mercoledì 11 dicembre 2013

Teologia Ortodossa - Mistero del Matrimonio


Il sacramento – o per usare la terminologia ortodossa, il santo mistero – del matrimonio non pretende di unire legalmente un uomo e una donna. Piuttosto, è il riconoscimento da parte della Chiesa dell’unione che Dio ha già operato nelle vite degli sposi: è l’ingresso, in modo misterioso, dell’unione umana degli sposi (in quanto unione terrena, soggetta al peccato, al dolore e alla morte) nella dimensione divina del Regno di Dio.

L’unione del matrimonio cristiano riapre la possibilità del primo progetto matrimoniale dell’Eden: attraverso la compagnia di esseri complementari, la realizzazione nella loro vita di un’eternità di gioia.



Per questo il matrimonio ortodosso va al di là di un accordo legale. Nel corso del rito, gli sposi non scambiano voti nuziali: attraverso la loro presenza (e quella dei loro testimoni a garanzia della loro libera scelta) si realizza l’impegno tra i due e l’apertura all’azione di Dio nella loro unione.

Anche se la Chiesa è condiscendente verso i vedovi che si risposano perché non vogliono vivere soli, il matrimonio non è visto come un unione degli sposi “finché la morte non li separi”. Di fatto, dato che l’unione entra nella dimensione del Regno di Dio, ne assume anche i caratteri di eternità. Per questo, invece di parlare di matrimonio indissolubile come fa la teologia romano-cattolica, la teologia ortodossa parla di matrimonio unico e irripetibile: si può anzi dire che per gli ortodossi esiste un solo vero matrimonio sacramentale nella vita, mentre i successivi matrimoni (sia quello dei vedovi, sia in altri casi in cui la Chiesa autorizza un secondo matrimonio quando il primo è, dal punto di vista umano, irrimediabilmente fallito) sono visti come una misura di indulgenza, con una benedizione ecclesiale che reintegra i nuovi sposi nella vita della comunità dei credenti.

Proprio perché propone con il matrimonio una nuova “dimensione divina” alla vita della coppia, la Chiesa Ortodossa non condanna le unioni umane. Il suo compito non è di determinare se le coppie che non sono sposate in chiesa vivano più o meno “nel peccato” (in senso lato, si può dire che chiunque non vive secondo la grazia e la volontà di Dio vive nel peccato, che sia sposato con rito religioso oppure no); piuttosto, il suo compito è chiamare tutte le coppie a passare dall’unione umana alla partecipazione alla vita divina offerta attraverso il mistero del matrimonio.

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