martedì 10 giugno 2014

Sul Rito Occidentale - Lettera di Sua Santità Sergio I, Patriarca di Mosca, a Vladimir Lossky

Caro Vladimir Nikolaevich,

I vostri sforzi missionari tra i non-ortodossi non possono che essere ammirevoli. Il pensiero che la nostra Missione debba svilupparsi in ordine di iniziative private è molto appropriato, e quindi dovrebbe godere di una certa autonomia dalle strutture amministrative ed ecclesiali, o, più propriamente, dal lavoro d'ufficio dal quale sono gravati. La Chiesa non è responsabile per le iniziative private che, a sua volta, la Missione promette per avere libertà di iniziativa che è così importante per la sua attività. Mi hai scritto circa la triste esperienza di una donna francese che ha richiesto di diventare Ortodossa, qui da me, a Mosca. Dopo aver attraversato vari canali, la sua richiesta ha trovato riscontro in p. Afanasij il quale  ha marinato il "piccolo giornale" direttamente sulla sua scrivania. Così, la francese non è stata ascoltata, né ricevuta. Se lei si fosse rivolta alla Fratellanza, forse il risultato sarebbe stato diverso; almeno ci sarebbe stato uno scambio di corrispondenza, se non una conversazione faccia a faccia. 

D'altra parte, si ha paura di ostacoli da parte del nostro Consiglio del Decanato Occidentale, composto dai sacerdoti della nostra parrocchia occidentale. Come riguardo ai recenti convertiti si scopre che non sono leader affidabili per la Missione e che, inoltre, essi stessi sono bisognosi di direzione. Per questo, tra tutte le varianti che proponete per la struttura della Missione, io mi limiterei a quello per cui la Missione fu affidata alla Confraternita creata per lo studio dell'Eterodossia ( cattolicesimo romano,ndt) con l'obiettivo di esporre agli Occidentali quella Ortodossia che, un tempo, era stata loro propria

Ritengo che la Fratellanza sia responsabile innanzitutto sull'attività preliminare: i contatti con coloro i quali vogliono convertirsi, lo sviluppo dei pre-requisiti necessarie - le procedure e le condizioni per ricevere un particolare gruppo, sia esso orientale od occidentale, la sua organizzazione parrocchiale, pastorale, etc. L'approvazione dei termini e la loro attuazione, nonché l'esame dei catecumeni e la loro accettazione nella Chiesa,  è una funzione esercitata dalla gerarchia ecclesiastica. 

Il Rito Occidentale da noi approvato dovrebbe essere considerato come un primo passo, frettolosamente messo insieme e quindi è soggetto a modifiche su base di nuove esperienze. Per esempio, taluni mi scrivono che il nostro popolo di Dio di rito occidentale è un po' confuso circa la venerazione delle immagini e la Santa Eucarestia praticata solo dai chierici (1). Probabilmente, ci sono una serie di elementi nel testo dei riti e nei servizi che hanno bisogno di una revisione. In altre parole, la nostra versione esistente del Rito Occidentale Ortodosso ( riti, testi e costumi) non può essere considerata come la versione ultima, e accettabile. Pertanto, qualora un gruppo si avvicinasse a noi e ci offrisse un usum localistico della liturgia Occidentale, od uno più completo,  nulla ci impedisce di accoglierlo. 

Un uso parallelo di due riti e servizi, e in particolare la Divina Liturgia, non sarebbe contrario alla Tradizione della Chiesa: per la nostra chiesa orientale sono celebrate tanto la San Giovanni Crisostomo, quanto la Liturgia dell'Apostolo Giacomo o di San Basilio. L'unico requisito è che la liturgia non sia "fatta in casa", ma basata chiaramente in una tradizione autentica della Chiesa, come ad esempio la Gallicana o, per i non-francesi, qualcun altra, non escludendo neppure il Rito Romano Antico, con delle correzioni.
Inoltre, il desiderio che taluni mi scrivono di avere Liturgie Orientali normali a Parigi, in lingua francese, non dovrebbe essere ignorato. Questo, mi dicono, è essenziale non solo per i francesi, che piuttosto per gli emigrati in sé, in particolare per i giovani che dimenticano la lingua russa gradualmente, e lo slavo ecclesiastico ancor di più. 

Tutto questo porta al suggerimento di stabilire una parrocchia speciale a Parigi, oltreché quella attuale di rito occidentale. Può essere chiamata Missione, o una parrocchia della Fratellanza, o qualcos'altro. La cosa importante è che possiamo, senza scomodare la nostra chiesetta del servizio occidentale caricandola con nuove assegnazioni, introdurre, se necessario, una nuova versione di rito occidentale o un rito orientale in francese. Quali sono le possibilità di istituire una parrocchia così speciale?
(...)
Per inciso vorrei ricordare: non dobbiamo imporre il nostro rito occidentale a nessuno, qualunque sia la versione, e che sia una scelta per coloro che entrano nella Chiesa. Quando vi fu un movimento verso l'Ortodossia da parte dei Cechi, A. Kyriev suonò l'allarme: "perchè i cechi hanno bisogno dell'Ortodossia, quando hanno la Chiesa Cattolica?" NON FACCIAMO LO STESSO ERRORE. Chiunque voglia il rito occidentale, lo usi. L'Ortodossia di Rito Occidentale ha un senso profondo. Questo è anche molto buono per un obiettivo immediato della nostra missione. Tuttavia, sappiamo di eterodossi colti e pensatori profondi, che erano attratti proprio dalla profondità e dalla ricchezza religiosa del nostro rito orientale. 
Per noi Orientali, il Rito Occidentale è una novità interessante, per gli Occidentali è un fatto accettato...

Chiamando su di voi e sulla Fratellanza la benedizione divina e sui tuoi personali sforzi per il nome della Chiesa, 
Vostro in Cristo,
+ Sergio, Metropolita 

Tradotto da: http://www.holy-trinity.org/modern/western-rite/sergius.html
(1) Un abuso liturgico molto frequente nell'Ortodossia slava è quello dell'allontanarsi del laicato dalla Comunione. E' raro tuttoggi, nel Duemila, vedere i laici prendere assiduamente l'Eucarestia. Un brutto vizio.

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