mercoledì 18 novembre 2015

Genesi dell'Ortodossia Americana: le colonie russe d'Alaska (Storia della Chiesa)

Non è la prima volta che analizziamo i processi storici delle Chiese locali, come abbiamo fatto per quella russa, ungherese, polacca, e molte altre. Tuttavia, quella americana è particolare, perché il suo sviluppo non fu eterogeneo e per la prima volta si può parlare di chiesa d'appendice, o chiesa d'ambasciata, piuttosto che un movimento di conversione di massa vero e proprio. Ho scelto una ampia introduzione storica poiché non molti conoscono le vicende della colonizzazione russa, l'ambito in cui si mosse la Chiesa. 

Profilo breve della società russa del Settecento

Nella lunga corsa russa verso la Siberia, iniziata sotto Ivan IV il terribile, nel XVIII secolo l'Impero russo giunse finalmente a toccare l'Oceano Pacifico. La Russia del primo Settecento era un paese in forti cambiamenti, alcuni dei quali radicali. Politicamente, gli zar Pietro e Caterina importarono modelli di corte e abitudini occidentali, soprattutto francesi, e l'assolutismo monarchico annichilendo i poteri nobiliari e parlamentari. Religiosamente, Pietro I si rese artefice della distruzione del Patriarcato, creando una sorta di assemblea vescovile su modello anglicano con un primate insediato a Mosca, ma a sua volta controllato da un oberprokuror, ossia da un procuratore imperiale. Nonostante questo, la Chiesa Russa del XVIII secolo fu una ekklesìa carismatica, capace di evangelizzare le steppe: già in questo blog abbiamo conosciuto la figura di sant'Innocenzo, missionario e poi metropolita di Mosca, fondamentale per la Siberia del secolo dei lumi. In una continua imitazione dei modelli europei, la Russia iniziò il suo colonialismo americano: tuttavia, l'ampio ritardo di oltre due secoli sulle tre principali potenze marittime del periodo - Regno Unito, Francia e Spagna - non lasciava scoperti grandi spazi americani, se non l'inospitale nord o i pericolosi altipiani centrali governati dalla confederazione indiana. E i russi, che hanno sempre dimostrato una tenacia fuori dal comune, hanno scelto il Nord. 

Prime esplorazioni

Lo Zar Pietro I chiamò il famoso esploratore danese Vitus Johansen Bering (1681-1741) a corte nel 1704 per sovrintendere all'ampliamento della marina russa, e poi come guida della esplorazione marittima, confidando nella sua esperienza. La piccola armata che partì da san Pietroburgo nel 1725 e attraversò la Siberia impiegò tre anni, arrivando in Kamchatka nel 1728. I quaranta uomini di Bering avevano trascinato a mano una intera nave prefabbricata per tutta quella distanza. Montata la nave presso un accampamento militare permanente nella penisola estrema della regione, Bering e i suoi intrepidi superarono l'odioso mare che ora porta il suo nome, e toccarono felicemente le coste aleutine nell'agosto del 1728. Nel 1741 fu preparata una seconda esplorazione direttamente da Vladivostok con l'ausilio di più navigli e con l'appoggio ufficiale di un apposito dicastero imperiale, creato ex novo per affrontare una reale possibilità coloniale, noto come Collegio di Commercio. Colti dalla morte di Bering, il progetto sfumò per un periodo, ma la speranza di una colonia non abbandonò mai la mente dello Zar: brevi spedizioni costali furono condotte per tutta la seconda metà del XVIII secolo, aprendo contatti coi nativi Inuit e approfondendo la cartografia americana.

La Compagnia delle Indie Russe

I due imprenditori Grigorij Shelikhov e Ivan Golikov si resero noti al pubblico mondiale per aver attrezzato e finanziato la prima compagnia delle Indie russa mai esistita, la Shelikhov-Golikov Spedizioni, nata nel 1783. Essi presero in controllo delle isole aleutine, dell'isola Kodiak e delle coste dell'Alaska ottenendo poi il monopolio imperiale nel 1786, dopo aver dato prova di poter armare un esercito privato in grado di fronteggiare i nativi: esemplare fu la battaglia-massacro di Awa'uq nel 1784. La Compagnia smerciava sui mercati moscoviti i prodotti aleutini quali pelli, manufatti, oro e grasso di balena, che poi venivano ridistribuiti in Europa occidentale. Nel 1799 lo zar Paolo I fuse la SGS con le altre compagnie minori, creando la Compagnia Unita d'America. Nel 1799, i profitti della Shelikhov-Golikov superavano i 600'000 rubli dell'epoca. 

Conquista Territoriale


un fortilizio russo sulle coste dell'Alaska, costruito nel 1791.

Si deve a Grigorij Shelikhov la fondazione di un primo insediamento russo stabile in Alaska, in data 1784, noto ancora oggi come Russian Colony. Nel 1763 l'imperatrice Caterina aveva decretato che l'Alaska era "per volere di Dio" destinata ad essere russificata, e iniziò l'interesse formale della Chiesa su quei territori per evangelizzarli, sebbene tacite spedizioni fossero partite anche prima. Il numero di abitanti stimati dal 1740 al 1867 superava i  4 milioni, ma i russi non furono mai superiori a 500 persone, se non contiamo i mercanti e i marinai, che si spostavano continuamente dalla Russia alle colonie. Aleksandr Baranov fu il primo Governatore delle colonie. Nel 1812 i russi giunsero in California fondando l'attuale Fort Ross: nel 1818 la popolazione era composta da 26 russi e 108 aleutini. E' interessante notare come sei russi fossero parte del clero, e altri quattro i loro figli. Nel 1817 un fondaco della Compagnia delle Indie russa fu aperto con autorizzazione a Mo-a delle autorità hawaiane, all'epoca uno stato indipendente  noto come Regno delle Hawaii. I russi e l'Impero Spagnolo ebbero piccoli scontri di confine in California, considerata dal Vicereame d'America come esclusiva proprietà ispanica secondo i diritti del Res Nullius e delle Bolle Alessandrine (1). Nel 1804 il piccolo presidio russo dovette fronteggiare l'ennesima rivolta dei Tlingit, una delle etnie native, nell'episodio noto come battaglia di Sitka. I russi, armati di pesanti cannoni e moschetti, vinsero senza riserve sulle armi primitive degli indigeni, uccidendo i loro capi e sciamani e decretando la sottomissione finale delle popolazioni all'Impero. Nel 1867 i costi di mantenimento, nonché la generale crisi dell'Impero russo, favorirono la soluzione di sbarazzarsi di questa colonia. Lo zar Alessandro II nello stesso anno la vendette agli Stati Uniti per un milione di dollari, decretando così la fine dell'esperienza coloniale russa. 

LA CHIESA RUSSA IN ALASKA

Dopo questo corposo profilo storico, analizziamo adesso l'opera missionaria della Chiesa Ortodossa in Alaska. Giunti negli anni Ottanta seguendo la Compagnia di Shelikhov, i primi sacerdoti ortodossi erano tutti sposati e condussero seco le loro famiglie, ma il grande evangelizzatore dell'Alaska fu l'archimandrita Joasaf Bolotov, il quale da san Pietroburgo partì con alcuni monaci di Valaam e fondò un piccolo monastero sull'isola di Kodiak nel 1794. Nell'estate del 1796 anno il Santo Sinodo russo decretò che l'Archimandrita Joasaf prendesse su di sé il titolo di Vescovo Ausiliario per l'Alaska, ma morì durante il viaggio di ritorno in Alaska nel 1799 dopo la sua consacrazione episcopale. Il governatore Baranov, nello stesso anno, pose i monaci di Kodiak agli arresti domiciliari, impedendo loro qualsiasi contatto con la popolazione locale, temendo che la pressione evangelizzatrice potesse compromettere le spedizioni minerarie. Nel 1840 il prete Ioann Veniaminov, alla morte della moglie, decise di partire volontario per l'Alaska e ottenne la tonsura a monaco e poi l'intronizzazione quale vescovo della Kamchatka, dell'Alaska e delle isole Aleutine: è il noto sant'Innocenzo di Alaska. 


chiesa di Eklutna ( Alaska), ricostruita col progetto originale del 1795.

L'opera di sant'Innocenzo fu immensa, e rimando all'articolo già citato. Mi limito qui a scrivere che fra i suoi meriti troviamo la traduzione in lingua inuit del catechismo, della Bibbia e degli offici divini, nonché un sincero interessamento a come inculturare nel popolo Tlingit l'esperienza cristiana a loro sconosciuta. Le altre due figure di spicco della cristianità aleutina furono il monaco Herman e il martire Pietro, primo convertito tlingit. 

Sant'Ermanno d'Alaska (1750-1836) fu novizio alla Lavra di san Sergio, e poi fu tonsurato monaco a Valaam. Lì, ispirato dalla teologia esicasta di Paisio Velikovskij, iniziò il suo cammino di ascesi. Per due volte gli fu offerto il presbiterato e una volta perfino l'episcopato per la missione cinese, ma si è sempre rifiutato preferendo rimanere un semplice monaco. Il metropolita Gabriele nel 1794, rispondendo ad un appello imperiale, mandò alcuni monaci fra cui Ermanno sull'isola di Kodiak, come abbiamo già visto. I monaci, preoccupati dall'alcolismo dilagante fra i nativi neo-colonizzati e dalla brutalità con cui il governatore esercitava il potere, si misero in contrasto con lui, in particolare padre Ermanno il quale iniziò a diffondere il Vangelo fra gli inuit. Alcuni lo hanno paragonato al Barolomeo de Las Casas degli ortodossi per la sua opera pastorale. Nel 1807 gli fu concessa la guida della Missione, sebbene non fosse sacerdote; dopo molti anni di servizio, decise di ritirarsi come eremita a Spruce Island dal 1811 al 1817. Il suo romitaggio ben presto si ampliò con una chiesa, richiesta dai numerosi figli spirituali che si recavano ai suoi insegnamenti, sia di una casa degli ospiti che poi evolvette in orfanotrofio: comprendendo come il suo sogno da eremita fosse concluso per volere divino, tornò all'attività febbrile di evangelizzatore che lo tenne occupato fino alla morte. Morì nel 1836 e nel 1969 è stato innalzato alla gloria degli altari come patrono del Nord America dalla ROCOR. 

San Pietro l'Aleuta, invece, fu il primo inuit ad abbracciare radicalmente l'Ortodossia della Fede e il Vangelo del Signore: convertito e battezzato proprio da sant'Ermanno, visse nella sua luce spirituale e fu poi mandato a Fort Ross come lavorante durante la spedizione di pellicce della SGS nel 1814-15. Catturato dagli Spagnoli, il frate francescano del fortino spagnolo gli chiese di abiurare il paganesimo e divenire romano-cattolico, ma fu molto sorpreso quando Pietro gli disse di essere già nella Retta fede di Cristo. Per il suo rifiuto di abiurare l'ortodossia, fu torturato dai soldati spagnoli e poi ucciso nel 1815. Nel 1819 un visitatore assiduo di sant'Ermanno scrisse una lettera al santo monaco informandolo della morte dell'altro figlio spirituale, e si dice che egli abbia pianto di dolore in pubblico, durante la liturgia, dicendo: San Pietro nuovo martire, prega per noi peccatori. Nel 1980 la Diocesi d'Alaska della ROCOR canonizzò l'aleutino col titolo di san Pietro neo-martire di San Francisco. 

Attualmente, la Chiesa Ortodossa Americana (OCA) dichiara che circa il 30% degli aleutini è battezzato ortodosso, e molte antiche cappelle sono state riaperte, per un totale di 89 chiese. Gloria a Dio. 
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FONTI:

1) la Corona di Spagna basò la sua conquista territoriale su due principi tradizionali, l'autorità divina e il diritto di proprietà. La prima fu concessa da papa Alessandro VI nel 1492, attraverso la famosa bolla delle americhe, nella quale si conferiva ai sovrani di Castiglia il diritto di disporre di tutte le terre "ove sarebbe stata piantata una croce". Il diritto di Res Nullius, una antica pratica medievale, fu invece applicato indiscriminatamente da tutte le potenze europee per prendere possesso del suolo americano. Tale diritto era una consuetudine germanica secondo la quale la terra senza padrone apparente poteva essere reclamata e fatta propria senza alcun danno giuridico. Poiché gli Inglesi e i Francesi non consideravano gli Indiani d'America come "persone", la loro terra era dunque "nulla", cioè senza padrone. Gli spagnoli, invece, dettarono la loro territorialità più su un fattore religioso-sociale, facendosi leva sulle bolle papali e sull'universalismo cattolico dei quali si fecero portatori presso le popolazioni sottomesse. Per una ampia, documentata e interessante panoramica in merito, consiglio di leggere il voluminoso libro di John Elliott, gli Imperi dell'Atlantico, edito dalla Einaudi. 

Russia in Pacific waters: 1715-1814, Glynn Barratt, British Columbia press, 1981.

Russia's American Colony, Frederik Starr, Duke University press, 1987.

Orthodox Alaska, a theology of Mission, Michael Oleksa, St. Vladimir Seminary Press, 1992.  

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