lunedì 1 dicembre 2014

Le decorazioni natalizie sono un male? certo che no - riflessioni di un clerical chic

Eccoci ancora una volta con la rubrica del Clericalismo in salsa rosa, stavolta per il tema dei regali, dei cenoni apocalittici coi parenti e le palline glitterate degli alberi di Natale.
In che misura noi ortodossi ci dobbiamo far toccare da queste cose?
Innanzi tutto, dobbiamo riflettere sul fatto che tutte queste usanze sono degenerazioni di simboli cristiani molto antichi, o perlomeno plurisecolari. Il fatto che la non-civiltà dei consumi li abbia rovinati miseramente, non ci deve far dimenticare da dove vengono. Analizziamone alcuni.

La Ghirlanda. Quando arriviamo davanti ad un portone di casa, solitamente ci accoglie la pacioccosa ghirlanda di pungitopo con le bacche rosse. Prima di essere il simbolo dei bacetti degli innamorati - abbiamo visto un Papa e un Patriarca, recentemente, baciarsi sotto il vischio - la Ghirlanda era innanzitutto il simbolo della corona di spine del Cristo, e anche il giogo dei peccati umani che Lui si addossò per distruggerli; il colore rosso delle bacche ci ricorda il martirio dei primi cristiani, "frutti" come le bacche della predicazione degli Apostoli. La Tradizione della Ghirlanda nasce nella Chiesa Anglo-sassone ed era legata anche al culto di Santa Lucia, per la cui festa le ragazze indossavano in tutto il mondo nordico corone di pungitopo cui erano infisse delle candele accese.

Albero. L'Albero di Natale è sovente collegato alla tradizione pre-cristica dei pagani norreni i quali veneravano in particolari alberi, abeti e querce, il dio Wotan, ossia Odino. In realtà, credo ben più semplicemente che i cristiani nordici lo abbiano adottato ricordando il ben noto "Albero della Vita", epiteto di Cristo. 


I Regalini. Il merchandising ha indelebilmente deciso che i regali e l'albero sono una accoppiata ormai

inseparabile; in realtà, le cose anticamente non andavano così. La tradizione di fare regali in questo periodo dell'anno ( Avvento, non tanto Natale) è invece di provenienza greca, per il giorno però di San Nicola di Myra ( 6 dicembre ), per via della sua nota agiografia circa la sua provvidenza nei riguardi di un suo amico. La storia, brevemente, è questa: San Nicola aveva un amico il quale era così povero che meditava di mandare le proprie figlie a prostituirsi. Nicola, sapendo ciò, senza dire nulla al suo amico, depositava in segreto ogni notte una somma di denaro sulla finestra di casa dell'amico, in modo che potesse sostentare la famiglia senza mandare nessuno a peccare.
La tradizione dei regali per San Nicola era molto diffusa anche in Olanda, per il grande influsso che pure là San Nicola aveva ( sic ) nella religiosità locale. Quando gli olandesi emigrarono in America portarono seco, oltre alla riforma luterana, anche quel poco folklore antico loro rimasto, e così si diffuse il Santa (Ni)Klaus che poi la CocaCola ha deciso di far diventare il monello pacioccone amante delle bibite gassate.
Insomma, cari amici ortodossi, un regalino per San Nicola si può fare, ma anche a Natale non guasta ormai: è sempre bello dimostrare l'affetto che si nutre per i propri cari ( aprite i portafogli, genovesi che non siete altro). In foto, un poco ( molto ) noto Santa Klaus.

Il presepio. Inventato da Francesco d'Assisi nel 1200, ormai il Presepe è per noi italiani una attività familiare e anche un simbolo culturale. Statuofobie a parte, i nostri confratelli russi hanno una lunga tradizione in fatto di presepi fin dal 1600. Facciamolo anche noi non per latrìa, ma perchè è carino e coccoloso!

Le mangiate. La mangiata, ormai assurta a riunione del parentado, era in realtà la rottura del digiuno d'Avvento, quindi un "pasto clericale", nel suo senso buono di ekklesìa, di comunità di amici-confratelli che si ritrovavano tutti in parrocchia ( altro che nonni rompiballe: anche i nonni degli altri!). Non c'è niente di male nel condividere un lauto pasto in compagnia dopo la Liturgia di Mezzanotte. E sì, amici vetero-calendaristi, voi siete ancora in digiuno e vi tocca guardare.

Ecco, ora che abbiamo finito le principali note del nostro periodo liturgico viste con occhio clerical, vi lascio agli articoli di fede. Ricordate sempre, in medio stat virtus






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