martedì 19 maggio 2015

La santità monarchica: i grandi re santi dell'Ortodossia

Elencare il numero di santi nobili e monarchi richiederebbe moltissimo spazio, e anche se sarebbe un'opera pia,un blog non è adatto quanto lo sarebbe un sinassario preciso e cartaceo. Mi limito a esporre la breve agiografia di tre santi monarchi che, in modo diverso ma accumunati dalla fede ortodossa, hanno reso onore alla Trinità vivendo le loro stato.
Gloria a Dio attraverso i suoi santi!

Il despota martire Jovan Vladimir ( Св. Јован Владимир )
Dopo la dissoluzione del grande principato di Rascia ( antico stato serbo ) le gerarchie serbe decisero di convertire anche gli ultimi pagani per cercare da una parte di allentare l'arrivo di missionari, sia per formare alleanze con l'Impero d'Oriente e con le città italiane. L'imperatore bizantino Giovanni I Zimisce ( 969-976) conquistò i territori e li assoggettò a Costantinopoli, Dopo una rivolta popolare nella quale i greci furono cacciati, il re Predimir divenne Despota della Duklja ( Doclea ) iniziando il Despotato di Doclea. In questo clima di violenze salì al trono il giovane despota Jovan Vladimir (970-1016) al quale si deve un'alleanza duratura coi bizantini la quale gli garantì i confini sicuri; si deve a lui la soppressione finale del paganesimo istituzionale dando al clero l'educazione del popolo; costruì chiese e monasteri e diede la preferenza al rito greco rispetto a quello latino, confluendo così nell'orbita del Patriarcato di Costantinopoli, atto che salverà la Serbia dalla futura eresia romana. Jovan Vladimir combatté anche l'eresia bogomilita nel suo regno. La sua devozione al Cristianesimo divenne argomento popolare di molte leggende e storie per bambini.
Nel 997 Samuele, capo dell'esercito del re bulgaro Roman I, succedette al suo re quale imperatore della Bulgaria e si proclamò imperatore anche di Costantinopoli, e iniziò l'ennesima guerra fra le due nazioni. Samuele invase la Doclea e un nobile serbo tradì il suo re. Lo Zar Samuele imprigionò così Santo Jovan e lo condusse a Prespa, vicino Ohrid, in Bulgaria. Là Jovan incontrò Kossara, la figlia di Samuele, la quale si innamorò del santo despota e ne chiese la liberazione. Samuele acconsentì e rimandò indietro la coppia quali despoti della Doclea libera. 
Il Re Jovan morì martire, ucciso all'interno di una chiesa appena ebbe ricevuto la Santa Eucaristia, ucciso a tradimento dal nobile Ivan Vladislav, il cui padre era stato ucciso da Samuele; per vendicarsi decise di colpire il pio despota. Fallita una imboscata, lo invitò a Prespa per un falso banchetto; intuendo per volontà divina della sua fine imminente, il despota Jovan entrò nella chiesa luogo del suo martirio e attese con pazienza la sua fine, assistendo all'officio divino. Come detto, si comunicò, rese grazie, e quando le truppe imperiali entrarono nel tempio, si mise in ginocchio e offrì la propria testa ai carnefici. Il corpo del santo re fu tumulato nella stessa chiesa in cui morì, nel 1016.
Il suo regno fu ereditato dallo zio Dragomir, principe di Travunia.

Santo principe Stefano il Grande ( Sf. Voivoda Stefan Cel Mare ) 
Al tempo in cui il popolo romeno era diviso in tre grandi principati, il voivoda ( principe ) Stefano di Moldova, vissuto fra il 1457 e il 1504, si distinse come esempio di virtù fra i governanti del suo popolo. Contemporaneo del principe Vlad III Tepes ( il conte Dracula ), il voivoda Stefan Cel Mare viene ricordato dal popolo ortodosso con tre aggettivi, buono, giusto e spirituale. Buono perché aveva misericordia del suo popolo sofferente e lo liberò da molte tasse e leggi ingiuste; giusto, perché punì i traditori del paese e i nobili violenti; spirituale, perché costruì molte chiese e monasteri in tutto il paese. Il suo regno durò 47 anni, nel quale combatté a lungo per la difesa dell'Ortodossia e del suo regno dalle angherie dei turchi e degli altri principi.
Nonostante fosse ferito alla gamba dopo la battaglia di Chilie, e nonostante gli avessero ucciso a tradimento la moglie e i quattro figli, il voivoda Stefano non perse mai la fede ma anzi rimase sempre un uomo la cui vita era incentrata sulla glorificazione costante di Dio e la cristianizzazione della propria vita, nonostante il suo stato di regnante non concedesse che continue occasioni di peccato.
Rimase vivamente impressa nella memoria dei contemporanei la lettera che egli inviò agli altri re cristiani occidentali nel 1475, dove racconta di come fermò da solo 120'000 turchi comandati da Solimano, e nella quale chiede anche soccorso contro i pagani turchi, con un capolavoro di fede genuina vissuta nella sua condizione di guerriero. Fra le tante strutture religiose che annoverano il suo patrocinio, il monastero di Zografu sul Monte Athos vanta la completa ricostruzione a opera del santo re Stefano.  Nel monastero romeno di Putna è tuttoggi conservata come reliquia la croce pettorale che Santo Stefano indossava in ogni momento, anche in battaglia: prima di combattere era solito digiunare quattro giorni a pane e acqua, secondo il suo cronista. Il padre spirituale del re era San Daniele l'Eremita, del quale saggiamente seguì i consigli per tutta la vita. Questa coppia padre-figlio spirituali ricorda molto quella filiazione che vi fu fra San Demetrio Donskoj e san Sergio di Radonez. 
Il 2 luglio 1504 il principe Stefano rese la sua anima a Dio. 
Il suo corpo fu inumato ed è tuttora presente nel monastero di Putna a lui dedicato: una candela arde incessantemente dinnanzi al suo sepolcro. Il popolo romeno ama il suo santo re e quando la Chiesa Ortodossa Romena lo innalzò all'onore degli altari nel 1992 fu una grande festa.

San Yaroslav il Saggio di Kiev ( Svjat Volodimir )
Nato dalla gloriosa stirpe di Rurjk il norreno, fondatore della città di Kiev, Yaroslav dovette la sua educazione alla nonna santa Olga, ma dalla quale non prese il Cristianesimo sebbene alcune fonti agiografiche tarde vogliano che fosse nato cristiano. Sono note storicamente le statue che egli fece erigere per gli dèi slavi Perun e Veles. Nel 988 dopo Cristo, a causa della sua vittoria contro l'esercito bizantino, Yaroslav ottenne dall'imperatore Basilio II la mano di sua sorella Anna, e Yaroslav si convertì al cristianesimo adottando la tradizione Costantinopolitana. Tornato a Kiev, il convertito monarca fece distruggere i templi pagani e sulle loro rovine fece erigere le nuove chiese cristiane, fra le quali spicca la Santa Sofia di Kiev. Il suo zelo cristiano trovò il culmine nella vita devota e negli aiuti finanziari che inviò a Sant'Atanasio per aiutarlo a costruire la prima Lavra del Monte Athos.
Nell'anno del suo matrimonio egli convertì ufficialmente il suo popolo, battezzandolo nel fiume Don con una grandiosa cerimonia facendo venire dei vescovi da Costantinopoli. Creò un codice di leggi scritte, creò un consiglio di boiardi ( nobili ) per meglio governare la Rus' e si diede alle opere di carità: il suo popolo lo considerava santo già in vita e quando morì il suo corpo fu diviso fra i vari monasteri da lui fondati, dove tutt'ora è venerato come santo tutelare. Morì il 15 luglio 1015.

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