venerdì 28 novembre 2014

Purificarsi per Cristo - San Massimo, Vescovo di Torino

(...) Perciò, molti giorni prima purifichiamo i nostri cuori, la nostra coscienza, il nostro spirito e cosí mondi e senza macchia prepariamoci a ricevere l`immacolato Signore che viene, e come egli nacque dalla Vergine immacolata, cosí siano i servi immacolati a celebrare il suo natale! Infatti chiunque quel giorno è sporco e contaminato non si preoccupa del natale di Cristo, né ha desiderio di lui. Partecipi pure corporalmente alla festa del Signore, ma spiritualmente è ben lontano dal Salvatore; né possono stare insieme l`immondo e il santo, l`avaro e il misericordioso, l`uomo corrotto e l`uomo puro, se non quando reca offese mostrandosi tanto piú indegno quanto meno ha conoscenza di sé. Infatti mentre vuol essere cortese, arreca ingiuria, come quegli che, come si legge nel Vangelo (cf. Mt 22,11-13), invitato al banchetto dei santi osò venire alle nozze senza l`abito nuziale, e mentre gli altri risplendevano di giustizia, fede e castità, lui solo con la coscienza sporca veniva disprezzato da tutti gli altri per l`orrore che suscitava; e quanto piú splendeva la santità dei convitati beati, tanto piú si rivelava l`impudenza dei suoi peccati. Egli forse avrebbe potuto arrecare minor dispiacere, se non avesse affatto preso parte al convito dei giusti. Perciò fu legato mani e piedi e gettato fuori nelle tenebre, perché non solo era peccatore, ma perché come peccatore si arrogava il merito della santità.  Dunque, fratelli, noi che siamo in attesa del natale del Signore, ripuliamoci da ogni residuo di colpa! Colmiamo i suoi tesori di doni diversi, perché nel giorno santo si possa accogliere i forestieri, ristorare le vedove, vestire i poveri! Infatti che cosa succederebbe, se in una stessa casa dei servi dello stesso padrone uno vestisse orgoglioso abiti di seta, un altro fosse coperto di stracci; uno fosse rimpinzato di cibo, un altro patisse fame e freddo; quegli fosse tormentato da indigestione per le gozzoviglie del giorno prima, questi invece non riuscisse a placare la fame del giorno prima? Oppure quale sarebbe il valore della nostra preghiera? Chiediamo di essere liberati dal nemico (cf. Mt 6,13) noi che non siamo liberali verso i fratelli. Imitiamo nostro Signore! Se infatti egli vuole che i poveri siano insieme con noi partecipi della grazia celeste, perché non dovrebbero essere con noi partecipi dei beni terreni? E non siano privi di nutrimento quelli che sono fratelli nei sacramenti, se non altro per meglio difendere per mezzo loro la nostra causa davanti a Dio, cosí che noi li manteniamo a nostre spese ed essi rendano grazie a lui. Quanto piú poi il povero benedice il Signore, tanto piú gioverà a chi gli fa benedire il Signore. E come sta scritto: Guai all`uomo per il quale viene bestemmiato il nome del Signore (cf. Gc 2,7), cosí sta scritto: Pace all`uomo per il quale è benedetto il nome del Signore e Salvatore. Ma qual è il merito di colui che dona? Egli fa sí che pur essendo solo ad agire nella casa, la Chiesa attraverso molti possa pregare il Signore, e anche se forse non osa chiedere alla divinità, grazie alle preghiere dei piú che chiedono ripetutamente, riceve anche quello che non sperava. Per questo, ricordando il nostro aiuto, il beato apostolo dice: Affinché siano rese grazie per noi da parte di molti (2Cor 1,11); e ancora: Perché la vostra divenga una oblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo (cf. Rm 15,16). 

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