giovedì 23 gennaio 2020

Perche' Dio ha creato l'Albero della Conoscenza

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 1ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti». [Genesi 2:8-9;16-17]



Poiche' sappiamo bene come poi Adamo trasgredi' il comando di Dio e mangio' del frutto proibito insieme con sua moglie Eva, ci viene spesso una domanda: perche' Dio ha voluto piantare quell'albero se poi ce lo ha proibito, e conosceva il futuro, ovvero la disobbedienza di Adamo? 

Dio ha voluto piantare l'Albero del Bene e del Male per testare la volonta' dell'Uomo e per provare la sua liberta'. Secondo san Gregorio il Teologo la proibizione era solo momentanea, e Adamo ed Eva avrebbero potuto gustare del frutto al tempo opportuno, qualora avessero obbedito alla Legge dell'Onnipotente (cfr. Omelia Seconda per la Pasqua, 8). Sant'Efrem il Siro scrive che Dio non creo' l'uomo mortale o immortale, ma lascio' la decisione all'umanita' stessa, la quale avrebbe condannato se stessa alla mortalita' tramite la disobbedienza: qualora Eva avesse resistito, Dio avrebbe poi concesso giustizia contro il serpente e avrebbe donato all'umanita' un altro destino. [1]

San Giovanni Damasceno con simili parole nel suo Esposizione della Fede Ortodossa scrive: 

Dopo aver donato alla sua creatura la libera volonta', il Signore diede un comandamento, di non provare l'albero della conoscenza. Dio promise che, qualora l'uomo avesse vinto sulla sua tentazione, avrebbe ricevuto la vita eterna e ogni sorta di benedizione, ma poiche' Adamo preferi' i frutti della gola e la disobbedienza, rigettando le divine istituzioni del Creatore, cadde nella morte e nella maledizione, e nella corruzione di una vita di stenti. [2]

Non dobbiamo comunque disperare, perche' Dio ha trovato il modo perfetto per salvare l'Uomo dalla caduta: l'incarnazione del Signore Gesu' Cristo, Suo Verbo. 

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FONTI E NOTE

1) 8 St. Ephrem the Syrian, Selected Prose Works, trans. Edward G. Matthews, Jr, and Joseph P. Amar (Washington, D.C.: Catholic University of America Press, 1994), p. 109f

2) Giovanni di Damasco, Esposizione della Fede Ortodossa, libro II cap. 30 

martedì 21 gennaio 2020

Il caso curioso dell'icona che prevedeva il futuro

Michele Psello, famoso scrittore ed ecclesiastico nella Costantinopoli del XI secolo, racconta di particolari molto interessanti sulla devozione che l'imperatrice Zoe Porfirogenita (+1050) aveva sviluppato per una icona miracolosa molto particolare. Oseremmo dire delle devozioni non proprio ortodosse. 

Nel libro VI del suo libro Chronografia, Michele Psello racconta di come la giovane imperatrice Zoe avesse fatto commissionare una icona del Cristo "anthiphonetes" e l'avesse fatta collocare nella chiesa della Deipara  Chalkoprateia, una delle chiese più grandi e maestose dell'urbe. L'imperatrice era solita interpellare ad alta voce l'icona, che dava risposte alla donna cambiando colore in base alla risposta. 


L'icona del Cristo Anthiphonetes, 1350 circa, Metropolitan Museum of Arts

Scrive l'autore sull'imperatrice e sulla sua icona:

Vi darò un indizio della sua devozione. Si fece fare una immagine di Gesù, la più perfetta e dettagliata possibile. L'immagine, arricchita da metalli lucenti, sembrava quasi viva. L'immagine cambiava colore in base alle risposte per le domande che venivano poste, e annunciava spesso anche eventi futuri. Zoe proferì diverse profezie ricevute dall'immagine dopo averla studiata a lungo. Così, quando riceveva degli eventi positivi nella sua vita, si recava dall'icona per mostrare la sua gratitudine e quando invece accadevano cose negative si recava dall'icona per implorare la sua clemenza. Io stesso ho personalmente visto l'imperatrice parlare spesso con l'icona come se fosse viva, e tenerla stretta fra le braccia, dicendo parole dolci. Altre volte ho visto l'imperatrice distesa a terra, piangente, adorando l'icona, con le lacrime che allagavano il pavimento, mentre si batteva il petto ripetutamente come Quando vedeva l'immagine impallidire, se ne andava via intristita, ma se il colore prendeva una piega rosso brillante, allora Zoe non attendeva per profetizzare all'imperatore un radioso successo

Alla sua morte l'imperatrice Zoe fu sepolta proprio nella chiesa della Deipara dove soleva passare così tanto tempo. 

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TRADOTTO DA

domenica 19 gennaio 2020

La festa della Teofania

Al tuo battesimo nel Giordano, Signore,* si è manifestata l’adorazione della Trinità:* la voce del Padre ti rendeva infatti testimonianza,* chiamandoti:  ‘Figlio diletto’,* e lo Spirito in forma di colomba* confermava la verità di questa parola.* O Cristo Dio che ti sei manifestato** e hai illuminato il mondo, gloria a te.

Cosi il mondo ortodosso canta al Signore nel giorno della Teofania, il 6/19 gennaio. La parola teofania in greco significa "manifestazione divina" ed e' infatti il momento del Nuovo Testamento nel quale possiamo intravedere il Padre, conoscere la divinita' del Cristo e vedere lo Spirito Santo "come una Colomba" posarsi sull'Emmanuele. 

E' un giorno speciale, in Terrasanta le acque del Giordano (solo durante la festa del Vecchio Calendario) tornano indietro manifestando cosi una epifania perenne, mentre nel resto del mondo gli ortodossi benedicono fiumi, laghi, mari e oceani con le nostre antiche forme rituali e il lancio di una croce nell'acqua, a simbolo del Cristo che si immerse. La Natura viene purificata ed esorcizzata tramite l'aspersione di quest'acqua santificata. 


Icona del Battesimo del Signore del maestro Ivan Polverari.
Parrocchia Santa Maria del Rosario di Furci Siculo (Me).

L'acqua della Teofania (aghiasma grande) la si beve durante i periodi di malattia o durante periodi della vita molto difficili, e in sostituzione dell'Eucarestia. Non la si puo' dare agli animali ne' gettare impudentemente per terra, ma viene usata anche per benedire le case. 

giovedì 16 gennaio 2020

L'Eucarestia (sant'Ireneo di Lione)


Sant'Ireneo di Lione (+202) spiega con parole semplici e profonde la divina Eucarestia

Esortando i suoi discepoli ad offrire a Dio le primizie delle sue creature, non perché ne avesse bisogno ma per essere loro né sterili né ingrati, prese il pane che proviene dalla creazione e rese grazie dicendo: «Questo è il mio corpo» (Mt 26,26). e similmente dichiarò che la coppa, derivata dalla creazione di cui siamo parte, è suo sangue ed oblazione nuova della nuova alleanza (cf. Mt 26,28); quell’oblazione che la Chiesa ha ricevuto dagli apostoli e in tutto quanto il mondo offre a Dio, che ci dà il nutrimento, come primizia dei suoi doni della nuova alleanza. Di essa tra i dodici profeti Malachia ha parlato così in precedenza: «Non mi compiaccio di voi, dice il Signore onnipotente, e non accetterò il sacrificio delle vostre mani, perché dall’oriente all’occidente il mio nome è glorificato tra le nazioni, e in ogni luogo è offerto incenso in mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome tra le nazioni, dice il Signore onnipotente» (Ml 1,10-11). Con queste parole indicava chiarissimamente che il primo popolo avrebbe cessato di offrire a Dio, mentre in ogni luogo gli sarebbe stato offerto un sacrificio, un sacrificio puro, e il suo nome sarebbe stato glorificato tra le nazioni. (...) Dunque, poiché la Chiesa offre con semplicità, giustamente il suo dono è stato giudicato un sacrificio puro presso Dio, come dice Paolo ai Filippesi: «Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto per mezzo di Epafrodito quello che mi avete mandato, soave profumo, sacrificio accetto e gradito a Dio» (Fil 4,18). Dunque dobbiamo presentare la nostra offerta a Dio ed essere trovati riconoscenti in tutto al Creatore, offrendogli, in una disposizione pura, in una fede senza ipocrisia, in una speranza salda, in una carità fervente, le primizie delle sue creature. Ora solo la Chiesa offre questa oblazione pura al Creatore offrendogli, con azioni di grazie, ciò che proviene dalla sua creazione. I Giudei non gliel’offrono più, perché le loro mani sono piene di sangue (cf. Is 1,15), non avendo essi accolto il Verbo per mezzo del quale si offre a Dio. Ma neppure tutte le aggregazioni degli eretici. alcuni, dicendo che esiste un Padre diverso dal Creatore, quando gli offrono doni ricavati da questo nostro mondo creato, lo presentano come avido e desideroso dei beni altrui; altri, dicendo che il nostro mondo è derivato da una defezione, da una ignoranza e da una passione, quando gli offrono i frutti della ignoranza, della passione e della defezione, peccano contro il loro Padre e gli rivolgono oltraggi più che azioni di grazie.

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TRATTO DA

Ireneo di Lione, Contro l'Eresie, libro IV, cap. 17.5-18.4

mercoledì 15 gennaio 2020

La Festa di san Pietro in Vincoli nella tradizione ortodossa

Indubbiamente e' una festa molto conosciuta da tutti coloro che hanno un passato nella chiesa cattolico-romana, giacche' e' festeggiata con molta enfasi, specialmente a Roma. Anche per noi ortodossi il 29/16 gennaio ricorre la festa della liberazione di san Pietro dalle catene, riportata negli Atti degli Apostoli scritti dall'Evangelista Luca:

In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Azzimi. Fattolo catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui.  E in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere. Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Alzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. [Atti 12:1-7]

Fino al V secolo le Catene (i "Vincoli") di san Pietro furono venerate a Costantinopoli, e molti miracoli sono attestati dalla Chiesa: malati terminali e sofferenti di vari malanni venivano guariti al tocco delle catene. Nel V secolo a Roma fu costruita la chiesa che porta il nome di San Pietro in Vincoli sul colle Esquilino, col preciso intento di contenere le catene del beatissimo apostolo, il quale subi' il martirio a Roma. Una delle due catene fu lasciata a Costantinopoli e deposta nella chiesa di san Pietro, non distante da Santa Sofia. Sant'Antonio di Novgorod, che ricordiamolo tra l'altro era un romano convertito all'ortodossia, si reco' a Costantinopoli nel 1200 e nei suoi diari lascia scritto che il patriarca di Costantinopoli, per la festa di san Pietro in Vincoli, venerava le catene, le quali erano state incastonate in una icona dorata. Nel 1453 le catene a Costantinopoli  vennero perdute dopo la vittoria dei musulmani. 

Rimangono a noi solamente le catene rimaste a Roma, ancora oggi venerabili dai fedeli. 

Contacio per la festa, in tono II

Tu hai venerato il Cristo, la Roccia della Fede, il quale si compiacque di farti principe fra gli Apostoli; e richiamati tutti a venerare le tue preziose catene, o Pietro, ci concesse la salvezza dalle nostre colpe. 

Tropario, in tono II 

Senza lasciare Roma sei venuto a noi con le tue catene o venerabile Pietro, primo fra gli Apostoli; prostrandoci dinnanzi a te diciamo con fede: che Dio ci usi misericordia per mezzo della tua intercessione. 

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TRATTO DA


martedì 14 gennaio 2020

Vita matrimoniale e ascetismo

Il più grande interprete, a mio avviso, della visione ortodossa del matrimonio è san Giovanni Crisostomo (+407) il quale nel libro Il Matrimonio Cristiano - da noi tradotto con Unità delle Nozze -  espone in una aulica enfasi il cuore della vita matrimoniale, l'ascetismo vissuto in due. O meglio, due persone che si fanno una sola carne. Nella visione ortodossa il Sacro Matrimonio è un Mistero che unisce un uomo e una donna spiritualmente in un vincolo di amore, carità, affetto e pace. Questo dono divino antico quanto l'uomo stesso è perpetuato dalla Chiesa che insegna tuttavia delle regole agli sposi affinché possano pienamente vivere questo sacramento meraviglioso. 

In particolare, sappiamo che c'è una gerarchia valoriale nel Cristianesimo Ortodosso e si ha spesso la brutta impressione che gli ortodossi vogliano un matrimonio in cui l'uomo comanda e la donna, zitta e muta, obbedisce. Ben diverse sono le parole con cui il Crisostomo, in una sua omelia, traccia il profilo della coppia ortodossa:

Quando parliamo della moglie che obbedisce al marito, normalmente pensiamo all'obbedienza in termini militari o politici: il marito dà ordini e la moglie obbedisce. Ma mentre questo tipo di obbedienza può essere appropriato nell'esercito, è ridicolo nell'intima relazione del matrimonio. La moglie obbediente non aspetta gli ordini. Piuttosto, cerca di discernere i bisogni e i sentimenti di suo marito e risponde innamorata. Quando vede suo marito stanco, lo incoraggia a riposare; quando lo vede agitato, lo calma; quando è malato, lei lo sostiene e lo conforta; quando è felice ed euforico, condivide la sua gioia. Tuttavia tale obbedienza non dovrebbe essere limitata alla moglie; il marito dovrebbe essere obbediente allo stesso modo. Quando è stanca, dovrebbe sollevarla dal suo lavoro; quando è triste, dovrebbe amarla, tenendola delicatamente tra le sue braccia; quando è piena di allegria, dovrebbe anche condividere la sua allegria. Pertanto, un buon matrimonio non dipende dal fatto che uno obbedisca all'altro, ma che entrambi si obbediscano reciprocamente nell'amore. [1]



Una coppia ortodossa durante la celebrazione delle Nozze.

I dolori e le difficoltà della vita presente sono molto pesanti. Gli sposi condividono i pesi dell'economia domestica, le difficoltà dell'allevamento dei figli, e le pratiche religiose. L'ascetismo dei genitori si manifesta assolutamente nella pietà familiare, quando insegnano ai figli come amare Dio e come comprendere le preghiere, la Scrittura, i dogmi della Chiesa. L'ascetismo familiare si misura nell'ordine con cui la famiglia vive. Le persone sposate hanno una mole di lavoro spirituale molto densa, come abbiamo visto. Ma c'è ancora molto di più. Una casa disordinata, una casa dove non ci sono orari nè regole, è una casa basata sulla sabbia. La famiglia è, alla fine, una scuola d'amore e di armonia. Sia per i genitori che per i figli, entrambi imparano la delicatezza, la condivisione, il perfezionamento di sé e dei propri carismi, e questo è il culmine della vita matrimoniale e familiare, l'ottenimento della virtù e della corona della vita eterna, quella corona spirituale che simbolicamente ci è stata poggiata sul capo al momento del grande Mistero del Matrimonio.

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NOTE E FONTI

1) Giovanni Crisostomo, Omelia 20 sugli Efesini, da From Nicene and Post-Nicene Fathers, First Series, Vol. 13. Edited by Philip Schaff. (Buffalo, NY: Christian Literature Publishing Co., 1889.)

lunedì 13 gennaio 2020

Il Concilio di Gerusalemme del 1443 (Storia della Chiesa)

Nonostante i greci credano che solo il patriarca "ecumenico" possa indire un Concilio che abbia valore universale, l'esperienza storica e teologica della Chiesa Ortodossa dice altrimenti. Ogni vescovo - che possiede totale e piena capacità amministrativa e sacramentale -può chiedere e ottenere la presenza di un Concilio, se le ragioni sono valide. E l'esperienza del Concilio di Gerusalemme del 1443 lo dimostra.



Una celebrazione odierna a Gerusalemme

Dopo l'Unia di Firenze nel 1439, il patriarca traditore Mitrofane II di Costantinopoli iniziò una politica di rimpiazzo nella sua giurisdizione dei vescovi ortodossi con vescovi uniati o perfino con vescovi latini. Mentre san Marco d'Efeso difendeva con le unghie e con i denti la sua sede ad Efeso, un altro vescovo osò di più. Arsenio, metropolita di Cesarea in Cappadocia, si recò a Gerusalemme per chiedere la scomunica di Mitrofane e dei suoi adepti. Era il 1443. Il prelato greco si recò dunque alla Città Santa e fu ricevuto dal patriarca di Gerusalemme Gioacchino, il quale poi chiamò un concilio per discutere la questione. Ovviamente, Costantinopoli non si presentò, ma giunsero i patriarchi Doroteo II (+1452) di Antiochia e Filoteo (+1459) di Alessandria. 

La prima parte della sinassi si focalizzò sull'ascolto della testimonianza del metropolita Arsenio. Questi spiegò nei dettagli cosa era successo a Costantinopoli e a Firenze, e domandò la scomunica del patriarca Mitrofane, dopo aver riferito che aveva inserito il Filioque nel Credo e che permetteva ai cattolici di concelebrare sugli altari ortodossi. Fu deciso dunque di investigare su tutti i preti di tutte le regioni imperiali e, qualora fossero stati trovati in difetto, sarebbero stati deposti. 

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TRADOTTO DA

History of the Patriarchate of Jerusalem dall'Arcivescovo di Atene, Chrysostomos Papadopoulos, pp. 439-442, 1910, stampato in Alessandria d'Egitto.