venerdì 24 aprile 2015

Pane Lievitato o Pane Azzimo per i Doni della Liturgia? la prospettiva storica Ortodossa

Alle radici della polemica coi Cattolici

Nell'arco del nono secolo e nei primi decenni dell'undicesimo secolo, fra Latini e Greci della Chiesa Indivisa sorse un dibattito sulla forma del Pane, se dovesse essere usato lievitato oppure azzimo. Il pane lievitato era usanza inizialmente condivisa, poi in ambiente gallicano (Francese) si usò a utilizzare il pane azzimo ( le ostie) come surrogato liturgico per il pane lievitato, ossia la prosfora usata normalmente e tuttora nel mondo bizantino. La primissima menzione a ostie in luogo di pane lievitato si ha negli scritti di Alcuino di York (735-804 d.C.) insigne figura della Corte di Carlo Magno e proclamato beato nell' 840 dal teologo tedesco Rabauno Mauro suo contemporaneo. E' tuttora nel Martirologio romano pur senza un vero processo di canonizzazione. Verso il nono secolo il generale rinnovamento Carolingio, che non aveva risparmiato neppure il clero - iniziando lo Stato a pretendere il celibato dai sacerdoti, argomento che tratterò presto - e l'Impero in una prospettiva da un lato di una sua bizantinizzazione (l'imperatore si vestiva alla greca e l'iconografia di rappresentanza è greca) dall'altro di creare un divario per rilevare la propria presenza, iniziarono a mutare alcuni usi condivisi con la Chiesa di Costantinopoli. Guidata da Alcuino sotto le direttive di Carlo Magno, la Riforma Liturgica  mischiò il Messale Romano con quello Gallicano creando una liturgia ibrida che poi si diffuse in tutto l'Impero, ebbe fra le sue manifestazioni lampanti l'uso del canone di consacrazione silente e l'uso del pane azzimo. Tutto questo è magistralmente descritto nei volumi Storia della Chiesa di Francia e Papismo Eretico del padre René ( poi Vladimir ) Guettée, un prete cattolico divenuto poi ortodosso nella metà del 1800. 

La controversia del X secolo: Niceta Pettorato

Il pane azzimo - o ostia - è da sempre stato usato anche dalla Chiesa Armena, fin dai primissimi secoli. Il teologo greco e monaco studita Niceta Stethatos (1005-1090 d.C.), che significa "pettorato", epiteto dato dall'Imperatore Costantino IX Monomaco al teologo noto per la sua verve,  iniziò un trattato diviso in cinque parti nelle quali entrava in polemica contro il Patriarca Cerulario, contro gli Armeni, e contro i Latini. Ci è giunta solamente la quinta parte, quella contro i Latini. Nel 1054 difatti, deposte le sue antipatie per il patriarca - il quale a sua volta aveva criticato alcuni aspetti dei Monaci Studiti - si schierò a favore del Patriarcato Ecumenico nella disputa con il cardinale Umberto di Silvacandida, l'apocrisario papale in Costantinopoli. 
Il teologo Niceta ci spiega come il pane azzimo nella teologia armena sia una loro introduzione liturgica volta a ricordare l'unica natura di Cristo, fatto per il quale essi si allontanarono dalla comunione ecclesiale con la Pentarchia nel Concilio di Calcedonia (451 d.C.). Quindi, secondo la prospettiva di Niceta, adottata poi dal mondo ortodosso, i cattolici si sono macchiati di monofisismo nella loro Cristologia. Difatti Niceta Pettorato nella sua argomentazione parla del perché il pane deve essere lievitato, ossia "normale":
a) epiusion: "dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Padre Nostro). Il pane che si mangia a tavola (quotidiano) è normalmente lievitato. A meno che non si mangi un kebab. 
b) homousion. Consustanzialità. Il Cristo partecipa delle due nature, con noi in quanto umanità, e nel Padre nella sua divinità. 
c) perìusion. Specificità. Dio scelse il pane azzimo per il popolo ebraico dell'antica alleanza, e Cristo nell'Ultima Cena mangiò e benedì del pane "normale" per la Nuova Alleanza. Noi siamo il popolo eletto della Nuova Alleanza in quanto cristiani, e il pane lievitato è il simbolo dell'Unione intima con Lui nella pienezza della Fede da lui impartita agli Apostoli.
Niceta spinge molto, nel suo trattato, sul tema della perìusion, spiegando appunto come le conseguenze del rigettare il pane "comune" sia un rigetto dell'integrità dell'insegnamento della Chiesa Indivisa. Inoltre, approfondisce una lettura filosofica del lievito, rendendolo simbolo dell'anima che cresce (lievita) a contatto con il Cristo. Il pane azzimo sarebbe, in sostanza, un corpo senz'anima.. Niceta passa poi all'attacco diretto contro i Latini ( ormai Cattolici ) dicendo che, se si rigetta il Pane Lievitato dato da Cristo ai suoi discepoli, si rigetta la Nuova Alleanza e si ritorna nella condizione dei giudei che offrivano pane azzimo nel Tempio.
Tutt'oggi, le differenze sull'uso del pane eucaristico sono fonte di divisione fra le varie Chiese. 

Gli attuali usi del Pane Eucaristico nelle confessioni Cristiane

 Mondo Occidentale:
Anglicani, Luterani e Cattolici usano le ostie, ossia dei dischetti di pane azzimo molto compresso. Alcune chiese luterane usano una sorta di pagnotta vera e propria. 

 Chiese Ortodosse 
I Copti, gli Etiopi, gli Assiri e le Chiese Ortodosse "bizantine" ( russi, greci, romeni, serbi, bulgari e loro dipendenti) utilizzano la prosfora, ossia pane lievitato accuratamente lavorato. Il pane viene tagliato col rito di preparazione ( proscomidia) e infine unito al Sangue di Cristo, e i fedeli si comunicano col làbis, il cucchiaio eucaristico. I copti, pur usando la prosfora, danno prima il Corpo singolarmente, e poi il calice singolarmente.

Gli Armeni 
La Chiesa Apostolica Armena utilizza una sorta di pane azzimo molto particolare, tradizione millenaria ante-cristiana, simile ad una piadina. Viene tagliato in forme utili per essere poi dato ai fedeli "inzuppandolo" nel calice prima di passarlo direttamente nella bocca del fedele. 












FONTI
ANDREW LOUTH, Greek East and Latin West, st. Vladimir Seminary press
Santi e Beati, sito web
PAPADAKIS, The Christian East and the Rise of the Papacy, SVSP.
VLADIMIR (René) GUETTEE, The Heretical Papacy (1874)



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