mercoledì 15 novembre 2017

Preghiere contro la lussuria dall'Orologio Latino di Alcuino (Latinità Ortodossa)

Il Liber Precationum, composto da Alcuino di York per Carlo il Calvo (+877),  è una fonte notevole di preghiere latine "pre-scisma", ovvero ortodosse. In questa raccolta molto prospera vi sono numerose preghiere per la confessione, il pentimento, l'indirizzamento della vita e l'uso del Salterio per una preghiera personale. Proponiamo qui di seguito la composizione "Psalmi pro tentatione carnis", ovvero contro la lussuria


PREGHIERE CONTRO LA LUSSURIA
dalla tradizione latina

[Preghiere iniziali, omesse dal Libro: O Dio vieni a salvarmi, Signore accorri presto in mio aiuto. Gloria al Padre. Ora e sempre. Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison. Padre nostro.]

Preghiera per il perdono dei peccati:

Signore Dio mio, Trinità santissima, dall'alto della tua misericordia perdona me misero peccatore, e rimetti ogni mio peccato e ogni mia trasgressione, che ho compiuto dinnanzi a Te e dinnanzi ai tuoi santi Angeli, e per le intercessioni e i meriti dei tuoi santi, o Trinità sempre beata, accetta la mia supplica e libera non solo me, ma tutto il popolo cristiano da ogni male, da ogni peccato, da ogni dolore e colpa; dacci la vera penitenza, conducici dalla morte alla vita, dalla tenebra alla Luce, per le preghiere dei tuoi angeli, dei troni, delle dominazioni, delle potenze celesti, dei confessori, dei martiri, degli apostoli, dei profeti, dei giusti di ogni tempo e luogo, che fin dal tempo di Adamo ad oggi pregano per noi. Amen. 

Cui seguono i salmi:

Salmo 16 - Exaudi Domine

Esaudisci, Signore, la mia giustizia, volgiti alla mia supplica, porgi l’orecchio alla mia preghiera non fatta con labbra ingannatrici.  Dal tuo volto esca il mio giudizio, i miei occhi vedano ciò che è retto. Hai provato il mio cuore, l’hai visitato di notte, mi hai saggiato al fuoco e non si è trovata in me ingiustizia. Perché la mia bocca non dica le opere degli uomini, per le parole delle tue labbra ho custodito vie dure. Sostieni i miei passi nei tuoi sentieri, perché non siano scossi i miei passi. Io ho gridato perché tu mi hai esaudito, o Dio, piega verso di me il tuo orecchio ed esaudisci le mie parole. Rendi mirabili le tue misericordie, tu che salvi quanti sperano in te dagli avversari della tua destra. Custodiscimi come la pupilla degli occhi; proteggimi al riparo delle tue ali lontano dagli empi che mi hanno gettato nella sventura:  i miei nemici hanno stretto l’anima mia. Si sono rinchiusi nel loro grasso, la loro bocca ha parlato con orgoglio. Dopo avermi scacciato, ora mi hanno accerchiato, hanno puntato i loro occhi per piegarmi a terra; mi hanno assalito come un leone pronto alla preda, come un leoncello che abita nei nascondigli. Sorgi, Signore, previenili e falli inciampare, libera l’anima mia dall’empio, la tua spada dai nemici della tua mano. Signore, tu che togli dalla terra, disperdili nella loro vita. Dei tuoi beni nascosti si è riempito il loro ventre, si sono saziati di figli e hanno lasciato le proprie eredità ai loro piccoli. ma io nella giustizia apparirò al tuo volto, sarò saziato all’apparire della tua gloria.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Salmo 24 - Ad te levavi 

A te, Signore, innalzo l'anima mia, mio Dio, in te confido: che io non resti deluso! Non trionfino su di me i miei nemici! Chiunque in te spera non resti deluso; sia deluso chi tradisce senza motivo. Fammi conoscere, Signore, le tue vie,  insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,  perché sei tu il Dio della mia salvezza; io spero in te tutto il giorno. Ricòrdati, Signore, della tua misericordia  e del tuo amore, che è da sempre. I peccati della mia giovinezza e le mie ribellioni, non li ricordare:  ricòrdati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore. Buono e retto è il Signore,  indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via.Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà  per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.Per il tuo nome, Signore, perdona la mia colpa, anche se è grande. C'è un uomo che teme il Signore?  Gli indicherà la via da scegliere.Egli riposerà nel benessere, la sua discendenza possederà la terra. Il Signore si confida con chi lo teme: gli fa conoscere la sua alleanza.I miei occhi sono sempre rivolti al Signore, è lui che fa uscire dalla rete il mio piede. Volgiti a me e abbi pietà,  perché sono povero e solo. Allarga il mio cuore angosciato,  liberami dagli affanni. Vedi la mia povertà e la mia fatica  e perdona tutti i miei peccati. Guarda i miei nemici: sono molti,  e mi detestano con odio violento. Proteggimi, portami in salvo;  che io non resti deluso, perché in te mi sono rifugiato.Mi proteggano integrità e rettitudine,  perché in te ho sperato. O Dio, libera Israele da tutte le sue angosce.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 30 - In te speravi

In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso; per la tua giustizia salvami. Porgi a me l'orecchio,
vieni presto a liberarmi. Sii per me la rupe che mi accoglie, la cinta di riparo che mi salva.  Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, per il tuo nome dirigi i miei passi. Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, perché sei tu la mia difesa. Mi affido alle tue mani; tu mi riscatti, Signore, Dio fedele. Tu detesti chi serve idoli falsi, ma io ho fede nel Signore.  Esulterò di gioia per la tua grazia, perché hai guardato alla mia miseria, hai conosciuto le mie angosce; non mi hai consegnato nelle mani del nemico, hai guidato al largo i miei passi. Abbi pietà di me, Signore, sono nell'affanno;per il pianto si struggono i miei occhi, la mia anima e le mie viscere. Si consuma nel dolore la mia vita, i miei anni passano nel gemito; inaridisce per la pena il mio vigore, si dissolvono tutte le mie ossa. Sono l'obbrobrio dei miei nemici, il disgusto dei miei vicini, l'orrore dei miei conoscenti; chi mi vede per strada mi sfugge. Sono caduto in oblio come un morto, sono divenuto un rifiuto. Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda; quando insieme contro di me congiurano, tramano di togliermi la vita. Ma io confido in te, Signore; dico: «Tu sei il mio Dio, nelle tue mani sono i miei giorni». Liberami dalla mano dei miei nemici, dalla stretta dei miei persecutori: fa' splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami per la tua misericordia. Signore, ch'io non resti confuso, perché ti ho invocato; siano confusi gli empi, tacciano negli inferi. Fa' tacere le labbra di menzogna, che dicono insolenze contro il giusto con orgoglio e disprezzo. Quanto è grande la tua bontà, Signore! La riservi per coloro che ti temono, ne ricolmi chi in te si rifugia davanti agli occhi di tutti.Tu li nascondi al riparo del tuo volto, lontano dagli intrighi degli uomini; li metti al sicuro nella tua tenda, lontano dalla rissa delle lingue. Benedetto il Signore, che ha fatto per me meraviglie di grazia in una fortezza inaccessibile. Io dicevo nel mio sgomento: «Sono escluso dalla tua presenza». Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera quando a te gridavo aiuto.  Amate il Signore, voi tutti suoi santi; il Signore protegge i suoi fedeli e ripaga oltre misura l'orgoglioso. Siate forti, riprendete coraggio, o voi tutti che sperate nel Signore.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 53 - Deus in Nomine tuo

Dio, per il tuo nome, salvami, per la tua potenza rendimi giustizia. Dio, ascolta la mia preghiera, porgi l'orecchio alle parole della mia bocca; poiché sono insorti contro di me gli arroganti e i prepotenti insidiano la mia vita, davanti a sé non pongono Dio. Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore mi sostiene.  Fa' ricadere il male sui miei nemici, nella tua fedeltà disperdili. Di tutto cuore ti offrirò un sacrificio, Signore, loderò il tuo nome perché è buono; da ogni angoscia mi hai liberato e il mio occhio ha sfidato i miei nemici.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 66 - Deus misereatur nostri

Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza. Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti. Esultino le genti e si rallegrino, perché giudichi i popoli con giustizia, governi le nazioni sulla terra. Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti. La terra ha dato il suo frutto. Ci benedica Dio, il nostro Dio, ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 69 - Deus in adiutorium meum intende

Vieni a salvarmi, o Dio, vieni presto, Signore, in mio aiuto. Siano confusi e arrossiscano quanti attentano alla mia vita. Retrocedano e siano svergognati quanti vogliono la mia rovina. Per la vergogna si volgano indietro quelli che mi deridono. Gioia e allegrezza grande per quelli che ti cercano; dicano sempre: «Dio è grande» quelli che amano la tua salvezza. Ma io sono povero e infelice, vieni presto, mio Dio; tu sei mio aiuto e mio salvatore; Signore, non tardare.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 85 - Inclina Domine aurem tuam 

Signore, tendi l'orecchio, rispondimi, perché io sono povero e infelice. Custodiscimi perché sono fedele; tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera. Pietà di me, Signore, a te grido tutto il giorno. Rallegra la vita del tuo servo, perché a te, Signore, innalzo l'anima mia. Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca. Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica. Nel giorno dell'angoscia alzo a te il mio grido e tu mi esaudirai. Fra gli dèi nessuno è come te, Signore, e non c'è nulla che uguagli le tue opere.  Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, o Signore, per dare gloria al tuo nome; grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio. Mostrami, Signore, la tua via, perché nella tua verità io cammini; donami un cuore semplice che tema il tuo nome. Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore e darò gloria al tuo nome sempre, perché grande con me è la tua misericordia: dal profondo degli inferi mi hai strappato. Mio Dio, mi assalgono gli arroganti, una schiera di violenti attenta alla mia vita, non pongono te davanti ai loro occhi. Ma tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole, lento all'ira e pieno di amore, Dio fedele, volgiti a me e abbi misericordia: dona al tuo servo la tua forza, salva il figlio della tua ancella. Dammi un segno di benevolenza; vedano e siano confusi i miei nemici, perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Cui segue la preghiera contro ogni nemico visibile e invisibile:

O Cristo, Dio dell'Universo, Tu che accettasti la preghiera di pentimento del Re Manasse e lo liberasti dalla sua miseria e dalla sua povertà spirituale; e Tu che hai dato un posto nel tuo Regno al Ladrone che sulla Croce confessò il tuo Nome, Tu stesso, Signore mio, liberami da ogni nemico visibile e invisibile, liberami da tutti coloro che tendono insidie contro di me, dammi la tua potenza. Infatti, io peccatore privo di ogni merito, ho Te come difensore eccelso: non guardare alle mie colpe, ma concedimi il timore dei tuoi comandamenti e la forza di poter resistere ad ogni tentazione e ad ogni nemico, e di poter sopportare in pace le sofferenze della vita presente, per camminare lietamente verso quella futura. Ti domando questo, o Cristo mio Signore, perché so che il grido dei tuoi servi non giace inascoltato, e sempre soccorri i tuoi servi. Poiché al tuo Nome si deve ogni gloria, e assieme a Te al Padre e allo Spirito Santo, coi quali vivi e regni, nei secoli dei secoli. Amen. 

sabato 11 novembre 2017

Benedizione della Croce esterna (Latinità Ortodossa)

Le grandi croci rurali che un tempo ornavano tutta Europa - anche la nostra bella Italia - venivano benedette con un rituale molto antico. Esse erano molto importanti perché sotto di esse si allestivano altari portatili quando il villaggio o il luogo non aveva una chiesa. Inoltre, la gente spesso lasciava le offerte per la Chiesa proprio sotto la Croce. Il sito True Western Orthodoxy ci ha consegnato la formula di benedizione della Croce esterna. 


RITO DELLA BENEDIZIONE DELLA CROCE ESTERNA

Il vescovo arriva in processione preceduto dal clero, il quale si pone in semicerchio dinnanzi alla croce. Il vescovo esclama:
V. Il nostro soccorso è il Nome del Signore.
R. Colui che fece Cielo e Terra.
V. Benedetto sia il Nome del Signore.
R. Ora e sempre nei secoli.
V. Giunta a te la mia preghiera.
R. Alle tue orecchie giunga il mio grido.
V. (verso il popolo) Il Signore sia con voi.
R. E col tuo spirito. Rivolto alla Croce, il vescovo
V. Preghiamo. Signore Dio Onnipotente, noi ti supplichiamo, sii generoso con noi e + benedici quest'immagine del legno della Tua Croce preziosa, che hai dato al mondo come rimedio per la disgrazia del genere umano, come arma contro il peccato. Coloro che guarderanno o passeranno sotto questa Croce possano vivere una vita onorabile, siano guidati al porto della tua volontà, abbiano sempre con loro pensieri buoni e la redenzione delle loro anime, sia questa Croce sigillo del tuo Nome e protezione da ogni avversario. Per Cristo Gesù tuo Figlio e nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo quale unico Dio, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
R. Amen. 
Segue il canto del salmo 66, durante il quale tutti si recano a baciare la Croce, e vi si prostrano innanzi. A conclusione del salmo, il vescovo esclama:
V. Signore Dio, noi ti preghiamo, Tu che ci hai salvati tramite il legno prezioso della Croce, e attraverso il sigillo della Croce hai comandato ai tuoi apostoli di attendere la tua seconda venuta, sia questa Croce per tutti noi un marchio di salvezza nel Tuo Nome, per Cristo, nostro Signore.
R. Amen.
Mentre il coro ripete per tre volte l'antifona della Croce, il vescovo asperge la Croce con l'acqua benedetta. Al termine:
V. Andiamo in pace.
R. Nel nome di Cristo. 

mercoledì 8 novembre 2017

Iconostasi inusuali: perché meglio attenersi alla tradizione (riflessioni di un clerical chic)

Mi permetto di presentare una panoramica, per la verità piuttosto contenuta, di alcune iconostasi veramente inusuali, che possono risultare piacevoli alla vista oppure essere un fenomeno visivo quantomeno bizzarro se non davvero orripilante. 


Iniziamo con una piuttosto famosa, la chiesa della Fonte Vivificante a Beirut (Libano). L'iconostasi si presenta come una serie di tavole accorpate, e ha lo spiacevole effetto visivo del registro superiore appeso al soffitto senza alcun collegamento col ciclo inferiore, dando l'impressione sgradevole d'insieme. 


Alla chiesa greca di san Paolo in Irvine, California (USA) salta all'occhio un modo molto particolare di concepire le icone, ovvero non singole, ma accompagnate da pericopi scritturali associate, e la forma "a libro" non aiuta molto nel dare un aspetto spirituale all'insieme, pare piuttosto una taroccata. Peccato, perché il mosaico dell'abside aveva un certo ché. 


Alla cattedrale della santa Trinità a Hjanòwka (Polonia) la Chiesa Autocefala non si fa mancare niente, promuovendo questa impressionante sintesi moresca in un tessuto art nouveau. Sinceramente, non ci celebrerei mai. 


Veniamo ora ad una chiesa piuttosto conosciuta, la chiesa cattedrale del Santo Spirito a Vilnius. Da notare sia le colonne altissime, copia di un certo barocco cattolico, sia l'utilizzo delle statue sulle guglie dell'iconostasi stessa, di un terribile color verde che vorrebbe ricordare lo Spirito Santo, ma che invece ti fa perdere solo qualche diottria. 


Ecco una iconostasi che, al contrario, ispira semplicità ed eleganza. E' la chiesa della Divina Sapienza nello Stato di New York (USA), che riprende il modello di pluteo occidentale antecedente allo Scisma del 1054. 


Sempre gli Stati Uniti, terra pioniera anche nel campo delle iconostasi, ci regalano una sorpresa. La chiesa di San Paolo a Dayton (Ohio) si porta infatti una iconostasi che non è una iconostasi, ma semplicemente due gabbiotti con le icone imperiali e uno spazio per le candele votive sotto le stesse. 


Guardando questa """""""""""""""""iconostasi""""""""""""" per una cappella in Nord Europa, ci viene da chiedersi se l'Ikea non stia brevettando un modello << Ikonøstasys >> per la propria linea di mobili. 

COME E' UNA ICONOSTASI NORMALE


Senza cercare impressionanti iconostasi a dieci registri, d'oro e pietre preziose, con una semplice iconostasi di legno costruita secondo la tradizione, abbiamo una parte della chiesa molto decorosa e bella, capace di ispirare la preghiera. L'iconostasi deve essere in armonia con l'edificio e lo stile che abbiamo scelto per la chiesa, è vero, ma sempre con un certo occhio per la tradizione e il decoro artistico. Ovviamente, nella ricerca di una iconostasi adeguata per uno spazio sacro non ortodosso che viene dato agli ortodossi, dobbiamo cercare di armonizzarla con l'edificio, ma senza dare spazio alla perdita del senso dell'iconostasi, che è appunto quello di velare lo spazio sacro, coprirlo, e allo stesso tempo rivelarlo tramite l'apertura delle porte, l'uso dei drappeggi e delle luci.  L'iconostasi è la prima esperienza del culto comunitario ortodosso, non può e non deve ridursi né ad un capriccio artistico né ad un aborto esibizionista. 

lunedì 6 novembre 2017

Gli oblati nella Chiesa Latina antica (Latinità Ortodossa)

Ha generato un po' di confusione fra i miei contatti la parola oblato così come viene presentata dal monastero ortodosso (della ROCOR!) di Christminster, in USA. In quanto monaci di regola e rito occidentali, hanno ripristinato la forma di oblazione così come era in antico, e molti ortodossi (e anche   molti occidentali) non sanno cosa sia. 

Il termine oblato viene dal latino oblatum, ossia "(colui) che è offerto". A cosa? Al monastero. L'oblato era una persona, uomo o donna, che dedicava la sua vita al servizio di un monastero in qualità di bracciante, aiutante, benefattore o per qualsiasi incombenza del monastero in questione. Da qui il termine di chiamarli oblati. Gli oblati esistono fin da quando esistono i monasteri in Occidente, giacché già san Benedetto da Norcia nella sua Regola li cita, e parliamo della fine del V secolo. La posizione degli oblati all'interno della Chiesa era un po' liquida, nel senso che ci si aspettava che prima o poi compissero il grande passo e dessero i voti monastici. Tuttavia, attorno ai monasteri nascevano spesso villaggi di oblati sposati che, non dovendo stare ai voti di castità e povertà, ma solo a quello di obbedienza, si sposavano e vivevano fuori dal monastero, prestando servizio al suo interno. Agli oblati, con l'andare del tempo, si richiedeva una sempre maggior adesione alla Regola, compresa la presenza fisica ai riti liturgici e alla disciplina del monastero. Nel XI secolo l'abate William di Hirsau (Germania) scrive che esistono due tipi di oblati: i frati conversi, cioè i monaci che non hanno dato i voti completi (una sorta di microschima), e i frati oblati propriamente detti, ovvero laici che vivono al monastero. Sebbene gli oblati laici vestissero un saio monastico, era di foggia e di colore differente rispetto ai conversi e ai monaci. 

Tutte le regole occidentali, da quella di san Benedetto a quella di sant'Isidoro di Siviglia, passando per quella di san Leandro e di san Colombano d'Irlanda, hanno tutte un capitolo che prevede la descrizione delle incombenze degli oblati. 

La Regola benedettina illustra anche una (per noi) curiosa usanza: i bambini oblati. I bambini oblati erano fanciulli appena nati che venivano donati al monastero dai genitori, per vari motivi. Sia come ringraziamento per una Grazia ricevuta, sia per povertà: san Benedetto scrive il modo corretto di offrire i bambini al monastero: 

Se qualche persona facoltosa volesse offrire il proprio figlio a Dio nel monastero e il ragazzo è ancora piccino, i genitori stendano la domanda di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente e l'avvolgano nella tovaglia dell'altare insieme con l'oblazione della Messa e la mano del bimbo, offrendolo in questo modo.[...] Quanto a coloro che non possiedono proprio nulla, facciano semplicemente la domanda e offrano il loro figlioletto con l'oblazione della Messa, alla presenza di testimoni. [1]


San Benedetto (a sinistra con la barba) riceve i monaci, affresco del Monastero di Monte Uliveto in Toscana, 1503-1504

I bambini oblati venivano considerati monaci in divenire e specialmente nei primi secoli del Cristianesimo si consideravano con molta durezza: solamente il Concilio Decimo di Toledo nel 656 d.C. proibì di accettare nei monasteri bambini inferiori ai dieci anni di età, e solo col loro previo consenso. Ai bambini oblati veniva permesso di lasciare il monastero solo dopo i quindici anni di età, quando potevano tornare nel mondo. Il destino dei bambini oblati era spesso quello di compiere i voti monastici alla fine dell'adolescenza. 

Per l'accettazione di un oblate adulto (vale a dire dopo i quindici anni di età) avviene una speciale cerimonia condotta al Capitolo dall'Abate, il quale fa recitare una parte della Regola al postulante, e dopodiché gli fa dire le promesse ovvero l'impegno a rispettare il Monastero e l'obbedienza spirituale che l'Abate gli darà. Occorre ricordare che l'oblazione è perpetua e può essere sciolta solamente dall'Abate. Gli oblati erano (sono) vincolati alla recita della Lectio Divina e alla frequentazione assidua della divina liturgia. 
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1) Regola di san Benedetto, capitolo LIX, 1-8. 

BIBLIOGRAFIA

"Oblates" in Catholic Encyclopedia - New York: Robert Appleton Company, 1913

Regola di san Benedetto, Mondadori, anno 2004

San Sergio di Radonez e il miracolo dello studio

Dalla Vita del nostro Padre Sergio apprendiamo un episodio della vita di san Sergio di Radonez, quando da bambino era incapace a studiare, e come la Divina Provvidenza lo abbia reso un eccellente studente


Il giovane Bartolomeo, pittura di Mikhail Nesterov (1862-1942)

Il nostro santo padre Sergio nacque da genitori nobili e ortodossi ferventi. Suo padre si chiamava Cirillo e sua madre Maria, ed erano ricchi sia da parte di Dio che dalla parte degli uomini, e avevano tre figli: Stefano, Bartolomeo (Sergio) e Pietro. Stefano e Pietro impararono ben presto a leggere e scrivere, mentre il secondo figlio non riusciva ad imparare. Nonostante il maestro gli dedicasse ogni cura possibile, il ragazzo era inattento e imparava con molta fatica. Il bambino soffriva sia per i rimproveri dei parenti sia per le punizioni dei maestri. Bartolomeo così pregava fino alle lacrime: "Signore, insegnami ad imparare. Insegnami Tu, o Signore, istruiscimi". La sua fede lo spingeva a cercare la sapienza da Dio piuttosto che dagli uomini. 

Un giorno suo padre mandò il ragazzo a cercare un puledro perduto. Durante il tragitto incontrò un monaco anziano, un venerabile, un sacerdote che pareva un angelo. Quello straniero era in piedi sotto una quercia, pregava con devozione fino alle lacrime. Vedendolo, Bartolomeo si fermò e attese che il monaco concludesse le preghiere prima di disturbarlo. Il monaco, sapendo che aveva dinnanzi un futuro vaso eletto di Cristo, accolse il ragazzo, lo riverì e poi gli disse. "cosa cerchi, figliolo?" e il bambino spiegò: "desidero imparare la Sacra Scrittura e sono veramente irritato perché non riesco ad apprendere a leggere e scrivere. Pregate voi per me, padre." Il venerabile monaco alzò braccia e occhi al cielo, sospirò e poi disse: "amen". Da una valigia, il monaco estrasse un panetto bianco che sembrava una prosfora, la diede da mangiare al bambino, dicendo: "come grazia di Dio e per l'apprendimento delle Sante Scritture, mangiala." Dopodiché, il monaco volle andarsene, ma il bambino lo pregò di accompagnarlo a casa, dicendo: "i miei genitori amano molto quelli come te." E così l'anziano prete lo accompagnò a casa. 

Vedendo il monaco avvicinarsi alla porta, i genitori uscirono per farsi benedire. Dopodiché, il monaco volle visitare la cappella privata della famiglia e leggere le Ore, e portò con sé Bartolomeo (Sergio) affinché leggesse i salmi. "Io non li conosco" disse il fanciullo. "Ti ho detto che Dio ti avrebbe benedetto col dono della conoscenza, da oggi." E gli diede la benedizione per leggere. Il ragazzo iniziò a salmeggiare con un ottimo ritmo. E da quel giorno seppe leggere. 

I genitori e i fratelli, lodando Dio, si affettarono a preparare un banchetto per il monaco. Gli domandarono: "abbiamo paura per nostro figlio Bartolomeo, perché non sappiamo cosa deve diventare. Già nel mio grembo aveva gridato tre volte durante la divina liturgia, e non sappiamo come interpretarlo." Il santo monaco, considerando il futuro, disse loro: "voi siete una coppia degna, dando vita a un tale bambino! di cosa avete paura? il ragazzo sarà grande davanti a Dio, con una vita santa."  Accompagnarono il prete fino alla porta di casa, e questi scomparve loro davanti, come fumo. Perplessi, si domandavano ad alta voce se fosse stato un angelo. 

Da quel giorno, Bartolomeo (Sergio) poteva leggere qualsiasi libro, era sottomesso in tutto ai suoi genitori e obbediva loro in ogni circostanza. Partecipava assiduamente alle riunioni della Chiesa di Dio, magnificandolo sempre, e ogni giorno frequentava il Mattutino, la Liturgia e i Vespri. Studiava la Sacra Scrittura e disciplinava il suo corpo, conservandolo nella purezza. 

giovedì 2 novembre 2017

Il senso delle sette frasi di Cristo sulla Croce (san Nicola Velimirovic)

San Nicola Velimirovic (1881-1956), vescovo serbo e teologo di fama internazionale, grazie al sito del Monastero di santa Elizabetta, spiega il senso delle frasi di Cristo sulla Croce, aiutandoci a comprendere meglio perché furono dette in quel contesto


Una icona  della Crocefissione 

La prima frase di Gesù Cristo fu: Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno [Luca 23:24]. Attraverso questa frase, il Signore mostra misericordia verso i suoi assassini, la cui malizia non venne meno neanche sotto la Croce. La frase sul Golgota rappresenta una verità quasi mai compresa: che coloro che fanno il male non conoscono ciò che fanno, altrimenti desisterebbero. Uccidendo il Giusto, essi hanno ucciso loro stessi e, al medesimo momento, lo hanno glorificato. Calpestando la legge di Dio, non hanno visto che la macina è calata sopra di loro e li sta schiacciando. Schernendo Dio, non vedono come si sono trasformati in bestie. 

La seconda frase, in verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso [Luca 23:43], fu indirizzata al buon ladrone pentitosi sulla Croce a fianco del Maestro. Una frase molto consolante per i peccatori che si convertono all'ultimo minuto: indice della misericordia di Dio, grandissima e sublime. Il Signore ha adempiuto la sua missione anche sulla Croce. Anche al suo ultimo respiro, il Signore non ha rifiutato coloro che volevano essere salvati. 

La terza frase, donna, ecco tuo figlio [Giovanni 19:26] era rivolta a Sua Madre. Cristo parlava alla purissima Madre sua, sotto la Croce, piangente e sofferente. A san Giovanni l'apostolo, disse: "ecco tua madre". Colui che aveva dato il comandamento << onora il padre e la madre >> [Esodo 20:12] lo stava adempiendo Egli stesso. 

La quarta frase, Dio mio, perché mi hai abbandonato [Matteo 27:46] dimostra sia la preesistenza del Signore che la sua umanità. Come uomo stava soffrendo, ma dietro quella sofferenza vi era un Mistero. Queste parole dissipano ogni eresia che sorge nella Chiesa contro la persona di Cristo nella sua natura divina. Difatti, se a soffrire fosse stata la natura divina, Dio sarebbe morto nella sua essenza, e questo non è possibile. Invece, incarnatosi, il Signore ha potuto morire da uomo e salvare così l'umanità. La natura divina non ha sofferto sulla Croce, ma solo la natura umana. 

La quinta frase, ho sete [Giovanni 19:28] dimostra tante cose. Aveva sete perché aveva perso sangue. Il sole lo colpiva in faccia e si sommava a tutti gli altri tormenti. Naturalmente aveva sete. Ma sete di acqua o di amore? Aveva sete come essere umano, come Dio, o entrambe le cose? Il soldato romano gli diede da bere, e così sollevò il peccato di Pilato e dell'Impero verso di Lui. Il Signore non avrebbe distrutto l'Impero, ma lo avrebbe cambiato. 

La sesta frase fu Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito. [Luca 23:46]. Il Cristo disse questa frase per mostrare gli Ebrei che egli veniva dal Padre e non di sua propria volontà, come invece erroneamente credevano. Ma fu detta anche contro i pitagorici, i buddisti, dagli gnostici e contro tutti coloro che credono nella trasmigrazione delle anime in altri uomini o negli animali, nelle piante e negli oggetti. Sbarazziamoci di queste fantasie, perché il Giusto stesso disse: nelle tue mani, Padre, rimetto il mio spirito

La settima frase è Tutto è compiuto. [Giovanni 19:30]. Questo non significa che "Cristo fosse finito", ma solo che la sua missione terrena era finita. Il compito divino del nostro unico e vero Messia era terminato, aveva salvato la razza umana, ed era stato sigillato con la morte terrena e il Suo sangue. I tormenti sono finiti, la Vita inizia. La tragedia è finita, ma non l'opera: accanto a questo è arrivato il risultato sublime. La vittoria sulla morte, la resurrezione, la gloria. 

mercoledì 1 novembre 2017

La rabbia cristiana (san Paisio dell'Athos)

Un breve discorso di san Paisio Atonita sull'ira e su come valorizzarla

Io vedo le passioni come poteri. Dio non ha creato debolezze, ma poteri. Quando sfruttiamo il nostro potere per il Bene, arriva la santità e tutto prende una piega diversa. Quando invece usiamo la nostra potenza per il male, allora i nostri poteri diventano passioni e si ribellano contro Dio. La rabbia, ad esempio, dimostra che l'anima ha una certa virilità, il ché è molto utile alla vita spirituale: colui che non ha questa forza ed è sempre molle e inattivo è totalmente incapace di trovare un punto spirituale. L'uomo arrabbiato, se indirizzato bene, è come una macchina dal motore potente, irraggiungibile. Se invece l'uomo arrabbiato è male indirizzato, perde la strada e si impantana. L'uomo deve conoscere le proprie passioni e usarle bene. Con l'aiuto di Dio, arriverà così ad un buon livello spirituale. La rabbia, ad esempio, può essere usata contro il demonio, contro le tentazioni. Coltivate la preghiera del Cuore affinché la vostra rabbia sia santificata e diventi un'arma. Non è meglio parlare con Cristo e santificarsi, piuttosto che peccare e piangersi addosso? [...] L'uomo è buono o cattivo in base a come utilizza la sua potenza spirituale.

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San Paisio dell'Athos, Parole Spirituali, Volume V. "Passione e virtù". Tradotti dal greco in romeno dallo Ieromonaco Ştefan Nuţescu, Monastero Lacu -.Monte Athos, Evangelismos Casa Editrice, Bucarest, 2007, pp 17-18