martedì 15 dicembre 2015

Riflessioni sul digiuno dell'Avvento

Perché digiuniamo anche nelle quattro-cinque settimane di Avvento? 
Come dice sant'Ireneo di Lione (1): << Lo Spirito prepara l'uomo per il Figlio dell'Uomo, il Figlio lo conduce al Padre, e questi gli dona l'incorruttibilità e la vita senza fine. >> e noi ci prepariamo all'Avvento rafforzandoci spiritualmente, aprendo le porte del cuore allo Spirito Santo, il quale apparecchia la nostra casa per l'arrivo del Salvatore. Noi uomini abbiamo razionalizzato questo evento ontologico focalizzandolo in un dato periodo, ma il suo senso metafisico è perenne: così come dice san Cirillo di Gerusalemme, non ci accontentiamo dunque della prima venuta (di Cristo), ma teniamoci pronti per la seconda (2) e quindi rinnoviamo ogni anno la nostra attesa speranzosa facendo memoria della nascita secondo carne del Verbo, al quale il beato Agostino d'Ippona ha cantato una delle frasi più belle della letteratura antica nelle sue Confessioni (3): Ah, Bellezza tanto antica e tanto nuova... mi hai chiamato, e il tuo grido ha vinto la mia sordità. Hai brillato e la tua luce ha vinto la mia cecità.  (...) E ora ardo di desiderio per la tua pace. Noi cristiani che aneliamo la pace divina e aspettiamo fiduciosi la salvezza del Redentore, affidiamoci dunque all'amorevole cura della Chiesa, la quale per noi ha predisposto il digiuno in questo periodo dell'anno, per meglio accostarci ai divini misteri dell'Incarnazione, atto epocale e spartiacque storico e metastorico. 

L'arciprete Alexandr Saltykov in un lungo articolo di Pravoslavie espone con chiarezza alcune riflessioni che ritengo di dover condividere con voi.
Innanzi tutto, l'essere umano bisogna che si dia una disciplina personale. Si è notato come i bambini che non vengono educati al bene, ad esempio, da figure adulte, essi divengono criminali. In questo senso, il digiuno è un prova verso sé stessi. Nella vita cristiana, la prova verso sé stessi è rappresentata dalle astinenze, le quali sono seguite dalla maggior parte del popolo ortodosso. Abbandonare il cibo ( o restringere l'importanza che esso ha di noi) è uno dei modi più comuni di digiunare; e, come ricorda il Cristo: "certi spiriti si allontanano solo con la preghiera e col digiuno" ed è questa pericope evangelica a guidare l'esperienza ortodossa del digiuno. Allontanare gli spiriti malvagi, deificare la propria vita. Inoltre, la Chiesa, nelle parole di padre Alexandr, ha la sua forza proprio nei digiuni: Pasqua, Pietro e Paolo, Dormizione, Avvento: i digiuni si susseguono uno dopo l'altro nella vita del cristiano ortodosso, perché così chi è intenzionato a seguire la via della Chiesa si domanda: quanto la Chiesa e Dio incidono nella mia vita? Domandiamoci quanto è importante per noi essere cristiani, e diamoci una risposta. 



Certamente, i digiuni non si affrontano con akrivìa ( ossia con inflessibilità ) fin dall'inizio, ma proprio come i soldati, dobbiamo addestrarci ad affrontare i periodi di magro con serenità, aiutati da una guida spirituale. E' essenziale cercare un padre spirituale il quale, conoscendoci, ci dia una regola consona al nostro stato di vita. Se, per varie ragioni, non abbiamo un padre spirituale, il mio consiglio in umiltà è quello di seguire il digiuno come meglio possiamo attenendoci alle regole standard, ossia niente carne, niente latticini ( in quaresima neanche il pesce e le uova ) e dosare il cibo, piuttosto che gli alimenti in sé per sé. E' inutile levarsi la carne e mangiare sette piatti di fagioli. 

E' emblematico come nei calendari ortodossi il digiuno d'Avvento inizia sempre con due santi dalle storie metafisicamente intrecciate: san Martino di Tours e san Filippo Apostolo. San Martino di Tours era un politico gallo-romano dei primi secoli, famoso per il celebre atto caritatevole di dividersi il mantello con un poverello in strada. San Martino ci ricorda le virtù cristiane di coloro che attendono la Nascita del Signore: bontà, perseveranza, gentilezza, istruzione nei divini precetti: la sua vita è un fulgido esempio che ognuno di noi dovrebbe conoscere; san Filippo invece è testimone diretto del Cristo e secondo la Tradizione è anche campione del digiuno. I due simboli dei periodi digiunali sono sempre tornare alla caritas ( amore cristiano ) e alla privazione non fine a se stessa, ma propedeutica alla Festa. 

Il padre Rostislav Sheniloff, sempre su Pravoslavie, ci ricorda che le porte della Chiesa della Natività a Betlemme sono costruite talmente piccole che un adulto, per entrare nella grandiosa cattedrale, deve necessariamente inchinarsi. E' stato fatto deliberatamente, a memento dell'umiltà che deve accompagnare i cristiani nell'avvicinarsi a misteri tanto grandi come l'Incarnazione, la Passione o la Resurrezione di Dio. 

Tuttavia, l'Avvento è anche un periodo di gioia, andiamo a incontrare il Salvatore Dio che viene sulla terra. Il santo Papa Telesforo (+22 gennaio), vescovo di Roma tra il 127 e il 137, scrisse per il Natale un canto meraviglioso, il Gloria in Excelsis Deo, il quale poi è entrato nell'uso domenicale del mondo latino. Un inno di gioia e di speranza, la certezza che gli uomini di buona volontà avranno la Pace tanto agognata ma anche la sicurezza che Dio è con noi,  perché come dice san Paolo: Il Signore discese sulla Terra per elevare noi fino agli Eccelsi ( Efesini 1:21). Colmi di gratitudine per tutte le cose, festeggiamo in questo periodo alcuni fra i più grandi santi, rifulgenti esempi della Chiesa: sant'Andrea apostolo, santa Caterina d'Alessandria, santa Barbara e santa Lucia martiri, san Nicola di Myra il difensore dell'Ortodossia, san Colombano abate, così a ricordarci come il Cristianesimo è una chiamata, è martirio (la morte del vecchio uomo), è la ferma Fede, è la durezza di una regola di vita che ci permetterà di passare per la porta stretta, lontano dai luoghi tenebrosi dell'aria per raggiungere invece la Luce vera, che illumina coloro che credono. 
----------------------------------------------------
NOTE

1) Sant'Ireneo di Lione, Contro l'Eresie, Libro IV 20:4-5 , Città Nuova Edizioni 
2) San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi agli eletti, cap. 15:1-3, PG 33:869-873
3) Sant'Agostino di Ippona, Confessioni, 10:27 Città Nuova Edizioni 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.