giovedì 23 aprile 2015

Matrimonio e presbiterato: i "requisiti" della presbitera

Nota del blogger:
L'articolo che segue è tratto dal sito "Good Guys wear black" che si occupa della compagine culturale dell'essere preti, insegnando molte cose carine, vi consiglio di darci un'occhiata. L'articolo ufficiale in inglese è questo ma io ho tagliato alcune parti e ho reso il tutto più snello, trattandosi di fatto di diritto canonico, una materia poco digeribile. 
La parola "presbitera" è il lemma che traduce il greco presbytera e il russo matushka, significa "moglie-di-prete" ( ed è più pulito ed aulico come sostantivo piuttosto che la sua perifrasi esplicativa) e NON "sacerdotessa"

Requisiti canonici

Dal punto di vista scritturale sono pochi i riferimenti ai vescovi/presbiteri e ai diaconi e alle loro mogli. Nelle Lettere di Paolo 1Timoteo e Tito, nelle quali si traccia il profilo dell'uomo di famiglia e del padre della comunità, ma soprattutto il primo e grande contenuto propriamente "canonico":
Bisogna che (l'uomo) sia marito di una sola moglie.
Questo implica fortemente che il requisito di base sia "essere sposati", ed è un punto di partenza imprescindibile per l'ordinazione. Spesso sorgono appelli da persone divorziate e risposate con giustificazioni quali "la mia ex moglie non era ortodossa" oppure "neppure era cristiana", ma san Paolo parlava ai convertiti dal paganesimo, e indica l'indissolubilità del proprio matrimonio come base: un prete dev'essere d'esempio per il proprio gregge.
Nota del blogger: se poi i Vescovo tramite il proprio potere di economìa garantisce in modo diverso, non c'è nulla che tenga, il Vescovo scioglie e il vescovo lega
Ad ogni modo, il Canone Apostolico 17 ammette che, se la precedente moglie non era battezzata, il matrimonio non aveva avuto effetto sacramentale, quindi non è esistito.
In 1Timoteo 3:11 san Paolo traccia il profilo umano della moglie del chierico:
(Che la donna) parimenti sia dignitosa, non maldicente, sobria, fedele in ogni cosa
La moglie del chierico non deve essere una donna frivola, deve conoscere e aiutare il marito nell'esercizio dei suoi doveri e dei suoi obblighi presbiteriali, e dev'essere capace di sopportare la vita di chiesa senza dare mai occasione di scandalo perché non c'è cosa più semplice, per una moglie di prete, che essere il primo pettegolezzo della chiesa.  :
che (il sacerdote) governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio? (1Timoteo 3:4-5)
E, per la famiglia in generale, è cosa buona che i diaconi e i sacerdoti abbiano figli ubbidienti in tutto.

La famiglia del sacerdote


Le famiglie del clero sono d'esempio per tutta la comunità parrocchiale. Questo comporta una grande crisi personale e familiare soprattutto a carico dei bambini e della moglie, ma se il sacerdote è in grado di far fronte tempestivamente allo stress coniugale, tutto si può risolvere. Nelle società scristianizzate come le nostre è davvero dura sopportare il peso dell'esempio: la famiglia vorrà rientrare nello standard culturale che gli è proprio, vorrà essere "come tutte le altre" anche se questo è, in termini di società odierna, un'adeguamento alla prospettiva non cristiana della vita e non conforme ai dettami del vivere evangelico. La famiglia deve rimanere unita e cercare di opporsi al consumismo e alla mollezza spirituale in armonia.

Se il matrimonio non funziona, il sacerdote non deve vergognarsi nel prestarsi a sedute psicologiche o di counseling familiare, e tentare in ogni modo di recuperare il rapporto.
La famiglia del sacerdote è tenuta a osservare i digiuni e i tempi di magro (anche d'astinenze coniugali) prescritti dai canoni della propria Chiesa Madre di riferimento. Il Sacerdote deve indossare l'abito talare - la tonaca - in ogni sua uscita fuori dalla propria abitazione, e non si vergogni se accompagna in qualche luogo la moglie. E la moglie gli ricordi sempre con dovizia e affetto il dovere dell'abito.

Il divorzio del chierico

I canoni sono molto severi in questo. Il sacerdote non può chiedere il divorzio, a meno che la moglie non lo abbia tradito DOPO la sua ordinazione: allora per non permanere in una relazione guastata, la lasci.( Neo-Cesarea, canone 8). Se il vescovo vede che l'amore è oggettivamente morto, può sciogliere la donna dal vincolo del matrimonio - con penitenza - e monacare il sacerdote.
Se il laico candidato agli ordini viene tradito dalla consorte PRIMA dell'Ordinazione, egli non può ricevere i sacri ordini.

Nota del blogger:
Fra preti, aiutatevi.


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.