sabato 20 luglio 2019

Giustiniano chiuse veramente l'Accademia di Atene?


E' opinione diffusa  che l'imperatore Giustiniano abbia fatto chiudere la celebre istituzione creata da Platone, l'Accademia filosofica di Atene, nel 529 d.C. Ma in realta' la questione e' piu' complessa.

In foto, il santo imperatore Giustiniano, raffigurato nella basilica di sant'Apollinare, a Ravenna

Il mondo moderno ha molti miti, in buona parte inventati da circoli illuministi nel XVIII secolo con lo scopo di sporcare l'immagine della Cristianita'. Uno di questi e' la chiusura forzata da parte di Giustiniano imperatore, nel VI secolo, della celebre Accademia platonica di Atene, nell'anno 529 dopo Cristo. Eppure, l'Accademia era da molto tempo in decadenza, e si era trasformata, al tempo dell'Imperatore, piu' in una degradante missione pagana piuttosto che in un centro culturale. 

Come leggiamo dalla celebre Enciclopedia Britannica [1]:

Platone ebbe a prendere una porzione di terreno e vi edifico' l'Accademia [...] Legalmente, la Scuola platonica era un centro religioso con lo scopo della venerazione delle Muse... l'Accademia era circondata da un giardino recintato, al quale potevano accedere solo i membri dell'Accademia e le persone selezionate dal Direttore. Vi si organizzavano sacrifici, liturgie e banchetti festivi in onore delle Muse

Sebbene nei libri di Storia si parli sempre di Giustiniano come di un perfido distruttore di templi, gli storici sono contraddetti dai documenti, come per esempio il Codice Legislativo del 530 promulgato da Giustiniano a Beirut e ad Atene nel quale si proibisce il paganesimo ma non l'insegnamento della Filosofia, considerata da san Basilio come propedeutica al Cristianesimo. Lo storico contemporaneo di Giustiniano, Procopio, non menziona affatto la proibizione dell'insegnamento filosofico nelle Scuole [2]. Sempre Procopio nella sua Storia Segreta (Απόκρυφη Ιστορία) ci informa del fatto che Giustiniano, per riformare l'istituzione ormai decadente dell'Accademia, confisco' alcune loro proprieta' a fini di ripristinare l'insegnamento delle Scienze nella citta'. 

Secondo teorie piu' moderne [3] la Scuola chiuse per fallimento e mancanza di studenti nel 560 d.C. Ad Alessandria d'Egitto il pagano Olimpiodoro pote' insegnare filosofia e culti pagani fino al 565 d.C. [4]. San Teodoro, arcivescovo di Canterbury nel VII secolo, era un greco con competenze in matematica e astronomia, il quale aveva studiato ad Atene proprio sul finire del secolo precedente.

L'Accademia chiuse alla fine del Cinquecento per mancanza di allievi, secondo le teorie piu' moderne.

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FONTE  E NOTE

1) Encyclopedia PAPYROS-LAROUSSE-BRITTANICA, Volume 6, under the entry: “Academy”

2) Su Procopio e il Codice Legislativo, cfr. F. Gregorovius, Ιστορία των Αθηνών - History of Athens, Marasli Library, Athens 1904, vol.1, page 122

3) Paolo Cesaretti, “Θεοδώρα˙ η άνοδος μιας αυτοκράτειρας” Theodora: the rise of an Empress, Oceanis Publications, page 240

4) Sture Linnér, Ιστορία του Βυζαντινού Πολιτισμού, History of the Byzantine Civilization, Govostis Publications, page 93

Did Justinian close the Academy? in lingua inglese.

domenica 14 luglio 2019

Il Culto Ortodosso (P. Pavel Florenskij)

Padre Pavel Florenskij (+1937), figura ormai nota al grande pubblico, scrittore e teologo a lungo dimenticato, fu martirizzato dai comunisti. Padre di una famiglia numerosa, inventore e matematico, fu anche professore all'Universita' di Mosca. 

Il Culto afferma tutta la natura umana, elevandola alla massima portata, con tutte le sue emozioni. Apre spazi infiniti d'espressione ad ogni passione dell'Uomo. La conduce ad una crisi salutare, ad una purificazione. Il culto non solo permette alle emozioni di manifestarsi, ma anzi esige la loro più estrema espressione nel loro più aulico riconoscimento: il culto non annienta l'emozione, la amplifica e la estende al massimo. Le passioni sono trasfigurate. Le emozioni cessano così di essere nostre condizioni accidentali e diventano verità oggettive e universali.


Il Piccolo Ingresso alla Liturgia

Nel nostro officio liturgico ortodosso c'è qualcosa di profondo e fondamentalmente caro, qualcosa di noto da tempo: si trova infatti una piega "personale". Viene per lo più avvertito ma in maniera pura ed elevata e senza il retrogusto di un sedimento terreno, come qualcosa lasciato da una persona amata. Nell'ufficio liturgico si comprende bene la "reminescenza" per dirla come Platone. Difatti avvertiamo bene qualcosa di familiare e noto da sempre che scorre in noi al momento dei riti divini. Perché è così: è più antico di noi, dei nostri parenti e amici, più antico dei nostri avi, perché è eterno, è più antico del Mondo stesso. L'essenza è la preghiera spirituale: non è stata inventata, ma scoperta, rivelata e trovata. L'Ortodossia ha preso il meglio del patrimonio dell'universo e lo ha fatto proprio, liberandolo dalla scorza e dall'involucro, rendendo al massimo la sua potenza. Deposto nell'anima, questo chicco di grano vagliato e purificato è il lievito stesso della persona. Nell'uomo cresce l'umanità tramite questo fiore. Non è qualcosa di psicologico, ma di spirituale. Il nostro culto sicuramente non viene dagli uomini, ma dalle Potenze dei Cieli. Trasmesso dalle gerarchie celesti ai ranghi inferiori dei cori angelici [1], è finalmente giunto alle gerarchie terrene ed diventato Cielo in Terra. Sì, il culto divino è il Cielo che si manifesta sulla Terra. 

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TRATTO DA 

Padre Pavel A. Florenskij, "Filosofia del Culto", pag. 207-210, anno 1918 

1) Florenskij riprende a piene mani dalla "Gerarchia Celeste" di san Dionigi Aeropagita. L'idea alla base di questo punto del libro di Dionigi è che gli Angeli più vicini a Dio, avendo come unico compito quello di adorare Dio, abbiano "insegnato" agli angeli loro inferiori il culto, i quali lo avrebbero poi passato agli angeli ancora inferiori, e così via fino agli Uomini, i quali emulerebbero con simboli e azioni quello che avviene in Cielo nel modo più puro e supremo. Alcuni canti, come il Trisagio, furono rivelati agli Angeli direttamente agli Uomini.

giovedì 11 luglio 2019

Come pregare con i salmi secondo sant'Atanasio il Grande

Sant'Atanasio il Grande (+373) ci lascia un elenco di salmi da usare secondo alcune circostanze della vita, per chiedere particolari grazie da Dio. La numerazione segue il computo ortodosso.


Il salterio, la base della preghiera ortodossa

Salmi da leggersi nei tempi di tentazione e di prove della vita:
3,6,7,9,11,12,16,25,37,38,43,53,55,57,59,63,67,69,70,73,108, 119, 129, 139, 140, 141, 142, 143.

Salmi contro le malattie e i malanni del corpo:
6, 37, 40, 87, 101.

Salmi nei tempi di esilio:
41,42,60,119,136.

Salmi per la Chiesa perseguitata:
43,58,73,78,79,82,93,101,139.

Salmi per il ravvedimento e di penitenza:
6, 24, 31, 37, 50, 101, 129, 142.

Salmi per abbandonarsi in Dio:
4, 22, 61, 90.

Salmi per chiedere una grazia o l'adempimento di una richiesta:
17, 29, 33, 64, 65, 75, 102, 103, 106, 110, 112, 114, 115, 123, 134, 135, 137.

Salmi di benedizioni:
66, 133, 113.

Salmi per lodare Dio:
32, 66, 94, 99, 116, 133, 134, 135, 143, 144, 145, 146, 147, 148, 149, 150.

Salmi per la Fiducia in Dio:
9, 10, 11, 26, 38, 55, 56, 61, 70, 80, 90, 120, 128, 130.

Salmi per amare la Legge di Dio:
1, 18, 118.

Salmi per chiedere l'Aiuto di Dio e la Vicinanza di Dio:
26, 41, 42, 60, 62, 72, 83, 119, 136, 4, 5, 14, 15, 26, 30, 35, 138.

Salmi per vedere la Grandezza e la Tenerezza di Dio:
8, 23, 28, 46, 47, 94, 138. 22, 26, 33, 35,  62, 76, 80, 85, 144, 145.

L'Icona della Madre di Dio e la pratica esicasta

Abbiamo gia' visto come, nel rituale esicastico, abba Neofito dei Carpazi insegna la meditazione dinnanzi all'icona della Vergine Maria. Ma oggi scendiamo nel dettaglio degli insegnamenti di abba Ghelasie

Il nostro padre Neofito ci insegnava che e' basilare partire dall'icona della Creazione, che e' l'immagine della Madre di Dio. La prima volta, Cristo si manifesta nella nascita attraverso la sua castissima Madre. Quindi, cosi come noi nasciamo alla vita spirituale tramite la benedizione del Signore, cosi il Signore nasce dalla Vergine: l'icona mariana e' l'immagine della vita esicasta. La crescita spirituale va di pari passo con la crescita del nostro Cristo nel mondo: dobbiamo passare necessariamente da questa fase di sinergia fra la nostra anima neonata e il Cristo Bambino.




Il Mistero della Creazione e' legato al Figlio di Dio in modo cosi' stretto che ogni creatura contiene, nella propria interiorita', il mistero dell'Incarnazione di Cristo. Tutta la Creazione passa per il Signore Gesu', e misticamente e' parte della sua estensione, la Chiesa. La nostra adesione al Cristo si attua per mezzo del rituale dell'Acatisto dell'Annunciazione, dinnanzi alla icona della Santissima Madre. 

All'inizio, non possiamo rivolgerci direttamente al Centro, che e' Cristo, ma dobbiamo passare per l'Icona dell'Incarnazione. Il rituale dell'Acatisto non e' proprio preghiera propriamente detta, ancora, al primo stadio, quanto piuttosto un gesto iconico. Svolgete il rito dell'Acatisto in modo meccanico, ripetitivo, quotidiano. Quando il Rito entrera' in voi, lo Spirito di Pace entrera' in voi e produrra' nel vostro intelletto il cambiamento necessario ad abbracciare la Preghiera propriamente detta.

Accendete sempre una candela o una lampada ad olio dinnanzi all'icona della Vergine Deipara, e se volete, alla fine della pratica, anche l'incenso. Sentitevi attratti e abbracciati dall'Icona. Entrate in essa. Quando avrete fatto breccia nell'Acatisto, conoscerete la Presenza della Persona Cristica. 

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TRATTO DA

Abba Ghelasie di Frasinei, Memorie di un Esicasta (romeno), Platytera Ed., Bucarest, 2018. Pag. 323-324.


domenica 7 luglio 2019

La tradizione di seppellire i vescovi sul trono

Quando nel 2012 mori' papa Shenuda III della Chiesa Copta, secondo gli antichi costumi fu deposto sulla sua cattedra da addormentato, per celebrare il funerale nella cattedrale di san Marco. Molti furono i commenti, anche pesanti, che condannavano quell'atto di fede popolare. Ma pochi sanno che anche fra gli ortodossi e non solo fra i copti, fino a pochi decenni fa, si seguiva questa stessa usanza. 



San Simone di Tessalonica (+1429) nel suo libro Dialogo in Cristo descrive il rito del funerale per il vescovo con questa pratica, e cita che viene fatta sin dal tempo di san Giovanni Crisostomo e di san Pietro di Alessandria nel IV secolo, che furono posti a sedere anche da defunti sui troni, per dare loro l'ultimo saluto. Secondo la tradizione rituale, il vescovo viene posto in chiesa per tre giorni sul suo trono, rivestito di tutti i suoi paramenti e della mitria, con una lunga candela alla sua destra. Si celebrano davanti a lui parastasi, panichide e salterio fino al terzo giorno dalla morte, quando viene celebrato il funerale e poi sepolto. In alcune localita', per esempio in Romania, e' d'uso che nella mano destra del presule defunto sia posto un Vangelo cosi che i fedeli possano baciarlo quando vanno al funerale. 

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Per la citazione, vedi: Simeone di Tessalonica, Dialogo in Cristo, PG 155:33-696. 

mercoledì 3 luglio 2019

Le Teofanie divine secondo sant'Agostino

Nell'opera De Trinitate sant'Agostino di Ippona ci ha lasciato alcuni profondi insegnamenti sulle Teofanie e su come la Trinita' intera e' coinvolta nella manifestazione di se'. 

I primi quattro libri del trattato De Trinitate di sant'Agostino sono proprio dedicati  alla epifania, ovvero alla manifestazione di Dio nella Storia umana. Prima di lui, i Padri della Chiesa combattevano due eresie, gli Omosiani e i Modalisti, i quali in forme diverse negavano la Trinita' cosi dome definita dai dogmi di Nicea. Sant'Agostino col suo trattato porta una difesa rivoluzionaria al tema della teologia trinitaria, spiegando come l'intera Trinita' e' coinvolta nelle teofanie e non solo una delle tre ipostasi. I modalisti in particolare difendevano la propria posizione basandosi sui Padri dei primi secoli, in particolar modo  san Dionigi Aeropagita, il quale dichiara che Cristo e' "tutte le teofanie dell'Antico Testamento".  Mentre invece, Agostino dichiara che Dio non e' sempre presente in tutti gli eventi che implicano un suo messaggio [3.10.19]. 

Per sant'Agostino le teofanie sono di tre tipi:

a) manifestazioni angeliche.
b) manifestazioni con Angeli che apportano modifiche di qualche genere in corpi spirituali
c) teofanie con corpi materiali creati per l'occasione. 

Nel primo tipo, come per il Sacrificio di Abramo [3.1.6 e 3.10.20], gli Angeli parlano in persona Dei, ovvero come messaggeri della Divinita', la quale, essendo ineffabile, non si mostra.

Nel secondo tipo, una forma o uno spirito non angelico agisce come se fosse un Angelo per volere di Dio, assumendone cosi le caratteristiche e il ministero [cfr. 3.10.19].

Il terzo tipo, che potremmo definire "spettacolare", prevede eventi o oggetti creati da Dio ex nihilo al fine di manifestarvisi attraverso: in questa categoria avremmo ad esempio il Roveto Ardente [Esodo 3:2], le lingue di fuoco sugli Apostoli [Atti 2:3] e lo Spirito Santo "come colomba dal Cielo" [Luca 3:22].

La rivoluzione agostiniana, la quale comporto' la sconfitta teologica del modalismo, integra e amplia la visione teofanica dei Padri precedenti come "cristofanie". Difatti, Agostino aggiunge un particolare interessante alla "teofania di tipo a", ovvero la presenza di due soggetti e non di uno solo: l'angelo (essere creato) e Dio che parla tramite l'angelo stesso. Accogliendo in pieno l'eredita' patristica orientale della Divinita' inconoscibile e ineffabile, sant'Agostino chiarifica che Dio parla e si manifesta tramite una creatura e non tramite la sua stessa essenza che e' appunto inconoscibile [3.4.10]. Negli altri due tipi di teofanie, Dio si manifesta tramite oggetti o personificazioni ausiliarie che gli permettono di farsi vedere senza per questo mostrare la sua Essenza. 

Poiche' gli Omosiani e i Modalisti dicevano che "se Cristo si manifesta nelle teofanie, allora non e' Dio, giacche' Dio e' inconoscibile", sant'Agostino distrugge i loro argomenti proponendo una soluzione diversa: l'intera Trinita' e' all'opera nella Teofania [2.10.18]. Secondo sant'Agostino, le teofanie al Battesimo nel Giordano e la Trasfigurazione sono stati momenti di comunicazione fra le Ipostasi della Trinita', utilizzando come "strumenti" la colomba nel primo caso e la "nube gloriosa" nel secondo.  Difatti, in Agostino la visione della gloria divina e' escatologica e solo alla fine dei tempi potremo gustare di questa conoscenza. Mentre alcuni Padri orientali sintetizzano le Energie divine come tentativo di spiegare le teofanie, Agostino preferisce chiarire il come Dio si manifesta piuttosto che chi. Per Agostino, Dio si manifesta per mezzo di simboli creati, non negando le energie (operazioni, nella terminologia latina) le quali energie sarebbero il movimento divino nel manifestarsi. Infatti, per sant'Agostino, i terremoti, il fuoco, i fulmini e tutte le altre manifestazioni divine nella Storia e nella Bibbia sono sacramenti, ovvero atti divinizzanti di  un Dio che si manifesta. Nel Libro II di De Trinitate, come scritto, il presule africano chiarisce quindi di non distanziarsi dalla visione patristica tradizionale, chiarendo che appunto Dio si manifesta e divinizza coloro cui appare, ma Agostino preferisce una sovrastruttura linguistica piuttosto articolata e complessa, che non ne permette una lettura ortodossa al primo sguardo, perche' attento a non farsi influenzare dal subordinazionismo, cerca sempre di non dare impressione di preferire una Ipostasi piuttosto di un'altra.

Secondo il teologo J.N. Manoussakis, "Agostino dovette difendere la divinita' del Logos contro i subordinazionisti" (1), preferendo sorvolare su alcuni aspetti per dare una visione globale del dogma trinitario. 


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NOTE

1) Manoussakis, Theophany in Augustine and Palamas, pag. 77, academia.edu


martedì 2 luglio 2019

Lo Scisma Greco-Bulgaro del 1872 e il Filetismo (Storia della Chiesa)

Lo scisma dei giorni nostri fra Mosca e Costantinopoli ricorda, per certi versi, lo scisma del 1872, quando il Fanar scomunico' la Chiesa Bulgara, colpevole solamente di voler eleggere i propri vescovi.

Come abbiamo potuto gia' leggere circa il periodo della Turcocrazia, Il Patriarcato di Costantinopoli concedeva la autocefalia alla Chiesa Bulgara  nei periodi di prosperita' dello stato bulgaro, per poi ritirarla durante i periodi di decadenza. Nel 1393 la Bulgaria cadeva sotto i Turchi, mentre solo 60 anni dopo Costantinopoli faceva la stessa fine. I sultani forzarono lo scioglimento delle autocefalie serba, bulgara e macedone in favore di Costantinopoli, a patto che il Fanar fosse ubbidiente al nuovo stato musulmano. Nella prima meta' del 1800 tuttavia, insieme coi movimenti di liberazione nazionale, anche le Chiese Locali pretesero le loro vecchie autonomie. In particolar modo i greci, pur di non sottostare al Fanar, nel 1833 chiesero e ottennero l'autocefalia della Chiesa di Stato. I Romeni, allo stesso modo, domandarono l'indipendenza nel 1872 al seguito dell'unita' dei principati, e non la ottennero fino al 1885, di fatto senza essere in comunione con Costantinopoli. 


L'anniversario dell'Esarca Josif I nel 1902 a Sofia
Sotto, l'Esarca Josif. 

In questo clima di generale riorganizzazione della Chiesa nel tardo Ottocento, la Chiesa Bulgara inizio' il proprio processo canonico di rivendicazione della sua antica e venerabile Autocefalia. Gia' nel 1868 il patriarca Gregorio VI di Costantinopoli aveva cercato di raggiungere un accordo con la fazione indipendentista, senza successo. I bulgari mandarono una richiesta formale al Sultano per ottenere l'autocefalia della loro Chiesa, e Gregorio VI cerco' di gestire le cose chiedendo al sultano di indire un Concilio, ma questi rifiuto' e allora il patriarca abdico'. Il 4 aprile 1872 i bulgari proposero il loro Esarca, Josif I, ma il nuovo patriarca, Antimo IV, rifiuto'. Il giorno 11 maggio 1872, a Costantinopoli, alla liturgia dopo il Vangelo, l'Esarca bulgaro e i suoi vescovi dichiararono l'indipendenza della Chiesa Bulgara. Il 15 maggio, Costantinopoli dichiarava l'Esarca come deposto e i suoi poteri nulli, e tutto il popolo bulgaro fu dichiarato "sotto epitimia". 



Gli intellettuali greci dell'epoca auspicavano un nuovo Impero Ellenico dai Balcani all'Asia Minore, mentre gli intellettuali bulgari un Super-Stato Turco-Bulgaro. "Bisogna battezzare il Sultano, e portare i turchi nella santa Ortodossia, e libereremo cosi Costantinopoli, guidando i popoli slavi in un futuro luminoso"[1]. Questo era il sogno dei Bulgari nazionalisti. Anche se i bulgari speravano in un appoggio da parte di Mosca, questo non avvenne. Nel 16 settembre 1872 il Santo Sinodo di Costantinopoli confermo' la decisione patriarcale, ufficializzando lo scisma. In questo Concilio si stabili' anche il principio di anatema contro il Filetismo, ovvero il preferire lo Stato e i suoi obiettivi agli obiettivi della Chiesa Universale. In particolare, fra i canoni del Concilio, vi e' il seguente:

Noi rigettiamo la divisione razziale e condanniamo le differenze basate sulla etnia, le quali sono contrarie alla Chiesa di Cristo, contro il Vangelo e i santi canoni dei nostri beati Padri, sui quali si basa come fondamento la nostra Chiesa. [...] Pertanto dichiariamo scismatici coloro che si basano sulle assemblee razziali. [2]. 

Il Concilio non fu recepito dai russi, che consideravano i greci alla stregua dei Bulgari e consideravano questo concilio come una scusa per rinforzare la posizione ellenocentrica:

Non sono forse i greci pieni di questo stesso orgoglio razziale? Questo stesso principio e' formulato dai greci contro i bulgari, i serbi e gli altri. Questi popoli si sono alzati contro il filetismo greco. I greci nostri contemporanei si considerano gli unici portatori dell'Ortodossia... [3]

La Chiesa Bulgara verra' riconosciuta come patriarcato da Costantinopoli solamente nel 1945. 

Comunque la volesse pensare a quel tempo, il filetismo (fosse, greco, slavo o quel che volete) era al tempo un grave problema. E lo diventera' ancora di piu' nel secolo XX. Gli effetti anti-missionari del Filetismo apriranno la porta poi alla decadenza ecclesiastica della quale soffriamo anche oggi. 

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NOTE

1) Leontiev, Vostok, Rossija i Slavianstvo, Mosca, 1996, pag. 559

2) Pavlenko, Origini del Filetismo (in russo), 1999, in Heresy of Racism, Fall ed., 2000, pp. 16-

3) Aleksiei Komiakov, Orthodoxy, Nationality and Autocracy, Minsk, 1997, pag. 19