giovedì 21 maggio 2015

Sermone sull'Ascensione - San Cromazio d'Aquileia

San Cromazio fu vescovo di Aquileia nel IV secolo, visse fra il 340  e il 408 circa. Amico e collega di San Gerolamo, contrastò l'arianesimo nella sua giurisdizione e scrisse molte omelie, raggruppate nel testo dei 43 sermoni, recentemente ripubblicate dalla città nuova editrice.

Sermone 8 - per l'Ascensione 


san Cromazio predica - sagrestia del Duomo di Udine

La solennità di questo giorno porta con sé un dono festivo non trascurabile. Infatti in questo quarantesimo giorno dalla resurrezione, come avete udito dalla presente lettura, o carissimi, il Signore e Salvatore nostro è asceso ai Cieli  col suo proprio corpo, in presenza dei discepoli e dinnanzi ai loro occhi. Una nube lo sottrasse agli sguardi attoniti dei suoi discepoli, e così è salito in cielo, come narra la Scrittura. La nube accorse per onorare Cristo, non per aiuto ma per deferenza a Cristo e per offrire il servizio dovuto al suo Signore e Creatore. Certo, per salire al Cielo il Cristo non aveva bisogno di una nuvola, proprio Lui che insieme al mondo aveva modellato le nubi stesse. Così dice infatti Lui stesso impersonandosi nella Sofia: quando creava i cieli, io ero là; e mentre dava la consistenza alle nubi in alto, io ero accanto a Lui, come architetto (Prov. 8,27:30). Così sale al cielo dinnanzi agli occhi degli Apostoli, ma non per la prima volta. Sin dall'origine del mondo Egli era infatti sceso e risalito molte volte, per la prima volta in questo giorno Egli ascende ai Cieli col suo proprio corpo. Era appunto questo che gli Apostoli osservavano meravigliati: che il Cristo ascendesse al Cielo col corpo, quando ne era disceso senza. Ma perché sorprendersi della meraviglia dei discepoli, se anche le virtù celesti furono prese da stupore? E' questo infatti che Isaia vuol significare quando, impersonando i cittadini del cielo, dice Chi è costui che si avanza da Edom? la porpora delle sue vesti viene da Bosra; egli è splendido nella sua veste, riluce come il tino riempito dal torchio. (Isaia 63,1). 
Per Edom è da intendere la terra, per Bosra la carne. Questo destava la meraviglia degli angeli, il fatto che Colui il quale secondo carne era nato da una Vergine, colui il quale si era visto patire e venire crocefisso nella carne, ecco proprio lui saliva al Cielo con la sua stessa carne. Inoltre fu menzionato il torchio come chiaro riferimento alle sofferenze della Croce ch'Egli doveva subire. Sulla Croce il Signore fu come spremuto dal legno del torchio affinché versasse il Suo sangue per noi, e per questo la porpora delle vesti è detta di Bosra, e per questo Egli ci viene presentato splendido nella sua veste. La porpora delle vesti si riferisce al suo sangue, lo splendore dell'abito alla sua resurrezione gloriosa dalla morte nella stessa carne per cui aveva patito e versato il suo sangue glorioso per noi. (...)
Di più, quando si trasfigurò sulla montagna, i suoi abiti divennero candidi come la neve, perché risplendevano a causa del suo glorioso splendore. E anche non a caso si dice "le sue vesti" e non la sua veste, perché in effetti Cristo è il principe dei martiri ed è attorniato come da una corona di martiri come si trattasse delle sue vesti purpuree: per questo si dice la porpora delle sue vesti viene da Bosra.
(...) Fu una sorpresa per gli Angeli, uno sgomento per le Potestà superne che quella stessa carne di cui era stato detto ad Adamo polvere sei e polvere tornerai (Genesi 3,19) ormai non era più polvere ma una carne che saliva al Cielo. Cosa giovò al demonio la sua malizia? esso non ci volle vedere regnare in Paradiso, ma ci vede regnare nei Cieli con la nostra carne. Si meravigliarono le Virtù angeliche, che pure erano state presenti alla Resurrezione del Signore, e pertanto si gridavano l'un l'altro di aprire le porte dei Cieli così come dice il Salmista: spalancatevi, porte eterne, ed entri il re della gloria (Salmo 23) e le aprivano al Cristo vincitore, che tornava in Cielo dopo il vittorioso combattimento della Croce. Egli aveva infatti vinto il demonio, distrutto la morte, annientato il peccato, aveva sconfitto legioni di demoni e resuscitato aveva sottomesso la Morte. (...)
Se dunque la carne appartenente alla nostra natura è salita oggi al cielo nel corpo di Cristo, è giusto e doveroso che noi oggi celebriamo solennemente questo giorno e che in questa vita ci comportiamo in modo tale da meritare per la vita futura di divenire partecipi della gloria del corpo di Cristo nel Regno dei Cieli. 

San Cromazio d'Aquileia, vescovo e confessore della Fede

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