mercoledì 8 aprile 2015

gli attacchi dei demoni e come fermarli ( Evagrio Pontico, diacono )

Tratto da Filocalia, vol.1, ed. Ricerca del Graal

Il diacono e abate Evagrio Pontico nacque a Schete ( Ponto ) nel IV secolo ed ebbe come maestri Gregorio di Nissa, Basilio Magno e Gregorio di Nazianzio. La sua alta vita ascetica e le sue massime sulla vita devota sono divenute famose in tutto il mondo cristiano e ci sono pervenute in varie lingue, in greco, in siriano, in latino, in arabo. Il brano che segue è contenuto nel suo capolavoro Lettere ad Anatolio, contenute nella Patrologia Greca del Migne, nelle quali dispensa consigli su come vivere santamente la condizione monastica, ma ognuno di noi può trarne profitto nella lotta alle passioni

Sui demoni

nell'immagine, un antico testo medievale che mostra il monaco tentato dal demonio

Otto sono le radici dalle quali nascono tutti gli altri pensieri agitati: gola, sensualità, avidità di denaro, risentimento, iracondia, scoraggiamento, vanagloria e orgoglio. Non dipende da noi che queste radici ci tormentino o meno, ma dipende da noi lasciarle agire o meno.

Golosità. La golosità suggerisce al monaco di smettere il suo impegno ascetico e gli mette davanti i mali di stomaco, del fegato e della bile, l'idropsia e altre brutte difficoltà, le gravi infermità, la mancanza di medici e rimedi. Poi gli ricorda quei monaci che hanno sofferto di tali mali. Altre volte il demone della gola suggerisce ai monaci malati di andare a trovare quelli sani che stanno compiendo la loto lotta ascetica del digiuno, per informarli dei loro problemi e traviarli. 
Sensualità. Il demone della sensualità stimola le bramosie carnali e e con astute insidie stimola gli astinenti, cercando di allontanarli dalla loro austerità, convincendoli che essa è sterile per sé stessi. Con tali suggestioni inquina la loro anima per spingerli a compiere azioni sessuali, e li mette in condizione di accogliere i discorsi di chi parla di lussuria. 
Avidità. Il demone dell'avidità di denaro suggerisce al monaco di mettere via da parte per la vecchiaia tutto il possibile, quando non potrà vivere del lavoro delle proprie mani. Esso gli presenta innanzi la malattia, l'infermità, l'impossibilità di agire, la fame, il peso di dover sopportare l'aiuto degli altri.
Risentimento. La mancata soddisfazione di un desiderio o alle volte l'irascibilità, stimolano reazioni di risentimento. Tornano alla mente i ricordi della vita agiata e piena di consolazioni che il monaco conduceva prima di abbracciare l'austerità, e quando il demone attecchisce, l'anima comprende che quelle delizie terre e  umane non torneranno più. Più il monaco si attacca a questi pensieri, e più l'anima ne uscirà addolorata e graffiata. 
L'iracondia. l'Ira è il più vivace degli istinti passionali. Dataci da Dio per rivolgerla contro i demoni, l'ira usata contro i fratelli è un grande peccato. Il tempo preferito per comparire dell'ira è durante la preghiera, quando chi ci ha recato offesa ci compare innanzi con forza. 
Lo scoraggiamento. Il demone dello scoraggiamento, chiamato comunemente demone meridiano poiché si manifesta dalle dieci del mattino fino alle quindici, è uno  dei più tremendi. Esso vìola il pensiero e ti costringe a guardare continuamente fuori dalla finestra, a cercare di capire il ritmo del sole, le giornate ti sembrano lunghe cinquanta ore e ti deprime con il lento scorrere del tempo. Poi ti assale tramite il disgusto del luogo in cui viviamo, dello stile di vita, dell'impegno scelto, suggerendoci di abbandonare tutto. Nei giorni di prova, se qualche compagno di monastero lo ha offeso, il monaco è tormentato da questo demone che gli ricorda come fra i monaci non vi sia amore e gli manda pensieri su come è stato trattato, continuamente. Altri pensieri gli sussurrano come non è necessario rimanere in monastero poiché Dio può essere pregato ovunque. Gli ricorda le asprezze dell'ascesi e le dolcezze della vita fuori dall'eremo, gli ricorda quanto tempo dovrà vivere ancora soffrendo. Questo demone è presto seguito da un altro, ma non subito se il monaco vince questa tentazione, poiché una grande pace cala in lui. 
Vanagloria. Il demone successivo allo scoramento è quello della vanagloria. Esso svolge la sua opere nelle anime di chi ha vinto il giusto dominio delle forze vitali. L'assalto comincia col compiacimento dello sforzo ascetico compiuto, e con gli elogi mossi da altri uomini. Il solitario vede sorgere, per l'incantesimo della fantasia, demoni urlanti scacciati dalla sua sola presenza, guarigione di donne malate operate per mezzo suo, turbe di infermi che vengono da lui per essere guariti, uomini di chiesa che lo cercano per farlo prete contro la sua volontà, ma costretto alfine ad essere innalzato alla gloria presbiteriale. Una volta accese queste speranze, lo spirito del male se ne va lasciando il campo ad altre tentazioni come il ritorno dello scoraggiamento o del risentimento poiché i suoi desideri sognati non sono stati realizzati. 
Superbia. Lo spirito della superbia però è il più terribile. Suggerisce all'anima che Dio non è l'unico soccorritore dell'esistenza, ma che si è progrediti per propria virtù. Ci si colloca sopra gli altri monaci, reputandoli ignoranti perché hanno vedute diverse. La superbia reca seco molto turbamento e irrequietezza. L'ultimo stadio della superbia è la frenesia mentale.
Le cose gradite a Dio sono la preghiera pura, il digiuno  che combatte la gola, il canto dei salmi, il lavoro manuale che scaccia ogni pensiero, la lettura delle divine scritture, il pensiero doloroso dei peccati commessi, le riflessioni sulla morte e sul Giudizio divino finale. Se desideri vivere come gli angeli già sulla terra aumenta la presenza di Dio nel tuo cuore, recita la preghiera costante e pensa il Nome di Dio unito a qualche riflessione sulla propria piccolezza. Compi il bene verso i tuoi fratelli e sii compassionevole verso tutti. 


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