lunedì 24 novembre 2014

La Divina Pedagogia ( Eusebio di Cesarea )

Perché mai nel tempo antico la sua predicazione non fu come è ora, universale e destinata a tutti gli uomini e a tutte le genti? Eccone una chiara risposta. Gli antichi erano incapaci di comprendere la dottrina di Cristo, culmine di saggezza e virtù.  Il primo uomo, subito da principio, dopo il periodo di felicità primordiale, violò il divino comando e precipitò in questa esistenza mortale e caduca, mentre mutava le celesti delizie di prima con l`abitazione su questa terra maledetta. E i suoi discendenti, cosí, tutta la popolarono, e, fatte poche eccezioni, si dimostrarono ancora peggiori del capostipite, abbandonandosi a costumi bestiali e a vita disordinata...
 E` allora che la Sapienza, primogenita figlia, opera primogenita di Dio, il Verbo stesso [a tutto] preesistente, in un impeto di incontenibile amore per l`umanità, si manifesta a quegli esseri inferiori: talvolta servendosi d`apparizioni angeliche, talaltra apparendo di persona quale Potenza di Dio salvatrice, e mostrandosi all`uno o all`altro degli uomini dell`antichità, amici di Dio, sotto forma umana: altra forma non sarebbe stata adatta allo scopo. 
 Questi privilegi gettarono la semente della [vera] religione nella massa degli uomini. Di essa, tutta la nazione discesa dagli antichi Ebrei, divenne sulla terra l`ereditiera devota; ma il popolo era ancora sviato dagli antichi costumi, e Iddio, mediante il profeta Mosè, gli diede le figure, i simboli d`un sabato misterioso, l`istituzione della circoncisione e di altri precetti spirituali, ma non l`intelligenza chiara di tali misteri.  La legge giudaica ebbe risonanza; la sua notizia si diffuse nell`umanità come profumo di soave odore, e ne derivò che la maggior parte delle genti, per opera dei legislatori e dei filosofi, mansuefatta la loro barbarie selvaggia e feroce, addolcirono i propri costumi; e ne nacque una pace profonda, un`amicizia piena di mutue relazioni. E` il momento: e a tutti gli altri uomini, a tutti i popoli della terra già preparati e disposti a ricevere la cognizione del Padre, ecco che il Maestro delle virtù, il Ministro del Padre nella distribuzione d`ogni bene, il Verbo divino e celeste, al principio dell`impero di Roma, apparve per mezzo di un uomo per nulla diverso dalla nostra natura quanto all`essenza del corpo; e fece e patí quello che avevano vaticinato i Profeti. Essi avevano predetto che sarebbe venuto in terra un Uomo-Dio facitore di azioni mirabili e che sarebbe stato per i popoli il Maestro della religione del Padre; avevano preannunziato il prodigio della sua nascita, la novità della sua dottrina, la meraviglia delle opere sue, eppoi la morte che avrebbe subita e la sua risurrezione e il suo divino ritorno ne` cieli.
 Il profeta Daniele, illuminato dallo Spirito Santo, vide il regno finale di lui, e, adattandosi alla capacità del nostro umano intelletto, ne descrisse la divina visione: Io guardai fino a quando furono alzati dei troni, e l`Antico dei giorni vi si assise; le sue vesti erano come neve e i capelli della sua testa come lana lavata; il trono di lui fiamme di fuoco: le sue ruote erano vivo fuoco: scorreva davanti a lui fiume di fuoco. I suoi ministri erano migliaia di migliaia e i suoi assistenti diecimila miliardi. Si stabilí il giudizio e i libri furono aperti (Dn 7,9-10).
 E piú in là: Io stavo dunque guardando, quand`ecco, con le nubi del cielo, venire come figlio dell`uomo; ed ei si avanzò sino all`Antico dei giorni e si presentò al cospetto di lui: a lui fu data potestà, onore e regno, e tutti i popoli, tribú e lingue lo serviranno: la potestà di lui è potestà eterna che non gli sarà tolta, e il regno di lui sarà incorruttibile (Dn 7,13-14).
 E` chiaro che tutto ciò non si può riferire se non al nostro Salvatore, al Dio Verbo ch`era in principio presso Dio (cf. Gv 1,1), e che, per l`Incarnazione avvenuta nei tempi novissimi, si dice anche Figlio dell`uomo.



 (Eusebio di Cesarea, Hist. eccles., I, 2, 17 s., 21-26)

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