mercoledì 1 luglio 2015

La Storia della Chiesa Ortodossa Etiopica ( storia della Chiesa )

Premessa del blogger
La Chiesa Ortodossa Etiope è una realtà poco conosciuta nel mondo, ma è una Chiesa sorella assolutamente canonica e antica, con rituali ancestrali davvero commoventi. Circa la canonicità delle chiese dette "copte" e la loro conversione alla Retta Fede, si consulti il mio vecchio articolo in proposito nel quale viene esposta la proclama ufficiale delle chiese di Alessandria e di Addis Abeba, circa il loro rigetto delle dottrine di Eutiche. 
Il popolo etiope è semplice e buono, e più di una volta mi hanno mostrato simpatia nelle mie visite nelle loro chiese; e ho deciso di contraccambiare traducendo la Storia della Chiesa Ortodossa Etiope dal sito ufficiale del Patriarcato di Addis Abeba. Per ragioni di spazio, ho abbreviato numerosi passaggi dei lunghi articoli

Epoca pre-Cristiana 

Il monoteismo giunse in Etiopia attraverso il Giudaismo. La regina di Saba concepì un figlio ( Menelik ) con Salomone, Re degli Ebrei, e quando il bambino crebbe, visitò il padre a Gerusalemme riportando nel proprio paese molti israeliti e l'Arca dell'Alleanza ancora conservata nella Chiesa di Nostra Signora di Sion, Ancora oggi la tribù Falasha nel Nord dell'Etiopia professa una forma pre-talmudica di giudaismo. 

Periodo dell'Evangelizzazione: l'opera di San Frumenzio e dei Nove Santi
(330 d.C. - 650 d.C.)

Sebbene la Cristianità sia divenuta la religione ufficiale del regno di Aksum solamente nel IV secolo, essa era conosciuta da molto tempo. La prima conversione di un etiope è riportata negli Atti degli Apostoli ( VIII 26-40 ) quando lo scriba etiope viene battezzato dall'apostolo e diacono Filippo. L'Apostolo ed Evangelista Matteo trovò il martirio proprio in Etiopia. Nell'omelia di Pentecoste, san Giovanni Crisostomo rende presente che il popolo etiopico partecipava in quel giorno a Gerusalemme. La conversione del Regno viene raccontata dallo storico imperiale Rufino ( + 410 d.C.). Si dice che Meropio, un filosofo di Tiro, accompagnato dai parenti Frumenzio e Adesio, volesse arrivare in India e che stesse seguendo l'itinerario africano fino al Mar Rosso. Gli abitanti locali, ostili ai romani, uccisero Meropio e presero prigionieri i suoi parenti, i quali furono condotti al palazzo del Re di Aksum, il quale divenne poi loro amico. Adesio divenne il coppiere del Re, e Frumenzio, il quale divenne noto per la sua saggezza e intelligenza, fu fatto segretario. Quando il Re morì, lasciò una giovane moglie e il suo infante quali monarchi d'Etiopia: i due fratelli volevano tornare a casa, ma la Regina-Madre glielo impedì implorandoli di continuare a gestire il regno assieme a lei. Frumenzio contattò i romani residenti in Aksum e li incitò a radunarsi in case di preghiera e attendere ai divini servizi. La sua predicazione risultò così fortunata che ben presto il numero di basiliche crebbe in modo esponenziale attirando l'attenzione anche dall'estero. Il piccolo re si convertì e quando fu abbastanza adulto da governare, Adesio tornò a Tiro e Frumenzio si recò ad Alessandria per chiedere al neoeletto vescovo Atanasio di mandare un vescovo a cristianizzare gli etiopi. Il Patriarca Atanasio benedì Frumenzio stesso qual evangelizzatore del popolo etiope e lo fece vescovo, rimandandolo ad Aksum.L'Imperatore Costantino nel 356 d.C. scrive una lettera ai suoi "fratelli" Ezana e Sezana, reggenti dell'Aksum, riguardo l'opera di San Frumenzio. Durante il regno di Ezana vengono coniate le prime monete figuranti una croce, e una stele scritta in greco e lingua aksumita riporta iscrizioni trinitarie di ringraziamento verso Dio che ha distrutto gli idoli nubiani. 


le icone etiopi sono universalmente famose per i loro colori sgargianti

La Chiesa divenne ben presto non solo l'istituto deputato alla religione, ma in essa orbitavano ogni senso di cultura, tradizione, intellettualità e spirito nazionale. L'Etiopia si forgiò sul cristianesimo, e venne influenzata notevolmente - comprensibilmente - dal vicino Patriarcato d'Alessandria, il quale sarà, fino al Novecento, l'unica Chiesa con la quale intratterrà rapporti, la quale sarà responsabile della nomina del Metropolita d'Etiopia. Il Vescovo Mina succedette a San Frumenzio, intensificando la spinta missionaria. Al vescovo Mina si deve l'introduzione del monachesimo su modello alessandrino nella regione; in questo periodo arrivano anche i Nove Santi, fra i quali sono ricordati soprattutto Mikael Aregawi, Pantalewon e Afse, provenienti dalla Siria e da Costantinopoli. Questo gruppo di pii uomini erano stati perseguitati dagli imperatori romani poichè polemici contro Calcedonia. I Nove Santi svilupparono la lingua Ge'ez e la prima letteratura etiope, aiutando la nascita di una cultura cristiana autoctona. Essi tradussero la Regola Monastica di san Pacomio, numerosi padri greci e anche il tomo La Retta Fede di San Cirillo d'Alessandria, il testo dottrinale alla base della Chiesa Etiope. Yared, un discepolo dei Nove, inventò la musica liturgica etiope proprio in questo periodo, e l'architettura e l'iconografia etiope prendono sostanzialmente spunto dagli insegnamenti dei Nove Santi. Gli Egiziani imposero la loro superiorità giurisdizionale forzando il 42esimo canone di Nicea, proibendo ai nativi l'ingresso all'episcopato. Fino al Tredicesimo secolo, nessun etiope domanderà mai giustizia. Al Concilio di Calcedonia nel 451 d.C. la Chiesa Etiope seguì la Sede-Madre di Alessandria d'Egitto, separandosi dalla comunione con la Cristianità europea. 

La Liturgia etiope

La liturgia etiope si caratterizza per una estrema varietà innografica e per la maestosa presenza di ben quattordici epiclesi diverse secondo il proprio del tempo e della festa. Una delle più antiche è attribuita a sant'Atanasio d'Alessandria ( III-IV secolo ), un'altra molto bella e nota è quella detta "Mariana". 
Il culto etiope ha mantenuto intatte molte usanze ebraiche: ogni chiesa nel proprio santuario ha una copia in miniatura delle tavole della Legge e dell'arca dell'alleanza ( Tabot ) la quale viene condotta in processione solenne durante le feste maggiori dell'anno, fra le quali spicca l'Epifania. Il digiuno segue il ritmo ebraico, così come la preparazione del cibo, e si tolgono le scarpe quando si entra in chiesa, e la liturgia della Parola tiene in gran conto il Vecchio Testamento.
La liturgia etiope è estremamente lunga poiché influenzata dal monachesimo del deserto che qui ebbe una splendida fioritura nel periodo corrispondente al nostro Rinascimento, ma nessuno ( neppure io abituato alle cortissime officiature bizantine!) sente la stanchezza dinnanzi a quel tripudio di sacro. 


clero etiope in abiti liturgici

La liturgia ( grossomodo ) è divisa nelle seguenti sezioni.
Proscomidia o "prothesis": il coro canta 41 volte il Kyrie Eleison mentre il celebrante mesce il vino e scompone l'Agnello delle prosfore, seguito poi dal Diacono con una candela compie il giro dell'altare con i Doni da presentare, mentre il coro recita le Ore Canoniche e il Credo Niceno. Il sacerdote poi si rivolge ai fedeli con un'esclamazione, il diacono procede con l'ectenia, il prete copre i Doni con una preghiera e recita, de facto, un'anafora, chiedendo che questi doni offerti siano poi trasfigurati nel Corpo e nel Sangue.
Liturgia dei Catecumeni. Le letture vengono proclamate fuori dal Santuario, nel mentre vengono recitate, un Evangeliario gira fra i fedeli condotto da un apposito accolito affinché il Libro venga riverito e baciato dai fedeli. Viene cantato un inno a Maria dopo l'Apostolo, prima del Vangelo. Il Diacono compie una ectenia, si canta tre volte il Trisagio e poi viene esposto il Libro. Il Vangelo viene incensato e poi cantato a gran voce. 
Liturgia dei Fedeli. I catecumeni vengono "allontanati", poi segue una lunghissima litania, alla quale a sua volta segue il Credo Niceno. Avviene poi l'Anafora e la consacrazione. Dopo la consacrazione, il sacerdote legge una lunghissima preghiera ai santi secondo il Sinassario del giorno; si canta la preghiera del Signore, e dopo di essa, avviene la così chiamata "orazione al Padre" nella quale si chiede il perdono di tutte le colpe di coloro che sono all'assemblea; viene data l'Eucarestia mentre il Lettore proclama il salmo 150, e infine si benedice il popolo con la patena vuota e si conclude con la benedizione finale. 
Ore Canoniche. Nella Chiesa Copta, iniziano e concludono ogni rito, e sono la controparte "africana" del breviario latino e dell'antologhion greco. 

L'Islam e l'Etiopia
700-1200 d.C.

L'Islam colpì l'Africa con violenza. La prospera chiesa copto-egiziana divenne presto un sospirato ricordo mentre perdeva di numero e di forza. L'Etiopia era in quel tempo un regno periferico per l'Europa, ma rispettato e temuto. Navi mercantili etiopi viaggiavano per tutto il versante Indo-arabo, colonie terrestri venivano fondate negli Altipiani africani e mercanti etiopi giungevano occasionalmente in Europa, facendo nascere storie fantastiche su un paese lussuoso ed esotico. Gli Aksumiti riuscirono a bloccare la pretesa islamica nella regione, rimanendo indipendenti. Pur tuttavia, a causa dell'Islam che chiudeva l'Etiopia come in una morsa, vi fu ben presto il problema del decadimento dei traffici con l'Occidente e l'Etiopia cadde nell'isolamento culturale: questa condizione influirà notevolmente sugli sviluppi singolari della teologia etiope, la quale avrà delle correnti piuttosto interessanti al suo interno, e propriamente autoctone. Interessante l'icona della Trinità dipinta dagli Etiopi, che segue il medesimo filone di Rublev, sebbene in modo autonomo, e nonostante l'assoluta e incolmabile distanza delle due culture. 

L'epoca d'oro 
1200-1526 d,C, 

Al tempo di Yimrha, il più importante imperatore della famiglia Zagwe, la città di Lalibela divenne capitale e fu ornata di splendidi templi. A seguito di una rivolta e di una grande crisi, la quale comportò la caduta della dinastia Zagwe, prese il sopravvento la dinastia Solomonica. Rinchiusi nell'isolamento forzato, i cristiani etiopi iniziarono a trarre ispirazione dall'Antico Testamento e identificarono sé stessi come Nuova Israele, a questo periodo si deve quindi la maggior "giudaizzazione" della cristianità etiopica. Questa corrente spirituale scemerà lentamente lungo il Rinascimento ma lascerà tracce indelebili. Nel Basso Medioevo etiope fioriscono le scuole monastiche: la prima fu costruita da un giovanissimo monaco amanuense di nome Iyasus Mo'a (1211-1292) presso la chiesa di santo Stefano sul Lago Yaiq. Presto altri imitarono il suo esempio, fondando grandi abbazie come l'abate Hiruta-Amlak, fondatore di Daga Estifanos, e l'abate Takel-Haymanot, figlio spirituale di Iyasus Mo'a, e fondatore del monastero di Debra Libanos. Abba Ewostawedros ( ? - 1352 ) merita particolare menzione poichè fu perseguitato dalla Chiesa a causa della sua rigidità nel seguire i precetti canonici, e viaggiò a lungo in Siria  e in Armenia dove morì; i suoi pupilli spirituali tornarono in Eritrea, donde era originario, e fondarono a nome suo il monastero di Debra Mariam di Qohain. A questo periodo di fioritura monastica si devono i primi Cataloghi Canonici, degli studi analitici sui libri biblici, capolavoro dell'arte sacra etiope, e la Scuola Poetica alla quale si devono ulteriori sviluppi dell'iconografia. E' interessante sapere che fin da questo periodo nascono Seminari cittadini per la formazione del clero diocesano. 

L'Era Moderna

Nel 1531 l'Impero Ottomano conquista l'Etiopia e il sacco del paese fu tremendo, ma fu permesso di rimanere uno stato semi-indipendente col titolo di Impero d'Etiopia e nel 1543 ritornò un paese sovrano. Nel XVI secolo giunsero i primi missionari gesuiti che non furono accolti con molta riverenza. L'Imperatore etiope Galawdewos ( 1540-59 ) strinse cordiali rapporti col Portogallo dal quale vennero in abbondanza architetti, studiosi, artigiani e anche predicatori cattolici i quali alla fine ottennero il permesso, verso la fine del suo regno, a costruire una chiesa. Nonostante i gesuiti non vissero che pochi decenni in Etiopia prima della loro espulsione formale, essi crearono grande scompiglio nella Chiesa Etiope per ben due secoli con le loro "innovazioni teologiche", funestando la Chiesa con dibattiti accesi circa la Trinità, il ruolo del Figlio nelle ipostasi, e circa il ruolo dello Spirito Santo. 

Nel 1828, alla morte del Metropolita Cirillo, dovettero aspettare molti anni perché il nuovo inviato di Alessandria giungesse in Etiopia, il suo nome era Salama e giunse nel 1841. Di indole innovatrice e profondamente dialettica, il vescovo aveva studiato in un collegio al Cairo e fu una forza modernizzatrice delle strutture ecclesiastiche consumate dall'indolenza. Il suo episcopato coincise col regno di Tewodros II imperatore, una personalità forte che riunì i principi regionali sotto il suo dominio dopo un periodo torbido noto come Epoca dei Principati. Tewodros II impose di nuovo la dottrina Tewahedo ( la Chiesa Etiope ) come unica religione di Stato. Il suo attrito con la Chiesa giunse quando la necessità di fondi per le ingenti modernizzazioni del Paese giunsero a colpire le casse dell'erario vescovile. Il clero e il popolo molto devoto si schierarono a suo sfavore, e il Re tanto amato spinse con una inaspettata violenza contro il metropolita, imprigionandolo fino alla sua morte nel 1867 nelle galere di Maqdala. 

Nel 1878 l'Imperatore Yohannes chiama il Concilio a Wollo, nonostante la sede metropolitana fosse vacante. Il clero giunse in città e ottemperò ai suoi doveri con solennità nonostante la mancanza del primate. Furono discussi argomenti come una sospirata autocefalia, il rinnovo dell'attività missionaria, e l'apertura verso nuovi mezzi di comunicazione per la Chiesa, e l'educazione dei giovani. 

Nel 1926 la Chiesa Etiope chiese ufficialmente di poter eleggere propri monaci come vescovi, e la Chiesa d'Alessandria reagì con la scomunica. Il clero etiope si rifiutò di deporre i paramenti e continuò a celebrare e servire il popolo. Durante l'occupazione italiana le forze di polizia fasciste tentarono di reprimere la grande influenza che la Chiesa Etiope esercitava sulla popolazione e ben due metropoliti ( Petros e Mikael) pagarono con la vita la loro dedizione alla Chiesa, completamente isolata sul piano ecclesiale. Nel 1948 la Chiesa Copta-Egiziana riconobbe l'autocefalia alla Chiesa Etiope con la clausola di attendere la morte del loro designato prima di scegliere il successore. Il Vescovo Cirillo fu scelto come successore di San Marco in Etiopia e visse fino al 1951 quando fu proclamato il primo Patriarca di Etiopia, monsignore Basilio. Nel 1948 la Chiesa Etiopica prese parte alla fondazione del Concilio Ecumenico delle Chiese e ne è sempre stata parte attiva.

La Chiesa Etiope oggi
osservazioni del blogger

La Chiesa Etiope nutre buoni rapporti con la Chiesa Russa e con la Chiesa Romena: vi sono scambi di seminaristi che studiano gli uni nei paesi degli altri, e generalmente gli etiopi sono ben disposti verso i loro confratelli "occidentali". Iconograficamente, gli etiopi hanno abbandonato la rigidità copta tradizionale e hanno abbracciato una certa elasticità della figura: non si fanno nessun problema a pregare dinnanzi ad una effige della Madonna di Lourdes o ad un Cristo col sacro-cuore nel petto, e spesso simili immagini ornano i santuari della Diaspora etiope. Una forte minoranza etiope si è focalizzata negli USA dove hanno una Metropolia semi-autonoma. 


Abuna Mathias, per grazia di Dio Patriarca d'Etiopia e Vescovo di Addis Abeba, succeduto al defunto patriarca Paolo. Il grande lavoro di Mathias è stato ed è tuttora quello di portare la chiesa etiope allo stesso regime mediatico delle chiese sorelle. La sua ampia opera non verrà dimenticata.

C'è da sperare che le relazioni molto positive iniziate dagli Novanta del secolo scorso fra Costantinopoli e Addis Abeba continuino a prosperare e a condurre le masse alla conoscenza reciproca, dopo secoli di coltre che hanno oscurato la vista su questa luminosa perla del diadema della Chiesa Ortodossa.

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