lunedì 10 agosto 2015

Perché nello stile gotico ci sono i gargoyle


Le cattedrali occidentali gotiche, che sono un tripudio di iconografia statuaria - prevalentemente all'esterno degli edifici - hanno reso famosi nell'immaginario collettivo i gargoyle: trattasi di mostri, spesso demoni, che ornano i frontoni delle chiese, assieme a serpenti, leoni, aquile, e altri animali più o meno fantasiosi. Essendo che il Tempio cristiano è costituito di Simboli - come la Liturgia, che è Simbolo e Realtà al medesimo momento - cosa rappresentano nel mondo visibile i Gargoyle? E se l'interpretazione si limitasse ai demoni, perché ornare le chiese proprio con le creature a cui i cristiani devono solamente stare lontani?

Iniziamo dicendo che il gargoyle non nasce nel Medioevo. Romani, Greci ed Egizi classici avevano in uso di porre come statue negli edifici creature molto simili. Gli archeologi ritengono che avessero una funzione pratica, di tavola sacrificale: la lunghezza del collo si spiega come un canale di scolo, e la bocca come nasello di questa ipotetica fontana di sangue; in italiano viene difatti anche chiamato doccione - o gargolla. 
La tradizione leggendaria narra di un tale san Romano, vescovo in Gallia, che combatté un drago-demonio chiamato Gargouille, e dopo averlo vinto lo bruciò a Rouen. Dal momento che il collo e la bocca non potevano essere distrutti, forgiati dal fuoco essi stessi, allora San Romano li appese sulla cattedrale a monito per gli altri spiriti maligni. 

Quando nel Medioevo gli architetti ripresero questo tema, lo spostarono sui tetti affinché le acque piovane trovassero un canale per non ristagnare sugli ampi parapetti delle chiese. Presto, l'uso profano fu presto rivestito di una caratteristica spirituale, ossia la creatura maligna non può entrare nel tempio di Dio, ma è obbligata a stare fuori; nel XVII secolo, con l'inizio del neo-classicismo e l'abbandono dell'architettura simbolica in luogo di una architettura formale, i gargoyle rimasero solo un ricordo dell'epoca appena conclusa. 

FONTI

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