mercoledì 27 novembre 2013

L'Unità della Chiesa

di Alexej Stjepanovic Chomjakov teologo ortodosso che ha influito molto sulla teologia russa contemporanea.


La Chiesa è detta una, santa, cattolica ed apostolica, poiché essa è una e santa, appartiene a tutto il mondo, non è legata ad una determinata località, poiché per mezzo suo sono santificate tutta l’umanità e la terra, non un popolo in particolare o una determinata regione, poiché la sua natura è costituita dall’accordo e dall’unità dello spirito e delle vite di tutti i suoi membri su tutta la terra, i quali la riconoscono, ed infine poiché negli scritti e nella dottrina degli Apostoli è contenuta la totalità della sua fede, della sua speranza e del suo amore. Ne consegue che, quando una qualsiasi comunità ha il nome di una locale Chiesa cristiana, come ad esempio la greca, la russa o la siriaca, un tale nome indica solo l’insieme dei membri di quella Chiesa che vivono in un determinato territorio, la Grecia, la Russia e la Siria, ecc… ma non è ammissibile l’ipotesi che una comunità cristiana possa esprimere una dottrina ecclesiale o dare alla medesima un’interpretazione dogmatica senza il consenso delle altre comunità. Ed è ancor meno ammissibile che una qualsiasi comunità o il suo pastore possano imporre la loro interpretazione alle altre. La grazia della fede è indivisibilmente connessa con la santità della vita e nessuna comunità né alcun pastore possono essere riconosciuti come custodi di tutta la fede, così come nessun pastore, nessuna comunità possono essere ritenuti rappresentanti di tutta la Santità della Chiesa. Del resto ogni comunità cristiana, senza pretendere per sé il diritto di un’interpretazione dogmatica o dottrinale, ha il pieno diritto di modificare i suoi riti e di introdurne nuovi, senza tuttavia provocare scandalo nelle altre comunità. Anzi, in tal caso, essa deve lasciare cadere la propria opinione e sottomettersi a quella delle altre comunità, affinché ciò che per l’una è innocente o addirittura lodevole, non appaia alle altre quale colpa ed il fratello non conduca il proprio fratello al peccato del dubbio e sul cammino della discordia. L’unità dei riti della Chiesa deve essere tenuta nel massimo conto da ogni Cristiano, poiché da essa risulta evidente, anche per le persone non istruite, l’unità dello spirito e della dottrina. Invece per chi è colto in essi è contenuta una fonte di letizia vivente e cristiana. La carità è la corona e la gloria della Chiesa.

 La Chiesa visibile o terrena vive in completa comunione ed in unità con tutto il Corpo ecclesiale, il cui capo è il Cristo. Essa ha in sé la continua presenza del Cristo e la Grazia del Santo Spirito in tutta la sua pienezza, che è fonte di vita, ma non nella totalità delle loro manifestazioni. Infatti essa opera non pienamente, ma in quanto Dio lo permette. Poiché la Chiesa visibile e terrena non rappresenta la totalità e la pienezza di tutta la Chiesa, che Dio ha stabilito di manifestare nel giorno del Giudizio finale, essa opera ed agisce solo entro i suoi confini, senza giudicare il resto dell’umanità (secondo le parole dell’Apostolo Paolo ai Corinzi) e considera scomunicati, cioè non appartenenti ad essa, solo quelli che da essa di propria iniziativa si escludono. Il resto dell’umanità, che o le è estraneo o ad essa è legato da vincoli che Dio non ha ritenuto di rivelarle, è da essa lasciato al Giudizio finale. Ma la Chiesa terrena giudica solo nel suo ambito secondo la Grazia dello Spirito e la libertà concessale da Cristo, e nello stesso tempo chiama all’unità e ad essere figli di Dio anche la rimanente umanità. Tuttavia non emette alcuna sentenza su quelli che non ascoltano il suo invito, memore in ciò del comandamento del suo Redentore e Capo: “Non giudicare lo schiavo altrui”.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.