martedì 28 luglio 2015

I ricchi erediteranno il Regno di Dio?

Il presente articolo è ispirato al quello di PRAVMIR che segnalo in inglese qui.

" E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco erediti il Regno dei Cieli."

Attorno a questa frase evangelica i teologi hanno dibattuto per secoli. Generalmente, vi sono due grandi correnti su come interpretare questo passo. 
1) "Cammello" è un errore di traduzione, la parola corretta dovrebbe essere kamilos ( filo ) e non kamelos ( cammello). 

Questa visione è sbagliata! Non avrebbe alcun senso la parabola, se il Signore avesse detto una cosa così ovvia come un filo che passa nella cruna dell'ago. Piuttosto, fu la parola filo ( kamilos ) a essere trovata in alcuni manoscritti del X secolo, ma sono essi gli erronei, non gli altri. 

2) A Gerusalemme una delle porte cittadine si chiamava Porta-del-Cammello, ma a causa della sua piccolezza i cammelli non riuscivano a entrare se non inginocchiandosi e privi del loro carico.

Il problema con questa interpretazione è che non abbiamo alcuna fonte sicura che esistesse la suddetta porta.

Gesù non raccontava una cosa difficile, ma una cosa impossibile. Difatti, uno fra i presenti si alzò e disse: "chi allora può venire salvato?" e Cristo rispose: "Ciò che all'uomo è negato, a Dio è possibile." Perché il Signore è così violento con i ricchi? perché ci ha detto che è impossibile che un ricco entri nel regno di Dio?

San Basilio, così come san Giovanni Crisostomo e molti altri Padri, riteneva che ciò che uno possedesse in sovrabbondanza dovesse venir diviso coi suoi fratelli. Se però noi modifichiamo quello che riteniamo essere "sovrabbondante" in base alle nostre esigenze, san Basilio ci indica che stiamo commettendo un grave errore in quanto modifichiamo la realtà. A causa di questo, la ricchezza può divenire ostacolo alla salvezza; Cristo ci chiede di non accaparrare tesori in terra, dove i ladri sconficcano e rubano, ma di farsi un tesoro nei cieli. 
Il Signore ci dice che il Regno è una perla di enorme valore: quando qualcuno la vuole, vende tutto pur di potersela comprare. 

Nota del Blogger sull'uso della ricchezza 

Tuttavia, la Chiesa usa oggetti molto preziosi e orna le sue chiese con splendide icone, magnificenti mosaici o affreschi, e costruisce meravigliose iconostasi. Si può intendere la ricchezza come mero possesso, o come passione del possesso degli oggetti. Se si giudicano le cose terrene per quello che sono, ossia strumenti per la vita, per il lavoro, per offrire ai propri cari o  agli altri un barlume di cibo, d'acqua, di vestiti e di sicurezza sociale, il Signore certo non maledice quanti lavorano sulla terra per offrire ai loro vicini e ai loro parenti ciò di cui abbisognano, né credo giudichi il "ricco" che in bontà d'animo elargisce doni e spende senza concupiscenza le proprie ricchezze. 
Al contrario, il povero invidioso e attento al pruno dell'occhio altrui senza guardare la propria trave, credo sia in condizione spirituale ben peggiore. La passione dell'Avidità e i demoni del possesso svuotato dal suo essere strumentale sono i veri nemici dell'uomo, non gli oggetti: tutto è puro per i puri. La parabola del Ricco che non abbandona le sue ricchezze è per noi, per insegnarci la radicalità del Cristo rispetto al mondo, e la nostra volontà dev'essere quella di lasciare il mondo per seguirlo; ma se rivestiamo il mondo di Cristo, e i Simboli vivono in noi, l'oro e la ricchezza diventano forieri della Bellezza in cui il Creatore alberga con Armonia. Egli ci permette di estrarre i minerali dal suolo e di creare chiese bellissime per manifestare nel visibile la sublimità dell'invisibile, per ricreare con sensazioni corporali la bellezza dell'esistenza immateriale. Chi vive per Dio, sia egli benestante o povero, vive in Dio; chi vive per sé stesso, sia esso un ricco o un disperato, è veramente povero in spirito. 


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