mercoledì 5 agosto 2015

Lo sviluppo della Liturgia a Costantinopoli

L'Oriente ellenico ha sviluppato una liturgia meravigliosa, della quale noi ortodossi andiamo fierissimi e che è il vanto della Chiesa. Attraverso la liturgia, il popolo di Dio entra nel Mistero di Dio stesso e vive l'esperienza spirituale più sublime, la comunione con l'Amato di Dio. Ma come nasce la Liturgia che tutti conosciamo? 

Nell'Alto Medioevo, i Latini possedevano moltissime liturgie, mentre il mondo Greco conobbe due soli grandi Tipici, quello della Grande Chiesa e quello del monastero di Studion, entrambi creati a Costantinopoli, chiamati anche rispettivamente l' uso cattedrale e l'uso monastico
Quando l'imperatore Giustiniano edificò l'imponente cattedrale intitolata alla Divina Sapienza di Cristo, o Aghia Sophia, un'armata di chierici si mise all'opera per approfondire e sviluppare la proto-liturgia costantiniana per adattarla all'esigenza di una sì grande e imponente struttura. Lungo i secoli, l'adozione di un rito, di una prassi o di un inno dal Tipico della Grande Chiesa comportava la quasi immediata diffusione in tutte le chiese greche o nella sfera d'influenza di Costantinopoli, ossia le missioni slave e il medio-oriente. C'è da dire che, a differenza dei papi scismatici, i Patriarchi di Costantinopoli non hanno mai cercato di obbligare i vescovi ortodossi all'accettazione del loro proprio tipikon, ma bastava il prestigio di Costantinopoli come criterio per l'assorbimento di qualsivoglia introduzione: se Santa Sofia iniziava o accettava una prassi, essa diveniva regola in ogni parte dell'Impero. 

Il rito cattedrale  di san Giovanni Crisostomo  così come doveva apparire nel VIII-IX secolo, è stato pubblicato da A. Dmitriesvksij nel 1901 col titolo di Opisanie Liturgicheskikh rukopisiei, riferendosi in particolar modo a degli esemplari del 804 d.C. ed era un po' diverso da quello attuale.  La Liturgia di San Giovanni Crisostomo, al quale si può con certezza attribuire solo il canone eucaristico, è il risultato tuttavia di una commistione con la prassi monastica degli Studiti.


Lo Studion di Costantinopoli si era distinto per la creazione dell'Officio non-eucaristico ( Ore, Mattutino, Vespri, Compieta, Officio di Mezzanotte ) e anche per la sua netta preferenza alla salmodia: i monaci erano perlopiù avversi alla scrittura di inni i quali venivano cantati solo nelle parrocchie; quando i monaci accettarono il rito cattedrale, divennero i più importanti compositori di inni ( Romano il Melode, Teodoro Studita, Giovanni Damasceno, Andrea di Creta, etc..). L'officio monastico si approfondì e si allungò talmente tanto che poteva durare davvero tutto il giorno, e ciò accadeva nel Monastero dei Non-Dormienti a Costantinopoli: le necessità di una officiatura parrocchiale crearono quel necessario melting pot rituale che ha generato il corrente Tipico che usiamo normalmente. Si può dire che il Tipico Studita influenzò talmente tanto il rito cattedrale da renderlo irriconoscibile, e si può altresì dire che non esiste un rito non monastico nell'attuale uso diffuso presso le chiese ortodosse: si riconosce la sua origine monastica dalle ripetizioni frequenti e dalla lunghezza dei canoni di preghiera, adatti a chi svolge una vita contemplativa. A causa di questa lunghezza ( o presunta tale), la Grande Chiesa decise di non obbligare i sacerdoti a cantare le liturgie durante la settimana, ma solo la domenica - anche se non è proibito farlo. Questa ipertrofia monastica produsse il gradevole effetto di non vedere comparire il fenomeno delle Messe Basse, ossia di quelle liturgie "tagliate" e lette in luogo di quelle cantate, poiché nella dimensione poetico-teologica dell'Innografia in essa si manifesta la totalità dell'uomo in quanto essere spirituale. La ricchezza dell'innografia bizantina è la cornice dorata della liturgia, della finestra sul mondo invisibile, e rende nota la ricerca dell'uomo delle realtà ultime.
Invece, la prassi di non cantare due liturgie sullo stesso altare ha una origine molto recente, dettata perlopiù dalla comodità dei presbiteri che non da fattori ecclesiali. Nel X secolo i riti di Cattedrale e il rito di Studion erano ancora nettamente divisi, fu solamente dopo la decadenza del Monastero a seguito dell'assalto cattolico ( 1204 d.C.) che il Tipico Studita fu ripreso dalla Grande Chiesa e armonizzato col proprio. Nell'Undicesimo secolo Teodosio delle Grotte a Kiev prese il Tipico Studita come base per il proprio ordo monastico. 

Dal XIV secolo in poi, la liturgia rimane essenzialmente la stessa, aggiungendo solamente l'innografia dei santi che di volta in volta vengono proclamati, o arricchendosi di pratiche devozioni create dalle figure spirituali che si sono susseguite: in Russia esisteva una variante rituale ( di cui abbiamo recentemente parlato ) che verrà uniformata al rito greco dal Patriarca Nikon. 

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FONTI

John Meyendorff, La Teologia Bizantina, Marietti 1820.
A. Baumstark, Liturgie Comparée, Chevetogne 1953
A. Gardener, Theodore of Studium, Londra 1905
F.E. Brightman, Eastern Liturgies, Londra 1896

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