiché, si crea un dibattito su quel brano, guidato dal maestro. Il primo stadio della Menekosat prevede l'apprendimento, la meditazione e la memorizzazione dei Proverbi, e solamente dopo lo studio della letteratura monastica. Generalmente, gli abati e i vescovi sono selezionati fra i debtera della Menekosat

Potremmo adottare questo sistema d'istruzione per le Chiese della diaspora? Io credo che sarebbe un buon metodo non l'esatta copia (improponibile nella nostra civiltà) ma piuttosto il modello può essere la base per un tipo di insegnamento-apprendimento diverso, meno nozionistico e scolastico, e più patristico, nel senso di ricalcare l'antico modello duale di discepoli-maestri, capace di formare nel profondo la coscienza di un futuro ordinato.

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Tutte le informazioni sul sito ufficiale della Chiesa Ortodossa Etiope