domenica 23 agosto 2015

Lettera XVI di san Teofane il Recluso sullo Scopo della Vita

Che cosa vi è successo? Che domande sono? «Non so che fare con la mia vita. Bisogna pur fare qualcosa! Bisogna stabilire lo scopo della propria vita». Leggo, e mi chiedo con meraviglia da dove vengano queste riflessioni complicate. Voi, tuttavia, avete già deciso tutto questo, esprimendo il desiderio di vivere al livello della dignità dell’uomo, come a lui conviene secondo il progetto divino. E il nostro discorso si occupa proprio di questo! Immagino che fra i vostri conoscenti vi siano dei «progressisti», o che siate capitata in un ambiente ove essi diffondono le loro strane idee. Essi, di solito, parlano così. Hanno sempre sulla bocca il bene dell’umanità, il bene del popolo. Ed ecco che voi, probabilmente, avete udito queste idee elevate, ne siete rimasta affascinata, e volgendo lo sguardo alla vostra vita presente, con rammarico avete visto che vegetate nell’ambito della vostra famiglia e dei vostri parenti, senza utilità o scopo. Ahimè! Come è possibile che nessuno vi abbia aperto gli occhi, finora?
Se la mia intuizione è giusta, bisogna inchinarsi davanti a voi, dal momento che non avete parlato di questo, avendo dato la vostra parola di scrivere parlando di tutto apertamente! Anche se così non fosse, non posso lasciare i vostri problemi senza soluzione. Tutta la nostra conversazione servirà a dare loro piena soluzione; per adesso vi dirò solo, in breve, un concetto generale, perché vi rendiate conto che la vita che avete fatto finora, e che conducete, è una vita autentica e non va cambiata per nulla.
Bisogna soltanto conoscere precisamente il fine della vita. È forse complicato? E non è già definito? La tesi generale è questa: in quanto esiste oltre la tomba, il fine di tutta una vita autentica, senza eccezione, deve essere là e non qui. Questa tesi è nota a tutti e non c’è da discuterne, benché, di fatto, torni in mente meno di tutto. Ponete ciò come legge della vostra vita – con tutte le forze perseguite questo fine – e vedrete voi stessa quale luce si espanderà sulla vostra vita terrena e sulle vostre azioni. La prima cosa che scoprirete sarà la convinzione che, di conseguenza, tutto qui sulla terra è soltanto un mezzo per raggiungere l’altra vita. Riguardo ai mezzi la legge è unica: adoperarli e utilizzarli in modo da portarci alfine, senza porre ostacoli o deviare. Ecco, dunque, la soluzione del vostro dubbio: «Non so che fare della mia vita». Guardate il cielo, e misurate ogni passo della vostra vita perché sia in quella direzione. Mi sembra che questo sia così semplice e, insieme, universale.
Domandate: «Bisogna fare qualcosa?». Naturalmente, bisogna. E fate ciò che vi capita sottomano nel vostro ambiente e nella vostra situazione, e credete che questo è – e sarà – la vostra autentica opera, di più non vi è richiesto. È un grande errore quello di pensare che, per il cielo, o – secondo i progressisti – per dare il proprio contributo all’umanità, bisogna compiere opere grandi e strepitose. Non è vero per nulla. È necessario soltanto fare tutto secondo i comandamenti del Signore. Che cosa, dunque? Niente di particolare, soltanto quello che spetta a ciascuno secondo le condizioni della propria esistenza, quello che esigono i diversi casi che noi incontriamo. Ecco, dunque: Dio prepara la partecipazione di ciascuno, e l’intero corso della vita di ognuno, è questione della sua provvidenza piena di bontà. Di conseguenza, ogni momento e ogni incontro. Facciamo un esempio: viene da voi un povero; Dio ve lo ha mandato. Cosa dovete fare? Aiutarlo. Dio, conducendovi il povero, col desiderio, naturalmente, che voi vi comportiate come a lui piace, guarda come vi comportate. Egli desidera che voi lo aiutiate. Lo aiuterete? Farete ciò che piace a Dio, e anche un passo verso l’ultima mèta, l’eredità del cielo. Se generalizzate questo caso ne vien fuori che, in ogni cosa e in ogni incontro, noi dobbiamo fare ciò che Dio vuole che noi facciamo. E noi sappiamo ciò che lui vuole dai comandamenti che ci ha prescritti. C’è chi cerca aiuto? Aiuta. C’è chi ha offeso? Perdona. Voi avete offeso qualcuno? Affrettatevi a chiedergli perdono e a riconciliarvi. C’è chi vi ha lodato? Non divenite superba. C’è chi vi rimprovera? Non arrabbiatevi. È venuto il tempo di pregare? Pregate. Quello di lavorare? Lavorate. E così via. Proponetevi di operare come abbiamo considerato in tutti i casi, perché le vostre azioni siano gradite a Dio. Osservate, senza mai deviare, i comandamenti: allora i problemi della vostra esistenza si risolveranno in modo pieno e soddisfacente. Il fine è la vita beata oltre la morte; i mezzi sono le opere secondo i comandamenti, di cui tutti i casi della vita esigono il compimento. Mi sembra che tutto sia chiaro e semplice e non ci sia da angosciarsi con problemi complicati. Bisogna cacciare dalla mente tutti i piani su attività molto utili, di grandi dimensioni, universali di cui vaneggiano i progressisti: la vostra verità sarà compresa in un ambiente sereno e si orienterà senza clamori al fine principale. Ricordate che il Signore non dimenticherà neppure un bicchiere d’acqua fresca offerto a un assetato.
Direte: «Che tipo di vita, tuttavia, bisogna scegliere e decidere?». E come lo stabiliremo? Cominceremo a riflettere, finché ci verrà una gran confusione in testa. Sarà meglio e più fruttuoso accogliere docilmente, con riconoscenza e amore, quanto stabilisce Dio nel corso delle situazioni della vita. Considero ora la medesima questione nei vostri riguardi! Voi ora vivete con i vostri genitori. Cosa desiderare di meglio? Vi è calore, sicurezza, libertà. E vivete senza evadere col pensiero e compiendo, con impegno, quanto vi spetta. Pensate, tuttavia, che non si può rimanere sempre così, si deve, alla fine, iniziare la propria vita, una vita particolare. «Come essere, dunque? E come non pensarci?». Eccovi un oggetto di riflessione migliore! Mettetevi nelle mani di Dio e pregate perché vi prepari ciò che ritiene migliore per la vostra sorte, perché non ostacoli, ma renda possibile raggiungere la vita beata oltre la tomba, senza sognare una partecipazione strabiliante alla vita terrena. Predisponendovi così, attendete con pazienza ciò che, alla fine, vi dirà Dio. Vi illuminerà lui, nel corso delle circostanze e attraverso la volontà dei vostri genitori. Rafforzandovi in questi pensieri e quietandovi in Dio, vivete senza costruire vuoti piani e compiendo le opere che vi competono in rapporto ai genitori, ai fratelli, alle sorelle e a tutte le persone. E non pensate minimamente che la vostra vita sia vuota. Qualunque cosa facciate, in questa prospettiva, sarà un’opera e, se la farete coscienziosamente – cioè secondo i comandamenti, come vuole Dio – sarà un’opera gradita a Dio. Sarà così per ogni piccolezza. Mi sembra di avervi spiegato tutto. Aggiungo soltanto il desiderio che esaminiate a fondo quanto scritto, lo impariate e vi predisponiate così. Vi predico che troverete una grande pace e non sarete più scossa da pensieri come: «la mia vita non giova a nessuno», «non faccio nulla di utile», e simili. Bisogna solo tener a freno il cuore, perché non diciate sciocchezze. In verità va male anche senza cuore perché, se non c’è il cuore, non c’è la vita; ma non bisogna dargli libertà completa. È cieco e, senza una guida severa, cadrebbe subito in un fosso.

Vi benedica il Signore!

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