venerdì 21 luglio 2017

Dieci santuari russi in un tour virtuale

Il sito Pravoslavie.ru ci informa dell'esistenza di un sito di nome Rossija3D il quale permette di visitare virtualmente molti santuari russi con splendide risoluzioni grafiche. 

Il progettista si chiama Vladimir Eshtokin, fotografo del giornale ortodosso Foma,  e per adesso il sito ha sviluppato dieci siti religiosi:

La chiesa dell'Icona Acheropita in Ubory, la quale mischia stile russo e architettura occidentale.

Il monastero Storozhevskij, fondato nel 1398 da san Savva il Taumaturgo, discepolo di san Sergio di Radonez, a circa trenta chilometri da Mosca. 

La chiesa dell'Acensione a Elpatyevo, nei pressi del fiume Nerl (Volga). 

Monastero moscovita Visoko-Petrovskij, costruito nel 1315 da san Pietro metropolita di Kiev, Vladimir e di tutta la Russia. E' citato già nel 1317 da alcune fonti scritte. 


Il monastero Visoko-Petrovskij

Monastero moscovita Novodevichy, fondato da Basilio III principe di Mosca nel 1524 e intitolato alla Icona di Smolensk. Ha funzionato fin dalla sua fondazione come prigione per la nobiltà. 

La chiesa della Santa Protezione a Cherkizovo, costruita nel 1903, contenente tre altari, il centrale dedicato alla Protezione della Madre di Dio, l'altare destro a san Nicola, e l'altare sinistro a san Sergio di Radonez. 

Radonez, la città fondata dagli slavi nel XI secolo, è interamente visitabile grazie a questo tour virtuale. 

La chiesa dell'Annunciazione, costruita nel villaggio omonimo, menzionata storicamente già dal 1587.

La chiesa della Teofania a Borodino, edificata nel XVI secolo.

Monastero Podvorie a Mosca, fondato nel XIII secolo sulle rive del fiume Moscova. 

Vi invitiamo a dare un occhio al sito e ammirare le splendide chiese proposte. 

lunedì 17 luglio 2017

I padrini di Battesimo nell'Ortodossia

Qual è il ruolo dei padrini e delle madrine di battesimo nella Chiesa Ortodossa? Cosa ci si aspetta che essi facciano? Se prendessimo il nostro ruolo di padrino o madrina di battesimo seriamente, scopriremmo che davvero dinnanzi a noi c'è un compito molto arduo. Non ci viene richiesto solo di essere testimoni di un evento (la nascita in Cielo di un nuovo cristiano), ma molto di più: ci viene chiesto di diventare testimoni di Cristo per quel nuovo cristiano, per tutta la vita. Anche se la prima forma di religione dovrebbe essere data dagli stessi genitori, coloro che si accollano l'onere e l'onore del patronato del sacro Battesimo acquistano su di sé un ruolo educativo ben preciso, che è quello del maestro di vita cristiana. I padrini e le madrine sono chiamati, in futuro, a istruire il loro figlio spirituale - sì, è il caso di dirlo - negli aspetti fondamentali della dottrina e del culto ortodossi, e ad essere per lui un esempio vivente di ortoprassi. Il padrino o la madrina di Battesimo diventano, secondo la Tradizione della Chiesa, un faro di luce per il cristiano che essi hanno adottato come figlio nel battesimo. Anticamente, il patronato battesimale aveva un valore più forte: non solo i padrini erano chiamati a istruire i bambini nel Cristianesimo, ma in caso di morte dei genitori naturali, essi si prendevano cura materiale degli orfani, in modo tale da non lasciarli per strada. Adesso quest'obbligo, causa anche la moderna legislazione statale, è caduto in disuso, ma ciò non toglie il profondo legame che si crea fra battezzato e padrini: si diventa parenti nello spirito. 


Una madrina recita il Credo durante il Battesimo

Come scegliere un padrino o una madrina di Battesimo?

- Deve essere cristiano/a ortodosso/a praticante.
- Deve avere più di dodici anni ed essere in grado di intendere e volere. 
- Deve essere civilmente e moralmente irreprensibile.
- Deve frequentare assiduamente la Chiesa.
- Non può essere un genitore secondo la carne del battezzando. 

Quali sono i doveri veri e propri del padrino o della madrina di Battesimo?

- Istruire ed educare il battezzato nella fede cristiana ortodossa.
- Essere presente spiritualmente e materialmente nella vita del figlio spirituale.
- Essere supporto morale, spirituale e materiale alla famiglia e al bambino.
- pregare per la salute spirituale e materiale del bambino adottato spiritualmente.
- Accompagnare alla Comunione il bambino finché non sarà in grado di andare da solo. 

E' un grande onore poter essere padrini o madrine di battesimo, ed è una grande responsabilità, ma se compiuta con diligenza, è sicuramente un grande atto di fede dinnanzi a Dio. 

sabato 15 luglio 2017

La Chiesa Ortodossa in Abkhazia

C'è una Chiesa Locale, nell'Ecumene ortodosso, che vive una peripezia spirituale notevole. E' l'unica Chiesa ortodossa del mondo a non avere un vescovo: si tratta della Chiesa Ortodossa Abkhaza. Come è possibile? La Chiesa Ortodossa di Abkhazia (Абхазская Православная церковь) faceva parte della Chiesa Ortodossa Georgiana fino al 1993; al tempo della guerra di secessione abkhaza, il clero georgiano che amministrava la diocesi è fuggito in Georgia, abbandonando così il gregge locale senza sacramenti né vita liturgica. Questi accadimenti, oggettivamente piuttosto tristi, hanno creato un circuito piuttosto prevedibile fra i fedeli ortodossi abkhazi: la ricerca di clero che li seguisse spiritualmente. La situazione è stata presa in mano da padre Vissarion Apliaa, un anziano sacerdote uxorato di sangue abkhazo, il quale guida il nuovo clero della regione.

In foto, il padre Vissarion Apliaa mentre parla in pubblico

 La Chiesa dell'Abkhazia si è autoproclamata autocefala nel giorno 15 settembre 2009, appoggiata inizialmente dalla Chiesa Russa, la quale ha provveduto alle ordinazioni sacerdotali e alla formazione dei seminaristi etnici. Allo stesso tempo, la Repubblica di Abkhazia (formalmente ancora non indipendente, ma de facto si autogoverna) ha stretto forti intese politiche con la Federazione Russa, e il Patriarcato di Mosca ha fatto altrettanto con l'Eparchia di Abkhazia, fornendo materiale liturgico, fondi e sacerdoti per l'azione pastorale nelle zone rurali, tuttavia senza sbilanciarsi: pubblicamente il Patriarcato di Mosca continua a definire l'Abkhazia "territorio di competenza della Chiesa georgiana", anche se gran parte dei fondi e delle strutture è mantenuta proprio dalla Chiesa Russa. Nel giorno 18 settembre 2009 i chierici abkhazi si sono riuniti in un sinodo e hanno fondato l'Eparchia ufficialmente. Ecco un estratto dal discorso di padre Vissarion Apliaa, il leader spirituale abkhazo, nel giorno della fondazione.

La Chiesa Ortodossa basa la sua esistenza su una struttura regionale-etnica. La nostra santa Madre Chiesa fu indipendente fin dai primi secoli del Cristianesimo. L'Ortodossia ha adottato questo sistema per meglio servire le popolazioni che ne fanno parte. I vescovi georgiani hanno abbandonato il Paese durante la guerra, lasciando il nostro popolo in severi problemi spirituali ed economici. [...] Noi chiamiamo il diritto di lasciare la Chiesa Georgiana ed essere indipendenti, con un clero e una gerarchia nostri, con sacerdoti che parlano e comprendono la nostra lingua, capaci di dare nutrimento spirituale ad una terra sofferente. [1]

Nel 2011, la Repubblica di Abkhazia ha trasferito d'autorità 38 chiese, monasteri e cappelle dalla Chiesa Georgiana alla Eparchia Abkhaza indipendentista. 


Veduta panoramica del Monastero di san Pantaleimone al Nuovo Athos, in Abkhazia, centro spirituale della Eparchia indipendente

Tuttavia, la Chiesa di Abkhazia non ha vescovi: nessuno ha consacrato un episcopo per questa regione, e dall'universo non-canonico arrivano voci (per la verità non attendibili) che la Chiesa Russa delle Catacombe volesse provvedere, senza tuttavia dare compimento a questa promessa. Voci di corridoio a parte, la cosa certa è che la Chiesa di Abkhazia ha fame spirituale e necessità materiali notevoli dopo la guerra, dalla quale la regione non si è ancora ripresa. La popolazione frequenta con desiderio le chiese, così come si vede da un video divenuto piuttosto famoso, che illustra il monastero di san Pantaleimone della Chiesa "scismatica" durante una delle celebrazioni:


La celebrazione al San Pantalimone sul Nuovo Athos, in lingua russa e abkhaza

L'impronta generale della Chiesa Abkhaza è fortemente impregnata di nazionalismo etnico.  Pur basandosi anticamente su una autocefalia realmente attiva, il Catolicato di Abkhazia, spento nel 1795 con l'annessione all'Impero Russo, adesso l'attitudine dei chierici abkhazi è spingere assolutamente verso una differenza etnica sostanziale coi georgiani, coi russi e coi vicini confinanti, premendo per una chiesa abkhaza "pura" dove l'elemento culturale etnico non sia separato dal contesto liturgico e comunitario della Chiesa. Sebbene da questo filetismo non sia del tutto pura nemmeno l'ortodossia ufficiale, è chiaramente troppo spinto per trovare appoggio politico da Chiese estere che, a loro volta, si sentono privilegiate nel far parte dell'Ortodossia canonica. 

Allo stato attuale, la Chiesa Ortodossa di Abkhazia possiede 144 chiese attive, due monasteri, quattro santuari e due cattedrali. Il centro amministrativo dell'Eparchia è la cattedrale dell'Annunciazione a Sukhumi, capitale della Repubblica. 

Per chi parla la lingua russa è disponibile un ampio portale ufficiale della Chiesa Abkhaza, utile per conoscere a fondo le motivazioni politiche e spirituali che hanno mosso Apliaa e i suoi seguaci a costituire l'Eparchia indipendente.

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NOTE

sabato 8 luglio 2017

Le giurisdizioni territoriali e il Diritto Canonico

Nella Chiesa Antica, nel periodo seguente alla predicazione apostolica, non era chiarissimo il confine del territorio di competenza di un vescovo: in molte città i vescovi erano più di uno per la stessa cattedra e collaboravano per la gestione della provincia. Con la fine delle persecuzioni e l'appoggio imperiale alla Chiesa, la stessa ha potuto riorganizzarsi e formalizzare i compiti dei vescovi nelle giurisdizioni territoriali, assegnando un singolo episcopo per ogni sede metropolitana, creando i famosi "vescovi di campagna" per le zone rurali, e assegnando alle città storiche più importanti per la Cristianità il ruolo di patriarchi: Roma, Costantinopoli, Antiochia, Alessandria d'Egitto e, infine, Gerusalemme. Il sesto canone del Concilio di Nicea del 325 d.C. stabilisce "che si osservino le antiche consuetudini" nei riguardi dei poteri episcopali delle città di Roma, Alessandria e Antiochia, dando loro una grande preminenza su ampie aree dell'Impero. Gerusalemme fu innalzata al rango di patriarcato solamente nel IV Concilio Ecumenico. Da quando Roma si è separata ufficialmente dall'Ortodossia, nel 1054, Costantinopoli ha preso posto come seggio primaziale a titolo onorifico. 


Una delle Sinassi alla quale parteciparono tutti i rappresentanti delle Chiese Autocefale Ortodosse

Il Concilio Ecumenico II , tramite il canone 2, stabilisce:

I vescovi preposti ad una diocesi non si occupino delle chiese che sono fuori dei confini loro assegnati né le gettino nel disordine; ma, conforme ai canoni, il vescovo di Alessandria amministri solo ciò che riguarda l'Egitto, i vescovi dell'Oriente, solo l'oriente, salvi i privilegi della chiesa di Antiochia, contenuti nei canoni di Nicea; i vescovi della diocesi dell'Asia, amministrino solo l'Asia, quelli del Ponto, solo il Ponto, e quelli della Tracia, la Tracia. A meno che vengano chiamati, i vescovi non si rechino oltre i confini della propria diocesi, per qualche ordinazione e per qualche altro atto del loro ministero. Secondo le norme relative all'amministrazione delle diocesi, è chiaro che questioni riguardanti una provincia dovrà regolarle il sinodo della stessa provincia, secondo le direttive di Nicea. Quanto poi alle chiese di Dio fondate nelle regioni dei barbari, sarà bene che vengano governate secondo le consuetudini introdotte ai tempi dei nostri padri.

Il IV Concilio Ecumenico, con il canone 28, ha stabilito una prerogativa speciale per Costantinopoli: 

Seguendo in tutto le disposizioni dei santi padri, preso atto del canone [III] or ora letto, dei 150 vescovi cari a Dio, che sotto Teodosio il Grande, di pia memoria, allora imperatore si riunirono nella città imperiale di Costantinopoli, nuova Roma, stabiliamo anche noi e decretiamo le stesse cose riguardo ai privilegi della stessa santissima Chiesa di Costantinopoli, nuova Roma. Giustamente i padri concessero privilegi alla sede dell'antica Roma, perché la città era città imperiale. Per lo stesso motivo i 150 vescovi diletti da Dio concessero alla sede della santissima nuova Roma, onorata di avere l'imperatore e il senato, e che gode di privilegi uguali a quelli dell'antica città imperiale di Roma, eguali privilegi anche nel campo ecclesiastico e che fosse seconda dopo di quella. Di conseguenza, i soli metropoliti delle diocesi del Ponto, dell'Asia, della Tracia, ed inoltre i vescovi delle parti di queste diocesi poste in territorio barbaro saranno consacrati dalla sacratissima sede della santissima chiesa di Costantinopoli. E’ chiaro che ciascun metropolita delle diocesi sopraddette potrà, con i vescovi della sua provincia, ordinare i vescovi della sua provincia, come prescrivono i sacri canoni; e che i metropoliti delle diocesi che abbiamo sopra elencato, dovranno essere consacrati dall'arcivescovo di Costantinopoli, a condizione, naturalmente, che siano stati eletti con voti concordi, secondo l'uso, e presentati a lui.

Il canone parla di "territori barbari", che allora era considerata tutta la Terra non romanizzata: Costantinopoli riceveva dunque una vocazione missionaria che tuttavia non fu in grado di portare. Ancora oggi Costantinopoli ritiene di dover governare tutte le diocesi della Diaspora nonchè tutta l'Ortodossia ove già non sia presente una Chiesa Autocefala, basandosi sul canone 28 sopra citato. Il problema non è solamente organizzativo ed etnico, ma anche profondamente filosofico: siamo noi dunque dei "barbari"? Chi si prende dunque l'onere della evangelizzazione in territori ufficialmente non ortodossi, dove non c'è una Chiesa Autocefala? Viene generalmente considerato come un problema ecclesiologico il superamento dei confini giurisdizionali da parte di un patriarcato o di una Metropolia Autocefala " a danni " di un territorio di un'altra giurisdizione. In effetti il canone 13 del Sinodo di Antiochia prescrive che ogni vescovo si limiti alle sue competenze territoriali. Come giustificare dunque la presenza di una Chiesa fuori dal suo territorio canonico? 

Anticamente i confini di una Chiesa venivano decisi su base etnica (come l'Armenia, la Georgia, la Chiesa Gallese) oppure su base geografica (La Chiesa di Cipro, ad esempio, che esiste ancora oggi). Molte antiche Chiese Autocefale in realtà non erano tanto su base etnica, quanto su base geografica, come la Chiesa di Ohrid in Macedonia, alla quale facevano riferimento serbi, macedoni, greci del nord e tribù slave convertite che vivevano là già dal VIII secolo. Si deduce che, fondamentalmente, ogni Eparchia era considerata - e si considerava - come un organismo indipendente ma indissolubilmente legato a tutto il resto della Chiesa.  Dal XIX secolo in poi si è fatto coincidere i confini di una Chiesa con lo Stato nella quale esiste (Chiesa Romena, Chiesa Bulgara, etc.). Nella Diaspora si assiste a questo curioso fenomeno anti-canonico secondo il quale, in corrispondenza alle razze presenti, esistono tanti vescovi e chiese sul medesimo territorio poiché si serve la nazione / razza, e non più la Chiesa locale. A questo problema reale e oggettivo dal punto di vista ecclesiologico la Chiesa Ortodossa come pleroma non ha ancora trovato una soluzione. Lungi dal voler demonizzare questo processo di adattamento ad una nuova realtà, tuttavia crediamo che l'Ortodossia fuori dai paesi tradizionalmente ortodossi dovrebbe finalmente prendere in mano la situazione e generare, con un processo guidato, una serie di Chiese Locali, attraverso una serie di interventi pastorali che mirino alla cooperazione inter-ortodossa. 

L'essenza della Chiesa (Vladimir Losskij)

Il teologo Vladimir Losskij (1903-1958) ci parla delle caratteristiche mistiche ed essenziali della Chiesa. Il testo è estrapolato dal suo celebre libro La teologia mistica della Chiesa d'Oriente.


L'icona della Chiesa


[...] Come già detto altre volte, la Chiesa possiede due aspetti, indicati da san Paolo nell'Epistola agli Efesini, lettera ecclesiologica per eccellenza. Questi due aspetti, o piuttosto questi caratteri fondamentali della Chiesa, sono così intimamente legati fra loro che san Paolo li fa stare in un solo versetto (Ef. 1,23). La Chiesa viene presentata (vv 17-23) come il compimento dell'economia Trinitaria, come rivelazione del Padre nell'opera del Figlio e dello Spirito Santo. Il Padre di gloria concede ai fedeli lo Spirito di Sapienza e Rivelazione, affinché essi conoscano la loro vocazione (klìsis), l'unione personale per ciascuno, la ricchezza della gloria della sua eredità (klironomìa) la quale apparirà nei santi, nell'unione realizzata dalla moltitudine delle persone umane: il medesimo Spirito ci fa riconoscere l'opera divina che il Padre ha operato nel Cristo: è la testimonianza resa alla divinità di Cristo. L'aspetto cristologico della Chiesa ci è così rivelato attraverso il suo aspetto pneumatologico: lo Spirito manifesta a ciascuno il Cristo che il Padre ha resuscitato dai morti e ha fatto sedere alla sua destra, al di sopra di ogni dominazione, potenza, di ogni nome che può essere pronunziato in questo secolo presente e in quelli futuri, che domina tutti sotto i suoi piedi, e lo ha costituito capo della Chiesa. Viene poi la definizione di ciò che è la Chiesa (v. 23), nella quale i due aspetti, cristologico e pneumatologico, sono dati simultaneamente, quasi fusi insieme in una sintesi suprema: La Chiesa che è il Suo corpo, la pienezza di colui che riempe ogni cosa in  tutti. La Chiesa è la nostra natura ricapitolata in Cristo, contenuta nella sua ipostasi, è un organismo teandrico, divino-umano; la nostra natura è inserita nel Corpo di Cristo, le persone umane però non sono trascinate nel processo fisico e incosciente di una divinizzazione che sopprimerebbe la libertà, che annienterebbe le persone stesse. Una volta liberati dal determinismo del peccato non cadiamo sotto un determinismo divino; la grazia non distrugge la libertà. 

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TRATTO DA:

Losskij V., la teologia mistica della Chiesa d'Oriente, ed. Il Mulino, 1967.

venerdì 7 luglio 2017

La Chiesa Ortodossa Romena canonizzerà l'iconografo Pafnuzio (news)

Riporta Doxologia.ro che il Sinodo della Chiesa Ortodossa Romena si è deciso per la canonizzazione del pio iconografo Pafnuzio durante l'incontro dei giorni 4 e 5 luglio 2017. Il Sinodo si è difatti riunito e, oltre ad aver approvato alcuni nuovi acatisti, ha anche accettato la proposta di canonizzazione del beato iconografo monaco Pafnuzio (Parnu). La sinassi ha anche deciso di dedicare l'anno 2019 a "tutti i santi e pii traduttori di libri ecclesiastici". Ma chi era san Pafnuzio?


Il patriarca Daniele di Romania e il suo sinodo. Foto di Doxologia.ro

Breve biografia di Pafnuzio Il Muto, iconografo

Colui che presto sarà innalzato all'onore degli altari, il monaco Pafnuzio (1657-1735), nacque come sesto figlio di un sacerdote, Jan Parvescu. All'età di dodici anni Pafnuzio diventa iconografo, e dopo la morte della moglie prende l'abito monastico con il nome tramite il quale è conosciuto. Il suo epiteto "muto", secondo le parole del patriarca Daniele, simboleggia non una mancanza fisica, ma la totale devozione alla preghiera esicasta e al silenzio contemplativo, caratterizzanti la sua vita spirituale. Il beato Pafnuzio è stato il massimo rappresentante dello stile iconografico chiamato "Brancoveno", il quale ebbe il suo apice fra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. La sua glorificazione si terrà il giorno 6 agosto e sarà commemorato nel calendario romeno il 7 agosto di ogni anno. Le altre Chiese ortodosse locali decideranno se e quando commemorare il pio iconografo. 

Il corretto modo di compilare i memoriali in chiesa

Nella Chiesa Ortodossa le intenzioni per i fedeli si chiamano [fogli delle]commemorazioni o memorie (pomelnic in romeno e Записки in russo) e si dividono in due grandi gruppi: le memorie per i vivi  (pomelnic pentru cei vii / О здравии) e le memorie per i defunti (pomelnic pentru cei adormiţi / О упокоении). Le commemorazioni liturgiche dei cristiani sono fisse (quella per il vescovo o per il patriarca, ad esempio) e quelle su richiesta dei fedeli per bisogni particolari o per la remissione dei peccati dei defunti. Perché è importante presentare all'altare i nomi da ricordare? in che modo si portano? Cosa occorre fare? 


Il sacerdote recita i nomi durante uno dei molti uffici di intercessione

Come comporre un memoriale

Come si compone una commemorazione liturgica? Solitamente ogni parrocchia fornisce dei fogli preconfezionati con la dicitura "per i vivi" o "per i morti" ai quali basta aggiungere i nomi di chi si intende commemorare. Se vogliamo scrivere un memoriale a casa, invece, occorre iniziare con la dicitura "per i vivi" o "per i morti" in cima al foglio, scritto grande, in modo che il sacerdote non si confonda. Dopodiché, si scrivono i nomi dei nostri cari in un ordine gerarchico, iniziando dai  padri spirituali, dai genitori secondo la carne, poi dai parenti e dalla famiglia, seguendo poi la lista di amici e conoscenti. Accanto ai nomi dei sacerdoti, delle monache, dei monaci, dei vescovi etc. va semrpe indicato il rango ecclesiastico. Alcuni sacerdoti accettano memoriali nei quali si specifica l'intenzione ("per trovare lavoro", "per la salute familiare", etc.), mentre altri no. Informatevi dunque presso il vostro sacerdote se è possibile aggiungere l'intenzione specifica alla lista dei nomi. 

Come presentare il memoriale

Ogni chiesa ha il suo modo di accettare i memoriali. In alcune chiese vige la consuetudine (specialmente nel mondo romeno) di recarsi personalmente presso la porta nord dell'iconostasi, vicino alla quale il sacerdote riceve la lista e una candela che spesso viene offerta alla chiesa insieme ai nomi da commemorare. In altre chiese invece i nomi vengono lasciati presso il negozietto della chiesa e un sacrestano o uno dei chierici verrà a prelevarli prima di recitare l'officio di intercessione.  In merito ai ricordi per i defunti, non occorre scrivere la causa della morte, ma è necessario scrivere la data del giorno in cui iniziamo la commemorazione, qualora volessimo proporre il ciclo di 40 commemorazioni consecutive, in modo da non perdere il conto. Nel caso il memoriale dei defunti sia accompagnato alla recita di una parastàsi (panichida, officio per i morti) è buona creanza e abitudine popolare condurre con sé anche una coliva o qualche alimento che poi verrà donato alla chiesa e ai poveri, di solito vino rosso (per l'altare), pane, dolci, o torte salate. 

Quando vengono recitati i memoriali?

I memoriali dei vivi vengono letti durante tutti gli uffici di supplica come le litanie delle Litia (ai Grandi e Solenni Vespri), all'Ufficio della Santa Unzione, alla Liturgia se il sacerdote aggiunge la litania specifica, alla proscomidia, durante la recita della Paraclisi e degli Acatisti. I memoriali dei defunti vengono recitati al funerale, alla proscomidia e durante il rito della parastàsi (panichida). E' buon costume essere presenti quando il sacerdote legge i nomi delle persone che abbiamo chiesto di commemorare, e non semplicemente lasciare la lista e abbandonare in fretta la chiesa... 

Cosa non scordarsi di fare

Pregate anche voi per le persone che volete siano ricordate!