venerdì 18 dicembre 2015

La sessualità in sant'Agostino - Teologia

Per un qualche strano motivo, la cultura odierna ritiene il beato Agostino vescovo di Ippona (354-430) l'iniziatore di una vasta teologia negativa e soprattutto contraria al matrimonio. Cercherò, in umiltà, di demolire questa tesi.

Già nella società pagana, soprattutto nella upper-class senatoria romana, esistevano filosofie e tendenze celibatarie, come gli stoici; nel mondo ebraico, gli esseni. Con questa eredità il Cristianesimo si dovette confrontare e nelle lettere Paoline si trova chiaramente una sintesi del matrimonio e del celibato con un sofferto equilibrio. Nella Chiesa del IV secolo esplose un ampio movimento di ascesi: le Vergini consacrate, soprattutto, aumentarono di numero in modo impressionante. San Girolamo, nei suoi scritti, esprime il concetto che le donne monache sono pari in santità ai loro colleghi maschi, salvo poi ritrattare nel periodo Pelagiano della sua vita; i Padri orientali come Eusebio di Ancira e San Gregorio di Nazianzio ritengono l'anima delle monache << virile >> poiché testimoniano forza nel resistere alle tentazioni. Girolamo e Tertulliano sono portatori di una visione esasperata del celibato, la quale prevale nel pontificato di san Leone Magno (390-461) il quale proibì ai preti sposati di continuare a servire nelle sue chiese; san Gregorio Magno (540-604), colpito da una visione a occhi aperti (1), permise invece nuovamente al clero di contrarre matrimonio. 
Nei secoli IV e V, quindi, il dibattito sul clero e sulla natura del matrimonio investì gli intellettuali e quindi, per forza, anche Agostino, il quale nei suoi principali trattati sull'argomento, La dignità del Matrimonio e La Verginità, espone elementi simili a Le Nozze di san Giovanni Crisostomo, del quale è contemporaneo. Ma qual è, nel dettaglio, la visione agostiniana del matrimonio?

Per Agostino il corpo e i sensi non sono colpevoli per loro propria natura, ma solo se cadono nella concupiscenza. Nel suo pensiero, la concupiscentia non appartiene al corpo, nè alla sensibilità nè ai sensi, ma è un intervento dell'intelletto sul corpo: è una azione mentale..  La concupiscentia, allo stato dell'uomo decaduto, porta il peccato e a sua volta ne è portata. Agostino dice che il peccato originale genera la concupiscentia, la quale prima non esisteva a l'uomo viveva in armonia con la natura. La concupiscenza nella sua teologia ha tre caratteristiche: la libido (ossia l'indomabilità), la vergogna che si prova, collegata al peccato, e l'innaturalità della sua presenza.  Sant'Agostino dice che nel Matrimonio la concupiscenza trova la sua collocazione naturale e benedetta, difatti parla di delectatio ( ossia: diletto, compiacimento ) nell'atto sessuale del matrimonio, anche fuori dalla procreazione, la quale viene vista nella Historia Salutis, ossia nel piano della salvezza, come un invito al genere di umano di esistere fino alla seconda venuta di Cristo. Secondo il vescovo africano, quindi, un atto sessuale perfetto è pieno di delectatio ma senza concupiscentia, e così, a suo avviso, era l'amore di Adamo ed Eva prima della caduta. 
Il beato Agostino, nella sua sensibilità umana, insegnò inoltre che è l'atto sessuale a trasmettere il peccato: nell'ottica ortodossa noi preferiamo dire che nell'uomo sovviene l'istinto al peccato, più che il peccato stesso in quanto tale, ed è in quest'ottica che dobbiamo leggere sant'Agostino. A causa dell'impossibilità di esporre un Mistero così grande come la natura umana, gli intellettuali latini del Basso Medioevo svilupparono sulla teologia agostiniana importanti ed eterodosse affermazioni quali l'immacolata concezione di Maria, la quale non può che nascere in ambienti che hanno perso la continuità con il senso ortodosso del peccato. Essi, fuorviando le parole dell'antico presule, hanno inteso che il peccato fosse una "malattia indelebile" dell'Uomo, e quindi la Madre di Dio, la quale visse da purissima donna, doveva necessariamente non essere "ammalata" ma preservata o sottratta per logiche insondabili al perpetuo ciclo delle nascite umane, le quali sarebbero contaminate.
Agostino, a mio avviso, non rifletté mai su tali questioni che sono molto tarde, ma semplicemente, per ignoranza umana, si limitò a dire quel che fu in grado di dire su questo insondabile elemento dell'Uomo. La sopravvalutazione cattolico-romana della teologia Agostiniana ha portato elucubrazioni e sviluppi progressivi su quelli che sono i libri di un Padre della Chiesa fra molti il quale, tra l'altro, è molto più comprensivo e sensibile di Girolamo, Tertulliano, Origene e molti altri circa il sesso e la vita coniugale. Si può dire, in sostanza, che sant'Agostino vedeva nel matrimonio quella ricerca della vita di Adamo ed Eva prima della caduta, una sorta di micro-eden che cerca il suo equilibrio nel mondo decaduto. 

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Fonti

Margherita Pelaja e Lucetta Scaraffia, Due in una carne - chiesa e sessualità nella storia. Laterza Edizioni.
Sant'Agostino di Ippona, Il Libero Arbitrio, Patrologia Latina ( Migne )
Sant'Agostino di Ippona, La dignità del Matrimonio.
Sant'Agostino di Ippona, La Verginità.

1) La visione, raccontata dal vescovo Ulrico di Imola in una lettera del 1059, viene così descritta: il pontefice Gregorio (Magno) dopo aver emanato dei decreti restrittivi contro il clero ammogliato domandò di farsi portare del pesce dal proprio vivaio personale, ma invece si vide portare una cesta piena di teste di bambini, ossia dei neonati che sarebbero stati uccisi in aborti, o non concepiti dalle famiglie dei sacerdoti. Colpito profondamente da questa visione, il pontefice avrebbe invece permesso ai membri clero di continuare la loro vita coniugale

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