venerdì 17 luglio 2015

Una conversione dal Giappone: Nadia Aoyagi

Ispirandomi ad un sito italiano molto noto, propongo una figura dell'Ortodossia contemporanea che è divenuta famosa sul sito del monastero romeno di Putna - quello ove sono protette le reliquie di santo Stefano il Grande. Il mio interesse per il Giappone mi porta ancora una volta a cavalcare lo tsunami delle conversioni ortodosse di questo paese. Perché dovrebbe interessarci la storia di una ragazza convertita, quando ce ne sono a centinaia? l'ho scelta per la profondità del dettaglio, per dimostrare ancora una volta che l'Ortodossia non è etnica, ma è davvero Universale, e non è destinata a nessuno in particolare, ma a tutti coloro che davvero cercano Dio, dalle calde e assolate lande messicane fino alle isole del Giappone. E anche perché le giapponesine sono belline

Nadia Aoyagi, nata in una famiglia buddista nella prefettura di Fukushima. I suoi genitori sono molto praticanti e le hanno insegnato le preghiere del Buddismo: cresciuta, la ragazza ha deciso di istruirsi su questa religione e ha imparato che il Buddismo nega l'amore ed ha una filosofia completamente negativa. Poi si diede alla musica, e secondo lei è questa armonia che le ha permesso di vedere la bellezza dell'Ortodossia. 
All'età di diciannove anni, Nadia si è recata in America per studiare pianoforte. Maria Eugenia, una sua amica venezuelana, le presentò suo marito James il quale, essendo di origine greca, era un devoto cristiano ortodosso. L'anno successivo si trasferì al College musicale di San Francisco e quando iniziò a parlare con James nei riguardi della sua fede, rimase affascinata, e chiese di poter seguire in cattedrale dei corsi sulla Bibbia. Alla sua prima liturgia, Nadia tremava tutta e come racconta lei stessa, è stata l'esperienza liturgica a dare la svolta decisiva. Il Sabato Santo del 2002 Nadia si è fatta battezzare. San Giovanni Maximovic è stato per Nadia il santo della sua conversione - come del resto è stato uno dei miei e così per molti altri - e sentiva su di lei tutta la sua cura. 
Nel 2003 tornò in Giappone e Nadia dovette difendere la sua scelta contro i genitori, i quali non erano neanche venuti al suo battesimo e sempre l'hanno avversata, e ancora non le parlano più. L'unica chiesa della sua Prefettura celebrava la liturgia una volta sola al mese: si sentiva davvero sola. 
L'ortodossia italiana, su questo, è più evoluta e grazie a Dio abbiamo una chiesa in ogni città. 
Nel 2006 Nadia decise di ritirarsi in Monastero per meditare e andò nel monastero femminile di San Paisio a Safford. Dopo un colloquio col suo padre spirituale, Nadia tornò ancora in Giappone a Sendai e trovò subito lavoro: il maestro le aveva consigliato di riprendere la sua vita a casa sua, di non abbandonare il suo popolo. " Non avere poca fede " gli aveva detto.
Nadia ci dice: "so che sembra impossibile, ma in tutto il Giappone ci sono solamente dieci chiese in grado di cantare la liturgia una volta la settimana con regolarità. Pregate per me e per la Chiesa del Giappone".

Non siamo soli nell'affrontare i problemi della missione. Impariamo da Nadia come si convive col dolore di essere fuori dalla "Ortodossia Grande" dei paesi etnici, e assieme a lei preghiamo tutti per l'aumentare della Fede nei nostri rispettivi paesi, che necessitano ancora d'essere illuminati dal Sole della vera Fede. 




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