venerdì 7 marzo 2014

La Quaresima e il Digiuno: riflessioni di p. Alexander Schmemann




Ormai abbiamo iniziato la Quaresima, e siamo nel periodo digiunale per eccellenza, il periodo in cui il cristiano ortodosso si pone in mente l'ascesi, cerca di ritagliarsi più spazio per la preghiera e per i lavori spirituali, cerca di appianare le contese e di contenersi in tutte le sue manifestazioni. Ma il Digiuno è solamente una questione dietetica, o una imposizione ecclesiale, o c'è una teologia, una mistica del digiuno? 
Il padre Alexander Schmemann, nelle pagine del suo libro "La Grande Quaresima" edito da Millennium Novae Romae, così ci presenta il rapporto tra cristianesimo e digiuno:

<< Adamo (...) credette nel cibo. (...) il mondo, il cibo, il mangiare la mela, divennero i suoi dèi, le sue fonti di vita. Egli divenne loro schiavo, e non pose più Dio come oggetto di fiducia. Adam in ebraico significa "uomo". E' il nostro nome comune, tutti noi siamo Adamo. (...) E Cristo è il nuovo Adamo, venuto per riportare l'Uomo alla vera vita. Per questo anche lui iniziò col digiuno:

Dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.
(Mt 4,2)

La fame è la condizione nella quale realizziamo la nostra dipendenza da qualcos'altro, e quando il bisogno di cibo si fa insopportabile, capiamo che non avremo mai la vita da noi stessi. E' quel limite oltre il quale o si muore di inedia, o, soddisfacendo la carne, si ha l'impressione di vivere di nuovo. Qui affrontiamo la questione ultima: Da cosa dipende la mia vita? E giacchè si tratta non di questioni accademiche, ma da avvertenze di tutto il corpo, arriva il momento della tentazione. Satana si presentò a entrambi: Adamo mangiò... ( ...) Cristo invece disse che l'Uomo non di solo pane si sostentava.Rifiutò la menzogna cosmica che il Mentitore aveva imposto al mondo intero. (...)
Che cos'è il digiuno allora per noi cristiani? è l'accesso e la partecipazione all'esperienza dello stesso Cristo, attraverso la quale Egli ci libera dalla servitù della materia, dalla dipendenza dal cibo, dal legame col mondo. Ma in nessun modo la nostra liberazione sarà piena, perché viviamo ancora nel mondo caduto, il mondo di Adamo. Ma giacché la nostra morte, attraverso il Cristo, è passaggio per la vita vera, anche il cibo che mangiamo e la vita che esso contiene può essere vita per Dio e in Dio. 
(...) Tutto ciò significa che, profondamente compreso, il digiuno è il solo mezzo attraverso cui l'uomo recupera la sua autentica vita spirituale. 
In ultimo luogo, digiunare significa "essere affamati" e andare oltre il limite di quella condizione umana che dipende interamente dal cibo, che in realtà è manifestazione di fame di Dio. Eppure, il Digiuno senza Preghiera non è altro che una norma dietetica. Il Digiuno disconnesso dalla preghiera e dalla meditazione è davvero dannoso e insensato. Solo i Santi hanno dominato sanamente l'Arte del digiunare: sarebbe presuntuoso voler procedere con il digiuno senza una guida spirituale e senza discernimento.>>

Nelle pagine che seguono, il padre Schmemann ci ricorda che ci sono molti modi di praticare il digiuno. In sintesi, esso è uno sforzo alla nostra natura: cercare di essere più buoni, di dare spazio alla carità, aprire la dimensione cristiana nella vita nella sua interezza; osservare un ritiro della propria dimensione egocentrica per aprirsi alla contemplazione dell'Eterno Mistero. 

Vorrei concludere con l'osservazione di Sua Santità Kirill a proposito del digiuno quaresimale:







"Limitiamo il cibo, riducendone il consumo al minimo. Non si tratta di rinunciare ai cibi non di digiuno, si tratta di moderazione nel cibo in generale, perché, come dicevano i santi Padri, ci si può abbuffare di cibo di digiuno tanto quanto di cibo non di digiuno. Si tratta di autocontrollo, attraverso il quale ci viene rivelata la grande verità che la concupiscenza della carne non è una predeterminazione, non è un istinto, contro i quali è impossibile dare battaglia. La concupiscenza della carne è nella nostra coscienza, nella nostra mente, non nelle esigenze del nostro organismo. Il digiuno ci offre l'opportunità di toccare un diverso stile di vita e di riconoscere che non solo l'anima, ma tutto il corpo fisico fiorisce nel digiuno. Il digiuno ci dà l'opportunità di conoscere la verità delle parole dell'Apostolo e guardare con occhi completamente diversi i nostri propositi, le nostre aspirazioni, i nostri obiettivi che costruiamo in questa vita e che cerchiamo di realizzare"


Sua Santità Kirill, per grazia di Dio Patriarca di Mosca e di tutta la Rus' - Omelia della Domenica dei Latticini




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