martedì 20 febbraio 2018

Costantinopoli condanna la scelta della Chiesa Bulgara (news)

Come vi ricorderete, la Chiesa di Bulgaria ha deciso di prendere sotto di sé l'Arcidiocesi di Ohrid - in scisma dalla Chiesa Serba fin dagli anni '60, al fine di dare loro la tanto agognata "canonicità". Pare invece che Costantinopoli non abbia apprezzato il gesto di carità fraterna della Chiesa Ortodossa Bulgara. 

Foto di Vatican Insider, il patriarca ecumenico Bartolomeo I

La Chiesa Serba, difatti, ha vivamente protestato per quella che, agli occhi della Chiesa Serba, è una violazione del loro territorio canonico. La Chiesa Macedone difatti sarebbe di competenza della Chiesa di Serbia. 

Il santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico si è radunato nei giorni 7-9 febbraio 2018 analizzando la situazione ecclesiologica venuta a crearsi in merito alla questione macedone, e anche i vescovi radunatisi a Costantinopoli sono della medesima opinione: la Chiesa Bulgara non deve procedere oltre nella sua risoluzione. 

Al contrario, il patriarca Neofit di Sofia ha dichiarato che "c'è unità fra i vescovi bulgari sulla decisione presa in novembre", ovvero di sostenere la Chiesa Macedone nella sua transizione sotto il patriarcato di Bulgaria. La Chiesa di Grecia si è schierata con la Serbia e il Patriarcato Ecumenico, disapprovando l'operato dei bulgari.

Come nota personale, mi dispiace molto che i gerarchi della Chiesa Ortodossa non vedano di buon occhio lo sforzo dei bulgari atto ad aiutare un intero Paese che si trova fuori dalla comunione ecclesiale con ogni Chiesa, riconosciuta o meno. 

----------------------------------------------------------------------------------
Fonte:

giovedì 15 febbraio 2018

Cos'è la preghiera (S. Efrem il Siro)


Non peccare è veramente una grande opera. Se hai peccato, non disperarti, ma piangi sui tuoi peccati, affinché ottenga tu di nuovo la benedizione celeste. Dice il Signore: pregate sempre, senza posa (cfr. Luca 18:1). Anche l'Apostolo lo dice: pregate senza interruzione (1 Ts, 5:17), ovvero di notte, di giorno, in ogni ora - non solo entrando in chiesa, ma significa non cessare mai di prendersi cura della preghiera. Quando viaggi, dormi, mangi, quando ti distendi... non interrompere mai la preghiera, perché non sai quando ti verrà chiesto di lasciare la tua anima nelle mani degli Angeli. Non aspettare la Domenica o una Festa, non cercare scusa nei luoghi, perché, come disse il Profeta Davide, Dio è in ogni luogo del Suo dominio (cfr. Salmo 102:22). Se sei a casa, nel campo, in chiesa, se stai pascolando le pecore, se stai costruendo un edificio: non dimenticarti della preghiera. Quando puoi, inginocchiati. Quando non puoi, prega con la mente... al mattino, a mezzodì, alla sera.



Se la preghiera precede il tuo lavoro, e, appena alzato dal letto, dedichi i primi istanti della tua giornata alla preghiera, il peccato non troverà modo di entrare dentro di te. La preghiera ci preserva dal peccato, è un salvagente della castità, è nutrimento per l'anima, addomesticamento dell'arroganza, purificazione dei cattivi pensieri, distruzione dell'odio, correzione di ogni errore. La preghiera è anche la fortezza del corpo, prosperità per una stirpe, abbellimento di una città, longevità di un regno, vittoria in tempo di guerra, forza stessa del Mondo. La preghiera è il marchio della verginità, la fedeltà nel matrimonio, l'arma del viaggiatore, la fertilità dei contadini, la sentinella di coloro che riposano, la salvezza di coloro che si trovano sul mare. La preghiera è l'intercessione di chi spera, la corona delle spose, la gioia della letizia, la consolazione dei prigionieri, il sepolcro dei defunti. La preghiera è conversazione con Dio, onore uguale agli Angeli, successo nelle buone cose, avversione al male, correzione dei peccatori. La preghiera trasformò per Giona il ventre della balena in una casa; essa riportò Ezechia alla vita dal regno della morte; per i fanciulli della fornace in Babilonia trasformò le fiamme in fresca rugiada; Elia, tramite la preghiera, raggiunse i Cieli.

Vedi, fratello mio, quale è il potere della preghiera! In tutta la vita terrena non c'è tesoro più grande della preghiera. Non abbandonarla, non allontanartene mai.

-------------------------------------------------
TRATTO DA

О молитве, преподобный Ефрем Сирин (in russo, a questo link). 

martedì 13 febbraio 2018

Perché si rinnovano gli anatemi nella prima domenica di Quaresima?

Uno dei miei corrispondenti mi ha scritto, domandandomi perché nella prima domenica di Quaresima, detta anche la Domenica dell'Ortodossia o la Domenica delle Icone, si recitano - o almeno, si recitavano fino a poco tempo fa - gli anatemi contro gli antichi eretici. Cerco umilmente di rispondere a questa domanda


Un affresco commemorativo del Concilio di Nicea (325 d.C.) con Ario umiliato ai piedi del Sinodo.

Perché la Chiesa Ortodossa sente l'esigenza, ogni anno, di rinnovare gli Anatemi contro gli antichi eretici? è una buona domanda, e la risposta è semplice. 

La Chiesa è una entità viva, poiché è il Corpo di Cristo, secondo le parole di san Paolo: ecco voi siete membra del Suo corpo (1Corinzi 12:27). La Chiesa ha necessità di salvare sé stessa dai membri nocivi che possono deturparne la bellezza e la santità, secondo lo stesso comando del Signore: 

Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. [Matteo 18:15-17]. 

Quando dunque si profila una grave eresia, l'eresiarca, responsabile della perdita della fede di moltissime persone, ha su di sé il peccato della bestemmia contro Dio e pertanto viene scomunicato. Poiché un seme infetto genera una pianta malata, così l'eresia che rimane nel tempo e trova un terreno fertile, le coscienze degli individui male istruiti nella Fede, e fruttifica e produce frutti marci. Per questa ragione, la Chiesa ogni anno ribadisce con forza l'errore dogmatico degli eresiarchi e fa conoscere ai fedeli quali sono gli insegnamenti erronei sulla Fede, così che i credenti possano premunirsi e salvarsi dalle grinfie delle sette e delle eresie. 

Vi sono eresie antiche che, ciclicamente, tornano fra gli uomini. Un esempio che mi sento di fare, ad esempio, sono i Testimoni di Geova, i quali hanno alcune delle caratteristiche dell'Arianesimo (Gesù Cristo è solo uomo) unite ad alcuni punti di docetismo (Cristo non è morto sulla Croce). Un'altra eresia che sottilmente penetra la cristianità da sempre, in forme più o meno visibili, è lo gnosticismo, vissuto nelle sue mille forme possibili. Un altro esempio di antiche eresie in tempi moderni che mi sento di citare, sono i Mormoni. Essi credono, fra i tanti loro nuovi dogmi, che lo Spirito Santo sia una forza, un legame fra il Padre e il Figlio (i quali sono interamente separati): questo è Macedonianismo. Ovviamente le eresie di oggi non sono la copia esatta delle eresie di ieri, ma spesso ne portano le tracce. 

A causa di questo, la Chiesa svolge il suo compito di madre premurosa per i suoi figli, insegnando a riconoscere gli errori di fede e a salvaguardarsi da essi. 

domenica 11 febbraio 2018

L'Uomo nuovo e l'Alleluia (s. Agostino d'Ippona)

Sant'Agostino (+430) nei suoi Discorsi ci parla con enfasi dell'Alleluia e di come questa parola sia molto importante per i cristiani, e tutto fuorché casuale

Alleluia significa: "lodate Dio". Noi cantiamo all'unisono questa parola, uniti attorno ad essa in comunione di sentimento, ci sproniamo così a vicenda alla lode di Dio. Dio però può lodarlo con pace interiore solo colui che non ha commesso niente che possa dispiacere a Dio. Inoltre, per quanto riguarda il tempo presente in cui siamo pellegrini sulla Terra, l'Alleluia diventa canto di consolazione per essere fortificati lungo la via. L'Alleluia che diciamo adesso è come il canto del viaggiatore, e tuttavia percorrendo questa strada faticosa, cerchiamo quella patria dove ci sarà riposo, dove, scomparse le faccende che ci impegnano adesso, non resterà altro che... l'Alleluia.

L'Alleluia è un canto nuovo, ma questo canto nuovo lo canta l'Uomo nuovo. Noi l'abbiamo cantato e anche voi, cari fratelli, lo cantate, rinnovati in lui. Lo cantiamo insieme, perché siamo riscattati dallo stesso prezzo. 


Monaci che camminano al Monte Athos, in Grecia.

Qui e nei Cieli si cantano le lodi di Dio, ma qui provengono dalle bocche di gente angustiata, lassù da gente libera da ogni turbamento; qui da gente che avanza verso la morte, lassù da gente viva nell'eternità. Qui nella speranza, lassù nella realtà. Qui per strada, lassù in patria. Cantiamo dunque adesso, fratelli miei, non per esprimere il gaudio del riposo, ma per procurarci sollievo nella fatica. Come sogliono cantare i viandanti, canta ma cammina; cantando consòlati nella fatica, non amare la pigrizia. Canta e cammina! Non uscire fuori strada, non fermarti mai.

-------------------------------------------------
TRATTO DA
Sant'Agostino di Ippona, Sermones, discorso 255 1.1-3.0. in "Il Maestro Interiore", ed. Paoline, 1992. 

mercoledì 7 febbraio 2018

Come saremo giudicati da Dio (s. Cirillo di Gerusalemme)

San Cirillo di Gerusalemme (+386), nelle sue Catechesi Battesimali, ci istruisce su moltissimi aspetti della spiritualità e della santa Scrittura: oggi leggiamo cosa insegnava ai catecumeni circa il Giudizio Finale


Il giudizio universale, affresco della cattedrale di s. Vladimiro, Kiev

Veramente terribile il giudizio! Abbiamo ragione di temere quel che sarà pronunziato, circa il conseguimento del regno dei cieli o quel fuoco preparato dall’eternità   – ed entrare nel regno dei cieli? Leggiamo: «Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare...». Sono parole cheindicano la via da seguire; vanno prese alla lettera e tradotte in pratica: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Se le osservi avrai parte al Regno, in caso contrario sarai condannato. Comincia dunque a praticarle e così persevera nella fede, guardandoti dall’operare come le vergini stolte che tardarono a procurarsi l’olio, per non finire come esse lasciato fuori. Non credere che basti avere la lampada per stare al sicuro, ma procura di tenerla accesa, la luce delle tue buone opere splenda davanti agli uomini, e nessuno per colpa tua abbia a bestemmiare il Cristo. Indossa l’abito incontaminato delle opere buone, per esse distinguendoti. Sii saggio amministratore delle cose che ricevi da Dio, procurando che siano beni utili. Dio ti ha affidato delle ricchezze? Siine il giusto curatore. Ti è stato affidato il dono dell’insegnamento? Compi bene il tuo ufficio. Hai il carisma di muovere gli animi degli ascoltatori? Utilizza bene questa capacità. La buona amministrazione ci apre tante porte per non rimanere fuori tra i condannati e per andare con fiducia incontro a Cristo, Re eterno che regna nei secoli. Regna nei secoli giudice dei vivi e dei morti, perché egli ha dato la vita per i vivi e per i morti. Lo dice Paolo: «Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi». 

-----------------------------------------------------------------------------------------
Tratto da: Cirillo di Alessandria, Catechesi Battesimali, Città Nuova 1993

giovedì 1 febbraio 2018

Il peccato e gli uomini: ereditiamo la colpa o la corruzione? (Giustino Ottazzi)

Un articolo del servo di Dio Giustino Ottazzi, che analizza brevemente il senso della colpa e della trasgressione nella visione patristica. 

La morte entra nel mondo a causa del peccato.
Gc 1,15 “le passioni concepiscono e generano il peccato, e il peccato, una volta commesso, produce la morte”.
Rm 5,12 “Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così la morte raggiunse tutti gli uomini, perché tutti peccarono”.
Rm. 6,23 “Perchè il salario del peccato è la morte”.

Questo concetto (come una legge di causa ed effetto) è essenziale per comprendere l’eredità del peccato adamitico e per evidenziare l’imprecisione della visione attualmente dominante nell’Ortodossia a causa di un’eccessiva distanza – in merito alla questione - dalla teologia latina, in particolar modo da S. Agostino. Tale pregiudizio può portare a pericolose derive, come accade per alcuni teologi ortodossi contemporanei (non faccio nomi per evitare polemiche - tanto sono noti a tutti) che arrivano quasi a relegare la Croce a mero instrumentum mortis in vista della risurrezione. 

In breve, si tende a considerare la sola eredità della corruzione.

Usando la logica, è corretto affermare che se ereditiamo la corruzione e la morte, ereditiamo anche la causa, che è il peccato, da non intendersi - in questo caso - come trasgressione (commessa da Adamo, e non dai suoi discendenti), ma come macchia. In effetti non avrebbe senso ereditare la conseguenza di qualcosa che – a sua volta – non venga in qualche misura ereditata.  Dunque, ribadendo, se si eredita la conseguenza, si eredita anche la causa per cui sussiste. D’altronde non può neppure esistere conseguenza senza causa; quest’ultima ha certamente origine in Adamo, come trasgressione, ma passa di generazione in generazione come macchia indelebile che produce morte in tutto il genere umano.

Usando un’affermazione antitetica: l’uomo nasce morto, sia perché il corpo morirà, sia perché l’anima è fin dal primo istante separata da Dio (“La morte dell'anima avviene quando Dio l'abbandona” - Agostino, La città di Dio XIII 2,2-3) a causa del peccato originale.

Sinodo di Orange, Canone II: “Coloro che asseriscono che il peccato di Adamo non ha inficiato i suoi discendenti, ma soltanto lui, e dichiarano che la morte fisica solamente e non il peccato, il quale è la morte dell'anima, sia passata quale eredità all'intera razza umana, essi commetteranno ingiustizia contro Dio”.

Se l’uomo è generato morto - cioè corrotto nel corpo e nell’anima - è stato concepito nel peccato:
Sal. 50,7 “Ecco, nel disordine (corruzione N.d.A) sono stato concepito, nel peccato mi ha concepito mia madre”.

Tali non si accede al Regno dei Cieli fintanto che non si è liberati dal peccato e, morto l’uomo vecchio, non sorga l’uomo nuovo vivificato dallo Spirito.

Tutto ciò non è distante dal pensiero di Agostino ma, anzi, è una sintesi tra la patristica Ortodossa orientale e latina.

Infatti ecco alcune citazioni di padri orientali ampiamente accreditati dall’Ortodossia:

San Simeone il Nuovo Teologo, Omelia XXXVII, 3 “Come Adamo, il primo creato, perse l'ornamento della santità, non da altro peccato che dall'orgoglio, divenendo mortale e corruttibile, così tutti coloro che nascono dal seme di Adamo sono partecipi del peccato ancestrale di Adamo fin dalla nascita. Colui che nasce in questa via, dunque, anche se non ha ancora commesso peccato, è già peccatore a causa del peccato originale”.

San Basilio [1] : “il peccato di Adamo è in realtà il peccato degli uomini, ed esiste in noi per necessità”.

Sant'Atanasio di Alessandria [2] “Quando Adamo peccò, esso passò a tutti gli uomini”.

Con onestà intellettuale, alla luce della patristica antica, quanti sarebbero disposti ad ammettere l’ereditarietà della sola corruzione?

I romano-cattolici (da non confondere coi Latini in senso lato) avrebbero ragione?

No. Il problema, infatti, si presenta qualora si voglia introdurre il concetto di “colpa ereditaria”.
D’altronde, il sinodo d’Orange precedentemente citato, quello che ha direttamente trattato la questione, evita di esprimersi in tal senso e risulta perfettamente in linea anche con l’idea che attualmente sposa una buona parte degli ortodossi (infatti sembra equiparare il peccato alla morte dell’anima, ma è da intendersi in senso precisivo, non esclusivo, altrimenti contrasterebbe la Scrittura, la quale afferma che l’uno è causa, e l’altra conseguenza).

“Colpa” risulta un termine impreciso utilizzato da una parte della teologia Latina (specialmente quella agostiniana) per spiegare il medesimo concetto qui riportato, ovvero l’ereditarietà non solo della morte, ma anche del peccato. Il colpevole è l’agente della trasgressione. Se tale trasgressione non si verifica, la colpa non si presenta. La trasgressione è stata commessa da Adamo, mentre i discendenti commettono solo le proprie trasgressioni. E’ dunque evidente che il concetto di “colpa ereditaria”, inteso come tale, non sussiste neppure sul piano logico, ed è da rigettare. Inteso però alla luce di tutta la patristica, assume un altro respiro.
Consideriamo che se non c’è la colpa non può esserci nemmeno punizione. In questo nodo si inserisce la necessità di salvaguardare l’universalità del Sacrificio di Cristo (difficile supporre peccati personali nei bambini appena nati, o mai nati, anche se non è da escludere vedi confessioni Libro I - Sant’Agostino). Ecco districato il nodo: l’anima, morta fin dal principio, è di per sé stessa separata da Dio e bisognosa di salvezza; inoltre, il battesimo è la rinascita come figli di Dio, e se non si è figli non si è neppure eredi. Da qui l’impellenza del battesimo, ed ecco ciò che - ai padri che difesero la pratica Ortodossa del battesimo dei fanciulli - premeva dimostrare.

In questo contesto, e in ottica anti-pelagiana, anche una certa estremizzazione della visione latina diviene comprensibile; è sufficiente stemperarla immergendola nel refrigerante mare della patristica.

------------------------------------------------------------------------------
1)  Potrologia tou M. Vasileiu, Demetrios Tzami, Thessaloniki 1970
2) Quattro discorsi contro gli Ariani, I, 12

lunedì 29 gennaio 2018

Ortodossia in Scozia: l'abbazia di san Æthelwold (Latinità Ortodossa)

Oggi vi presento una persona a mio vedere speciale. E' un sacerdote ortodosso, ed è di rito occidentale. E' un monaco benedettino che segue l'antica via del monachesimo latino, rinfrescata dalla vivificante Ortodossia. E' padre Æthelwold. Avendolo scoperto per caso, mi sono dedicato ad una intervista per farvi conoscere l'impegno di questo giovane sacerdote ortodosso. 

Il giovane padre Æthelwold. 

Me: Padre, è veramente un piacere fare la sua conoscenza. Innanzi tutto, mi permetta di chiederle... come mai è diventato ortodosso? Lei è evidentemente un inglese.

Padre Aethelwold: Beh, io sono nato cattolico-romano, ma ho dei parenti di sangue russo. Questi ultimi mi hanno incoraggiato a visitare le reliquie di san Giovanni Maximovic, a San Francisco (U.S.A.) Per un paio d'anni sono stato direttore di coro di una chiesa russa: dopo aver molto girovagato per vari circoli legati all'ecumenismo, ne sono uscito volendo portare l'Ortodossia in Gran Bretagna, e così sono tornato a casa con la ferma volontà di diventare sacerdote. Mio cugino mi ha seguito in questo percorso. Dopo il Concilio di Creta, ci siamo resi conto della deriva di alcune Chiese, e così siamo entrati nel Vecchio Calendario. Abbiamo ricevuto la benedizione a formare un monastero qui in Scozia, e dunque... eccoci qua.

Me: Fra tutte le scelte possibili, proprio il rito occidentale. Perché?

Padre Aethelwold: Io credo che sia fondamentale riportare all'origine i nostri popoli, tramite una espressione della fede più congeniale alla nostra mentalità.  Questa era la liturgia dei nostri antenati, in questa liturgia essi si sono formati nella santità. L'Ortodossia di rito latino è un buon strumento missionario, perché questo paese (la Gran Bretagna, n.d.a.) si è molto allontanato dalla Ortodossia. Molte antiche pratiche sopravvivono ancora oggi, e quindi alle persone che si approcciano alla ortodossia occidentale sembra di ritrovare qualcosa che hanno perduto. Il rito bizantino, che io trovo fondamentale conoscere da ortodosso, tuttavia, non ha lo stesso impatto sugli occidentali che ha la liturgia latina. I nostri riti "nativi" creano una immediata empatia fra noi e gli occidentali, che altre espressioni della fede non hanno.

Me: A proposito... E il monastero? 

Padre Aethelwold: Siamo stati benedetti con la possibilità di rilevare un grande edificio qui in Scozia, e, simultaneamente, con un folto gruppo di interessati alla nostra attività. Recentemente abbiamo celebrato il primo battesimo della comunità. Il monastero, intitolato ai grandi santi Albano ed Æthelwold (di cui io porto il nome monastico), si occupa di produzione di oggetti di culto - paramenti, corde di preghiera, lestovka, icone - e di libri rilegati a mano, con impaginazione antica. Curiamo anche un bel chiostro e stiamo lavorando per implementare un orto  ricco di piante officinali per la preparazione di un erbario.

Me: Molto interessante, molto complesso. Un progetto ambizioso. Vi chiedo un'ultima cosa: avete dei consigli su come affrontare l'Ortodossia Occidentale per un "non addetto ai lavori"?

Padre Aethelwold: sì. Leggete i santi padri della Chiesa Latina, quelli prima dello Scisma, e pensate: come si fa ad avvicinarsi a loro il più possibile? E noi siamo disponibili ad ospitare pellegrini per qualche notte, se vogliono conoscere la nostra spiritualità. 

Fotografie di una liturgia vespertina al monastero:





---------------------------------------------------------------------------------
INOLTRE:

Il sito del monastero, a questo link.