sabato 23 settembre 2017

Inginocchiarsi nella Chiesa Ortodossa

L'atto di inginocchiarsi e di stare proni alla Divina e Sacra Liturgia è un atto fisico e metafisico che deriva dai tempi antichi e che è passato nell'ortoprassi. L'atto di inginocchiarsi in alcuni momenti specifici del culto è un segno di umiltà dinnanzi a Dio ed è una delle posizioni privilegiate per la preghiera personale. La postura più corretta e comune per i servizi divini è, comunque, la postura eretta. La postura eretta, infatti, ci permette di ascoltare meglio e rimanere più vigili e attenti a ciò che accade durante il rito. Tuttavia, inginocchiarsi e prostrarsi è un atto di fede nobile ed è, se non previsto, quantomeno considerato edificante in certi momenti della sinassi. In particolar modo, durante l'Ingresso del Vangelo, durante la recita del Padre nostro, e specialmente durante le preghiere di consacrazione dei Doni. Molti si inginocchiano anche durante l'ascolto del santo Vangelo. Sembra, apparentemente, che inginocchiarsi durante la recita del Vangelo sia in contrasto con l'esortazione sacerdotale: sapienza, in piedi! ascoltiamo il santo Vangelo! che precede la lettura. Secondo il padre prof. Ene Branişte, [1], però, il gesto di stare in ginocchio o prostrati durante le Letture non significa essere in contrasto con l'esortazione liturgica, perché il gesto di stare in ginocchio è stato trasformato in un momento di grande concentrazione e attenzione. Con lo stesso senso è possibile, a questo punto, giustificare l'uso di inginocchiarsi al momento del Grande Ingresso coi Doni, il quale simboleggia il Cristo defunto portato al suo sepolcro. 

In generale, non vi sono posture obbligatorie nella Chiesa Ortodossa. Tutto quello che viene fatto a livello cultuale viene proposto come atto di amore verso Dio. Le prostrazioni quaresimali, lo stare in ginocchio o in piedi, ogni manifestazione fisica di rispetto e devozione per Dio e per i Santi è un atto di pietà e di devozione che non può essere misurato. Quel che conta è la consapevolezza del Mistero che stiamo vivendo in quel momento, offrendo noi stessi al meglio delle nostre capacità, senza perdere la concentrazione del servizio e del culto divini, poiché, come diceva il padre Sofronio dell'Essex [2] << nel tempo della Liturgia noi conosciamo Dio, e Dio conosce noi. >>. 

-----------------------------------------------------------------------------------------------
NOTE

 1) BRANISTE E., Cultul ortodox ca mijloc de propovăduire a dreptei credinţe, in Studii Teologice, Anno V, nr. 9 – 10/1953, pag. 641 - 642

2) Citato in Ieroteos Vlachos, Conosco un uomo in Cristo, anno 2015, ed. Monastero della Nascita della Deipara, pag. 311

giovedì 21 settembre 2017

La divina Giustizia e il peccato (san Nettario della Pentapoli)

Un breve testo ma molto intenso in cui san Nettario il Taumaturgo della Pentapoli (+1920) espone il concetto di "soddisfazione della Giustizia"

Se Dio ha creato tutto perfettamente, si deduce che il peccato ha turbato e danneggiato il Bene regnante contro la Legge di Dio. Per questo il peccato è male contro di Lui, poiché minaccia la perfezione della sua creazione. Visto che l'autore del peccato è l'Uomo stesso, quando l'Uomo pecca contro il Signore, è necessario che renda giustizia alla Legge divina, distruggendo il male da lui prodotto e lavorando per ottenere di nuovo la comunione con l'eterna Legge di Dio. 

La soddisfazione della Divina Giustizia, la quale fu offesa dalla creazione di un peccato da parte della persona iniqua, è sia qualcosa richiesto dalla Giustizia per la purificazione dell'anima, sia una disposizione interna dell'Uomo per propiziarsi Dio. 

La disposizione del cuore al pentimento e la pretesa divina della Giustizia, infatti, provengono dalla medesima fonte: la natura perenne della Legge Divina. Il peccato infatti ha rotto la perpetuazione della Giustizia eterna in noi. Inoltre, a causa di un impulso profondo e personale, il cuore cerca di soddisfare la Divina Giustizia e internamente desidera il Regno della Legge divina e si affretta ad agire per conto della sua eterna verità. Questo desiderio interiore è emanato dalla concordanza fra volontà personale dell'Uomo e la Legge di Dio. 

Propiziamoci dunque Dio, perché non conosciamo il futuro e accorriamo al confessore con pentimento e lacrime, affinché, perdonati prima del grande e tremendo Tribunale, scamperemo al tribunale futuro e, riconciliati con Dio, possiamo gustare della Vita Eterna. 

-------------------------------------------------------
Estratto da: San Nettario della Pentapolis il Taumaturgo, Pentimento e Confessione, parte 2, pp.45-49 

lunedì 18 settembre 2017

Perché si commemora l'inizio dell'anno ecclesiastico il 1 settembre

Il sito Pravoslavie.ru risponde ad uno dei quesiti più comuni durante questo periodo dell'anno: perché celebriamo l'inizio dell'anno ecclesiastico il giorno 1/14 settembre, e non insieme al capodanno laico? 

L'inizio dell'anno ecclesiastico si chiama Indizione, parola latina che sta per "imporre". Originariamente si utilizzava per indicare l'imposizione delle tasse in Egitto, proclamate con un documento annuale speciale. La prima indizione mondiale (ovvero, per tutto l'Impero) avvenne nel 312 quando san Costantino vide la Croce nel cielo e obbligò tutti i suoi soldati a vestire la croce sugli scudi e sulle corazze. 

Secondo la santa Tradizione, Cristo entrò per la prima volta in una sinagoga il giorno 1 settembre (Luca 4:16-22) annunciando così la Salvezza al mondo intero. Ancora la Tradizione crede che gli ebrei entrarono nella Terra Promessa il giorno 1 settembre. Con questi significati, la Chiesa ha adottato in questo giorno l'Indizione dell'Anno Ecclesiastico, come simbolo dell'ingresso del popolo cristiano nell'era della Salvezza, spettando con fede e pazienza il giorno in cui saremo perfettamente in Dio.


Il Cristo nel Cod. Gr. 1613, p.1 della Biblioteca Vaticana

giovedì 14 settembre 2017

Il significato dei colori nell'architettura sacra russa

Il prolifico blog del Monastero di santa Elisabetta a Minsk ci offre una sintesi preziosa circa il simbolismo dei colori sito nella pratica russa delle chiese colorate

Nell'architettura religiosa russa, i colori sono molto importanti perché, da lontano, possiamo conoscere la dedicazione della chiesa in base al colore generale dell'edificio:

Bianco - in onore alla Madre di Dio.
Rosso - dedicato ai martiri.
Verde - dedicato ad un santo.
Giallo - dedicato ad un vescovo. 


chiesa di san Pimen a Nuova Vorotniki 


Ovviamente si tratta di pie tradizioni e non di regole scritte, quindi nella pratica può esservi anche una divergenza. 



Anche i colori delle cupole significano qualcosa: una cupola policromatica intende riflettere lo splendore della Gerusalemme Celeste, le cupole azzurre o blu sono dedicate alla Madre di Dio, le cupole verdi alla Trinità (in quanto è il colore della Pentecoste, nella tradizione russa). I monasteri spesso hanno cupole nere, giacché il nero è il colore del monachesimo. L'oro, sulle cupole, rappresenta la gloria divina. 


La Santa Luce di Gerusalemme nelle cronache di Rodolfo il Glabro


Il cronista Rodolfo il Glabro (985-1047) ci racconta della Santa Luce di Gerusalemme nel suo V volume dei Historiarium Libri in merito al miracolo che ogni anno avviene il Sabato Santo nella città di Dio. Una testimonianza antica e lontana nel tempo e nello spazio rispetto al fenomeno del Santo Fuoco che ogni anno si accende nelle mani del patriarca di Gerusalemme. 


Il santuario del Santo Sepolcro al giorno d'oggi.


"Si recò in quei luoghi Odolrico (IX secolo), vescovo di Orleans, e assistette a un fatto miracoloso che ci ha riferito e che non crediamo di dover tralasciare. Il giorno del sabato santo, nel quale tutto il popolo attendeva che la potenza miracolosa di Dio facesse giungere il fuoco, egli era lì presente con tutti gli altri. Quando ormai il giorno volgeva al tramonto, d’un tratto, proprio nell’ora in cui si prevedeva l’arrivo del fuoco, un saraceno, un ignobile buffone, uno dei moltissimi che tutti gli anni hanno l’abitudine di mischiarsi ai cristiani, gridò ‘Aghios kyrie eleison’ (come fanno i cristiani quando appare il fuoco). Scoppiò in una risata di scherno, allungò il braccio e afferrò una candela dalla mano di un cristiano, cercando di fuggire. Ma d’improvviso fu ghermito dal demonio e cominciò a contorcersi sconciamente. Il cristiano, che lo inseguiva, gli strappò la candela; lui, dopo aver atrocemente sofferto, spirò poco dopo tra le braccia dei Saraceni. L’avvenimento provocò letizia ed esultanza. Nello stesso momento il Fuoco, come sempre, per divino miracolo si sprigionò da una delle sette lampade che sono là appese, e diffondendosi velocemente trasmise la luce alle altre. Questa lampada, col suo olio, fu venduta per una libbra d’oro da Giordano, il patriarca d’allora, al vescovo Odolrico, che la collocò nella propria sede e così beneficiò moltissimi infermi."

I Latini - all'epoca ortodossi - avevano la loro casa di accoglienza presso il Monastero di santa Maria situato nel quartiere latino di Gerusalemme, patrocinato dall'Ordine Benedettino. 

mercoledì 13 settembre 2017

Il complesso rituale del fidanzamento nella Antica Russia

Come si svolgeva il rito sociale del fidanzamento e del matrimonio nella antica Rus'? Ce lo racconta Nikolas Kotar, direttore del coro del Seminario San Vladimiro (USA), attraverso il suo blog.

Come ci si sposava nella Russia medievale? Ecco i punti salienti del processo sociale e umano di due giovani che convogliavano a nozze, secondo i riti sociali diffusi nella vecchia Rus'.

1.  INCONTRO 

Il processo iniziava con una visita inaspettata alla casa della futura sposa da parte del ragazzo, il quale si presenta in modo informale e senza essersi prima fatto annunciare. C'è la possibilità così, per entrambi, di vedersi e conoscersi. Tuttavia, l'Incontro rappresenta un punto di non ritorno: ci si aspetta che, da questo momento, i due giovani siano legati. Per la ragazza specialmente, iniziava un periodo di catarsi e di preparazione spirituale che la conduceva in uno stato di apatia, socialmente considerato come "morte sociale", prima della sua rinascita nel matrimonio: la ragazza non usciva più di casa  nè svolgeva mansioni domestiche come lavare, cucinare o cucire abiti per la famiglia - come aveva fatto prima. Ci si aspettava che la giovane donna meditasse e riflettesse sulla vita, perché dopo l'Incontro era possibile, per la donna, rifiutare il pretendente, qualora decidesse in tal senso.

2. LA VISITA

La cosiddetta "Visita" era un momento invece formalissimo, nel quale sia la futura sposa che il futuro sposo si incontrano di nuovo, ma in via ufficiale. Il ragazzo viene ricevuto con pane e sale, e il padre della sposa benediva il futuro marito della figlia. Sia l'uno che l'altra sono tenuti a vestirsi con abiti festivi e la cerimonia si svolge sempre a casa della ragazza: l'uomo deve dare sfoggio della sua ricchezza e della sua abilità mentre la ragazza tutta la sua grazia e bellezza. La Visita è accompagnata da canti e inni rituali, detti Pianti (prichitanie), cantati dagli amici della giovane donna. La ragazza può rifiutare lo sposo, negandogli la propria presenza, rimanendo chiusa in camera. Se la ragazza non usciva nel giorno della Visita, il fidanzamento veniva annullato. 

3. L'IMPEGNO

Le famiglie concordavano un giorno per accordarsi sulle doti rispettive e sui doveri dei clan familiari in una rete sociale. Nel frattempo, la futura sposa cantava il Pianto oppure simili inni antichi. Specialmente nelle famiglie benestanti, donne appositamente istruite per i Pianti eseguivano il rituale al posto della sposa, la quale si limitava a sospirare secondo le procedure rituali. Lo sposo, on in ogni caso, se ne sta completamente in silenzio e assorto. Dopo il canto del Pianto, il sacerdote veniva chiamato a benedire l'unione con il rito del cosiddetto "fidanzamento privato", che di solito anticipava di qualche settimana il Fidanzamento in chiesa. 

4. FESTA DI ADDIO E MATRIMONIO

L'Addio (devichnik) era un rito pubblico che si svolgeva sempre con la sposa come soggetto, dopo il rito del Fidanzamento in chiesa. Veniva preparata la "bellezza", un oggetto che simboleggia la ragazza, la quale "bellezza" veniva poi bruciata. La "bellezza" poteva essere qualsiasi cosa, anche un bastone di legno decorato con nastri colorati, così come complesse ghirlande, statuette, e simili. Alla "bellezza" venivano sempre legati dei capelli della ragazza, tagliati per l'occasione, a simbolo della morte della fanciullezza e ingresso nella vita adulta: il simbolismo della tonsura ritorna ancora una volta. Il fidanzato attende la sposa fuori dalla sauna, nella quale la ragazza veniva lavata e immersa. Il fidanzato e la fidanzata raggiungevano quindi la chiesa dove si svolgeva il Matrimonio.

5. VESTIZIONE DELLA MATRONA

La donna ora non è più ragazza, ma è signora della casa, moglie e matrona. Immediatamente dopo il matrimonio, la sposa lascia il marito per recarsi negli appartamenti e venire vestita da donna adulta. Le anziane della famiglia sciolgono l'acconciatura matrimoniale per fare una lunga treccia coi capelli della sposa, non in una sola coda, ma con una doppia treccia. I capelli vengono poi sormontati o coperti da un copricapo - il quale variava da regione a regione - dotato o meno di velo. Da questo momento, per tradizione, solo al marito è concesso vedere i capelli della sua sposa. Nella Russia medievale, tentare di scoprire i capelli di una donna maritata era considerato un terribile insulto. Veniva poi accompagnata nella sua nuova dimora, e lasciata libera di muoversi come voleva: da quel momento, la donna "tornava viva". 


La creazione della treccia

6. IL PRIMO GIORNO

Il giorno del matrimonio non è ancora finito, quando i due sposi arrivano alla loro nuova casa. Lì vengono ricevuti dagli amici e dai parenti con una torta speciale, la quale veniva divisa fra i due sposi, e poi vengono accompagnati in camera da letto: è sera, e gli sposi vengono lasciati soli.

7. I SALUTI ALLE FAMIGLIE

Il giorno seguente gli sposi visitano la casa paterna della sposa per prima, e quella dello sposo poi. Gli sposi venivano ricevuti con pane e sale, il celebre saluto degli antichi popoli slavi, e l'ultimo giorno di festa durava poco: la vita matrimoniale iniziava definitivamente. 

Per chi parla russo, è disponibile a questo link una descrizione dettagliatissima di tutte le procedure dell'antico matrimonio russo, e perfino di come adattarlo ai tempi moderni secondo procedure ancora vive nella regione di Omsk e riportate find agli anni 70 del Novecento.

venerdì 8 settembre 2017

La chiesa greca di NY quasi ultimata (news)

Da Pravmir apprendiamo la notizia che sono a buon punto i lavori di costruzione di una nuova chiesa greca a New York nel luogo in cui sorgeva la vecchia, distrutta dall'attacco terroristico alle Torri Gemelle l'11 settembre 2001. 

La chiesa di San Nicola A New York si troverà a Lincoln Park, esattamente dove si trovava la precedente da 85 anni, fin quando fu rasa al suolo dal crollo di una delle Torri. Con orgoglio, direttore esecutivo dell'Arcidiocesi greca d'America, Jerry Dimitrou, ha detto che il marmo - con cui verrà rivestito l'interno della chiesa - proviene dalla Grecia ed è lo stesso con cui fu edificato il Partenone: un orgoglio etnico, non c'è che dire. 

Allo stato attuale le colonne sono state completate ed è stata installata la cupola.


La nuova chiesa di san Nicola, da Pravmir

Il progetto, che costerà complessivamente 52 milioni di dollari, dovrebbe essere terminato per il prossimo ottobre.