mercoledì 27 novembre 2013

Il Santo Vescovo Luka e la repressione nell'URSS

Valentin Feliksovic Vojno Jasenekij (  1877-1961) è meglio noto come Vescovo Luka il taumaturgo. Dopo essere rimasto vedovo pronunciò i voti monastici e ricevette l'ordinazione presbiteriale ma tuttavia già da parecchio egli si era dimostrato un membro attivo nella chiesa: nonostante la mole di lavoro in quanto medico-chiururgo durante la sua permanenza a Taskent in quanto primario dell'ospedale cittadino era sempre presente nella vita della comunità ecclesiale. Nel suo primo moment

o padre Valentin si dedicò all'apologetica e alla evangelizzazione in una Russia sconvolta dalla rivoluzione leninista: i bolscevichi in tutta la nazione diedero vita alla "Chiesa Rinnovata", che altro non era un'emanazione contemporanea di quella che fu la chiesa francese repubblicana durante l'epoca della Rivoluzione: il 12 maggio 1922 Aleksandr Vvdenskij insieme ai preti di Pietroburgo V. Krasnickij e C. Belkov e al vescovo moscovita Antonin convinsero il Patriarca Tichon ad affidare a loro la direzione della Chiesa in quanto egli era stato arrestato dalle autorità comuniste in connessione della campagna politica a favore dello svuotamento delle chiese dagli arredi sacri. Il Patriarca acconsentì ma solo se la loro reggenza fosse stata accompagnata da un locum tenens, designato da Tichon, tale Agafanghel di Jaroslavl', ma quest'ultimo vescovo mai arrivò a Mosca, in quanto fu arrestato lungo la strada dal GPU. Nel Dicembre del 1925, morto Tichon, vi fu uno scisma ulteriore che tuttavia alla fine degli anni trenta si esaurì per la mancanza di fedeli, denominato "Gregoriano" dal nome dell'Arcivescovo che disconobbe il locum tenens designato ossia il metropolita Sergej, vicario del passato locum tenens. In questo clima di guerra padre Valentin si ritrovò assieme al suo Vescovo Innokentij a fare prediche coraggiose contro l'oltraggioso modus operandi della Chiesa Rinnovata, i cui membri giuravano fedeltà allo stato ateo ed erano scelti da una apposita commissione, un Dipartimento per gli Affari Religiosi retto da un anonimo soviet. Inutile dire che la maggior parte del clero passò alla Chiesa statale e Innokentij si affrettò a compiere la chirotonia dell'archimandrita Vessarion e insieme al vescovo Sergij Lavrov iniziarono a nominare nuovi presbiteri per sopperire alla mancanza di veri preti. Il Vescovo Innokentij pensò di partire per andare a trovare il Patriarca attualmente agli arresti domiciliari ma fu arrestato dal GPU e fu mandato al confino. Nella chiesa di Taskent Valentin e l'arciprete Michail Andreev si preoccuparono di indire un consiglio diocesano "fedele" e chiesero autorizzazione al GPU per la riunione, ma nessuno si preoccupò di mandare un'osservatore. In quella occasione i sacerdoti e i monaci lì presenti giurarono di non intrattenere rapporti colla chiesa rinnovata e di rifiutarla categoricamente. Arrivò dunque il Vescovo Andrej di Ufa il quale, ottenuto il permesso patriarcale a designare e ordinare vescovi nelle zone da sopperire, candidò Valentin al soglio vescovile, e gli fu dato il nome dell'Evangelista Luca, poiché entrambi professavano la professione di medico. Luka-Valentin celebrò una sola Liturgia prima che la Ceka venisse a cercarlo e la perquisizione di casa sua lo condusse all'arresto. Nel testamento del vescovo Luka vi era scritto che nessuno doveva avvicinarsi alle chiese scismatiche, e il popolo, già amandolo, quando giunse il vescovo rinnovatore del PCUS Nikolaj Koblov gli edifici di culto della città, passati alla sua giurisdizione, rimasero quasi vuoti. Luka fu condannato, dopo essere stato torturato, alla deportazione in un gulag siberiano con l'accusa di attività antisovietica. Luka non temeva comunque le pressioni della polizia sovietica, e nominava diaconi e preti a suo piacimento senza rispettare le direttive che gli imponevano i membri del Comitato per la Religione. Per i problemi che creava nella regione fu spedito a Turuchansk, ma là bastò un suo sermone sulla non-canonicità del vescovo rinnovato che il parroco della città e i laici presenti abbandonarono la comunità rinnovata e chiesero di essere riammessi nella Chiesa Ortodossa Russa. Al termine del periodo di confino il Vescovo Luka tornò verso Krasnojarsk in slitta sul fiume ghiacciato Enisej, ma la gente sapendo che passava di là lo fermava spesso e,tanti erano, officiava liturgie e predicava ogniqualvolta si presentava un gruppo di persone. Le sue prediche infiammavano sì gli animi dei laici e dei preti fedeli, ma infiammavano in diverso modo le autorità politiche che, non trovandovi difetti, non potevano tuttavia procedere con l'eliminazione. L'arrivo della Seconda Guerra Mondiale e la richiesta di buoni chirurghi al fronte bastò perché il Vescovo Luka fosse chiamato a difendere la Patria da quella che passerà, per i russi, come Seconda Guerra Patriottica. Fu nominato rettore dell'ospedale cittadino e di tutti gli ospedali della regione e si narra che abbia guarito molti militari tornati dal fronte in pessime condizioni. Il Sinodo lo nominò a capo della diocesi di Krasnojarsk e si ritrovò una diocesi in stato pietoso. Con perfidia studiata il  responsabile dell'NKVD della zona informò Luka che "non c'era una chiesa funzionante" e che in tutta la Siberia "non era in piedi neppure una chiesa". Sappiamo ad esempio che Novosibirsk aveva una sola chiesa aperta poiché dotata di cimitero. Il Vescovo si ritrovò a dover iniziare il servizio dotato di un solo sacerdote, l'arciprete Zacharov. Egli era in un pastore negligente e Luka dovette forzatamente rimuoverlo dal suo incarico con sospensione a divinis del suo ministero, e dopo tre mesi raggiunse la zona il sacerdote Nikolaj Popov. Fu nominato sacerdote anche un certo Petr Usakov, e tutte e tre riuscirono a rianimare il consiglio pastorale ma ciò fece fremere l'NKVD, che solitamente designava propri pastori o agenti a presidiare e presiedere i consigli pastorali. Nonostante da ogni villaggio e quartiere della diocesi arrivassero petizioni per la riapertura degli edifici sacri, che prontamente Luka sottoponeva all'attenzione del governo locale, la risposta era sempre la stessa: sarete informati quanto prima. Ma il tempo passava. Secondo i dati dell'amministrazione regionale figuravano in tutta la Siberia Orientale 147 chiese, ma solo quelle di Tambov e di Micurinsk erano in realtà in funzione: le altre furono adibite a ospedali da campo, magazzini, depositi merci,edifici burocratici. Dalle lettere vescovili notiamo una << grande nevrosi pubblica >> che passò, sempre per bocca dell'autobiografia di Luka, quando fu ripristinato il culto domenicale. Il nuovo vescovo di Tambov,Luka, propose un vero e proprio moto di rinascita spirituale: catechismo ai bambini, avvicinamento dell'Intelligencija ( classe colta) al mondo religioso, apertura di scuole domenicali e formulò perfino la richiesta di riaprire la Cattedrale della Trasfigurazione, ma il potere centrale lo ostacolò in ogni modo. Lo slancio popolare fu tale che il 1 gennaio 1946 erano state riaperte 24 parrocchie da consigli pastorali approvati da Luka, e nel frattempo il clero rinnovato chiedeva di essere perdonato e riammesso. Il plenipotenziario per gli affari religiosi, G. G. Karpov appena due mesi dopo l'insediamento si lagnò col Patriarca Sergej perché "il Vescovo di Tambov si è permesso di appendere un'icona nell'ospedale dove lavora" e perchè prima di operare pregava; alle riunioni dei dirigenti degli ospedali si presentava in abiti vescovili, attaccava in modo "calunnatorio" i preti del Rinnovamento.
Il Patriarca lo trasferì nella diocesi di Crimea e Luka si presentò senza alcun problema, e si ritrovò in una diocesi ancor più pietosa di quella siberiana. Pochissimi preti, laici a-religiosi ormai, chiese distrutte o chiuse, autorità intransigenti con la religione. Quando le autorità seppero che Luka si era insediato certo non si rallegrarono ben conoscendo il suo animo combattente. L'Arcivescovo Luka disponeva nomine e licenziamenti senza attendere il consenso del funzionario preposto e quando questi si lagnò con Mosca, Luka scrisse al PCUS che << il funzionario apre e chiude chiese e monasteri a suo piacimento.>> Uno starosta iniziò a creare problemi e allora Luka chiese la sospensione, ma il funzionario decretò che il governo non interferva negli affari religiosi, così Luka prese e lo licenziò. Il problema più grande rimaneva, al di là delle chiese distrutte o da ricostruire, proprio il clero "politico". Leggiamo in una sua lettera rivolta ai suoi sacerdoti:
Ho nel cuore un grande dolore, e una continua sofferenza; vorrei essere io stesso separato da Cristo piuttosto che vedere alcuni di voi allontanare da Lui, dalla fede in Lui, dall'amore per Lui le pecore del gregge di Cristo a causa della vostra avidità... il ministero sacerdotale non è forse sempre e specialmente nel nostro tempo una difficile missione di servizio al popolo, che soffre per la fame e la sete di parola del Signore? E quanti sono i ministri del culto che si pongono come fine questa missione?  O non considerano forse il servizio a Dio come un mezzo per mantenersi, quasi un mestiere di dispensatore di sacramenti? Il popolo questi soggetti li riconosce subito... che fare con un prete simile? cerco di farlo vergognare, di toccare le corde migliori del suo cuore, lo trasferisco in un'altra parrocchia come un'ammonizione; ma se anche là non si corregge, lo sospendo dalle sue mansioni e attendo che Dio mi mandi un altro buon pastore al suo posto. La nostra chiesa ha sopportato pesanti prove e afflizioni durante la rivoluzione, e non senza colpa. Da molto,troppo tempo, si era accumulato nel popolo un grande astio verso i preti. Con amarezza vediamo che a molti neanche la Rivoluzione ha insegnato alcunchè. Come prima e anche peggio di prima essi mostrano il volto sporco da mercenari, non pastori, come prima la gente si allontana da loro e si perde aderendo alle sette.
(cfr. V. Maruscak, Svjatel'-chirurg, pp.171-173)
Luka ammoniva i sacerdoti che abbreviavano i riti divini e si ritrovò a dover sospendere per sei mesi il parroco della chiesa di S. Elia di Saki poiché quest'ultimo non solo si ostinava a non portare la veste presbiteriale, ma aveva battezzato con abluzione, aveva conservato i Santi Doni a casa e abbreviava la Liturgia. Pur tuttavia, anche se severo, Luka è passato alla storia anche per come aiutava i suoi preti in difficoltà. Una volta un prete piuttosto disordinato e dal comportamento tutt'altro che presbiteriale, già sospeso più volte, domandò aiuto economico poichè privo di sussistenza e ormai anziano, Luka si adoperò perché ottenesse una pensione direttamente dal Patriarcato. Eppure alle sue prediche spesso qualcuno prendeva nota e riferiva agli agenti dell'NKVD, come era stato raccomandato dal PCUS, le sue frasi più eclatanti. Ecco come ce lo descrive il Segretario del Partito Comunista per la Crimea, N. Solov'ev, in una lettera indirizzata ai superiori nel 28 ottobre 1948:
Tutta l'attività religiosa di Luka ha un'esplicito carattere antisovietico. Da quando è arrivato in Crimea ha iniziato un'energica attività religiosa e nelle sue prediche in modo aperto e sistematico preica simpatia per l'autocrazia zarista e odio per il sistema sovietico e i suoi dirigenti... data la particolare posizione della Crimea come zona di frontiera riteniamo necessario, attraverso gli organi preposti, ad allontanare Luka dalla Crimea stessa.
Luka non nascondeva in effetti una certa simpatia per i Romanov, e cito le sue parole: << in passato la chiesa era in mano agli Zar, ma lo zar era religioso, costruiva le chiese, adesso abbiamo un governo Ateo, non credente. E' bene che lo stato non si immischi negli affari della Chiesa.>>
Nonostante continuassero a ostacolare la sua attività calunniando i suoi preti e chiudendo le sue chiese, Luka si mantenne saldo nella fede fino alla sua morte. Sappiamo inoltre, da testimonianze vive, che la sua attività miracolosa era tale già in vita: una signora presentò il figlio di dodici anni col tumore al petto, e i medici insistevano per operarlo, ma il Vescovo disse semplicemente: << torni da me fra 3 giorni.>> Tre giorni dopo la madre, fedele, ritornò piena di gratitudine e portò alla benedizione del vescovo il figlio completamente sanato.(1)
(1: Archivio della Diocesi di Crimea, Materiali per la Canonizzazione dell'Arcivescovo di Simferopoli Luka Vojno-Jaseneschkij)
Anche dopo la morte del Vescovo abbiamo altri miracoli come quello che ci racconta una signora: suo figlio doveva essere operato e, seduta in giardino, vide all'improvviso la parete dell'ospedale trasparente e visualizzò Luka che passava gli strumenti in mano al chirurgo. Questa dottoressa, dopo l'operazione, commentò meravigliata alla testimonianza della donna: "in effetti mi pareva che qualcuno mi passasse gli strumenti,appena volevo qualcosa in mano, me la ritrovavo già."

(1)
E' passato molto tempo, i nomi dei persecutori ormai stanno scomparendo dalla memoria popolare, ma in Russia ancora molti si ricordano del santo vescovo-chirurgo Luka, un testimone luminoso e chiaro della fede nel buio periodo peggiore che la Russia abbia mai spiritualmente vissuto. Che questa testimonianza possa accendere in voi la speranza e ricordare che le persecuzioni ci mostrano non solo il dolore, ma anche la luminosità dei suoi martiri e dei testimoni della fede che, come Luka, furono innumerevoli ma poichè privi di nome, non sono passati alla Storia



qui sopra, gli strumenti con cui S. Luka operava quando era in vita.
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