giovedì 6 agosto 2015

Decreti I-XIII del Concilio di Gerusalemme del 1672

Il patriarca Dositeo II convocò nel 1672 un Concilio per fermare l'avanzata dell'eresia luterana nella Chiesa Ortodossa. Quelli che segue sono i 18 canoni promulgati in tale concilio, esposti in inglese sul sito The Voice, scritto da Dennis Bratcher, il quale mi ha permesso di pubblicare questa traduzione.

ATTI DEL SINODO PLENARIO DELLA CHIESA UNIVERSALE DALLA RETTA FEDE 
NELL'ANNO DEL SIGNORE 1672, 20 MARZO


Presiede sua Santità Dositeo II, per grazia di Dio patriarca di Gerusalemme 

Dositeo, per grazia di Dio Patriarca di Gerusalemme, a nome di tutti i Cristiani che si riferiscono al Trono Apostolico, e per tutti coloro che vivono e pregano in questa santa e grandiosa città di Gerusalemme, pubblica questa concisa confessione di fede per la salvaguardia della Chiesa.

Canone I - la natura di Dio 

Noi crediamo in un solo Dio, Vero, Onnipotente e sempre eterno, Padre, Figlio, e Spirito Santo. Il Padre è ingenerato, e il Figlio generato dal Padre prima di ogni secoli, e consustanziale con Lui; E lo Spirito Santo procede dal Padre, ed è consustanziale col Padre e col Figlio. Queste tre Persone sono di una sola Essenza e la chiamiamo Santa Trinità - e da tutta la Creazione merita d'essere benedetta, glorificata e adorata.

Canone II - Scrittura e Tradizione

Crediamo che le divine Sacre Scritture siano state da Dio istituite; e a motivo di ciò dobbiamo credere ad esse senza mai dubitare,  come il fatto che la Chiesa cattolica le ha interpretate nel modo corretto fino ad oggi. Ogni eresia fallace perverte le Sacre Scritture, insegna teorie e simbolismi che non vi sono, usando metafore e omonimie, e sofismi di natura umana, confondendo ciò che deve essere distinto, e con futilità tratta delle cose sulle quali non si dovrebbe. Se così non accettassimo le Sacre Scritture quali sono, ogni giorno ogni uomo avrebbe un senso diverso per esse, e la Chiesa Cattolica (ortodossa) avrebbe perso la grazia di Dio e sarebbe perduta in innumerevoli eresie: non sarebbe la Chiesa Santa, colonna e fondamento della Verità ( 1 Timoteo 3:15) senza macchia né ruga ( Efesini 5:27) ma sarebbe la chiesa del maligno ( salmo 25:5) come è ovvio che lo sia la chiesa degli eretici e sopratutto quella di Calvino, che si vergogna di imparare dalla Chiesa, e che non ha certo atteso per ripudiarLa.

Pertanto, la Tradizione della Chiesa Cattolica è, noi crediamo, non di autorità inferiore a quella delle Sacre Scritture. Un solo medesimo Spirito Santo ha illuminato entrambe. Ogni cosa è come viene insegnata dalle Sacre Scritture e dalla Chiesa Cattolica.
Inoltre, quando un uomo parla con proprio linguaggio è fallace e può ingannare ed essere ingannato; ma la Chiesa Cattolica ( ortodossa) che non ha mai parlato da sola, ma sempre con lo Spirito di Dio - il quale, essendo di essa maestro, la ricolma sempre di abbondante ricchezza - ed è a cagione di questo che la Chiesa non può compiere errori, e non può ingannare o essere ingannata, ma come la Sacra Scrittura anche essa è infallibile, e ha autorità perpetua.

Canone III - sulla eresia della predestinazione 

Noi crediamo che il buon Dio ha da sempre predestinato alla gloria coloro che si è scelto, e di aver condannato coloro che lo respingono; ma non è così che Egli preferisce l'uno e condanna l'altro senza motivo, giacché Egli è il Padre di tutti e non fa preferenza di alcuno, e vorrebbe che tutti gli uomini si salvassero e venissero a conoscenza della sua Verità ( 1 Timoteo 2:4). Ma dal momento che Egli pre-conosce chi farà uso buono o nefasto del proprio libero arbitrio, ha salvato l'uno e ha condannato l'altro. Si comprende così il libero arbitrio, il quale viene donato a tutti dalla Grazia illuminante del Divino, essendo come un lume nelle tenebre per quanti sono disposti ad obbedire e a cooperare con la Grazia - essendo che viene donata e non imposta - ed è questa la salvezza, non un dono particolare. Questa grazia collabora con noi e ci permette di perseverare nell'Amore di Dio, ossia di condurre le buone opere che Dio vuole che noi ottemperiamo, e la sua grazia di prevenzione ci interdice ciò che non ci è permesso di fare, ci salva e ci rende in questo senso predestinati. Ma coloro che non obbediscono non collaborano con la grazia, e come satana abusò del libero arbitrio, poiché Dio a tutti dona i mezzi per fare del bene, assieme ad esso ( a satana ) si perdono nella condanna eterna.

I più malvagi fra gli eretici - come nella lettera di Cirillo III viene insegnato a fare - dicono invece che Dio nella predestinazione non tiene in alcun conto le buone opere degli uomini o le loro azioni turpi, e sappiamo che queste discettazioni sono profane ed empie. Poichè la Scrittura si è opposta ad esse dal momento che promette la salvezza dell'uomo attraverso le sue azioni, ma suppone essere Dio l'unico autore, con la sua grazia illuminante, che Egli dona nonostante le opere precedenti, per mostrare all'uomo le divine cose, e gli insegna la via della salvezza e come si coopera con la grazia, così che se l'uomo compirà quanto a Dio è gradito, otterrà la vita eterna. Egli non toglie il potere di obbedire o di non obbedire.

Cosa c'è di più empio di affermare che la Divina Volontà è l'unica causa della dannazione dei disobbedienti, e che tale dannazione è per di più prefissata dal Signore? Quale bestemmia più grande può essere detta dell'Altissimo? Sappiamo che la Divinità non può venire tentata dal male ( Giacomo 1:13) e che Essa vuole la salvezza di tutti gli uomini, finché vi è timore di Dio.
Noi confessiamo che coloro per scelta scellerata e con cuore impenitente sono diventati vasi di disonore,  su di essi giustamente cade la loro condanna. Ma mai e poi mai si dica che Dio è l'autore di castigo eterno, di dolore, di crudeltà, di disumanità, poiché sta scritto c'è gioia in Cielo per ogni peccatore che si converte ( Luca 15:7) Lungi da noi pensare ciò. Per coloro che credono queste cose, la crudeltà divina e la predestinazione dei destini degli uomini, noi li decretiamo infedeli e sia su di loro anatema. 

Canone IV - Cose visibili e invisibili 

Noi crediamo nel Dio uno e trino, Padre, Figlio, e Spirito Santo, il quale ha fatto ogni cosa visibile e invisibile. Le realtà invisibili sono gli Angeli, le anime razionali, e i demoni - Dio non li creò come essi scelsero di essere per loro libera scelta - mentre le realtà visibili sono i Cieli e tutto ciò che è sotto di essi. Poichè il Creatore è buono di sua propria natura, ogni cosa che fece fu buona ( Genesi 1:31) e mai può essere il creatore del male. Se c'è qualche male, il peccato, esso viene dall'andare contro la Divina Volontà, e tanto vale per gli uomini che per i demoni - noi non sappiamo perché viene il male. Per questa regola vera e infallibile, che Dio per nessun modo è creatore di malvagità, non possiamo attribuire il male a Dio.

Canone V - La Divina Provvidenza 

Noi crediamo che ogni cosa visibile e invisibile è governata dalla provvidenza di Dio. Anche se Dio conosce il male e lo permette, Egli non ne è mai autore nè lo approva. Quando si verificano iniquità, esse vengono sovra-regolate dalla Superna bontà e vengono rese fruttifere, non certo come voleva il loro autore, ma vengono condotte a qualche cosa di positivo. A noi sta non curiosare,ma adorare solamente la Divina Provvidenza nelle sue sentenze ineffabili e solo parzialmente rivelate.

Canone VI - Il peccato originale 

Noi crediamo che il primo uomo creato cadde dal Paradiso quando, contravvenendo all'ordine divino, diede ascolto al malizioso serpente. Come conseguenza, abbiamo ereditato il peccato nella sua discendenza, così chiunque nasce nella carne porta questo fardello e sperimenta i suoi frutti in questo mondo. Ma di questi frutti e di questo fardello non capiamo come la sodomia, la bestemmia, l'empietà, la fornicazione, l'adulterio, l'omicidio, siano nostra scelta di non seguire la divina volontà, e come non appartengano alla natura. Per molti fra i Profeti e i Santi, quelli sotto l'ombra della Legge e gli altri nella Verità del Vangelo, questi peccati erano sconosciuti, e così anche per il Precursore del Signore e soprattutto per la Vergine Maria, la Madre di Dio, che non ha subito alcuno di questi peccati e non ha mai commesso errori. Il solo fardello che ci viene consegnato è l'afflizione del lavoro, la malattia del corpo, afflizioni, dolori nell'età fertile, e molti affanni durante questo nostro pellegrinaggio che si conclude con la Morte.

Canone VII - la vita di Nostro Signore Gesù Cristo 

Noi crediamo che il Figlio di Dio, Gesù Cristo, si è spogliato ( Filippesi 2:7) ovvero ha assunto la carne umana nel seno della Vergine Maria per mezzo dello Spirito Santo, è nato senza causare alcun dolore né sofferenza alla Madre sua, e neppure ha leso la Sua verginità, poi ha patito, è morto ed è stato sepolto, il terzo giorno dopo la morte è risorto in gloria secondo le scritture ( 1 Corinzi 15:3,4) poi è asceso al Cielo e siede alla Destra del Padre, e verrà a giudicare i vivi e i morti.

Canone VIII - Il ruolo di Gesù e dei santi 

Noi crediamo che Gesù Cristo è l'unico mediatore, e che nel dare il Suo sangue a riscatto di tutti Egli abbia riconciliato Dio e l'Uomo, e che egli stesso si cura di noi quale nostro difensore e medico dei nostri peccati. Nelle nostre preghiere e suppliche a Lui, riteniamo i Santi quali intercessori, e soprattutto l'innocente Madre del vero Dio-Verbo, e allo stesso modo i santi Angeli - dei quali sappiamo che stanno sempre al nostro fianco - e gli apostoli, i martiri, i profeti, i puri, e tutti coloro che Iddio ha glorificato per averLo servito fedelmente. Fra di essi annoveriamo anche i vescovi e i sacerdoti, in piedi dinnanzi all'altare di Dio, e gli uomini giusti giunti alla somma virtù. Impariamo dal santo oracolo del Signore che dobbiamo pregare gli uni per gli altri, e che la preghiera dei giusti vale molto ( cfr. Giacomo 5:16) e che Dio ascolta i santi piuttosto che coloro che vivono nel peccato. I santi non sono considerati fervidi intercessori presso Dio solo durante la vita, ma anche e soprattutto dopo la morte, quando ogni visione riflessiva viene meno e la santissima Trinità li illumina con la sua luce ed essi vengono a conoscenza di tutto ciò che ci riguarda. Così come non dubitiamo che i profeti mentre erano in corpo con le loro percezioni e i loro sensi sapessero già cosa era stato fatto in Cielo, e quindi ciò che è disposto per il futuro; Anche ( crediamo ) che i Santi divengono come gli Angeli, conoscono ciò che ci riguarda attraverso la Luce infinita di Dio. Tuttociò noi non dubitiamo, ma casomai crediamo fermamente ed affermiamo.

Canone IX - Sulla Salvezza 

Noi crediamo che nessuno si salvi senza la Fede. Attraverso la Fede veniamo a conoscenza della retta nozione di Dio e delle cose sacre, la quale, assieme all'amore, e seguendo i Comandamenti divini, ci giustifica dinnanzi al Cristo; e senza la Fede è impossibile, invece, compiacere Iddio.

Canone X - Sulla Chiesa, sugli Ordini sacri e sul Sacrificio Eucaristico

Noi crediamo che ciò che viene chiamata, o meglio è la Santa Chiesa Cattolica Apostolica, cui ci è stato insegnato di porre estrema fiducia, contenga tutti i fedeli di Cristo,  i quali, non essendo ancora giunti alla fine del loro pellegrinaggio, abitano ancora sulla Terra e non hanno raggiunto la casa del Padre. Ma noi non confondiamo ciò che è qui sulla Terra con ciò che è nei Cieli, perché potrebbe essere come alcuni eretici dicono, ossia che i membri delle due case ( la terra e il cielo, ndt ) siano entrambe pecore sotto lo stesso Supremo Pastore ( salmo 94:7) e santificate dal medesimo Spirito Santo. A cagione di ciò è impossibile e anche assurdo il confondere la Chiesa Celeste con la Chiesa Terrestre, dato che la Chiesa Terrestre è ancora militante e vive ancora il suo pellegrinaggio; l'altra, la Celeste, è invece trionfante e ha concluso il suo viaggio, si è stabilita nella Patria vera e ha ottenuto il premio. Dato che un uomo mortale non può essere eternamente e universalmente a capo della Chiesa, il nostro supremo pastore è nostro Signore Gesù Cristo, il quale è timoniere del governo della Chiesa attraverso i santi Padri. Lo Spirito Santo ha perciò nominato i Vescovi come guide e pastori di Chiese locali e particolari, che sono le Chiese reali, costituite dai veri credenti della Chiesa Cattolica. Tali autorità ( i vescovi, ndt) sono stati eletti giustamente e non falsamente, poiché guardano all'Autore della nostra Salvezza ( Ebrei 2:10 - 12:2) e tutto ciò che fanno in quanto capi lo ripongono in Lui.

I Calvinisti, assieme a molte altre empietà, hanno immaginato anche che il sacerdote e il Vescovo avessero i medesimi carismi, e che perciò non vi è necessità di sommi sacerdoti ( vescovi, ndt). Essi affermano difatti che la chiesa possa essere amministrata da alcuni presbiteri, e che un semplice prete possa ordinare un altro sacerdote, e che un certo numero di preti assieme possa ordinare un sacerdote di grado più alto, e che perciò il vescovo non abbia senso di esistere. Essi affermano che la Chiesa d'Oriente ( noi ortodossi, ndt ) è d'accordo con le loro tesi malvagie (1) così come il patriarca Cirillo, e invece noi ribadiamo quanto la Chiesa ha sempre insegnato fin dagli albori della sua storia:
E' oltremodo necessario il ruolo del Vescovo, poiché senza di codesta dignità, la Chiesa cristiana non può essere detta tale. Egli come successore degli Apostoli ha ricevuto tramite l'imposizione delle mani l'afflato del Santissimo Spirito e gli viene donata la grazia di legare e sciogliere, egli diviene un'immagine vivente del Signore sulla terra, e possiede un'ampia partecipazione dello Spirito Santo, ed è fonte di ogni mistero della  Chiesa, attraverso cui si ottiene la Salvezza.
Il Vescovo è necessario alla Chiesa come il Sole per il mondo e il respiro per l'uomo.

E' ovvio che il grande mistero e la sublime dignità dell'Episcopato siano giunti a noi attraverso una linea di discendenza continua. Il Signore difatti ci promise di esserci sempre a fianco, e per questo è in mezzo a noi con le azioni della grazia, ma anche attraverso il Vescovo come capo e attraverso la celebrazione dei Sacramenti. Il Vescovo è il primo ministro e attraverso di lui lo Spirito Santo non ci lascia cadere nell'eresia. Per questo  Giovanni Damasceno dice (2) che la Chiesa Cattolica è in tutto il mondo impegnata per la cura dei vescovi. Clemente, primo vescovo di Roma, Evdochio primo vescovo d'Antiochia, e Marco Evangelista in Alessandria sono i primi eredi di san Pietro, e così anche Andrea il primo chiamato che fondò il Trono di Costantinopoli; e in questa grande città di Gerusalemme il Signore chiamò Giacomo quale primo vescovo, e così ognuno di loro lasciò un loro successore fino ad oggi. Per questo Tertulliano nella sua lettera a Papiano dice che tutti i vescovi sono successori degli Apostoli; sull'autorevolezza degli episcopi trattò Eusebio, e tutti i Padri testimoniano, assieme ad una lunga serie di scrittori dei quali è inutile dare una lista.

Che la dignità dell'episcopato sia superiore a quella del sacerdozio è un fatto ovvio. Poiché un sacerdote è ordinato dal vescovo, ma il vescovo non dal sacerdote, invece da due o tre altri sommi sacerdoti così come prevede il Canone Apostolico. Il Sommo Sacerdote viene scelto non da prìncipi laici, nè da sacerdoti, ma dal Sinodo della Chiesa primaziale di quel paese, nella città cui l'ordinando troverà ministero. Se il prescelto è in conformità coi canoni, si procede con l'invocazione del Tuttosanto Spirito; altrimenti, il Sinodo sceglie un altro candidato.

Il semplice prete conserva la dignità e la grazia del Sacerdozio, ma il Vescovo la impartisce anche ad altri. Colui che riceve la grazia del presbiterato può confessare, ungere d'olio gli infermi, dare il santo Battesimo, e celebrare il Sacrificio Incruento di Cristo, ungere i battezzati col santo Crisma, unisce coloro che desiderano sposarsi, prega per i malati, e che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della Verità ( 1 Timoteo 2:4). Se il sacerdote brilla per eccezionale virtù, ottiene dal Vescovo il permesso che i fedeli vengano da lui e si istruiscano verso il Regno Celeste, e lo nomina predicatore del Santo Evangelo.  Il Vescovo è l'amministratore di tutti questi misteri, come si è detto, poiché è fonte viva di tutti i misteri, e per mezzo dello Spirito Santo è lui che consacra il Crisma. Le ordinazioni ad ogni grado della Chiesa provengono da lui. E in un senso più alto, ogni cosa legata e sciolta da lui è approvata da Dio, come il Signore promise ( Matteo 16:19). Egli insegna la Parola di Verità e difende la Fede Ortodossa, e scomunica i pagani e tutti quanti non credono ( cfr. Matteo 18:17) lancia gli anatemi contro gli eretici e da la propria vita per le sue pecore ( Giovanni 10:11). Da tutto ciò emerge che l'Episcopato diverge molto dal semplice presbiterato, e che senza di lui i sacerdoti non possono reggere il pastorato della Chiesa di Dio e governare tutti. Ma infatti, come ben disse un santo Padre, non è facile trovare negli eretici la saggezza della comprensione. Abbandonando la Chiesa, essi hanno perso lo Spirito Santo e a loro non rimane né sapienza, né luce, ma solo cecità e ignoranza. Difatti, se a loro non fosse accaduto di abbandonare la Chiesa, non andrebbero contro cose così semplici ( ovvie, ndt ) tra le quali il mistero dell'Episcopato che viene tramandato dalla Scrittura e dalla Storia Ecclesiastica e dagli scritti dei santi, come è sempre stato riconosciuto dalla Chiesa Cattolica.

Canone XI - Il popolo di Dio 

Noi crediamo che ogni fedele sia parte della Chiesa Cattolica, solamente però quei fedeli che hanno ricevuto la fede incolpevole nel Salvatore Gesù Cristo da Gesù stesso, dagli Apostoli e dai Santi Sinodi, e aderiscono ad essa senza vacillare, alche se alcuni fra di essi hanno enormi peccati in coscienza. I fedeli anche se peccano grandemente non possono venir giudicati dalla Chiesa, facendone parte. Da essa vengono chiamati al pentimento e all'ammenda di vita, e vengono guidati attraverso i suoi salutari precetti, e finché non cadono nella disperazione ( abiurano, ndt ) essi fanno parte della Chiesa Cattolica.

Canone XII - lo Spirito Santo

Noi crediamo che la Chiesa Cattolica viene istruita direttamente dallo Spirito Santo. Egli è il Paraclito che Cristo manda dal Padre ( Giovanni 25:26) per insegnare la Verità ( Giovanni 26:13) per scacciare le tenebre dalle menti dei fedeli. Lo Spirito divino non parla direttamente alla Chiesa, tuttavia, ma lo fa attraverso le voci dei santi Padri e dei Pastori della Chiesa. Tutta la Scrittura viene perciò chiamata "fatta" dallo Spirito Santo, non perché scritta da Lui di suo pugno, ma perché operava e parlava per mezzo dei Profeti e degli Apostoli. Allo stesso modo alla Santa Chiesa lo Spirito Vivificante insegna per bocca dei Dottori e dei Santi Padri - la cui regola viene riconosciuta santa dai Sinodi Ecumenici, mai ci stancheremo di ripeterlo - e quindi non solo siamo convinti di ciò, ma anche lo professiamo e riteniamo oggetto di fede indiscutibile che la Chiesa non può errare né sbagliare, o di scegliere il falso in luogo della Verità, poiché lo Spirito Santo opera continuamente in essa attraverso i Padri e i Pastori del suo ministero, i quali preservano la Chiesa da errori di ogni genere.

Canone XIII - La giustificazione per mezzo delle Opere

Noi crediamo che l'Uomo non si salvi solamente per mezzo della fede, ma che venga giustificato anche per la Carità operata nella fede, L'idea che la Fede sia una mano la quale afferra la giustizia di Cristo è un concetto lontano dall'Ortodossia. ( Come intendono i protestanti ) che per mezzo della fede tutto si possa e si abbia la salvezza senza operare, quest'idea è un'eresia. Noi crediamo invece che la Fede ci salva attraverso le opere che poniamo in Cristo. Noi non consideriamo le opere solo quelle fatte in presenza di molti testimoni, ma anche il frutto interiore, attraverso cui la fede diviene efficace, e meritevole delle divine promesse ( 2 Corinzi 5:10) che ogni fedele può ricevere in base a ciò che ha fatto col proprio corpo sia esso buono o cattivo.

continua.
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Note

L'aggettivo Cattolica ( Universale ) viene usato per indicare la Chiesa Ortodossa, non l'eresia romana.

1) Il patriarca ecumenico Cirillo III Lukaris nel 1629 pubblicò un libro, Confessione di Fede, nel quale accettava alcune tesi luterane, quindi eretiche. Il patriarca Dositeo II con questo concilio ribadì le basi della dottrina ortodossa.

2) San Giovanni di Damasco, quarta lettera agli Africani 



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