mercoledì 24 giugno 2015

Controllare il respiro durante la preghiera del Cuore

Estratto da: Filocalia, volume II - Libreria Editrice Fiorentina 

Isaia Eremita e molti altri con lui, riguardo al controllo della respirazione, dice: << Domina l'instancabile pensiero, cioè la mente agitata e divagata dalla potenza del nemico che, a motivo della negligenza, è tornato, anche dopo il Battesimo, nell'anima neghittosa seguìto da numerosi spiriti maligni, conformemente a quanto dice il Signore: l'ultima condizione dell'Uomo è peggiore della prima.>> Un altro dice: << il monaco abbia l'invocazione di Dio al posto del respiro.>> un altro ancora: << l'amore per Dio deve precedere il respiro.>> San Simeone il Nuovo Teologo: << Comprimi il ritmo della respirazione in modo da non respirare nel modo abituale.>> Giovanni Climaco ammonisce:<< Il ricordo di Gesù sia unito al tuo respiro, e imparerai la forza del silenzio.>> E l'Apostolo Paolo afferma: "Non io, ma Cristo vive in me" operando in lui insufflandogli la vita divina. E il Signore dice: Lo Spirito soffia dove vuole prendendo l'immagine del vento che spira. Quando fummo purificati nel Battesimo ricevemmo l'eredità dello Spirito e i germi della parola interiore. 
Avendo trascurato i comandamenti, custodi della grazia, siamo nuovamente caduti nelle passioni, e invece di respirare lo Spirito Santo, ci siamo riempiti nel respiro degli spiriti maligni. Da essi hanno origine gli sbadigli e gli stiramenti delle membra, a dire dei Padri. Chi ha accolto lo Spirito e da Lui si è lasciato purificare, è da Egli riscaldato e respira la vita divina, la parla, la pensa, la vive, conformemente alle parole del Signore: Non siete voi a parlare, ma lo Spirito del Padre che parla in voi. In maniera identica chi è abitato da uno spirito opposto al Signore, parla e agisce in maniera contraria al Signore. 

I Padri suggeriscono di dire la formula per intero: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore. Alcuni insegnano a recitare l'orazione nella mente, altri con la lingua: puoi alternare le due forme per non cadere nell'indolenza. Essenziale è che la recita della preghiera sia costante, pacifica e senza alcuna agitazione.  La ritenzione del respiro stringendo le labbra disciplina il pensiero ma per poco tempo, poiché dopo pochi istanti la concentrazione torna a perdersi. Può darsi che dopo molto pregare, la mente divaghi in pensieri e immagini proprie: in tal caso, nella forza della preghiera, sforzati almeno di immaginare Dio, il Paradiso o la Morte in croce del suo Figlio, riconducendo la mente nelle catene dell'orazione, ricordando che appena possibile la mente cadrà di nuovo. 

La cella dell'anima è il corpo: i cinque sensi sono le sue porte ( S. Gregorio Palamas). 

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