giovedì 12 febbraio 2015

La Vittoria della Croce di Cristo ( di p. Ioannis Romanidis )

 Tradotto dal francese dal servo di Dio Raffaele Guerra
apparso sul n.22 della rivista Synaxe - La vita in Cristo, del protopresbitero Ioannes Romanidis

Partecipazione sacramentale alla Vittoria della Croce
La partecipazione alla vittoria della Croce non è solo una speranza per il futuro, ma una realtà presente (Ef. 2:13-22). È donata a coloro che sono battezzati (Rom. 6:3-4) ed è radicata nel Corpo di Cristo (Gv. 15:1-8). Non c’è tuttavia alcuna magica garanzia di salvezza e di partecipazione continuata alla vita di Cristo (Rom. 9:19-20).
Cristo è venuto a distruggere il potere della discordia unendo coloro che credono in Lui nel suo Corpo. Il segno esteriore della Chiesa è l’unità d’amore (Gv. 17:21), mentre il centro e la fonte di tale unità è l’Eucarestia: «Perciocchè vi è un medesimo pane, noi, benché molti, siamo un medesimo corpo; poiché partecipiamo tutti a un medesimo pane» (I Cor. 10:17). Il Battesimo e la Cresima ci radicano nel Corpo di Cristo, mentre l’Eucarestia alimenta la nostra vita in Cristo e ci unisce l’un l’altro mediante la “inabitazione”del santo Spirito nei nostri corpi (I Cor. 10:17). La fede non è sufficiente per la salvezza. I catecumeni, che erano già “credenti”, dovevano vigilare prima di ricevere il battesimo, rifiutando ogni cosa che il mondo considerasse come “vita normale” nel corpo corrotto del peccato e della morte, per essere resuscitati nell’unità dello Spirito, ovvero per essere fusi con altri membri di una comunità locale in Cristo e nella comune vita di amore. L’ortodossia ignora ogni forma di amore sentimentalistico per l’umanità. È insieme con individui concreti che dobbiamo essere uniti per vivere in Cristo. L’unica via che apre all’amore di Cristo è quella di un vero amore per gli altri. «Io vi dico in verità, che, in quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, voi l’avete fatto a me» (Mt. 25:40).
L’amore nel Corpo di Cristo non consiste in vaghe astrazioni che esprimano il bisogno di servire ideologie o cause umane. L’amore, secondo l’immagine del Cristo, consiste nella crocifissione al mondo e non è altro che la liberazione del sé da tutte le idee vaghe, per vivere nella complessità della vita comune, cercando di amare Cristo nel corpo di un fratello che ha esistenza concreta. È facile parlare di amore e benevolenza, ma è molto difficile aprirsi ad una relazione sincera e intima con chi ha un’origine diversa dalla propria. Ad ogni modo, è la morte e la resurrezione in Cristo ad aver fondato una comunità di santi che non pensano a se stessi, né alle loro opinioni, ma esprimono continuamente il loro amore per Cristo e per gli altri esseri umani, cercando di umiliare se stessi come Cristo fu umiliato. Ciò che non era possibile sotto la legge della morte è divenuto possibile attraverso l’unità nello Spirito della vita.

 Come conquistiamo oggi la Vittoria della Croce
Lungo la sua storia, la Chiesa ha dovuto combattere il peccato e la corruzione fra i suoi stessi membri, e spesso nel suo stesso clero. Comunque, in ogni epoca conosceva i mezzi appropriati, così come è stata sempre capace di discernere il nemico. La Chiesa sussiste nella verità non perché tutti i suoi membri siano senza peccato, ma perché la vita sacramentale è sempre presente in Lei, e contro di Lei il Demonio è senza difesa. «Quando ci si raduna spesso nello stesso luogo (epi to auto), il potere di Satana è distrutto» (Sant’Ignazio di Antiochia, Lettera agli efesini, 13). Ogniqualvolta i membri di una comunità si riuniscono per celebrare l’Eucarestia e sono nella condizione di scambiarsi il bacio di pace per comunicare insieme nel Corpo e nel Sangue di Cristo, il demonio è sconfitto. Ad ogni modo, quando un membro del corpo di Cristo comunica indegnamente, egli mangia e beve la dannazione di sé (I Cor. 11:29). Quando un cristiano non comunica al Corpo e al Sangue di Cristo in ogni Eucarestia, è spiritualmente morto (Gv. 6:53). La Chiesa ha rifiutato categoricamente di approvare la pratica secondo la quale un gran numero di cristiani frequenta l’Eucarestia, ma solo pochi partecipano alla comunione. L’orientamento spirituale, la partecipazione alla preghiera e la comunione sono inseparabili (settimo Canone Apostolico; San Giovanni Crisostomo, Terza omelia sugli efesini). «Che nessuno s’inganni: fuori dal santuario, si è privati del Pane di Dio… colui che non si unisce alla Chiesa, ha mostrato il suo orgoglio e ha condannato se stesso» (Sant’Ignazio di Antiochia, Ef. 5). La tradizione biblica e quella patristica convergono su un punto: colui che è un membro vivente del Corpo di Cristo, è morto al potere della morte e vive nel rinnovamento dello Spirito della vita. Per questa ragione, coloro che rinnegavano Cristo durante le persecuzioni, anche dopo ore di torture, erano ritenuti scomunicati. Una volta che un cristiano moriva con Cristo al battesimo, ci si aspettava che sarebbe stato disposto a morire in qualunque altro momento nel nome di Cristo. «Ma chiunque mi avrà rinnegato davanti agli uomini, io altresì lo rinnegherò davanti al Padre mio che è ne’ cieli» (Mt. 10:33). Il decimo canone del Primo Concilio Ecumenico non sancisce il mero divieto di ordinare chiunque ha rinnegato il Cristo durante una persecuzione, ma dichiara l’automatica non- validità di una tale ordinazione, anche se ha luogo nella non consapevolezza dell’ordinatore. Tutti coloro poi che abbiano proceduto scientemente a un’ordinazione del genere sono privati essi stessi del sacerdozio. Quali seri trasgressori quindi del voto battesimale sono coloro che non vanno in chiesa per pigrizia! Il lassismo che oggi il nostro clero avalla riguardo alla nostra pratica sacramentale è ancora più inaccettabile! Se il cristiano veniva scomunicato per aver rinnegato Cristo dopo ore di torture fisiche, coloro che, settimana dopo settimana, scomunicano se stessi sono ancora più condannabili.
Il carattere e i metodi del Demonio non sono cambiati. È rimasto uguale a se stesso, come ha scritto Paolo, capace di trasformarsi «in angelo di luce» (II Cor. 11:14). Il potere della morte nel mondo rimane il medesimo. I mezzi della salvezza, la morte del battesimo e la vita dell’Eucarestia, restano quindi gli stessi (almeno nei libri liturgici della Chiesa). I canoni della Chiesa non furono mai cambiati. Noi leggiamo sempre le medesime Scritture approvate dai nostri Padri. Come si spiega, dunque, la nostra debolezza moderna? Essa non è mai stata così evidente. Può esserci una sola risposta. I membri della Chiesa non stanno combattendo il male nello spirito della Bibbia. Troppi cristiani strumentalizzano la Chiesa per interessi privati e interpretano la dottrina di Cristo secondo sentimenti privati. Il compito essenziale cui deve assolvere oggi la gioventù ortodossa è di ritornare alla verità degli Apostoli e dei Padri e non incedere secondo la legge del principe dell’oscurità e gli elementi di questo mondo. Per questa ragione Cristo è morto. Rinnegare questo è come rinnegare la Croce e il sangue dei martiri. Prima di criticare “l’inflessibilità” della dottrina patristica, il moderno ortodosso deve tornare ai presupposti scritturistici della vita in Cristo e vigilare attentamente per non pervertire la Sua dottrina.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.